28 Febbraio 2003

Turoldo e la pace

dal Messaggero Veneto del 28/02/03

di don Nicola Borgo

Il ricordo di padre Turoldo è una ferma richiesta di pace

di NICOLA BORGO

E’ risaputo che uno dei riferimenti obbligati di Turoldo è la parola dei profeti. Nella marcia della pace avvenuta a Lecco il 1º gennaio 1991 egli si augura che l’innocenza ritorni alla guida del mondo: «L’innocenza, appunto, al potere!».
Questa affermazione-invito la traeva dal profeta Isaia, laddove contempla il lupo che dimora con l’agnello, il leone, l’orsa e la mucca che pascolano insieme. In questa situazione, la stessa parola “potere” perde il suo significato potenzialmente violento e la “guida” dell’umano assume i connotati di una comunione semplice, intensa, partecipata, quella appunto di un fanciullo. «È il fanciullo della nuova creazione, che già porta in fronte il nome di “Principe della pace”, la cui nascita è annunciata dagli angeli con l’augurio di pace agli uomini che egli ama», conclude Turoldo.

Risuona nella sua mente lo slogan di qualche decennio prima: «La fantasia al potere»; ma «l’innocenza al potere» è molto di più, è un grido più esigente che invoca e pretende «che si facciano nuove queste politiche! Allora ci sarà finalmente la pace».

L’itinerario di padre David, complesso e travagliato, ci impedisce di confinare queste sue convinzioni a un’insanabile ingenuità. Egli ha coscienza dei poteri per averne subito i limiti, le deficienze, le corruzioni; ha coscienza della complessità storico-culturale a cui è consegnata la vita dei popoli; ha coscienza delle strumentalizzazioni che si fanno della stessa esperienza religiosa, per garantire ordini che sono disordine, ingiustizie, discriminazioni, oppressione.

La constatazione di un mondo dominato dalla violenza, a fronte di un progetto alternativo suggerito dalle istanze profetiche di matrice biblica, che sostanziano gli esigenti impulsi della coscienza, lo inducono a particolari urgenze operative e a una radicalità che tolga le distorsioni nel loro nascere. Scorrendo alcuni articoli che negli anni Settanta-Ottanta scrisse, si possono evidenziare le singole problematiche che avrebbero costituito il tessuto generale delle sue definitive convinzioni.
Dovendo scegliere, mi pare accorato un suo intervento drammatico fin dal titolo: E tu Dio sconfitto più di noi. Si trattava dell’intervento militare contro l’Iraq per l’invasione del Kuwait. Turoldo precisa la violazione di ogni diritto e, pur denunciando le nefandezze del regime, ricorda come anche il Papa affermi che la guerra è un’offesa al diritto internazionale che si vuole rivendicare.

Il prosieguo delle sue osservazioni merita però una particolare attenzione. La guerra, soprattutto questa guerra, dice Turoldo, è una immensa vergogna: una sconfitta per l’umanità intera. È sconfitta della ragione: quando uno ricorre alla forza vuol dire che non crede più alla ragione ma solo alla violenza. È sconfitta di ogni diritto: non è assolutamente pensabile che dalla forza si generi un giusto diritto, nel caso il diritto del più forte. È sconfitta della politica: non è vero che la guerra sia la continuazione della politica portata avanti con altri mezzi; è vero invece che è la disfatta di ogni politica. È una sconfitta della religione, sconfitta di ogni fede: Dio non può essere per la guerra contro nessuno, ogni uomo è un’immagine di Dio. La guerra è sconfitta della religione, perché questo messaggio non è divenuto abbastanza coscienza operante da parte dei credenti. Pregare è operare giustizia, è rispetto dell’uomo, è farci tutti operatori di pace. Non è dunque Dio che non ci ascolta, siamo noi che non aascoltiamo Dio: perciò anche Dio, quando l’uomo fa guerra all’uomo, è uno sconfitto.

A Coderno e a Sedegliano, come ogni anno, Comune e Associazione si raccolgono oggi, domani e domenica per ripensare e attualizzare pensiero e vissuto turoldiano. Qualche cosa è cresciuto in questi anni. Turoldo era convinto che alcune prese di coscienza individuali, per affermarsi in senso positivo ed efficace, devono diventare «coscienza della moltitudine, allora anche le superpotenze dovranno tornare indietro».

Le stesse Chiese sono divenute più libere e fedeli al messaggio evangelico, superando interessi e diplomazie largamente collaudate.
«Noi siamo responsabili! – conclude Turoldo – È questa coscienza che deve mettersi in moto per tutte le strade… non solo la salvezza nostra, ma insieme la salvezza degli altri, la salvezza dei fratelli, la salvezza dei popoli è posta nelle nostre mani».
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