11 Settembre 2015

LA MOTIVAZIONE

LE CATECHESI DI DON VINCENZO CARONE

Questa sera nell’omelia desidero un po’ spiegare cos’è la motivazione.
La parola motivo è una cosa, un evento, una persona, una situazione che
muove la tua mente, la tua volontà, la tua psiche, i tuoi affetti, i
tuoi sentimenti e anche i sensi. La motivazione è un motivo costante.
Ovviamente il motivo è sinteticamente il principio, la successione, il
fine o la fine. Per cui il motivo non può essere episodico, ma la
motivazione è stabile e non è episodica. Da dove bisogna far scoccare il
motivo? Certamente dalla persona.

Il motivo varia secondo l’età: i bambini giocano, le ragazzine le
bambole, i più grandetti il telefonino, la bicicletta, quelli più grandi
l’automobile; poi le motivazioni: trovare gli amici, le amiche,
studiare, lavorare, fidanzarsi e sposarsi e ovviamente, dopo che si è
sposata ed ha avuto figlioli, entra il ginepraio delle motivazioni: ho
dato tutto che devo fare più!? C’è chi lavora e comincia a tagliuzzare
le motivazioni: ai bambini sì, alla moglie no; alla casa sì, ai bambini
no; si comincia così a vivisezionare la motivazione.
Da dove si parte? sempre dall’uomo, dalla donna; ma la motivazione, cioè
questo co¬stante motivo che deve impegnare la vita di una persona o di
più persone, deriva in modo particolare del fine della vita.
I fini fondamentali si riferiscono allo stato di vita: o al matrimonio
per la famiglia umana, o sacerdote e consacrati per la famiglia di Dio.

Ovviamente, lo stato di vita ha come anima la motivazione, perché se uno
ha scelto la famiglia, la motivazione è la moglie, i figlioli,
l’avvenire dei figlioli, la casa, il lavoro; però è chiaro che le
motivazioni secondo la vocazione di ognuno, dovrebbero sempre rimanere
non soltanto presenti, ma vive, vitali, operanti, giorno dopo giorno,
nella vita di una persona o di una famiglia o di una istituzione: la
scuola, l’ospedale, associazioni varie: culturali, sportive, partitiche,
politiche.
Certamente le motivazioni vengono dalla vocazione della vita, dallo
stato di vita. E tutte le vocazioni, anche quella che viene da Dio, per
poter avere sempre la motivazione connessa con la vocazione, è
necessario che sia liberamente accolta come la vocazione che viene dal
Signore.

Ci sono altre “vocazioni” di vario genere che possono essere
differenziate, distinte, se¬condo le scelte che ognuno ha fatto o del
lavoro o degli hobbies che ha, o altro. Certo è che la motivazione, in
fondo, anche se è implicita, è nell’anima di una vocazione; se si perde
la motivazione, ovviamente, uno sportivo o iscritto ad una associazione,
se non ha le motivazioni ovviamente si distacca dall’istituzione. Per
poter avere sempre viva, vitale e vivace la motivazione; per esempio
della famiglia, il Signore ha voluto istituirla come Sacramento, per cui
le motivazioni: lo sposo, la sposa, i genitori, i figlioli, i fratelli
ecc., se vengono estorte dalle motivazioni umane, si esauriscono;
avviene che il marito si divide dalla moglie, i figlioli vanno per conto
loro, e la famiglia si disperde.

È difficile avere stabilmente le motivazioni se si fondano soltanto su
un elemento umano come per es. l’amore, l’affetto, la simpatia o altro;
questa motivazione può essere contestuale soltanto con un’attrazione
umana. La motivazione, che è connessa con lo stato di vita, deve essere
un motivo costante, stabile; la quale motivazione, il quale motivo, non
soltanto è segno che si ama la famiglia, quell’istituzione o quello
stato di vita, ma si intende avere sempre viva e vitale questa
appartenenza, perché amare vuol dire voler bene. La motivazione cos’è? È
la ricerca costante di tutto quello che può essere contestuale per
amare, per dimostrare l’amore, per dare i beni che sono necessari alla
moglie, ai figlioli, al lavoro. Dunque la motivazione non è altro che la
sorgente che viene dallo stato di vita, e che produce tutto quello che è
necessario per realizzare la vocazione, o che venga dall’Alto, dal
Signore, o che venga per libera scelta come sport, associazione
sportiva, culturale o altro. La famiglia è umana però, se esaurisce la
motivazione, si sfascia.

Tutte le motivazioni, anche il denaro, anche la
bellezza, anche tutto ciò che può essere con¬testuale al rapporto di
uomo e di donna, si esaurisce; e, poiché c’è l’obbligo di essere fedeli
per tutta la vita sino alla morte, attenti bene, l’amore non cessa, le
motivazioni possono cambiare, le tenerezze, le affettività possono anche
essere diminuite, o addirittura assenti, però l’amore, il volersi bene,
questa donazione costante dello sposo alla sposa e della sposa allo
sposo, dei genitori ai figlioli, dei fratelli ai fratelli, viene
supportata e arricchita dal Sacramento, perché questo è lo scopo del
Sacramento: non far mai esaurire, estinguere, le motivazioni perché
regni sempre l’amore.

È chiaro che il Sacramento ha un’origine diversa da tutte le altre
associazioni, perché il sacramento del Matrimonio ha in sé dei beni che
le motivazioni devono donare giorno dopo giorno. Il Sacramento è un
insieme di Grazie, quindi di doni, per cui non verrà mai meno il
Sacramento sino alla fine della vita, cioè l’amore e la sua motivazione,
anche se certi motivi non ci sono più, come la tenerezza, l’abbraccio,
il bacio o altro, perché resta il bene essenziale che è la vita. Gli
anziani si amano in continua donazione della vita, lo sposo alla sposa,
la sposa allo sposo, i genitori ai figlioli, e le motivazioni e i motivi
fondamentalmente vengono dal dono della vita. È chiaro che se c’è la
vita che è il più, non può mancare anche il bene: i nonni, i genitori
buoni, i nipotini. Non c’è come nella vita adulta quella
manifestazione, che ci poteva essere o all’inizio del matrimonio o
nell’età adulta; cambiano le motivazioni, però l’anima non cambia mai,
l’anima della vocazione alla famiglia è l’amore.

Perché ci sia sempre questo amore fino alla fine della vita, il
matrimonio è stato elevato alla dignità di Sacramento. Il Sacramento non
è altro che l’insieme di quei doni di amore per lo sposo e la sposa,
per i genitori e i figlioli; tutti questi beni devono essere
sufficienti, o abbondanti, fino alla fine della vita dello sposo e della
sposa. Ma nel campo dell’altro stato della vita, mentre per il
matrimonio la motivazione e i motivi un giorno o l’altro alla fine della
vita si esauriscono, per i sacerdoti e le anime consacrate le
motivazioni e i motivi non si possono esaurire, perché anzitutto deve
essere una motivazione spirituale, poi Gesù e la Chiesa, Gesù è Dio, Lui
è eterno e non può estinguersi come si estinguono certe motivazioni
contestuali al matrimonio lungo la vita. Con Gesù, addirittura, avviene
tutto alla rovescia: man mano che tu rendi fecondi questi motivi e
queste motivazioni, aumenti sempre di più la comunione con Cristo; per
cui, anziché estinguersi e arrivare al dono della vita come gli anziani
per gli sposi, per cui sottoscrivono la fedeltà della do¬nazione del
matrimonio, i sacerdoti non hanno nessun motivo per diminuire o la
motivazione o i motivi per essere uniti al Signore.

È chiaro che quando l’amore è debole, le motivazioni pian piano si
smorzano o si spengono: la preghiera, la vigilanza, l’ubbidienza, la
carità, l’umiltà, le opere buone ecc.; siccome noi abbiamo una vocazione
spirituale, se manca la motivazione spirituale, è segno che stiamo
andando dall’altra parte, quella umana, quella materiale, quella del
mondo. E quindi che succede? Se per esempio voi venendo in cappella non
sentite le motivazioni della preghiera con cui ci si unisce a Gesù in
una comunione intima con Lui, è chiaro che vi sentite fuori campo, come
un pesce fuor d’acqua. Per cui che succede?

Non avendo più presente
l’anima della vocazione, che è spirituale, sia per Cristo che per la
Chiesa che è un regno spirituale, non avendo più questo motivo, questa
motivazione perché mancano le opere che devono alimentare queste
motivazioni, spirituali, soprannaturali, divine, è chiaro che l’amore,
il motivo e le motivazioni sono state aggredite. E sic¬come il motivo è
duplice: o con Cristo o con Satana e il mondo, è chiaro che quando
un’anima consacrata, un sacerdote, nella preghiera, o nelle varie
attività proprie dello stato in cui si trova libera¬mente accolto dal
Signore, se mancano le motivazioni, o non le fa o non c’è amore.

La cosa strana è che le motivazioni dei sacerdoti o delle anime
consacrate le vogliono trovare laddove non ci possono essere; vogliono
trovare le motivazioni secondo le esigenze del proprio stato di vita,
cioè sacerdote o anima consacrata, nelle cose materiali. Le cose
materiali sono persone, immagini, cose, macchine, vestiti o altro.

Se
l’anima guarda a tutte queste motivazioni e si sente spinta di rendere
reale il suggerimento delle motivazioni, è chiaro che ha perduto proprio
l’essenza della propria identità, cioè di essere un sacerdote o
un’anima consacrata. Cosa fa satana con molta abilità? L’rsquo;anima, in
questa condizione, non avendo motivi e motivazioni stabili nella vita
spirituale, non prega bene, facilmente è distratta, si annoia, dorme
molto, e se la preghiera è debole, l’unione con Gesù è debole; molto
facilmente ci sono le debolezze varie del mondo. Però satana è molto
abile.

Se non ci sono le vere motivazioni che sono inerenti al loro
stato di vita, lui mette delle motivazioni che apparentemente sono
buone, per esempio la famiglia, la salute, il lavoro; e abbuffa, ingolfa
la mente, il cuore di tante occupazioni e preoccupazioni del lavoro;
anche un lavoro che può essere appeso a campana all’ubbidienza: si va a
scuola, si va in ospedale, si fanno altre attività, si va in parrocchia,
in curia o dovunque sia, però questi impegni che sono appesi
all’ubbidienza, sono svuotati delle motivazioni.

E quando non c’è la
motivazione dell’amore a Gesù, facilmente scatta la motivazione dell’Io:
per non fare brutta figura, per fare bella figura, e l’Io comincia a
dare le sue motivazioni. Per cui succede questo: non c’è in un
sacerdote, in un’anima consacrata, la motivazione essenziale, la quale
ovviamente rende feconde anche tutte le altre motivazioni, anche il
lavoro; ma se non c’è la motivazione essenziale, tutto diventa lavoro
materiale, motivazione materiale che stanca, abbuffa la mente,
innervosisce, vuol trovare soddisfazione nella vita che non può trovare,
perché le soddisfazioni di un sacerdote, di un’anima consacrata, sono
diverse da quelle che può avere un operaio, un professionista; deve
avere altre motivazioni, altre soddisfazioni che vengono dall’alto, che
vengono da Dio.

Facilmente si disorienta il cuore di chi è fuori campo,
per esempio: se uno è sposato può essere eccessivamente attratto dal
lavoro, per cui lascia la famiglia, e cosi indebolisce anche la sua
comunione con Dio, perché il matrimonio è un Sacramento che viene
dall’alto. Il sacerdote, un’anima consacrata, quando perde le
motivazioni, si sente stanca, avvilita, delusa; ovviamente questo è un
processo che satana abilmente fa, perché lui pre¬senta altre
motivazioni: quella persona, quel collega, internet o altro; motivazioni
che possono non dare veramente l’amore vero, ma possono far scoccare un
amore sbagliato verso le creature, che può essere o di orgoglio, o
delle cose della carne.

L’anima si riempie di queste motivazioni per cui
tutto questo mondo motivato materialmente, ha demotivato l’altro
ambiente, quello proprio essenziale della propria identità di essere
sacerdote, anima consacrata; per cui non sente di pregare, di fare la
meditazione, di stare davanti a Gesù Eucaristia; manca la fecondità di
questa potenza eucaristica della preghiera, per cui l’ubbidienza ai Voti
e la carità vengono sempre motivate dall’Io: ora è giusto, ora mi
sento, ora no, ora sì.

Le motivazioni non vengono più dall’alto,
dall’amore a Gesù o dall’amore alla propria vocazione, o dall’amore alla
Chiesa per salvare le anime, le motivazioni vengono da come uno si
sente: è giorno di festa, sì, sì bacio la mano, do un bacetto, facciamo
festa, si mangia. Le motivazioni si questuano da tutte le circostanze
che possono inevitabilmente capitare specialmente in una Comunità, in
famiglia; però sono motivazioni che rendono feconda una mentalità che
non è conforme alla propria identità; parlo sia della famiglia che di
sacerdoti e anime consacrate.

Dove voglio arrivare io? Tu sei sempre
nello stato di vita proprio che liberamente hai scelto, o la famiglia o
la consacrazione, il sacerdozio? La tua motivazione di vita è coerente
con quello che tu hai ricevuto da Dio, con quello che tu devi dare a
Dio, e devi dare alla Chiesa per la tua salvezza, e per la salvezza
delle anime? Quindi devi dare testimonianza integrale della tua persona:
come pensa, come parla, come veste, come mangia, come si presenta. La
vocazione vive con le motivazioni sempre feconde, giorno dopo giorno.
satana è molto abile a svuotare, per quanto gli è possibile secondo le
situazioni di ogni anima, le motivazioni che sono coerenti con la
propria vocazione.

Un padre di famiglia, per esempio, si sente ingolfato
nel lavoro, o televisione, amici, altro ecc. e lascia di pregare,
lascia la famiglia, è demotivato dalla sua vocazione, perde cioè la
motivazione propria del suo ruolo. Oppure una donna che pensa troppo
alla pelliccia, alle cose, vestiti, rossetto, di qua, di là, si distrae;
ci sono queste motivazioni diverse che sono alterate; questo è segno
che uno sposo, una sposa hanno perduto la carica delle proprie
motivazioni per essere sposo, sposa, genitori, per pensare a Dio, alla
famiglia, alla fede, non solo, ma anche a ciò che è divino e a ciò che è
umano.

Ora, andando in fondo in fondo, quando non c’è questa
motivazione di amore, o in un settore o nell’altro, molto facilmente:
beh, andiamo in chiesa, preghiamo, scendo in ritardo, seguo la Messa, il
breviario, rosario questo perché manca l’anima della motivazione, cioè
l’amore che deve essere coerente con la propria vocazione. Essendo una
vocazione spirituale, la comunione deve essere con Cristo e con la
Chiesa, l’anima invece si arrangicchia formalmente.

Manca l’amore dentro
a queste motivazioni, che anche formalmente si reggono ancora; le cose
vengono fatte forzatamente o per altri motivi, perché gli altri vedono e
notano per es.; rimbalzano altre motivazioni che servono a svuotare, a
demotivare sempre di più: o il lavoro, o la famiglia, o anche la salute,
lo stile di vita, le amicizie; sono tutti grappoli diabolici, che
demotivano o nel campo della famiglia o nel campo della consacrazione.
Qual è la conseguenza di uno che vive sempre motivando il suo pensiero,
le sue parole, le sue azioni? È l’amore riferito a Dio in modo
particolare, particolare perché anche la famiglia deve essere in
comunione con Dio, non solo per il sacramento che ha ricevuto, ma anche
naturalmente.

Se tu ancora senti l’amore di pregare, l’amore di essere sacerdote,
lascia stare tutti gli impegni che hai, tutti i lavori; è giusto per es.
che tu devi stare bene, è giusto anche di essere elegante, lo diceva
Padre Pio, in modo tale che tu sia gradito non soltanto a Dio, ma anche
alla gente per essere accolto; perché l’accoglienza serve per poi
dialogare e dire una buona parola, anche questo è necessario.

La domanda che io vorrei arrivare a fare questa sera: tu senti l’amore
veramente per Gesù, per la Chiesa? Ti impegni giorno dopo giorno,
sempre, ad essere più buono, più buona, a realizzare il tuo sacerdozio,
la tua consacrazione? Tutto il resto lo devi fare, non lo devi
escludere, però deve essere subordinato alla motivazione essenziale
della tua vocazione.

Vorrei dirvi questo: tutto quello che si fa, da quando vi alzate al
mattino: lavorate, state in Comunità, mangiate, dormite, che
motivazione ha dentro di te? Per esempio ti alzi al mattino, offri la
giornata al Signore tu che sei padre, madre di famiglia, consacrata,
sacerdote? Quando preghi, ti rendi conto che la preghiera deve servirti
non soltanto ad evitare il male, fuggire le occasioni, ma anche per
poter avere la forza di fare il bene, e fare il bene facendo la volontà
di Dio, giorno dopo giorno, secondo gli impegni che vengono dalla tua
condizione di vita?

La motivazione è questo stato permanente di avere presente i motivi per
realizzare la propria vocazione. Stai come un pesce fuori d’acqua? Le
motivazioni le cerchi altrove per avere un senso della vita?
Quando le motivazioni si esauriscono, non hai più il senso della vita:
hai sbagliato tutto, sei deluso, della moglie, del marito, sei deluso
della vocazione di sacerdote, anima consacrata. La scelta diversa delle
motivazioni è l’inizio, non dico del disgusto, ma della mancanza di
amore allo stato di vita che il Signore ti ha donato con grande
predilezione. Il Signore ha detto che tutto quello che ti ha dato, anche
l’amore alla famiglia, alla Comunità, ai genitori, al lavoro, l’hai
avuto da Lui.

Tu devi mantenere quella gradualità che deve essere
coerente con la tua vocazione di vita; e cioè: prima la tua comunione
con Cristo, poi con la famiglia che Dio ti ha affidato, poi con tutti
quanti quelli che il Signore ti ha affidato perché abbiano un posto nel
tuo cuore secondo la volontà di Dio; mai devi ante¬porre in maniera
sbagliata motivazioni a quello che Dio ha affidato alla tua vocazione.
I motivi della motivazione non li potete trovare voi da soli, i
genitori, gli sposi, ma con Cristo, e da Cristo.

Devi metterti in
comunione con Lui, che deve reggere sia la famiglia di Dio, e sia la
famiglia umana; se non ti metti in comunione con Lui che è la fonte dei
motivi, e la stabilità delle motivazioni, non riuscirai mai. Ma come si
fa, noi sacerdoti, voi anime consacrate, voi genitori, come si fa a
lasciarci sfilacciare le motivazioni della nostra vocazione, come si fa?
Abbiamo il Padre Celeste che ci vuole bene, il Figlio suo che è venuto a
salvarci, lo Spirito Santo che ci aiuta a santificarci, abbiamo la
Mamma, abbiamo fratelli e sorelle che sono buoni; sì tutti abbiamo i
nostri difetti, ma i difetti il Signore ce li ha lasciati appunto per
farci esercitare nella fede, nella speranza e nell’amore; come noi
abbiamo bisogno di misericordia, così anche i fratelli.

Quando un’anima vive la motivazione della propria vocazione, è sempre
gioiosa, sempre contenta, sempre felice, è pronta ad aiutare, a
perdonare, è pronta a tacere, è pronta a parlare, è pronta a staccarsi
dai propri beni per aiutare gli altri.
Com’è bello, i veri figli di Dio sono operatori di pace e quando portano la pace sono beati.
Sto pensando: Gesù mai è stato demotivato dall’amore verso di noi, è
stato sempre misericordioso, ha atteso, quanta pazienza, mai è stato
demotivato nel suo cuore.
Mamma Celeste, che cosa bella avere sempre dentro di noi la gioia di realizzare la nostra vocazione cristiana!

Don Pierino