10 Ottobre 2005

La vita divina in noi

Se il Signore ha voluto la mia esistenza, cè un motivo che Lui ben conosce. Anche se dovessi sentirmi inutile quasi completamente, per Lui ci sono (in effetti esistiamo in relazione all’Esistente, fondamento del tutto) e vede anche tramite i miei occhi e vive nella mia vita, accanto a me e in me.

Questa realtà è riscontrabile nell’Incarnazione: Dio non si è incarnato per rimanere segregato nell’Unità del suo essere, ma per condividere la sua divinità con ogni essere umano: ognuno siamo il suo Tempio, quindi partecipi della sua natura divina.

Non siamo completamente staccati dal Creatore, perchè Egli vive in noi: quando gli siamo indifferenti o contrari Egli attende, ma c’è. Le nuvole del nostro orgoglio lo nascondono. Il senso dell’Incarnazione è profondo e vitale per ognuno di noi. Esso ci addita un rapporto esistenziale, non solamente gnoseologico o puramente astratto.

Il fatto eucaristico, ad esempio, è il massimo livello esistenziale che si concretizza tra noi e Dio.
Metabolizzando il suo corpo nell’Eucaristia, diventiamo ancor più simili a Lui e veniamo inglobati nella sua vita trinitaria in modo sempre più intimo.
Così, nella nostra individualità, possiamo scorgere i segni della sua vita terrena e divina, ad esclusione del peccato.

Esso è stato estromesso dalla sua intimità con la sua volontà e attraverso la passione e la morte che ha accettato con sottomissione al Padre per amore dell’umanità intera.
Praticamente il nostro peccato si è materializzato nella passione, senza penetrare nell’aspetto umano più interiore che rigarda l’etica e la moralità del Figlio di Dio.

Pier Angelo Piai