6 Giugno 2004

Il piacere della conoscenza

Di fronte alla verità noi siamo come i bambini che balbettano: sappiamo poco e male.
E’ necessario ammettere la nostra ignoranza su tutto ciò che esiste, se non si vuole diventare presuntuosi. Questo tipo di orgoglio, se ci pensiamo bene è molto diffuso : spesso ci si crede “qualcuno” solo perché si è in possesso delle conoscenze limitate sulle leggi che regolano l’Universo. Molti opinionisti logorroici emanano sentenze su tutto e tutti come fossero onniscienti.

Pochi ammettono che sappiamo poco e niente di ciò che esiste. Se si vuole indagare umilmente ci rendiamo conto che ci sono infinite novità da scoprire. Ma la novità comporta un sapere che arreca anche dolore, peso, fatica. Bisogna essere preparati ad essa.

Troppi schemi mentali ed ideologici impediscono la nostra evoluzione interiore.
L’impalcatura, una volta ultimata la costruzione, deve essere tolta, se vogliamo godere dell’edificio. Così le nostre impalcature mentali vanno gradualmente smontate per recepire la verità in modo dinamico ed efficace. Operazione, questa, non indolore e faticosa.

E’ molto più semplice continuare a vivere con le nostre abitudini quotidiane perché la mente si adagia in esse e non fatica. La verità richiede impegno, silenzio interiore, confronto, studio, ascolto continuo di noi e degli altri, rivoluzione interiore. Anche nel divertimento si può imparare, ma ci sono molti divertimenti che fossilizzano ed ottenebrano la mente e il cuore perché impediscono di rimanere sobri e di pensare rettamente.

Diventano un “assoluto”, ricercato proprio per non pensare a se stessi, allo scopo della propria vita, al fine ultimo ecc., tutte cose riservate a qualche stravagante pensatore che difficilmente verrà preso in considerazione.
Ma chi ricerca sinceramente la verità, una volta liberato da certi pregiudizi, non ha bisogno di fare immani sforzi di approfondimento perché nell’ascolto attivo agisce il dinamismo dell’intuizione che si tramuta gradualmente in una forma di piacere, il piacere della conoscenza.

Per questo afferma un filosofo orientale: “Avere una mente vuota vuol dire essere in uno stato stuporoso, una condizione di imbecillità, e la nostra reazione istintiva è di rifiutarlo. Ma di certo una mente molto silenziosa, una mente che non sia distratta dal proprio pensiero, una mente che sia aperta, può guardare al problema in maniera estremamente diretta e semplice. Ed è proprio tale capacità di guardare ai problemi senza distrarsi che costituisce l’unica soluzione. Perché ciò sia possibile, è necessaria una mente silenziosa, tranquilla.”

Ma solo chi vive in uno stato d’amore puro potrà gustare pienamente ogni istante della sua esistenza, proprio perché non si pone in un atteggiamento di condanna verso se stesso e gli altri, perché vive silenziosamente ascoltando ogni vibrazione dell’universo.