10 Febbraio 2016

ZACCHEO

ZACCHEO


Ultima dopo
l’Epifania (Lc 19,1-10)

 

Ciò che ci cambia
la vita sono gli incontri, le persone più che le idee. Se noi cambiamo poco è
perché incontriamo male. Il vangelo racconta oggi di un buon incontro, quello
di Zaccheo con Gesù.

Ci
prepariamo anche noi ad accoglierlo, con le porte aperte, la casa aperta, perché
questo incontro possa mutarci il cuore e il nostro modo di abitare la terra.

Dice la prima lettura:
il Signore abbonda nel perdono.
Ne abbiamo bisogno Signore, per camminare avanti. E grazie
davvero perché abbondi nel perdono, sovrabbondi nella misericordia. Kyrie
eleison

La misericordia del
Signore riguarda ogni essere vivente.
A nome dell’universo intero, immerso tutto nel mare
della tua misericordia, noi ti ringraziamo Signore, Kyrie.

Dice l’apostolo: fate
prevalere la carità.
Per quando in me prevalgono altri sentimenti, desiderio di castigo
esemplare, vendetta, diffidenza verso chi ha mancato, e non prevale la carità, Kyrie

 

Omelia

C’è
un rabbi che riempie le strade di gente.

C’è
un uomo, piccolo di statura, ladro come ammette lui stesso, impuro e capo degli
impuri di Gerico, ricco: è quello che si dice un caso disperato.

Un
po’ come quello della prostituta Rahab, anche lei di Gerico come Zaccheo, anche
lei salvata da Giosuè, che porta lo stesso nome di Gesù.

Non
ci sono casi disperati per il Signore.

E
poi c’è la gente. Tanta gente, al punto che Zaccheo non riesce a vedere niente.
Ma questo piccolo grande uomo ha un
desiderio: vuole vedere Gesù.

E
si mette in azione con il coraggio del desiderio. E così diventa creativo. Ad
agire in nome delle paure o dei limiti personali la vita si paralizza. E
Zaccheo anziché piangersi addosso, cerca una soluzione e vede l’albero.

L’albero
è il simbolo della sua libertà. La libertà è il respiro del Vangelo.
All’avvicinarsi di Gesù si deve sentire aria di libertà, un soffio di energia,
che il Vangelo esprime così: «allora Zaccheo corse avanti e salì su un sicomòro».
Tre tocchi:

– Zaccheo
non cammina, corre, con l’energia del
suo desiderio;

– corre
in una direzione precisa, in avanti e non
all’indietro : verso cose nuove, creativo e non ripetitivo;

– salì in alto, per vedere più lontano, per
uscire dall’io, l’io è piccolo, è basso. Quello che mi fa grande sono gli
incontri, andare avanti e in alto.

Gesù
giunto sul luogo alza lo sguardo. Guarda dal basso verso l’alto, come quando si
inginocchia e lava i piedi ai discepoli. Dio non ci guarda mai dall’alto in
basso, ma sempre dal basso verso l’alto, con infinito rispetto.

Lo
sguardo di Gesù: il solo sguardo che non giudica, non condanna, non umilia; che
va diritto al cuore e raggiunge la parte migliore di ciascuno, quel frammento
d’oro fino che niente può cancellare.

Un
incontro di sguardi. Zaccheo cerca di vedere Gesù e scopre che Gesù vuole
vedere lui. Il cercatore si accorge di essere cercato, l’amante scopre di
essere amato ed è subito festa.

«Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». “Devo”, dice Gesù; devo fermarmi! Pensiamoci: Dio deve cercarmi, Dio deve venire, deve stare
con me. È la sua volontà.

Verrà
per un suo bisogno, che gli urge nel cuore, perché lo spinge un fuoco e
un’ansia. A Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io.

«Devo
fermarmi a casa tua». Se Gesù avesse detto: Zaccheo,
ti conosco bene, so chi sei e cosa fai; però se la smetti di fare il ladro verrò
a casa tua… credetemi: Zaccheo sarebbe rimasto sull’albero. Se avesse
detto: Zaccheo andiamo a pregare, vieni a
confessarti… Gesù sarebbe rimasto solo, ad aspettare.

Invece
il capovolgimento: Zaccheo prima incontra, poi si converte. Ho sempre pensato che
avrei incontrato Dio come premio di una vita fedele, invece la mia vita diventa
buona, diversa se lo lascio entrare. Infatti

Dio
precede la nostra conversione, misericordia precede pentimento.

Questo
è scandaloso per il fariseo moralista che c’è in ciascuno di noi, ma non per i
casi disperati: «Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia»:

è
accogliere Gesù che purifica il pubblicano, la sua casa, la sua storia. Zaccheo
non deve prima cambiare vita, dare prima la metà ai poveri, e dopo il Signore
entrerà nella sua casa. No. Gesù entra, entrando in quella casa la trasforma. Per
la sua potenza, certo, ma anche perché:

Incontrare
uno come Gesù fa credere nell’uomo;

incontrare
un uomo così libero crea libertà;

incontrare
questo amore fa amare;

incontrare
un Dio che non fa prediche ma si fa amico, ti fa nascere.

 

Noi
al peccatore diciamo: pentiti, cambia, confessa e il Signore ti perdonerà.
Invece  è l’amore di Dio creduto e accolto
che purifica l’impuro, che ci rende generosi, santi. Ricordo un piccolo grande
prete piemontese,  don Gino Piccio,
che terminava sempre le confessioni dicendo: e adesso vai e lasciati amare da Dio.

E
sarai santo. Santo perché amato. L’amore che entra, dilaga, si dirama nella tua
vita, è questo l’innesto, il sangue nuovo che ti trasforma a sua immagine.

La
misericordia è la capacità che ha Dio di anticiparti,
prima che tu decida di andargli incontro (la pecora smarrita è raggiunta mentre
è lontana e non sta tornando all’ovile…; il figlio prodigo torna, ma il padre
l’ha perdonato prima che apra bocca; la moneta perduta è cercata dalla donna di
casa, mentre è perduta in qualche fessura fra lo sporco)

La
dimensione temporale della misericordia è l’anticipo.

Non
il semplice perdono in base a ciò che ho fatto, ma un atteggiamento che mi
previene, indipendente da me, a prescindere da me, non condizionato da me…

L’abbraccio
del Padre precede l’incontro.

Il
perdono previene il pentimento

La
misericordia anticipa.

Ogni
volta che pensiamo: se sono buono allora
Dio mi amerà…

oppure:
se mi pento Dio mi perdonerà, ebbene ogni volta che pensiamo questo non
siamo davanti al Dio di Gesù Cristo.

L’amore
preveniente di Dio si fa carezza e medicina per le nostre ferite. Non buonismo
ma Combattiva tenerezza.

Che
ti incalza a diventare il meglio di ciò che puoi diventare: vai e d’ora in
avanti…

Lo accolse pieno di gioia: Tre parole: fretta, accogliere, gioia, che dicono sulla conversione più di
tanti trattati.

Zaccheo
diventa pieno di gioia, perché da ricco che era comincia a dare, non più a prendere.
Un detto di Gesù lo assicura: c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Infatti
vediamo la casa di Zaccheo riempirsi di volti. La casa si riempie perchè lui si
svuota: «Metà di tutto ciò che possiedo è per loro».

All’inizio
Luca dice che Zaccheo era piccolo di statura, mikros, in greco; ma non era
questione di centimetri. Aveva sulle spalle una zavorra che gli impediva di
crescere. Adesso la salvezza è entrata, come liberazione da tutto ciò che
teneva prigioniero Zaccheo, che lo teneva sottomesso, lo schiacciava sotot un
peso, l’idolo del denaro.

«Oggi
devo fermarmi a casa tua» è detto a ciascuno, a me.

Ogni
giorno Dio viene nella tua casa. Uno di famiglia, domestic dice Giuliana di Norwich, come un familiare, come una
persona cara, alla portata di tutti.

Termino
lasciandovi un augurio: cerchiamo il nostro albero, non trascuriamo il nostro
sicomòro, che vuol dire: non manchi un amico, un cuore, un libro, che ci sollevino
un po’ più in alto, non manchino mai incontri trasformatori.

E
Gesù alzerà lo sguardo: scendi; e io a dirgli la mia casa è aperta, vieni!

Lui
viene, e la vita fa come il piccolo pubblicano di Gerico: corre, avanti e in
alto; E Colui che cammina verso di noi viene a nutrirci di statura e di
sconfinamenti.

 

Preghiera alla comunione

 

Signore dal perdono abbondante, guardami:

Sono piccolo di cuore, piccolo di sguardo, non riesco a
vederti.

Ti prego, fammi trovare un albero, un amico, un libro, un
cuore

che mi aiutino a salire, ad alzarmi, a guardare più lontano.

Un albero, non importa quale,

dove io mi lasci raggiungere toccare

da quel tuo sguardo di sole,

da quelle parole di festa:

oggi devo fermarmi a
casa tua.

Entra, Signore, la mia porta è aperta,

entra, la casa è pronta.

Signore, so che non ci sono casi disperati per te

So che tu devi venire.

È un bisogno, un fuoco del tuo cuore
che mi consola

Ho acceso la mia lampada

Ti aspetto.

Ma tu sei già qui.

E la vita si riempie di sorrisi.

Adesso non faccio più niente,

adesso mi lascio amare.

Amen

 

 

 

p. Ermes Ronchi