28 Marzo 2004

La propria immagine

FIN DOVE E’ GIUSTO CURARE LA PROPRIA IMMAGINE?

Possiamo facilmente constatare come nella vita quotidiana diamo molta importanza all’immagine in tutti i settori della vita sociale, da quello politico a quello mediatico e persino a quello religioso.

L’ambizione umana è sempre esistita, è stata la molla del progresso, però ha anche causato dei grossi guai.
Si sa che fin da piccoli l’orgoglio è stato spesso il motore della nostra crescita: studiare per raggiungere una buona posizione sociale, curare la propria immagine per essere accettati dagli altri, prendere diverse iniziative per essere ammirati in questa piccola e complessa platea della nostra vita da un pubblico sempre più vasto e selezionato.

Ma al giorno d’oggi stiamo forse esagerando.
Il grosso pericolo è che ci lasciamo tutti travolgere dalla valanga del narcisismo senza porre un minimo di riparo e si rischia di scadere nella superficialità più subdola.
In effetti il voler “apparire” è un impulso molto forte che permea gran parte delle nostre azioni.

Chi non ha la possibilità di farlo “fisicamente” perché si vede insignificante, esibisce qualcosa che possiede. C’è chi ostenta tramite l’abito, gli oggetti personali , la macchina di lusso o la villa, la propria appartenenza ad un ceto sociale superiore. Chi, invece, vuol dominare sugli altri gestendo un’impresa con molti dipendenti o assumendo un incarico di responsabilità nell’ambito di un’azienda, un ente, un’associazione, un’istituzione. Ci sono dei leader politici sparsi nel mondo che non tentano nemmeno di nascondere le loro egoistiche intenzioni di dominare sui propri “sudditi”, invece di servirli come persone. Fanno di tutto per attirare consensi, dalla demagogia oratoria al remaking del proprio look personale.
C’è anche chi vuol prevalere sugli altri tramite certe conoscenze acquisite o sfoggiando la propria cultura che ritiene superiore per aver letto qualche libro in più.

Una forma di ostentazione più raffinata potrebbe essere anche quella spirituale, per cui c’è chi desidera osservare scrupolosamente le norme morali non solo perché ritiene ciò una cosa buona e nobile, ma anche perché uno dei suoi inconsci obiettivi è la ricerca dell’ammirazione delle persone che vivono accanto a lui. Uno dei segni di questo malcelato desiderio è la stizza e l’acredine che prova interiormente colui che si sente poco stimato o, peggio ancora, disprezzato da qualcuno.

Ma se si vive cercando sinceramente la verità, smascherando con coraggio le nostre più segrete intenzioni, cominciando ad accettarci realmente così come siamo, allora non ci sarà alcun bisogno di fare confronti frustranti o imporre la propria immagine sugli altri per strumentalizzarli.

Di conseguenza la cura della propria immagine personale sarà semplicemente finalizzata al rispetto delle persone con cui abbiamo a che fare giornalmente. Non ci interesserà tanto imporre noi stessi agli altri, ma sarà piuttosto spontaneo l’ascolto disinteressato di tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche o sociali di ciascuno.

Sosteneva un filosofo orientale: “Tutto quello che c’è e che forma il tuo io, è la conoscenza di te stesso e del mondo attorno a te. Il mondo attorno a te non è diverso dal mondo che tu hai creato per te stesso all’interno di te.”