10 Ottobre 2014

L’ISTANTE ETERNO

La filosofia dovrebbe essere sempre un  valido supporto per la fede che illumina la ragione.
Penso all’Incarnazione. Per noi cristiani Dio si è incarnato storicamente nel suo figlio Gesù Cristo.
Molti osservano che è un fatto avvenuto 2 millenni fa e che per noi, uomini del terzo millennio non ha alcuna rilevanza.
Allora  acuiamo la ragione per meglio intuire che è possibile credere alla contemporaneità di nostro Signore Gesù Cristo.

Riflettiamo sul nostro modo di concepire il divenire.

Notiamo che gli istanti si succedono e che quello precedente sembra dissolversi nel nulla per far posto all’altro.
Ma il precedente è davvero scomparso nel nulla?
Se applichiamo la logica spazio-temporale siamo indotti a giungere a quella conclusione.
Se, però, Il nostro punto di vista si avvicina il più possibile al nucleo cosciente, il quale per poter constatare il divenire ha in sè un principio ed una natura trascendente (i filosofi lo chiamavano appercezione), la dimensione gnoseologica scopre altre connotazioni che hanno rilevanza ontologica.

Emanuele Severino sostiene che se noi concludiamo che l’essere “è” e non può essere ciò che “non è”, cadremmo in contraddizione se pensassimo che l’attimo precedente svanisse nel nulla.
In effetti se provassimo a considerare a fondo tutto ciò che percepiamo nell’istante dobbiamo ammettere che siamo immersi nell’essere.

Quell’albero, quel cielo nuvoloso, quell’auto che sta passando, quegli uccelli che volano, ecc. e che io percepisco, sono “esistenti” immersi nell’essere, come anch’io lo sono.
Ma se l’attimo che ho fermato nella mia coscienza per considerarne i contenuti, lo ritengo dissolto nel nulla, ammetto che è stato solo un’illusione, cioè è esistito, ma ora non esiste più perché lo dichiaro dissolto nel nulla.

Se ammetto che l’essere è e basta (e quindi non può essere ciò che non è), allora si pone un problema serio per il mio modo di giudicare. La logica mi suggerisce che qualcosa “esiste” e non può “non esistere”. Se dico che è esistito, ma sostengo che ora non esiste più perché è solo un ricordo della mia mente, cado in contraddizione. Dichiaro, cioè, che non esiste qualcosa che ho appurato “esistente” perché ora è dissolto nel nulla.

Affermo, in sostanza, che gli essenti sono solo un’illusione nell’orizzonte dell’essere. Ma se sono mere illusioni non sono fondati nell’essere, il quale è vero e reale. O esistono o non esistono. Se qualcosa esiste non può dissolversi nel nulla, altrimenti nego la sua dimensione ontologica.
Potrei pensare, allora, che ogni aspetto della realtà è nell’orizzonte ontologico e che nella dimensione spazio-temporale è solo scomparso dalla mia attuale attività cosciente, ma non si è dissolto nel nulla.

Così, quando consideriamo la coscienza collettiva, i fatti storici si sono solo eclissati, non annullati, come quando il sole s’inabissa oltre la linea dell’orizzonte, ma rimane sempre tale.
Anche gli eventi storici relativi all’Incarnazione, sull’onda di queste considerazioni, non sono annullati, ma sono “presenti” nella nostra dimensione ontologica, anche a distanza di duemila anni.

Gesù l’aveva detto: “Fate questo in memoria di me”, oppure: “Io sarò sempre con voi sino alla fine del mondo”. Aveva anche affermato “Io sono”. In questo senso San Paolo vedeva in Cristo il disegno del Padre di ricapitolare in Lui tutte le cose, perché in Lui sussistono. Il simbolo apostolico afferma che Gesù è stato generato, non creato.
Affermazione dogmatica estremamente interessante anche dal punto di vista gnoseologico ed esistenziale.

In Cristo sussiste una generazione eterna e noi, pur creati dal nulla, possiamo  parteciparvi per essere progressivamente divinizzati ed inseriti nell’eternità divina della Trinità.
In questo senso è possibile anche credere alla remissione dei peccati in virtù della passione e morte di Gesù Cristo, eventi avvenuti una sola volta nella dimensione spazio-temporale, ma rimangono eternamente presenti in quella trascendentale, avendo efficacia in ogni momento della nostra vita terrena.

Pier Angelo Piai