20 Novembre 2015

L’IDOLATRIA DELL’IMMANENZA (papa Francesco)

Città del Vaticano, 13 Novembre 2015 (ZENIT.org) PAPA FRANCESCO (Salvatore Cernuzio) 

L’unica “grande bellezza” è Dio. “I cieli narrano la bellezza di Dio”. Lo stesso Salmo pone in evidenza pure “l’errore” di tutta quella gente che “in queste cose belle non è stata capace di guardare al di là e cioè alla trascendenza”, folgorata invece da una bellezza “senza un oltre”.
“Idolatria dell’immanenza”: “si sono attaccati” ad essa, “sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia” e “non hanno pensato quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati Colui che è principio e autore della bellezza”. 

“È una idolatria guardare le bellezze – tante – senza pensare che ci sarà un tramonto”. “Anche il tramonto ha la sua bellezza E questa idolatria di essere attaccati alle bellezze di qua, senza la trascendenza, noi tutti abbiamo il pericolo di averla. È l’idolatria dell’immanenza. Crediamo che le cose come sono, sono quasi dei, non finiranno mai. Dimentichiamo il tramonto”.

Insieme ad essa c’è un’altra idolatria: “quella delle abitudini” che rendono sordo il cuore. È quella di cui Gesù Cristo, nel Vangelo di oggi, accusa gli uomini e le donne ai tempi di Noè o a quelli di Sodoma, che “mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito” senza preoccuparsi di nulla, “senza pensare al tramonto di questo modo di vivere”. Poi, però, è arrivato il diluvio o la pioggia di fuoco e zolfo. La distruzione assoluta.

“Tutto è abituale”, “anche questa è una idolatria: essere attaccato alle abitudini, senza pensare che questo finirà”. Si rischia così di pensare le abitudini “come dei”. “L’idolatria? La vita è così, andiamo così avanti”. E così “come la bellezza finirà in un’altra bellezza, l’abitudine nostra finirà in un’eternità, in un’altra abitudine”.

“Ma c’è Dio!”. E c’è anche una Chiesa che “ci fa guardare al fine di queste cose”. Ci fa guardare, cioè, “sempre oltre”, all’“abitudine finale”, all’unico Dio che sta oltre “la fine delle cose create”, per non guardare indietro come la moglie di Lot. Noi credenti non siamo gente che torna indietro, che cede, ma gente che va sempre avanti. Avanti in questa vita, nella certezza che se la vita è bella, anche il tramonto sarà tanto bello. Bisogna quindi guardare le bellezze e con le abitudini che abbiamo tutti noi, ma senza divinizzarle perché prima o poi “finiranno.
“Siano queste piccole bellezze, che riflettono la grande bellezza – è il suo auspicio finale – le nostre abitudini per sopravvivere nel canto eterno, nella contemplazione della gloria di Dio”.

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a cura di http://www.mondocrea.it