18 Agosto 2003

La felicità

LA FELICITA’

Siamo sempre alla ricerca della felicità, ma lo facciamo in modo sbagliato.
Ci lasciamo distogliere da troppe cose, per quanto nobili possano essere. Bisogna amare Dio in se stesso, ma per amare è necessario un principio di conoscenza che si ottiene quando ci lasciamo compenetrare dalla sua grazia. Ma Egli è libertà, quindi bisogna saper attendere e non ricercare la felicità per se stessa. Dio vale infinitamente di più della nostra felicità, ed Egli sa che ne abbiamo bisogno. L’amore è la fonte di ogni felicità più genuina e pura. Chi ama è felice di amare ed è felice nel vedere gli altri felici, e fa tutto quello che può.

Dio è felice quando ci vede felici, ed anche noi dovremmo essere felici di far felice Dio.
Come possiamo far felice Dio?
Osservando i suoi Comandamenti, amandolo nel suo Figlio, dedicandogli il nostro tempo nel ringraziarlo e considerarlo il Bene più prezioso in questa terra. Egli deve essere al primo posto assoluto nella nostra gerarchia dei valori. Non deve essere relegato al secondo posto.
E’ il primo in Assoluto.

Abramo era disposto a sacrificare suo figlio Isacco, Gesù è stato obbediente al Padre sino alla morte, Maria lo ha seguito sino alla Croce, tutti i santi lo hanno considerato estremamente importante nella propria vita, moltissimi dei quali lasciavano ogni forma di interessi terreni per rirtirarsi nella solitudine, in dolce colloquio con Lui.

Lo slogan di ogni mattino dovrebbe: FA’ FELICE IL TUO DIO.
Sì, perché Egli osserva ogni cuore, è attento ad ogni nostro palpito d’amore, ad ogni più piccola nostra attenzione nei suoi confronti. Questo perché Egli ci ama singolarmente di un amore inimmaginabile ed è felice quando noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di contraccambiarlo.

Egli non sottovaluta mai un nostro puro gesto di attenzione: lo raccoglie per adornare il vestito che vorrà farci indossare al termine della nostra vita terrena, fatta di fallimenti ma anche di tentativi d’amore. Lo Spirito è così attento a noi che sussulta di gioia quando il nostro cuore si pente del male commesso, prende coscienza dell’indifferenza e cerca di riparare prestando il suo tempo. Dio va amato così come Egli è e più siamo disinteressati, più il suo Spirito può lavorare in noi. “Ama e fa ciò che vuoi”, diceva S. Agostino.

Il Signore è rapito dall’anima più semplice che confida completamente in Lui in tutti gli eventi, che non mantiene il cuore duro e crede che ogni cosa a Lui è possibile, perché è Onnipotente. Ogni uomo può glorificare il Signore singolarmente ed in modo particolare, perché in ognuno di noi esistono diverse manifestazioni dello Spirito.

La felicità più grande, quindi, proviene dalla riconoscenza per tutto ciò che Dio fa per noi in ogni istante. Un cuore riconoscente ama Dio e, di conseguenza anche il prossimo, nel quale vede Dio.
La felicità, dunque, è vicina a chi la cerca nel Signore, ma è molto lontana a chi la cerca nelle cose passeggere della terra.

Pier Angelo Piai