25 Aprile 2016

LA SCALA DI GIACOBBE E L’EVOLUZIONE


 

Da
qualche tempo gli astronomi fanno questione di un Universo in via di espansione dell’Immenso. In maniera
altrettanto scientifica, e con un sovrappiù di verità, perché non parlare di un
Universo in corso di avvolgimento nel
Complesso
? I due modi di vedere (perfettamente conciliabili fra di
loro) sono, sia l’uno che l’altro, precisamente oggettivi e puri rispetto a
qualsiasi finalismo indebito. Ma il secondo, così sembra, si spinge molto più
lungi e più in profondità del primo. Se infatti l’espansione esplosiva della
Materia nello Spazio ci può istruire sulla distribuzione delle galassie e delle
stelle, di contro un processo di complessificazione e di centrazione del
Tessuto cosmico su se stesso ci consente di seguire e di registrare, per mezzo
della crescente granulazione di questo tessuto, la correlativa ascesa della
interiorizzazione, vale a dire dello psichismo, nel Mondo. Ora, questo
spostamento simultaneo nell’Organico e nel Conscio ha buone possibilità di
essere il movimento essenziale e specifico dell’Universo.

(Teilhard de Chardine, Il fenomeno umano)

 




Noi siamo
abituati ad immaginare il tempo come un processo in avanti, considerando il
“passato” un qualcosa che ci lasciamo alle spalle per inoltrarci senza sosta
verso quello che consideriamo “futuro”. Applichiamo questa categoria
spazio-temporale al fenomenico dal quale astraiamo il concetto di evoluzione.
Per questo ci meravigliamo della progressiva complessificazione della materia
(cosmosfera), della vita (biosfera) e della psiche umana (noosfera)

Ma se,
osservando le cellule, scandagliamo in profondità la natura di questa
“complessificazione” dobbiamo concordare con Teilhard de Chardin che essa è “il
trionfo di molteplicità organicamente raccolte nel minimo spazio possibile” che
seguono direzioni differenziate ed asimmetriche relazionandosi spazialmente in
modo disomogeneo e strutturandosi in micro-sistemi apparentemente autonomi, ma
funzionali all’intero organismo di appartenenza.

Ulteriori
complessificazioni comportano sempre più autonomia funzionale e, spingendoci
sempre più oltre, paradossalmente ci si inoltra nella semplicità più assoluta,
al confine con la metafisica con la quale si fonde la fisica. L’Essere Assoluto,
dal quale proviene tutto ciò che esiste, attua un processo di involuzione
immanentistica (ciò che chiamiamo “Incarnazione”) per esplorare la dimensione
del molteplice, antitetica alla sua natura divina perché il “totalmente altro
da sé”. In metafisica ciò è denominato “Kenosis”, annullamento, perché è un
processo che dall’Essere è diretto al nulla.

Si
potrebbe evocare analogie in senso contrario al fenomenico per intuire il
passaggio inverso dal complesso al molteplice, o dallo psichismo all’incosciente.
Ciò che riteniamo “evoluzione”, allora, è nient’altro che il dinamismo
trinitario che procede dall’assoluta semplicità alla più contingente
complessità, alterità assoluta, e che noi umani viviamo ed interpretiamo come
un’ascesa spazio-temporale, mentre ignoriamo che tutte le cose sussistono in
Lui ed in vista di Lui, e quindi ognuno di noi è (per così dire) l’esplorazione
della Trascendenza nell’immanenza e che la vera freccia temporale (istante) va
a ritroso per coscientizzarci su quello che realmente siamo se innestati in
Lui.

In noi il
Tutto si fonde nel nulla, l’istante nel tempo, l’altezza nella profondità,
l’unità nel molteplice, perché costituiamo l’alterità rispetto all’Essere
Trascendente. La nostra elevazione alla Trascendenza è in qualche modo
subordinata alla disgregazione che comporta il nulla della molteplicità, che è
la morte biologica. In questo senso ognuno di noi è la gloria di Dio che
conduce dal nulla del molteplice al tutto dell’unità.

Pier Angelo Piai