16 Settembre 2014

L’UVA SPOSA IL TORCHIO





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L’uva sposa il
torchio

 

Ci sono tinte che definiscono chi le
abita e parole che risaltano quelle tinte. Ne ho cercate a iosa. Vocaboli per
dipingere senza fretta le storie in cui Padre Andrea offriva testimonianza
arguta di Dio. Ignoravo, allora, che quelle piccole ma incisive narrazioni
garbatamente profuse anno dopo anno parlavano da sole. E come lo facevano!
Disadorne e straripanti.

Che il mondo editoriale rigurgiti assidue pubblicazioni in materia di fede
è cosa nota. Un’epoca sterile e infeconda qual è la nostra richiede grandi
sforzi per mantener nutrito ciò che resta dentro l’anima. Credo sia in atto una
ricerca spasmodica del divino, anche se a volte purtroppo in chiave distorta.

Non mancano gli esempi virtuosi, ma con la penna si fatica sempre più a
lambire il cuore del cristiano. Gli scritti di Padre Andrea vanno in tale
direzione. Cibo sostanzioso e lieve, utile alla sopravvivenza nel Signore,
agili affreschi che travalicano l’immagine di una spiritualità disincarnata e
accendono i riflettori a illuminare un Dio fattosi uomo per noi. Ciò che li
contraddistingue è la soddisfazione di poterne poi collaudare il messaggio
nell’esperienza quotidiana. Non è poco! Riuscire a cogliere la presenza di Gesù
anche in fatti elementari o, a prima vista, trascurabili è risorsa di valore,
benché sembri scontata.

A volte la semplicità rassomiglia a un alfabeto oscuro che non riusciamo a
intuire, per quanto poggi su caratteri evidenti. Maestria dell’autore sapercelo
restituire in chiave fresca e godibile.

Ma Padre Andrea va oltre. È così affilato il suo sguardo al mondo che ne
trivella i gesti, gli incontri, i passi, fino a rovesciare le nostre inerzie.
Dona impellenza a guardarsi dentro, a spulciare meglio. Rifonde la voglia di
camminare insieme.

Provare per credere!

 

Debora Marcon

Scrittrice e poetessa