29 Aprile 2016

L’AMORE DI GESÙ

QUINTA DOMENICA DI PASQUA –
2016

At 14, 21-27 –
Ap 21, 1-5 – Gv 13, 31-32.
34-35

 

 

 Vi do un comandamento nuovo. E con queste
parole accende il cuore del cristianesimo, la stella polare sul nostro viaggio
verso un’altra architettura del mondo e dei rapporti umani.

Apriamoci alla
sua misericordia, che ci rinnova, capaci di ricominciare con infinita pazienza.

Dice
l’Apostolo: la carità non avrà mai fine.
Perché
non finisca, non si raffreddi in noi la carica dell’amore,
Kyrie
eleison

Come
io vi ho amato così amatevi anche voi.
A modo
nostro, con le nostre regole, con le nostre scuse, abbiamo qualche volta amato,
qualche volta sbagliato, per questo
Kyrie eleison

Signore,
tu hai detto: “Se avete amore sapranno che siete miei discepoli”.
Se nessuno si accorge che siamo cristiani, se siamo invisibili, se non
siamo ciò che diciamo,
Kyrie eleison.

 

OMELIA

Una di quelle frasi che portano
il marchio di fabbrica, la firma di Gesù: “Vi do un comandamento nuovo
: come
io ho amato voi così amatevi anche voi gli uni gli altri”.
Parole infinite,
in cui ci addentriamo, come in punta di cuore.

Il primo passo è entrare nell’atmosfera in
cui tutto si muove e respira:
Come
io ho amato voi”
. Siamo immersi in un mare
d’amore e non ce ne rendiamo conto. Siamo dentro un grembo che partorisce vita.

Io ho
amato voi
: da principio, da subito. Non un premio per
la buona condotta, ma un dono senza perché. Mi ricorda la frase celebre di
Silesius: la rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce. L’amore di Dio è la
rosa senza perché, ama perché ama, è la sua natura.

Il secondo passo sta
in un piccolo avverbio, “come io ho amato”. Gesù non dice
semplicemente ‘amate’. Non basta
amare, potrebbe essere una forma di possesso e di potere sull’altro, un amore
che prende e pretende, e non dona niente. Ci sono anche amori violenti e
disperati. Amori molto tristi e perfino distruttivi.

E non dice: amate quanto me, questo è impossibile all’uomo, il confronto ci schiaccerebbe.
Nessuno mai amerà quanto Lui. Dice: “
amate come me”, con quello stile che io vi ho mostrato. Uno stile unico su cui tento qualche parola che balbetti
qualcosa della sua bellezza:

1- Gesù ama di combattiva tenerezza. Tenerezza di madre, che non si arrende, non si stanca, non si rassegna
alla pecora perduta, la insegue per rovi e pietraie, e trovatala se la carica
sulle spalle, teneramente felice.

2- Amore che non è buonismo, perché
n
on gli va bene l’ipocrisia dei sepolcri imbiancati,
perché se un potente aggredisce un piccolo, un bambino, un povero, Gesù evoca
immagini potenti e dure come gettarlo in mare con una macina al collo.
Ama il giovane ricco, ma attacca l’idolo del denaro.

3- Amore che però non
colpevolizza nessuno, sovranamente indifferente al passato: lui apre il futuro,
insegna sentieri, sospinge in avanti. Feconda nascite.

4- Amore
felice
: amatevi perché la vostra gioia sia piena.
Le beatitudini della montagna, cuore del vangelo, assicurano che Dio regala
gioia a chi produce amore

5- Amore creativo,  che
inventa cose che nessuno aveva fatto mai: se io vi ho lavato i piedi così fate
anche voi, fatelo a partire dai più stanchi, dai più piccoli, dagli ultimi.
Che inventa l’impensabile
della croce.

6- Amore fiducioso, che vede primavere
dentro i miei inverni, spighe di buon grano in mezzo alla zizzania. Lui ha
fiducia nella linea mattinale della luce che sembra perdente e invece vincerà
la mia notte. E perdona l’adultera perché ha fiducia in lei, ha fede che la
donna sarà capace di amare ancora, di amare bene, di amare molto.

7- Amore di compassione. Gesù vede e
sente compassione, prova dolore per il dolore dell’uomo, sento un fremito nelle
viscere, un morso, un’unghiata sul cuore e interviene.

8- Amore concreto, fatto di mani. Gesù vede, si
commuove e tocca. Tocca il cieco, il lebbroso, il bambino morto: tocca
l’intoccabile. Carezza di Dio che guarisce il male di vivere.

9- Amore intelligente, che capisce prima, più a fondo e più lontano. Che sa leggere dentro
Pietro: “
Simone, mi ami? E non mi importa di quella notte attorno al fuoco, quando tu – la mia
Roccia-  hai avuto paura di una
serva”.
Amore, esegeta del cuore.

Potremmo proseguire in questo
esercizio, che è salute del cuore e salute della fede, di analizzare lo stile
unico di Gesù. Ma forse a casa, in un momento di preghiera e di lettura,
ciascuno per conto proprio, durante la settimana, può fare il suo piccolo
personale elenco delle caratteristiche uniche dell’amore di Gesù. È come
riandare alla sorgente, attaccare la bocca alla fontana.

Primo
passo: credere all’amore di Dio.

Secondo
passo: amare come Gesù.

Terzo
passo: l’espressione ribadita tre volte: amatevi gli uni gli altri. Amatevi
guardandovi, in un faccia a faccia, a tu per tu.

Non
si ama l’umanità in generale, con un amore presbite che vede solo il lontano, e
ignora chi ti cammina a fianco;

 si ama quest’uomo, questo bambino,
questo straniero, questo volto. Immergendosi nella sua intimità concreta.

Si
amano le persone ad una ad una, volto per volto. O dodici a dodici, come ha
fatto papa Francesco con i dodici profughi siriani di Lesbo.

E guai se ci fosse un aggettivo a qualificare chi merita il mio amore e
chi no, ricco o povero, straniero o italiano.  E’ l’uomo. Ogni uomo, perfino l’inamabile. Allora ti tocca il
povero sul marciapiede e i trecentomila morti della Siria. Allora vedi la mano
tesa in silenzio, e anche il mare di sangue che ci assedia.

Amatevi gli uni gli altri” significa reciprocità. Io a te, tu a me. Non basta
solo un amore unilaterale. Siamo tutti mendicanti d’amore perché la felicità di
questa vita, della mia famiglia, delle mie amicizie, si pesa sulla bilancia del
dare e del ricevere amore.

Io so che amare basta a riempire
una vita, ma ho visto anche che amare ed essere riamati è carburante che serve
per molte vite.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se
avete amore gli uni per gli altri. “
Non
basta essere credenti, dobbiamo essere anche credibili” (Rosario Livatino). Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo
vedere nel mondo (Mahatma Gandhi). Il vangelo non si dimostra, si mostra.

Come fa Paolo nella seconda
Lettura, uno dei suoi testi immortali. Puoi fare le cose più straordinarie, conoscere
tutte le lingue di tutte le tribù della terra, dare in cibo i tuoi beni,
consegnare il tuo corpo alla causa, ma se lo fai senza amore, sei solo un
trombone di latta, una delle tante cavie rivoluzionarie, o un cacciatore di
farfalle.

L’amore è vero quando è il
progetto di fondo, il centro di gravità permanente della vita, non un fatto
episodico. L’amore per caso, la carità occasionale può farla anche un
delinquente. Perfino un assassino seriale è capace di un gesto d’amore casuale.

Ma l’amore è vero quando è l’obiettivo
quotidiano, il collante dei giorni, e tu sei come un predatore in agguato
perché non ti sfugga nessuna occasione di ricevere e dare amore.

Amatevi
anche voi…
Gesù non è rimasto solo al centro
delle sue immense parole, è diventato sorgente ed orizzonte, strada e vento
alle nostre spalle.

Lui che non solo è buono, è
esclusivamente buono;

lui che non solo ama ma è
esclusivamente amore.

E per amore altro non fa che eternamente
considerare ogni creatura più importante di se stesso.

Io sono quell’uomo. E sono un
uomo grato.

 

Preghiera alla Comunione

 

Donami
amore, Signore,

che
come il vento del mattino

ripulisca
le ombre del cuore e addolcisca lo sguardo.

 

Donami
amore

che
aggiunga speranza quando la speranza muore

e mi
liberi dalle false luci che bruciano ma non riscaldano.

 

Donami
amore

che
raccolga tutte le preghiere strappate dal cuore,

che
riavvicini tutte le strade incapaci di ritrovarsi.

 

Donami
amore

che
riduca la distanza dalle altre creature

che
liberi da rovi e pietre i sentieri degli amici.

 

Donami
amore,

quando
il passato mi riassorbe,

quando
la carne è triste, mentre tu attendi la mia fioritura.

 

Donami
amore,

Tu che
eternamente altro non fai

che
considerare ogni uomo più importante di te stesso.

Signore
io sono quell’uomo.

Io,
amato per sempre. Io, un uomo grato! Amen

 

 

p. Ermes Ronchi