7 Gennaio 2005

L’intelligenza integrale

Lettera pubblicata il 3 gennaio 2005 sul Messaggero Veneto

Senza l’intelligenza integrale l’uomo sarà sempre frammentato e non potrà essere realmente se stesso.
Se osserviamo con molta attenzione noi stessi e la vita, noteremo questa frammentazione nell’umore e nelle diverse circostanze della vita: un giorno siamo tristi, poi melanconici, successivamente sereni e gioiosi, altre volte siamo annoiati e la nostra mente è piuttosto opaca. Nell’arco di una sola giornata ci lasciamo condizionare dagli eventi, dal clima, dalle persone che contattiamo. La nostra mente elabora una quantità enorme di dati e si disperde in infiniti rivoli perdendo l’essenziale.

Paure, ansie e frustrazioni ci richiedono molte energie che ci frammentano.
Soffermiamoci, ad esempio, alla radice dei nostri desideri: vorremmo essere come quel genio, quell’attore, quell’imprenditore, quel santo. Vorremmo possedere di più , essere indipendenti, autonomi, avere più spazio nella società.
Ma il desiderio di essere diversi da quello che siamo ci distoglie dall’unità interiore.
L’uomo frammentato vede le cose frammentate. Tutto per lui diventa un problema, proprio perchè non è ancora capace di vedere le cose sotto più punti di vista.

Chi usa l’intelligenza integrale affronta la vita in modo sempre originale, non si scompone di fronte a certi cambiamenti di umore e non si lascia condizionare da certi eventi. Ha una visuale più allargata ed una mente capace di penetrare nel cuore della vita e delle cose. Non ragiona in base a schemi fissi giudicando superficialmente, ma per lui tutto può essere interessante perchè fa parte dell’intero processo della vita, compresa la morte.
Ma solo lo Spirito può concedere questo tipo di intelligenza.

Pier Angelo Piai


Lettera del 7 gennaio 2005 apparsa sul Messaggero Veneto

di Marzotta Maria Sabina


Partendo dal presupposto che tutto ciò che riguarda il mondo della formazione e dello sviluppo intellettuale mi appassioni, vorrei esporre il mio punto di vista a proposito dell’intelligenza integrale, di cui fa menzione il signor Piai su Messaggero del 3 gennaio. Non concordo sulla conclusione dell’intervento, in quanto affidando solo allo spirito la concessione di una tale intelligenza, si pecca, inevitabilmente di frammentarietà.
Sono, invece, convinta che ci siano ben altre possibilità di arrivarci, allo stesso modo preziose e fondamentali, quali: l’educazione e la conoscenza.

La finalità stessa del sistema educativo è quella di promuovere uno sviluppo integrale del bambino, superando la fase intellettiva pura e semplice. E per sviluppo intendo dotare i piccoli di senso critico, di responsabilità e di giudizio, fin dai primi anni di vita: abolire i condizionamenti mentali e fisici; sviluppare la creatività; potenziare l’autostima.

Non lasciarsi condizionare dagli eventi presuppone una forte dose di autocritica e autocontrollo, qualità di cui sono carenti tanti individui, oggi. E’ proprio sull’acquisizione di tali obiettivi che si dovrebbe impostare il percorso formativo di ciascuno, sia a casa che a scuola. Uno dei primi compiti di un buon educatore è quello di aiutare il piccolo a capire se stesso e le sue emozioni, a dare un nome a quello che sente, a esprimere, a rendere partecipi gli adulti dei suoi sentimenti, dei suoi modi di agire e di pensare.

Lasciarlo ragionare, sbagliare, cadere, rialzarsi, trovare soluzioni, per non inciampare di nuovo, eliminare gli ostacoli prevedibili. Renderlo consapevole che non sempre la vita è bella e facile, che ci sono anche le prove difficili da affrontare, ma che sta a noi escogitare i sistemi più idonei, che siamo forti e che abbiamo le potenzialità per non lasciarci condizionare dall’esterno, sono gli altri passaggi necessari per crescere.
Aumentare l’autostima vuol dire garantire maggiore fiducia in se stessi nel proprio essere persone al di sopra di tutto, della frammentarietà e degli eventi.

Marzotta Maria Sabina


RISPOSTA di Pier Angelo Piai

L’EDUCAZIONE FRAMMENTATA


Ringrazio la signora Maria Sabina Marzotta per le sue osservazioni relative alla lettera che avevo fatto recentemente pubblicare sull’intelligenza integrale.
Mi riferisco soprattutto alla sua frase: “Affidando solo allo spirito la concessione di una tale intelligenza, si pecca, inevitabilmente, di frammentarietà.”

Ecco un pregiudizio molto diffuso: si pensa che tutto ciò che in qualche modo ha relazione al Trascendente limiti il pensiero e inibisca l’intelligenza.
Una delle domande fondamentali che inconsciamente ci poniamo, prima o poi è questa: chi dobbiamo diventare nell’arco dell’intera vita?
L’intelligenza integrale non si accontenta di risposte scontate.

E’ un luogo comune dire che dobbiamo essere liberi dai condizionamenti.
Si sa che l’educazione consiste nell’aiutare il fanciullo a diventare realmente libero conoscendo se stesso attraverso una forte dose di autocritica e autocontrollo che gradualmente acquisisce.
Ma cosa significa potenziare l’autostima? Credere nelle proprie potenzialità?

Questo è doveroso perché chi si appresta a conoscere se stesso deve comprendere le sue potenzialità, tenendo conto, però, anche dei suoi limiti e delle proprie fragilità. Ma l’intelligenza integrale richiede l’impegno di andare in profondità sui grandi interrogativi dell’esistenza.

Cosa succede se una persona educata a conoscere se stessa e ad auto-stimarsi, comincia a comprendere che tutto quello che è o fa finirà nel nulla perché nessuno l’ha mai fatta riflettere sull’Essere Assoluto su cui si fonda ogni esistenza? Ci sono moltissime persone che sono cadute in forti crisi depressive (e di panico) perché sono state depauperate dal punto di vista educativo: la loro formazione non è stata equilibrata e completa, o perché ha generato degli eccessivi sensi di colpa attraverso la trasmissione di una educazione religiosa ipocrita, fondamentalista e ossessiva, dimenticando che Dio è Amore, oppure perché non hanno ricevuto risposte adeguate sul senso della loro esistenza e di quella dell’Assoluto.
Come finirà per agire un individuo che ha raggiunto un’ottima autostima qualora, cominciando ad applicare l’intelligenza integrale, si rende conto di essere un atomo pensante su un minuscolo granello di terra vagante negli abissi dello spazio?

Siamo sicuri che dando un nome alle cose, alle emozioni seguirà una completa padronanza di se stessi, oppure c’è una realtà che fonda tutto e a cui dobbiamo fare riferimento se vogliamo dare un senso all’esistenza?
Davvero continuerebbe a pensare di essere “forte” quando, aprendo gli occhi sulla vita, prende coscienza della sua enorme fragilità di uomo mortale ed essere in divenire in mezzo a tante fragilità ed imprevisti, soggetto a malattie, catastrofi naturali, violenze di tutti i tipi e sopraffazioni? Quando prende coscienza che la malattia e la morte potrebbero coglierlo all’improvviso, penserà davvero di essere così libero, autonomo e forte in modo da poter fare a meno del suo Creatore?

E’ questa l’educazione che vogliamo dare ai fanciulli? Far credere loro che si può essere liberi e senza condizionamenti sentendosi forti e dando un nome alle emozioni? Abbiamo constatato dallo studio della storia i disastri causati da questo tipo di credenza, allorché alcuni manipolatori di masse hanno cercato di diffondere tra interi popoli questo eccesso di autostima. Ma al giorno d’oggi la situazione è ancora peggiore. Certo, l’ottimismo deve prevalere, si dice, ma non bisogna chiudere gli occhi: molta gioventù viene deviata e corrotta mentre il disorientamento è globale.
Ci sono cose ben più profonde per cui valga la pena di vivere che ci aiutano davvero a conoscere meglio noi stessi.

La mia conclusione non era casuale, ma il risultato di una vita sofferta basata proprio sulla ricerca del suo senso.
Mi creda, ho anch’io a che fare con l’educazione dei giovani e sono sempre stato in mezzo a loro (nella consapevolezza che chi educa deve essere anch’egli educato).

Mi convinco sempre di più che la formazione dei giovani deve avere un senso che fa riferimento alla Trascendenza, se non vogliamo che l’umanità intera si disgreghi nel menefreghismo e nella eccessiva autostima.
C’è purtroppo il pregiudizio che la credenza nello Spirito inibisca lo slancio vitale perché viene associato alle norme morali che si devono osservare ipocritamente.
Riaffermo, e ne sono convinto, che senza lo Spirito, non possa sussistere un vero discernimento della vita nella sua interezza e l’intelligenza rimane frammentaria. Quando parlo di Spirito, intendo proprio l’Essere Assoluto dal quale tutti proveniamo e che sorregge la Creazione ed ognuno di noi.

Egli è la vera Intelligenza Integrale. Non possiamo far finta che non esista. Agisce in modo misterioso, pur lasciandoci la libertà di sbagliare.
E’ talmente discreto e rispettoso nel nostro libero arbitrio che permette persino la nostra presunzione di saper educare in modo errato gli altri.

Ci lascia agire ma ci dona anche un orientamento, se vogliamo raggiungere la pienezza. Difatti Egli non è invadente, ma rispetta con molta discrezione ognuno di noi. Eppure sappiamo che dove c’è amore, è Lui che agisce. L’amore si esprime anche nel cercare di conoscere se stessi e gli altri.
Ma non basta: se alla base dell’educazione non ci sono degli autentici valori, essa è frammentaria e sviluppa un’intelligenza frammentaria.

Pier Angelo Piai