1 Febbraio 2016

IL TERREMOTO DEL FRIULI (1976) : dai segni premonitori all’evento

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IL TERREMOTO DEL FRIULI DEL 1976 : dai segni
premonitori all’evento.

 






Nel maggio del 1976 mi trovavo a Udine presso
l’Istituto Tomadini dove svolgendo la mansione di educatore coordinatore.

Da alcuni mesi avvertivo in me delle strane
sensazioni che qualcosa di grave prima o poi sarebbe successo in Friuli e si
ripresentava in mente, nel mio immaginario, la visione di molte case distrutte,
dai monti della Carnia al Cividalese.


Un pensiero molto insistente che comunicai ad
alcuni, specialmente all’amico Maurizio Basso che tuttora abita a Udine in via
Tolmezzo. Un giorno, mi venne in mente di fare una cosa strana per passare il
tempo ed esorcizzare la terribile premonizione: mi misi scherzosamente a
simulare l’annuncio di un catastrofico terremoto in Friuli, dalla Carnia al
Cividalese, incidendolo su un nastro che tuttora conservo.


Attualmente non
ricordo la data esatta dell’incisione, ma certamente prima del sei maggio 1976:
gli studiosi potrebbero benissimo verificarlo perché prima del macabro scherzo
avevo registrato frammenti di programmi radio dei momenti precedenti.

Il giorno stesso del terremoto avvertivo una
strana sensazione. Mi recai da Tosolini Aldino, allora caporeparto,
confidandogli la sensazione.


Il 6 maggio l’aria era strana: una forte
sensazione di cappa umida opprimeva tutti ed i ragazzi erano particolarmente
vivaci. Dai tombini fuoriusciva uno strano olezzo, gli uccelli stessi si
agitavano in modo insolito tra un ramo all’altro.


Nel tardo pomeriggio dissi all’amico Aldino: “Lo
sento, oggi arriverà!”

Verso le 21, mentre facevo la mia solita ispezione
per i reparti e mi trovavo lungo il corridoio attiguo alla mensa, udii un
boato. Mi misi a correre cercando una via di uscita. Poi avvenne la seconda
lunghissima scossa: Ovunque cadevano calcinacci, i vetri tremavano
spaventosamente e sembravano squassarsi, il pavimento ondeggiava… I ragazzi
che erano ai piani inferiori si precipitarono scendendo le scale come impazziti
e trovando la porta sbarrata, ruppero i vetri con calci e pugni ed uscirono in
cortile.


Ad un certo punto cinque di loro mi si avvicinarono urlando dal dolore
per le ferite alle braccia, al volto ed alle mani che grondavano di sangue.
Subito li caricai nella mia auto (una Fiat 128 rossa) e li portai al pronto
soccorso del vicino ospedale di Udine per i primi interventi. Mentre attendevo
vidi un viavai di ambulanze a sirene spiegate: erano i primi feriti che
giungevano dalle zone più colpite del Friuli.


La scossa traumatizzò tutti e nessuno voleva
rientrare. Questo per alcuni giorni e nei cortili si dovette allestire delle
tende, finché la situazione si placò e tutti cercavano di abituarsi un po’ alle
frequenti scosse di assestamento.

 

Una cosa simile mi accadde il 26 settembre del
1997: verso le due di notte mi svegliai e dissi a mia moglie che percepivo
imminente una forte scossa di terremoto con epicentro a Serravalle e che
avrebbe coinvolto anche Assisie così accadde alle 2 e 33


 


CONSIDERAZIONI PERSONALI


Mi sono sempre domandato il perché io
avessi avuto così chiaro nella mente la premonizione di questi due eventi così
significativi che hanno determinato anche molte mie scelte personali. Così ho
pensato alle interconnessioni spazio-temporali del nostro io a cui facciamo
poco caso. In noi non ci sono solo le interazioni prettamente spaziali (come
nella telepatia), ma anche quelle temporali (diacroniche).


La nostra mente non
rimane confinata nell’ambito strettamente cerebrale, ma si estende ben oltre.
Come essa ricorda molti eventi del passato perché è anche da loro plasmata e li
ha vissuti direttamente, così può proiettarsi in quelli futuri, perché nella
logica dell’istante tutto ciò che è avvenuto e sta per compiersi è già presente
in esso in modo criptato.


Succede un po’ come un film registrato nella
videocassetta o nel Dvd: se noi prendiamo in considerazione una fase della
sequenza di immagini e suoni, quelli che la precedono o le succedono sono
sempre presenti nel mezzo, anche se non percepiti in quel momento. La nostra
mente è strettamente unita al nostro spirito immortale, il quale, essendo
trascendente, non si limita alla dimensione spazio-temporale che noi viviamo a
livello conscio.


Ciò che succederà, in pratica, è come se fosse già successo
perché l’anima sintetizza ed unifica in sé tutti gli eventi diacronici terreni
per poi affacciarsi nella dimensione trascendentale a cui è destinata. Mi rendo
conto che questa teoria potrebbe apparire assurda e che molti probabilmente si
chiederanno quale sarà il ruolo del libero arbitrio in ciascuno di noi se tutto
è già presente nell’istante trascendente. Non diciamo forse che Dio è
trascendente e che Lui non è vincolato dalla nostra dimensione spazio-temporale?
In Lui tutto è presente. Noi siamo a sua immagine e somiglianza e questo fatto
coinvolge ognuno di noi.


Come i ricordi del passato spesso ci
appaiono vaghi ed indefiniti, il futuro ci è molto più vago ed indefinito, ma a
volte potrebbero presentarsi alla mente dei “flash” frammentari che anticipano
cose che realmente accadranno, anche se non le sappiamo descrivere nei minimi
particolari. Questo fatto lo possiamo appurare in certi sogni premonitori od in
alcune rarissime intuizioni che in seguito constatiamo che si sono avverate.


Alcuni mistici, ad esempio, avevano il dono della profezia nell’interpretazione
simbolica di fatti ed eventi del futuro. Per quanto riguarda il discernimento
degli spiriti, Padre Pio sapeva leggere esattamente l’anima di molti che si
confessavano da Lui. Egli, immerso in Dio ed immedesimato anche fisicamente in
Gesù Cristo, poteva conoscere lo stato dell’anima e i fatti della vita di una
persona perché sapeva vivere nell’istante, dove passato e futuro si amalgamano,
compreso il futuro della dimensione trascendentale dove tutto di noi sarà chiaro
e trasparente a tutti, come asserisce Gesù
“Non
c’è cosa nascosta che non sarà conosciuta, e ciò che oggi è sussurrato
verrà gridato sui tetti” …
Padre Pio (come altri mistici), pur dotato di carismi così straordinari era un
uomo come noi e quindi anche noi possiamo sperimentare nell’immanente, se siamo
attenti, alcuni frammenti di questa realtà trascendentale.


Noi siamo
interconnessi con la dimensione trascendentale molto di più di ciò che
immaginiamo, ma se rimaniamo attaccati a quella orizzontale offuschiamo la
verticale.

Pier Angelo Piai (Cividale del Friuli)