8 Settembre 2014

PERCHÈ NE SIATE MERAVIGLIATI

II Domenica dopo il Martirio

Giovanni 5,
19-24

 

Benvenuti
tutti, e tutte, alla messa della comunità. Non siamo degli estranei, anche se
proveniamo da cento strade diverse, ma ci riconosciamo riuniti nel nome del
Signore, e insieme andiamo incontro al Perdono, alla Parola, al Pane di Dio.

Ma dobbiamo
iniziare da un grazie. Dire per prima
cosa il nostro  grazie al Signore è rimettere Lui al
centro, Lui al primo posto. Non io e i miei problemi o i miei peccato, ma Lui e
la sua bontà.

Custodiamo
un momento di silenzio, e almeno un motivo di grazie salirà spontaneo dal cuore.

 

      Dice il profeta: Tuo sovrano la pace, tuo governatore la
giustizia. Per questo nostro mondo che non sceglie la pace come sovrano,
che non si fa governare dalla giustizia, noi ti domandiamo perdono.

       Dice l’apostolo: il Regno è Dio tutto in tutti. Perché Dio non è il tutto della mia
vita, poiché è poca cosa in me, piccola parte dei miei pensieri…

      Dice Gesù: chi crede alla mia parola è passato dalla
morte alla vita. Signore, se ci sentiamo ancora sotto giudizio, sotto
inquisizione e non sotto la grazia…

 

Omelia.

Preparandomi
a questa eucaristia, mi ha sorpreso una parola, che mi ha regalato come un
tuffo al cuore: Il Padre ama il Figlio e
gli manifesterà opere ancora più grandi perché voi ne siate meravigliati (v.20).

Un progetto bello e inusuale: perché ne siate meravigliati.
Gesù che si presenta come intenzione di meraviglia, come uno stupore sul cuore.

Il Padre che pone come obiettivo quello di
affascinare l’uomo, puntando sul rischio della libertà e non sull’imposizione.
Ma è nella natura dell’amore rischiare sempre. Creare l’uomo è stato il più grande
rischio di Dio.

‘Meraviglia’ non è sbalordire il pubblico con
effetti speciali, o esibire giochi di prestigio con le regole della natura, ma
è toccare il cuore con la bellezza e la bontà. Come per tre volte è detto di
santa Maria, maestra di stupore.

Ho letto in questi giorni una frase di Napoleone
Bonaparte: “io non nutro alcun interesse
per l’incarnazione, ma vi esorto, vescovi, preti e funzionari a insegnare Dio
signore e sovrano, reggitore del mondo, al quale si deve obbedienza sotto pena
di inferno eterno”

Un vero ateo si esprime così. Noi all’opposto,
nutriamo il massimo interesse proprio per l’Incarnazione, perché è il luogo
dello stupore e non del potere, della meraviglia e non della paura. Non
dell’obbedienza sotto pena, ma del fiorire dell’umano.

Ascoltiamo Gesù: quello
che il Padre fa anche il Figlio lo fa allo stesso modo (v.19). Ciò che si
ripromette Gesù è da vertigine: far entrare nella vita, nel quotidiano, l’agire
concreto di Dio. Fare le cose che Dio fa.

Che cos’è? Una follia, una vocazione, una
provocazione?

E affida anche a noi la stessa missione: fare ciò
che Dio fa.

Radice di tutta la morale biblica. Dio è creatore?
Vivrai una fede che sia creativa. Dio è il Gohel,
il liberatore? Allora è la fonte di libere vite. Dà la sua grazia per mille
generazioni? Anche tu ricomincerai per mille volte, dopo ogni strappo, a ritessere
legami.

Nel vangelo di oggi Gesù si racconta attraverso quattro
azioni.

quello che il
Padre fa anche il Figlio lo fa allo stesso modo (v.19).
 Io guardo Gesù e capisco che cosa Dio fa: ha appena guarito
un paralitico da 38 anni nella piscina enorme di Betzatà, presso la Porta delle
Pecore. Dio agisce qui, il cielo di Dio è l’uomo; è qui con le mani impigliate
nel folto del dolore, per rimetterci in piedi.

Manifesterà opere così grandi che ne sarete meravigliati (v.20). Dio si
ripromette di saziarci di sorprese, di meravigliarci, di incantare la nostra
fame di bellezza e di bontà. Non vuole ridurci all’obbedienza, ma alla
meraviglia; non vuole dettare leggi, ma sedurre il cuore. Non vuole giudicare nessuno (v.22), vuole meravigliare. La fede è
subire il fascino di Dio.

Come il Padre
dà la vita, così anche il Figlio dà la vita (v.21).
L’attività di Dio fin dal
primo istante della creazione è dare vita, superare ogni barriera di deserto e
di morte. Ecco l’attività di Gesù: dà vita al cuore, dilatandolo, facendolo
coraggioso e libero. Dà vita alla mente: perché la mente vive di verità
altrimenti si ammala, vive di luce altrimenti è triste. Dà vita allo spirito, a
quella parte di me che respira il cielo. E dà vita anche al corpo, alle mani, agli
occhi, alla parola, perché sia anch’io nella vita datore di vita.

Quarta opera:
il Padre non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al figlio (v.22).
E noi pensiamo al giudizio di
Dio al modo di Napoleone: obbedire sotto
pena di inferno eterno. Invece il giudizio del Figlio è tutt’altra cosa,
non un tribunale che emana sentenze, ma una sorgente che emana luce e forza per
camminare.
Gesù non causa paura, sulla croce, ma stupore;
non castigo, ma meraviglia.

C’è sempre qualcuno che,
quando parli del Dio misericordioso, aggiunge: sì, però è anche giusto. Non sanno quello che dicono. Pensano che
Dio sia giusto al modo loro. E non ricordano che giustizia umana è dare a
ciascuno il suo, giustizia divina è dare a ciascuno il meglio, un giardino, un
Eden, un Figlio, una eternità.

Giustizia umana è
premiare i giusti castigare i malvagi, giustizia di Dio è far sorgere il suo
sole sui buoni e sui cattivi. Giustizia umana è dare il premio o il castigo,
quella di Dio è dare a ciascuno se stesso!

L’ossessione dei conti in pareggio con Dio genera
e non può che generare paura. Confessiamolo, e ci farà bene, confessiamo che i
nostri conti con Dio, ma anche con gli altri, e con la vita, sono e saranno
sempre in rosso.

Non
saremo salvi perché i conti tornano. Gesù ha rivoluzionato l’immagine di Dio
raccontandoci la grazia, la gratuità dell’amore di Dio. E il dramma della
gratuità è che non ci sono verifiche, riscontri, clausole, ci si deve
completamente  fidare.

Eccolo mentre mangia con i peccatori, e scandalizza
perché non mette prima una clausola, una condizione, “a patto che”, “a patto
che tu prima o poi ti converta”, una clausola almeno. “Clausola” viene dal
latino chiudere. La clausola chiude il cielo, il cielo della gratuità di Dio. E
noi di clausole ne abbiamo messe troppe! Gesù non dice: “Prima vi convertite,
poi vengo a mangiare”.

Se avesse messo la clausola, gli scribi e i
farisei non si sarebbero né meravigliati né scandalizzati: a conversione corrisponde
cena, un Dio ragioniere. Ma un Dio ragioniere non converte nessuno. Convertiva
invece l’immagine che Gesù raccontava del Padre.

Dio non ha
mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia
salvato per mezzo di lui (Gv 3,13-17)

Mondo salvato, non condannato.
Ogni volta che temiamo condanne, per noi stessi per le ombre che ci portiamo
dentro, siamo pagani. Non abbiamo capito niente di Dio e della croce.

Ogni volta invece che
siamo noi a lanciare condanne ritorniamo pagani, scivoliamo fuori, via dalla
storia di Dio.

Mondo salvato, con tutto ciò che
è vivo in esso. Salvare vuol dire conservare e niente andrà perduto: nessun
gesto d’amore, nessun coraggio, nessuna forte perseveranza, nessun volto.
Neppure il più piccolo filo d’erba. Perché tutta la creazione geme nelle doglie
della salvezza.

Così conclude Gesù: Chi crede in me non va incontro al giudizio
ma alla vita (v.24). Andiamo allora tutti incontro
alla vita, mano nella mano con il datore di vita.

 

 

 

Preghiera alla comunione

Di D.
M. Turoldo per la consacrazione dell’altare a St-Jacques

 

Qui Signore scenderai
camminando sulle rocce,

scenderai portato dalla luce
e dalla tempesta

scenderai col fragore delle
acque

e nel silenzio della notte,

chiamato dalla preghiera

e dal dolore e dalla gioia
dell’uomo:

 

chiamato dalla nostra
solitudine,

atteso dalle selve

atteso dai vivi e dai morti

per darsi qui convegno nel
tuo nome

e ritrovarsi nell’universale
vita che non muore

vita che sei tu, Signore.

 

Vita comunicata a noi

nel sacrificio di Cristo

risorto dai morti

e che più non muore:

presente ora fra noi

vittima e altare

a salvezza perenne dell’uomo.

 

Questo è il tuo vero tempio,

questa pietra è la tua casa

questo cielo la tua cupola:

e noi pietre vive

della tua chiesa viva. Amen.

 

p.Ermes Ronchi