29 Giugno 2015

NON SONO VENUTO PER CONDANNARE

V
DOMENICA DOPO PENTECOSTE – Anno B

Gen 17 1b- 16 – Rom 4, 3-12 – Gv 12,
35-50

 

Oggi risuona
una delle parole chiave del vangelo, una di quelle da non dimenticare mai:
non sono venuto per condannare il mondo ma per
salvarlo. Il mondo, io, noi non abbiamo
bisogno di giudici, ma di samaritani, di salvatori.

Credete nella luce per diventare figli della luce! A noi che abbiamo preferito le nostre ombre, dona oggi
la tua luce, Signore. Kyrie eleison

Io so che il comandamento del Padre è vita eterna. Ma noi abbiamo preferito le nostre logiche
mortificanti ed effimere, Kyrie eleison

Credevano in Lui ma non lo dichiaravano. Per quando abbiamo nascosto la nostra fede, ci siamo
omologati al pensiero dominante e non alle tue vie, Kyrie eleison

 

Omelia

Gesù se ne andò e si nascose! Un Dio che
si nasconde! Dice Isaia: “Tu sei un Dio
nascosto”; i Salmi invocano: “ vieni, Signore e mostraci il tuo volto”

Che Dio sia nascosto non è una sciagura per la fede,
ma una necessità. Dio si nasconde per garantire la nostra libertà.

Se Dio fosse visibile, evidente, inevitabile, sarebbe
un Dio che non lascia scampo. Sarebbe certamente più obbedito dagli uomini, ma
non più amato. L’uomo non ama chi domina la sua vita, chi vi si impone. E Dio
non si impone, si propone.

Perché preferisce essere amato da liberi figli, che
obbedito da ossequienti servi; amato da questi meschini, splendidi, imprevedibili
figli che noi siamo. Io preferisco
l’amore: per questo sono nascosto.

Nel vangelo di
oggi scintilla, splende una delle parole per me più rivoluzionarie di Gesù: “io non condanno, non sono venuto per
condannare ma per salvare il mondo!”.

 L’amore
è rifiutato, eppure continua ad amare, anche pochi, anche uno solo. L’amore non
è creduto, e tuttavia continua a salvare.

La luce è venuta, le tenebre non l’hanno accolta,
eppure essa continua a splendere, e le tenebre non l’hanno soffocata.

Non sono
venuto per condannare ma per salvare.

Eppure quando parliamo della misericordia totale di
Dio, di un Dio che non è buono, è esclusivamente buono, subito qualcuno si
impalca a obiettare: sì, però è anche
giudice giusto. E dentro di sé pensa a condanne meritate, a pene e
castighi, magari eterni.

Ma questi non
sanno quello che dicono, non sanno cos’è la giustizia! Non sanno quello che
dicono, tantomeno il male che fanno! Pensano che la giustizia di Dio sia come
quella umana, o peggio ancora come la loro.

La giustizia di Dio consiste
nel rendere giusti, come lui è giusto,
nel giustificare perfino gli empi. Dio giustifica.

La sua giustizia non è dare a ciascuno il suo, come la giustizia
retributiva di questo mondo, la sua consiste nel giustificare perfino i
crocifissori: perdona loro perché non
sanno quello che fanno…

A Dio non interessa
pareggiare i conti, non gli basta dare a ciascuno il suo, lui vuole dare a
ciascuno se stesso. L’uomo ragiona per
equivalenza, e Dio, il nostro Dio, il nostro Gesù ragiona per eccedenza!
(C. M. Martini).

Io non condanno. L’amore non conosce altra condanna che castigare se stesso. Il
giudizio di Dio su di noi è stata la Croce, una dichiarazione di amore fino in
fondo, fino all’estremo.

La vendetta di Dio, sul
mondo che non crede, è stata di inventare la Croce. Su di essa Dio diviene
l’amante. Dare la vita a chi gli dà la morte.

“Io non
condanno!”
Che parola dirompente,
parola da ripetere settanta volte sette. Non ci condannerà, il Suo giudizio
sarà luce, finalmente luce, fino in fondo al cuore luce. Io non condanno, io salvo.

Salvezza, parola enorme. Salvare vuol dire conservare. Dio
conserva: questo mondo e te e me, ogni pensiero buono, neppure un capello del vostro capo andrà perduto, neanche un filo
d’erba, neanche un filo di bellezza scomparirà nel nulla.

Io
e te dobbiamo essere consapevoli che la nostra vita porterà frutto, se non ora,
in un altro giorno; se non qui, in un altro luogo del mondo.

Ma
chi crede sappia che “non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni
per gli altri.

Non
va perduto nessun atto d’amore,

non
va perduta nessuna generosa fatica,

non
va perduta nessuna dolorosa pazienza.

Tutto
ciò circola attraverso il mondo come forza di vita” (Ev Ga 278), è linfa che
scorre nelle arterie del mondo, una corrente di atti buoni, di parole buone, di
gesti puliti, che sgorga da Cristo. Io credo in questo tesoro nascosto dentro
il vaso di creta e fango del mondo (2 Cor 4,7) e, in questi giorni, dentro il
vaso di orrori e di sangue.

Eppure
il bene è più forte del male, la luce più forte del buio.

Salvare vuol dire consegnare alla vita. Dio ci
consegna alla vita!

Quello che dico me l’ ha ordinato il Padre e io so che il comando
di Dio è vita. Una parola scorre sotto tutte le parole della Bibbia, come
una corrente sotterranea, come una nervatura di ogni pagina, la parola vita.

Che hai a che fare con me, o Dio? Che hai a che fare
con me, o parola di Dio?
E la
risposta di tutta la Bibbia è una pretesa perfino eccessiva, perfino
sconcertante: “Io faccio vivere”.

Il mistero di Dio è nel cuore della vita: nascere, amare, dubitare,
credere, accogliere, perdere, gustare, stupirsi, osare, dare la vita, lì c’è
Dio.
Nei gesti
di vita, e non in quelli di morte, e quando ci sfiora la morte, e riempie
l’aria come una nebbia, sta a ciascuno di noi moltiplicare gesti e segnali di
vita!

Ricordate
Paolo: noi siamo il profumo di Cristo.
E di che cosa sa il profumo di Cristo? Sa
di vita! È odore di vita per la vita
(2 Cor 2,16). Leggi il vangelo e non puoi sfuggire all’incantamento per il sapore di vita che emana dalle opere di
Gesù: guarisce, risana, libera, fa ripartire, è vivificante, non mortifica mai
nessuno. Vento e luce. Incontrarlo è attaccare la bocca alla fontana della vita.

Commovente e felice immagine dei cristiani: noi siamo il profumo di Cristo. Ma abbiamo parole profumate di
vita, mani profumate di vita, sguardi profumati di vita, e pensieri? Oppure
mandiamo il cattivo odore di giudizi e condanne, di moralismi e tristezze, di
avidità e muri alzati?

Profumo di vita per la vita. Un messaggio che svanisce nell’aria, eppure capace di
rendere più amabile e affettuosa la vita.

Il vangelo è così: profumo,
polline di primavera.

Io posso testimoniare questo
profumo di vita se la mia vita rende un po’ migliore la vita di qualcuno, anche
di uno soltanto.
Affrettiamoci ad amare. La gente se ne va così in fretta! (Jan Twardowski). Affrettiamoci
alla generosità, il tempo di tutti è molto breve!

 C’è una vita di terra dentro di noi e una vita di cielo che
porta in sé il respiro di Dio, il respiro della salvezza.

E va, sospinta dal vento del
Vangelo, va verso il profondo e verso l’eterno e, come ha detto ad Abramo Dio
ripete anche a me:

essa ti renderà molto, molto fecondo.

 

 

 

 

 

 

Preghiera alla Comunione

 

Sei in me,
Signore, mia luce.

Ti accolgo,
quieta luce divina

Che batti su
ogni nostra lacrima

Affinché tra
noi non ci sia il vuoto

Ma nasca
l’arcobaleno.

 

Ti voglio,
luce divina, vieni

Tu che
perdoni le menzogne

 indurite nel volto e doni la sincerità

 semplice e diritta come un flauto.

 

Ti voglio
luce, vieni

Per ogni
creatura senza un tetto

Senza un
paese verso cui salpare.

Luce che
parli agli uomini

Di questa
primavera ancora possibile

E delle
primavere future.

 

Ti voglio
luce, infinita e delicata

Come quella
delle stelle

Che apri le
tende,

che rendi fecondi.

Vieni, luce
nei pensieri,

luce nelle
mie parole,

luce nel mio cuore.

 

 

p. Ermes Ronchi