23 Dicembre 2015

DIVINA MATERNITÀ

VI
di Avvento

DIVINA
MATERNITA’

 

Domenica dell’incarnazione mai finita, del venire di
Dio mai interrotto. Di un Dio che viene come forza di nascite.

L’annunciazione di Maria racconta la missione di
ciascuno: essere madre, portare Dio nel mondo. Essere una porta santa per Lui, nella
cattedrale dell’umanità.

Tu che vieni a liberare da ciò che
imprigiona,
vieni e rendi coraggioso il nostro vivere, generosa la
capacità di accogliere, vieni e guarisci, Kyrie

Tu che vieni a dilatare gli orizzonti, vieni e
tiraci fuori dalle nostre piccolezze e dai mille limiti, Kyrie

Tu che vieni a rendere più grande la nostra mente, vieni e
liberaci dalle vecchie idee stanche, facci nuovi nella mente e nel cuore, Kyrie

 

Omelia

Pochi giorni ancora, ed è Natale. E ci sentiamo ancora
una volta impreparati. Il vangelo allora ci prende per mano e ci accompagna
raccontando di Maria, colei che meglio di tutti ha vissuto l’attesa.

Il Vangelo inizia così: in quel tempo. Di quale tempo si tratta?
Su che calendario è fatto il conteggio della storia di Dio? Non sui cesari di
turno, ma sulle cose più importanti: è il sesto mese di Elisabetta, la sterile,
e mentre lievita il suo ventre, lievita la storia. Il tempo di Dio è segnato
sul calendario della vita. Che è fragile, drammatica, piena di bambini morti
nei naufragi dell’Egeo, anziché di neonati. Eppure è questo il mondo che Dio ha
amato, che ha voluto. Non una storia perfetta, ma questa nostra fragile,
spenta, avvizzita, aggrovigliata storia. Questa e non un’altra.

A Natale non celebriamo un
ricordo, ma una profezia; non una vicenda di duemila anni fa, ma un fatto che
riguarda me adesso: Se Gesù fosse nato mille
volte a Betlemme ma non nasce in me, allora è nato invano (A. Silesio).

Vigilia di
nascite. Vorrei dire a me stesso, ma se posso a tutti noi: anche tu fa nascere.
Dio fa nascere. Non fermiamo le nascite. Il figlio di Dio non chiede più oggi
il tenero grembo di una ragazza di Nazaret. Chiede a noi di essere grembo. Di
nascite (A. Casati).

L’angelo entrò da lei, nella sua casa.

La prima parola dell’Angelo
è châire, sii lieta, gioisci, rallegrati,
sii felice; non chiede alla ragazza: ‘ascolta, alzati, vai, inginocchiati,
prega’; solo: gioisci. Apriti alla gioia come una porta si spalanca al sole.
Dio viene e parla il linguaggio della gioia.

E con la seconda parola,
svela il perché di questa gioia: piena di
grazia, riempita, ricolmata di
amore, di benevolenza, di simpatia, piena di Dio. Non la chiama Maria, le da un
altro nome: kekaritomene “amata per
sempre”. Come lei, tutti, amati per sempre, ora, come siamo.

Maria non è piena di grazia dopo
aver risposto ‘sì’ a Dio, ma prima ancora di rispondere, perché Dio per primo
ha detto ‘sì’ a lei. E dice ‘sì’ a ciascuno di noi. Ognuno pieno di grazia, tutti
amati per sempre. Senza merito. Gratis.

E Maria rimase turbata. Sono parole da
capogiro. Che non la fanno cantare, ma tremare. Parole che affascinano e
intimoriscono, e si domandava che senso
avesse un saluto come questo. Non le basta ascoltare, vuole capire. Questa
ragazza, poco più che una bambina, che riflette e pensa in grande.

L’Angelo riprende: Non temere, Maria. Non avere paura.

Hai molti motivi per avere
paura, del mondo, degli altri, del futuro, paura di amare, la paura di essere
generoso per niente. Scrive Etty Hillesum:
è la paura di sprecarci ciò che sottrae nelle persone le forze migliori. La
paura ci ruba il meglio della vita. Ce lo restituisce la fiducia.

Non temere Maria, perché hai trovato
grazia presso Dio. Non sei sola: in questo tempo di disgrazia è possibile
trovare grazia, in un tempo di buio è possibile trovare luce, è possibile
trovare angeli e samaritani, persone piene di Dio, e amore limpido. È possibile
ripartire ancora. Da dove sei, così come sei, verso vita migliore.

Non avere paura. Concepirai un figlio. Eccolo
il mondo che riparte, generi un figlio e rigeneri il mondo. Contro ogni paura,
l’angelo accende un amore di figlio. Lo sa ogni madre: non c’è paura che tenga
quando ami.

Sarà un figlio tuo e un figlio dell’altissimo. E Maria non dice sì subito, interroga, discute: come è possibile? E questo mi piace così
tanto. Si rende conto di qualcosa d’impossibile e, come tutti i grandi della
Bibbia prima di lei, resiste perché vuole capire.

Una ragazza inesperta di
vita parla con l’angelo con la sapienza di un patriarca antico. È la maturità
di fede di chi prende sul serio la propria missione, e chiede ragione come
Giobbe, come Abramo, come Mosè. Una ragazza, quando decidevano solo gli uomini,
risponde senza consultarsi con nessuno di casa, nessuno del clan. Libera.

Come è possibile? E Dio dà le sue credenziali: non montagne che si spostano, non pietre
che diventano pane, ma una donna incinta, Elisabetta madre. Il vangelo della
vita, delle nascite.

Dio fa cose grandi
attraverso piccole creature. Salva attraverso persone. Il racconto dell’annunciazione sembra insegnarmi che si comincia da
poco. Nazaret è poca cosa, la casa della ragazza è poca cosa. E lei, lei era poca
cosa, ricca solo di sogni. Non c’è nessuno ad ascoltare, a testimoniare, ad
approvare. E la sua risposta è totale, coraggiosa, uno slancio:

Ecco la serva del Signore. Avvenga per me. Sono le parole che mettono in cammino il mondo. E
nessuno a udirle, in quella casetta, se non un angelo; nessuno a prendere nota
del sussurro di queste parole che pure rimettono in cammino il mondo (A.
Casati).

Eccomi! Il
contrario del tirarsi indietro, del dire: io non c’entro. Il coraggio invece di
fare la propria parte, nonostante chissà quante occhiate di sospetto, per
quella gravidanza fuori dalle regole.

Eccomi, dice
Maria: e mette il suo cuore, il suo corpo, la sua femminilità ad essere
impregnati di Dio. E’ un fatto personale. E dice a noi che le cose più
grandi nel mondo accadono sempre per un sì personale, che le cose più
importanti nella tua casa e nella tua vita avverranno sempre sotto la tua
responsabilità individuale: eccomi, io ci sono!

E l’angelo partì da lei. È l’unica volta in tutta la Bibbia che una persona
interpellata da Dio dà il proprio consenso esplicito. Un inedito, la prima ed
unica volta, in tutti i dialoghi tra cielo e terra, che l’ultima parola spetta
ad una creatura umana. Sta cambiando tutto con questa nascita.

L’annunciazione
continua ad accadere: la terra è piena di angeli. Nel nome di Maria c’è il nome
di ognuno. Il mondo è una immensa Nazaret.

Dio
cerca madri, cerca corpi. Sta a noi aiutare Dio a incarnarsi ancora in questa
città, in queste strade, in queste case, in questo cuore, sta a noi prenderci
cura di Dio, come una madre, con libertà e coraggio.

Prenderci
cura del Salvatore; noi in un certo senso, salvatori del Salvatore fra noi.

L’Angelo
ancora attraversa favolose distanze per ripetere a ciascuno le tre parole di
ogni ricominciamento: 

Sii felice. Il tuo nome è ‘amato per sempre’

  Dio
viene e riempie di vita la vita.

Allora forse oserò rispondere con le parole della
ragazza di Nazaret: eccomi, io ci sono!
Sulla tua parola, do la mia parola.

 

Preghiera alla Comunione

 

Avvenga per me secondo la tua parola.

Avvenga finalmente,

dammi Tu finalmente un Natale di fede.

Fede che Cristo è carne di questa nostra carne,

destino di questo nostro destino.

Che Lui è qui mite ma possente energia,

lievito dei mondi, Dio di nascite,

ma che Lui è anche oltre,

orizzonte e destino e flauto

che ci chiama d’altrove.

Venga il tuo angelo, Signore,

e ripeta a ciascuno di noi

“Sii lieto, non temere, Dio sta per nascere anche in
te”

Essere dimora del Padre e del Vento,

è cosa così grande che ci turba

Ma ci conforta essere abitati, essere dimore, essere nascita:

Nasci in noi, Signore. Facci nascere in te.

Amen

 

p.Ermes Ronchi