31 Ottobre 2005

La mente e il cuore

Tra di noi ci sono molte persone che dimostrano una grande abilità nel parlare, nel convincere, nel comunicare concetti ben elaborati e costruiti con una sofisticata logica che stupisce l’ascoltatore.

La società attuale, soprattutto nell’ambito della sfera mediatica, abbonda di scaltri manipolatori della parola, di abili oratori e critici di raffinatissimo livello.
Ma la “cultura” d’oggi, come comunemente viene intesa, è una grande tentazione: essa viene spesso usata per la competizione e per il tornaconto, più che per la ricerca personale finalizzata al raggiungimento della verità.

Certi opinionisti, politici o intellettuali messi a confronto, ad esempio, sono talmente abili che l’ascoltatore non sa oggettivamente a chi dare ragione. Ma in loro è solo la mente che parla, non il cuore. Nella realtà queste persone sono spesso incapaci di sostenere una vita autentica.
Ciò, naturalmente, può succedere anche ad ognuno di noi, pur affaccendati in altri versanti.

All’interno del proprio nucleo familiare o nella cerchia dei nostri amici non sempre sappiamo realmente ascoltare, non osserviamo il prossimo con amore e spesso il nostro sguardo è accecato dai pregiudizi, dall’orgoglio o da un malcelato senso di superiorità.

Poniamo attenzione a certe dinamiche sociali perché costituiscono una fonte di potere, come lo sono spesso la conoscenza scientifica e tecnologica, la ricerca dell’accapparramento di tutti i tipi di risorse materiali e mentali.
Ma chi di noi sa osservare attentamente la realtà che ci circonda semplicemente perché “esiste”, non per sfruttarla? Tutto viene finalizzato a qualche utilità immediata, ma raramente è oggetto di pura e attenta osservazione o di contemplazione.

La nostra mente non è impegnata ad osservare nemmeno se stessa. Non sappiamo il motivo della nostra esistenza. Abbiamo semplicemente paura di quello che potremmo trovare: brutalità, violenza, avidità, invidia, superficialità.
Se qualcuno che vive in modo saggio e serio dovesse chiederci di soffermarci su noi stessi e di pensare profondamente a quello che stiamo facendo, cominceremmo a smarrirci o a mascherarci dietro altre false finalità.

Quando pensiamo alla Trascendenza ci chiediamo che cosa succederà dopo la morte, ma non prendiamo coscienza di ciò che sta succedendo ora, in questa vita terrena.
Ognuno di noi morrà come è vissuto: non è il momento del trapasso che determinerà grandi cambiamenti interiori, se non lo desideriamo in profondità.

Porteremo appresso la mentalità egoista, orgogliosa, passionale o superficiale a cui ci stiamo abituando distrattamente, almeno che non intervengano grosse trasformazioni interiori.
Ma queste possono accadere quando osserviamo attentamente l’intero processo del nostro pensiero e con coraggio smascheriamo tanti sotterfugi che la nostra mente utilizza per nasconderci anche a noi stessi.

Pier Angelo Piai