10 Gennaio 2015

I CERCATORI DI DIO

EPIFANIA DEL SIGNORE 2015

 Mt 2, 1-12

 

Epifania: festa dei lontani,
dei cercatori di Dio. A Natale è Dio che cerca l’uomo, all’Epifania è l’uomo
che cerca Dio. Domandiamo oggi il dono di saper alzare gli occhi, come
raccomanda Isaia, la forza per rimetterci in cammino dopo ogni errore, come i
Magi.

 

Signore Gesù, stella delle nostre notti, per tutta la notte che perdura nei pensieri, nel
cuore, nella storia, Kyrie eleison

Signore Gesù, stella del mattino, che sorgi nel cuore di chi ti cerca senza arrendersi,
Kyrie
eleison

Signore Gesù, sole che vieni a illuminare chi giace
nella notte
, per quando non
sappiamo rialzarci e rimetterci in cammino, Kyrie eleison

 

Epifania è la festa del cammino: c’è un Dio dei cammini, dei
cieli aperti, delle dune infinite, dell’immensità, un Dio che ti consegna spazi
aperti e ti fa respirare.

Ci sono i Magi, i camminanti dell’Oriente, la culla
della luce, che trovano alla fine la scena più normale e più luminosa che
esista: un bimbo in braccio a sua madre.

Oggi c’è speranza, per tutti: l’annuncio non
arriva solo ai pastori e ai poveri, ma anche agli intellettuali di Gerusalemme,
agli abitanti dei palazzi, alla istituzione religiosa.

Speranza nel futuro: Erode può
opporsi alla storia di Dio, può rallentarne la corsa per un momento, ma non bloccherà
la storia dell’amore inerme.

Il racconto di oggi è però drammatico, si conclude
con una duplice fuga: quella dei magi verso Oriente, quella di una piccola
famiglia verso l’Egitto, e con una strage di bambini innocenti… come oggi con
Boko Aram, con l’Isis, e non abbiamo imparato niente, con milioni di profughi
terrorizzati, che fuggono a piedi, su camion, su navi abbandonate alla deriva in
mare. Ma io cosa posso fare contro gli Erode di oggi?

Il
primo passo lo indica Isaia: “Alza il capo e guarda”. Due verbi
bellissimi: alzare il capo, guardare in alto, non fissare solo il proprio
piatto, aprire le finestre di casa al respiro del mondo. E alle stelle.

Alza
il capo e guarda, cerca un pertugio di cielo e poi da lassù interpreta la vita,
a partire dall’alto, da obiettivi alti, insegui un sogno. Basta che un uomo solo sogni perché un’intera stirpe profumi di
farfalle (M. Scorza T.)

Il secondo passo è andare
e ancora andare. Vediamo i Magi sempre in viaggio, sempre di spalle, arrivare e
ripartire da paesi e città, e non sedersi mai. Trovare Cristo vuol dire non smettere mai di cercarlo, perché non
ti basta mai. Perché è sempre oltre, oltre le parole e le forme. Viaggiano i
Magi non di libro in libro, ma di persona in persona: in ognuno Dio ha lasciato
cadere un frammento di cometa, un brillio d’infinito.

Cercarlo
anche noi non come scribi, ma come bambini. Con uno sguardo semplice e
affettuoso.

Il terzo passo è il passo
della carovana. Il vangelo dice ‘alcuni magi’: una piccola comunità, un piccolo
gruppo dove la fede di ciascuno sostiene quella degli altri: camminano insieme, attenti alle stelle e
attenti l’uno all’altro. Fissando il
cielo e fissando gli occhi di chi cammina a fianco, capaci di rallentare il
passo sulla misura dell’altro, di porgere il braccio.

Il quarto passo. Il
cammino dei magi è pieno di sbagli: vanno a Gerusalemme anziché a Betlemme, parlano
del bambino con l’uccisore di bambini; perdono la stella, cercano un re e
trovano un bimbo. Il dramma dell’uomo non è uno o molti sbagli, è arrendersi
agli errori o alle cadute. E se cadi 7 volte, ti rialzerai 8 volte.

Infine, il momento ultimo: adorare e donare. Il dono
più prezioso che i Magi portano? Il loro stesso viaggio. Il dono impagabile è
il loro desiderio di infinito, più forte di anni interi di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Dio ha sete della nostra sete. Deus sitit
sitiri, ha sete di saperci assetati. Il nostro regalo più grande.

P.
Turoldo canta: Magi, voi siete i santi
più nostri! Nostri perché all’inizio sono lontani, ma mostrano che si può
arrivare a Lui per mille strade, non ce n’è una sola; che ognuno ha la sua
strada, ce l’ha anche chi, come i Magi, non conosce e non legge la bibbia,
tanto più noi.

Sono i santi più nostri per
quel loro misterioso strabismo: piedi per terra e occhi nel cielo; come loro si
avanza davvero quando si decide di seguire non le paure, ma il cuore; di
seguire il richiamo di cose grandi.

 Nostri i Magi perché entrano in
una casa, una delle nostre case. La stella si posa sulla nostra vita
semplice, sul nostro quotidiano. Una stella su ognuna delle nostre case, su
ogni suo abitante: ed entrati videro il
Bambino e sua Madre e lo adorarono.

E adorano un bambino. C’è qui una lezione
misteriosa: non adorano l’Uomo della Croce, non il Risorto glorioso, non un uomo
saggio dalle parole di luce, non un giovane nel pieno del suo vigore, semplicemente
un bambino in braccio a sua madre. È sulla terra la cosa più vicina a Dio: non
solo Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio piccolo fra noi. E di lui non puoi avere paura, e da lui
non ce la fai ad allontanarti, lui che fa leva solo sulla tua bontà.

Vorrei, come sua Madre, averlo
in braccio un momento, toccarlo, e vedere i suoi anni nascosti, i suoi gesti
pubblici, le sue parole, le sue mani che toccano i lebbrosi, la sua voce che
grida forte chiamando fuori Lazzaro. Vorrei conoscere la sua fame nel deserto,
la sua paura nell’Orto degli Ulivi, i suoi piedi nella polvere delle strade e
nel profumo di nardo, i suoi occhi che agganciano gli occhi dei pescatori, e il
foro dei chiodi nelle sue mani.

Allora
potrei convertire le parole di Erode l’ingannatore: Informatevi con cura del Bambino e quando lo avrete trovato fatemelo
sapere perché venga anch’io ad adorarlo! A ucciderlo!

Erode
è l’uccisore di sogni ancora in fasce. Erode è dentro di noi, è quel cinismo,
quel disprezzo, quelle paure che in noi distruggono i sogni del cuore.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro
profezia di morte e ripeterle all’amico, al teologo, all’artista, al poeta,
allo scienziato, all’uomo della strada, a ciascuno di voi qui: hai trovato il
Bambino?

Ti
prego, cerca ancora, accuratamente, nei libri, nell’arte, nella storia, nel
cuore delle cose, cerca nel Vangelo, nella stella e nella parola, cerca nelle
persone e in fondo alla speranza, cerca ancora con cura, fissando gli abissi
del cielo e gli abissi del cuore, e poi fammelo sapere perché venga anch’io ad
adorarlo.

E
voi fratelli, dovreste dire e ripetere a noi sacerdoti, incaricati di
annunciare il vangelo, di farlo vibrare, di far cantare la parola di Dio:
informatevi sempre più accuratamente, cercate di conoscere sempre meglio quel
Bambino, fatecelo sentire vivo e vero questo Dio piccolo fra noi, fatecelo
sentire vicino, così che anche noi lo possiamo sentire e vedere.

Aiutateci
a trovarlo e verremo, con i nostri piccoli doni,

verremo
con tutta la fierezza dell’amore,

con
i nostri sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del cuore.

 

 

Preghiera

Oro incenso e mirra portano
al Bambino i tre re,

non fiori, giocattoli o
dolciumi,

l’oro della nostra
obbedienza,

l’incenso della nostra
adorazione,

la mirra delle angosce,
delle delusioni.

Il prezioso, il sublime e
l’austero,

il nobile, il divino e il
tragico,

 nella nostra vita, in quel Bambino c’è tutto questo.

E io Signore, io che vengo
da lontano,

io che ho percorso strade
difficili e talvolta sbagliate

quale dono posso offrirti?

Il tesoro che ti dono è la
mia vita, Signore,

e che sia semplice e dritta
come un flauto

perché tu la possa riempire,

riempire con la tua musica.

La mia vita, Signore, ti
dono

e sia argilla tenera fra le
tue mani

perché tu possa darle forma,

la forma che vorrai.

La mia vita ti dono,
Signore,

come un seme libero nel
vento

perché tu possa seminarlo
dove vorrai,

e possa fiorire per i
fratelli e per te. Amen

 

Strade nuove di fra Davide Montagna

Cercatore
verace di Dio

è
solo chi inciampa

su
di una stella,

 

scambia
incenso ed oro

con
un ridente cuore

di
bimbo

 

e,
tentando strade nuove,

si
smarrisce nel pulviscolo

magico
del deserto…

 


p. Ermes Ronchi