4 Marzo 2002

Padre Albino Candido, l’ispiratore della poesia di Turoldo

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Non tutti sanno che il carnico Padre Albino Candido dei Servi di Maria è stato un grande poeta e un grande mistico.

Lo conobbi più di vent’anni fa e diventammo molto amici.
Padre Albino mi raccontava spesso dell’infanzia passata assieme a Padre Turoldo.

Erano molto esuberanti, insieme.

Gli confidava della sua situazione familiare, della povertà in cui viveva, degli usi sobri, dell’essenzialità quotidiana. Non hanno mai smesso di frequentarsi.

Quando P.Turoldo arrivava al convento delle Grazie di Udine, per prima cosa cercava p.Albino.
Ne sono testimone di persona. Stavano insieme delle ore.
Secondo me, Padre Albino ha avuto un ruolo molto importante nella produzione poetica di Padre Turoldo : ne era uno dei principali ispiratori.

Ritengo giusto e doveroso ricordare padre Davide Turoldo, a dieci anni dalla sua scomparsa, come uno dei friulani più rappresentativi della cultura italiana. Ma non bisogna dimenticare che sei mesi dopo scomparve anche il suo grande amico, che personalmente non ritengo minore di Padre Turoldo, anche se meno conosciuto.
Mi lasciava anche leggere le pagine del suo diario che io trovavo meravigliose per la ricchezza spirituale in esse nascosta. Ho sempre insistito per la loro pubblicazione.

P.Albino era, invece, molto restìo perché aveva paura di cadere nella vanagloria. L’avevo messo seriamente in crisi quando gli dissi che il diario avrebbe potuto fare del bene spirituale a molte persone, ed alla fine cedette.

Gli suggerii di intitolarlo Diario di un pellegrino carnico

Esso è disseminato di annotazioni, riferimenti, esperienze, desideri, nostalgie che sono radicati profondamente nella Carnia della sua fanciullezza che rappresentava per lui l’innocenza perduta, la purezza ritrovata, il simbolo dell’impervio cammino che porta alle silenziose vette della contemplazione, contemplazione del mistero di un Dio presente ma che si fa cercare e non si lascia catturare dalla nostra logica razionale.

I monti, i boschi selvaggi, i torrenti gagliardi e impetuosi dal letto irregolare, richiamavano alla sua anima l’infinita creatività di Dio che ama il creato così com’è e lascia che ognuno diventi se stesso nel rispetto della sua libertà.

Padre Albino è stato un vero contemplativo, lo si deduce da ogni frase del diario che non è mai causuale.
La parola silenzio è disseminata centinaia di volte.

La stessa esperienza eremitica di Culzei descritta nelle prime pagine fa trasparire il suo profondo desiderio di solitudine per incontrarsi con il divino.

E lui sapeva intravedere la presenza attiva di Dio anche nei particolari più impensabili della sua vita.

Era un attento osservatore di tutto ciò che accadeva attorno e dentro di lui. Nei volti e nelle espressioni del prossimo, nel variare del tempo, negli avvenimenti più assurdi o, a prima vista banali, egli sapeva “ascoltare” attentamente ciò che Dio voleva trasmettergli.

E tutto sfociava in poesia, in osservazioni umoristiche, in considerazioni filosofiche e teologiche, in profonda contemplazione, in un canto di lode interiore

Anche questo umile monaco meriterebbe di essere ricordato almeno in Friuli a cui ha dato tanto, non solo attraverso il ” Diario di un pellegrino carnico” e le sue poesie…

Pier Angelo Piai

piaipi@alice.it