15 Aprile 2016

PERCHÈ LA VITA APPARE UN CONTINUO DISTACCO?

Il cammino biologico di ogni uomo (come di ogni essere vivente) ha come freccia direzionale il distacco più doloroso dall’Universo e da se stesso. Nessuno può arrestare il processo di invecchiamento già innescato dal concepimento.

Esso è rappresentato da una curva discendente per il mondo delle apparenze per il quale il declino fisico e psichico è una assurda condanna… ma il rovescio della medaglia, come abbiamo già constatato, è la realtà spirituale, la cui curva ascende in proporzione al distacco ed alla direzione che ogni coscienza dona alla propria volontà. Gesù Cristo, il “logos”, la ragione del creato, Colui che ricapitola tutte le cose, è pieno di riferimenti sul distacco (chi vuol salvare la sua vita la perderà… sforzatevi di entrare per la porta stretta… chi non porta la propria croce… chi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo, ecc.).

Alla fine si è sobbarcato un enorme numero di sofferenze per indicarci fino a dove arriva il distacco dal benessere, dal prestigio, dalla sicurezza, dagli affetti, dalla volontà e dalla vita… tutte le tappe della sua passione sono il coronamento di una vita completamente dedita al distacco… in stretta unione con il Padre che chiama tutti gli esseri alla Sua realtà di “perfetto distaccato” e quindi “Signore” di tutte le cose, affinchè ne divengano la Sua somiglianza.

In questa ottica né vita né morte dovrebbero apparirci assurde. La spirale dovrà completarsi in questa vita terrena con il distacco più incomprensibile: con ciò che noi chiamiamo morte (e che in effetti è morte per la mentalità del mondo abituata alle apparenze, in quanto scompare e si dissolve ogni apparente unità); la morte è invece vera vita in Colui che I’ha donata perché lo spirito si libra “autocreato” al di sopra di ogni datità e vive una nuova dimensione nel seno di Dio al quale ha riposto ogni volontà.

In questo senso il Regno dei Cieli che già si trovava in nuce nell’infanzia della nostra vita terrena è una dolce “Signoria” che partecipa di quella divina, mentre la coscienza rigenerata continuamente si inoltrerà nell’infinito mistero della Fucina Trinitaria a cui da sempre l’umanità è finalizzata. “Il trono di Dio e dell’agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce e di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap. 2.33).

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a cura di http://www.mondocrea.it