8 agosto 2014

LE INSIDIE DELLA RETE

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Lorenzo Paussa è nato a Siracusa il 20 dicembre 1990 ma vive a Cividale del Friuli (UD) dall’età di un anno e mezzo.  Sta ultimando un master biennale di giornalismo alla scuola Ilaria Alpi” di Bologna, che ha iniziato subito dopo la laurea breve in relazioni pubbliche conseguita all’Università di Udine nel 2012. Mezzofondista ed ex giocatore di pallacanestro, ha sempre coltivato la passione del giornalismo nell’ambito degli sport da lui praticati. Già responsabile degli spazi web delle società sportive per cui negli anni si è tesserato (Longobardi Basket Cividale, Gsa Pulfero, Gs Natisone, Atletica Dolce Nord-Est), collabora attualmente con la rivista Correre e con il quindicinale locale Dom

 






La rete Internet e i suoi
rischi

La rete Internet è il fulcro di una
terza rivoluzione industriale (la cosiddetta rivoluzione informatica) che sta
modificando radicalmente le nostre abitudini e, più in generale, la nostra
cultura. Un mezzo straordinario, che ci consente di mantenerci in contatto
anche con persone lontane e di aprirci una finestra sul mondo con una mole di
informazioni continuate nel tempo e delle più variegate tipologie.

Il contribuito del web, in
particolare nell’ultimo decennio, a rendere più agiata la nostra vita è senza
dubbio enorme, come enormi sono le potenzialità che questo mezzo di
comunicazione può ancora esprimere. Ma ogni mezzo potente rischia di diventare
un’arma a doppio taglio se ne perdiamo il controllo o non lo utilizziamo nella
giusta maniera. E i pericoli dei Internet si manifestano ogni giorno sotto gli
occhi di tutti, magari senza che ce ne accorgiamo.

In primo luogo, la “democrazia
della rete”, ovvero la possibilità per ciascuno di noi di pubblicare contenuti,
fa si che l’opinione della persona meno acculturata sia messa sullo stesso
piano di quelle dei più intellettuali. Spetta quindi al buon senso dell’utente,
aiutato dalla sua base culturale, saper distinguere le fonti più credibili da
quelle più distorte e fuorvianti.

I link che collegano le pagine
web l’una con l’altra, poi, possono portare l’utente a navigare a vuoto fino a
fargli dimenticare da dove era partita la sua ricerca. E se per scongiurare
questo pericolo apre le nuove pagine in una finestra diversa, si troverà in
breve con la schermata piena, come una scrivania sommersa dalle carte. Mentre
al tempo delle ricerche nei polverosi scaffali delle biblioteche la cultura era
intesa come approfondimento, il fenomeno di Internet l’ha invece resa sinonimo
di espansione.

Un’espansione che si traduce in “informazione senza formazione”
e ci illude di aver approfondito un argomento, quando invece siamo fermi appena
alla superficie. La quantità, purtroppo, non necessariamente corrisponde alla
qualità. A questo senso di disorientamento si aggiunga lo smarrimento legato,
come già detto, alla separazione tra i siti “buoni” e “cattivi”, ed ecco che la
rete Internet assomiglia più a una rete da pesca, in cui l’utente che “abbocca”
rimane impigliato e non riesce a districarsi.

Paradossalmente la maggiore
disponibilità di notizie impoverisce la nostra capacità sia di lettura che di
scrittura.

Dal momento che è possibile diffondere le notizie in tutto il mondo
entro pochi minuti dal loro accadimento, il giornalista online è naturalmente
incline alla quantità di articoli prodotti alla velocità nella loro
pubblicazione.

Il tutto, inevitabilmente, a scapito della qualità del testo,
con frequenti errori di battitura se non addirittura grammaticali.

Solo una pagina particolarmente
accattivante può evitare un rapido click per cambiarla. È stato calcolato che
la capacità media di attenzione davanti al computer non superi i trenta
secondi. Siamo sempre più pigri nella lettura e, soprattutto, lo siamo sempre
di più nella scrittura. È l’analfabetismo di ritorno generato dalla lingua di
Internet (in particolare del web 2.0), dove il numero di vocaboli utilizzato è
quantomai limitato e frequente è l’uso di abbreviazioni che spesso ci fanno
dimenticare l’ortografia corretta anche quando ci troviamo a scrivere in
contesti più formali.

A proposito dei social network,
tante sono le dinamiche che scaturiscono da questa nuova branca di Internet e
alle quali occorre prestare attenzione. Le piattaforme dove ogni utente può
creare un profilo personale vengono spesso utilizzate come maschere per
apparire in un determinato modo. Di conseguenza, ciò che gli altri vedono altro
non è che un’immagine illusoria della persona che si cela dietro a quella
pagina.

La cultura dell’apparire ci fa utilizzare la tecnologia come status
symbol. Devo avere il tablet ultimo modello per sentirmi legittimato, devo
farmi i “selfie” (o forse sarebbe meglio dire gli autoscatti?) per conquistare
più “mi piace” possibili.

Viene inoltre chiamata “amicizia”
la possibilità di collegarsi con gli altri profili e di riceverne gli
aggiornamenti.

Ben lungi, però, dalle vere amicizie della vita quotidiana.
Avere mille “amici” sul social network non significa certo aver stretto un
rapporto intimo e confidenziale con ognuno di loro.

Attenzione anche a ciò che
si pubblica sul proprio profilo, e non solo perché ogni informazione rimarrà
per sempre registrata negli archivi degli amministratori del social. Si provi a
pensare a un ragazzo che pubblica una sua foto in atteggiamenti disinibiti,
magari durante una serata con gli amici, e quell’immagine viene successivamente
visualizzata da un potenziale datore di lavoro che visita il suo profilo.
Tutt’altro che un buon biglietto da visita.

Per non parlare delle truffe
online, del bullismo ostentato (documentato con video di pestaggi nei bagni
delle scuole), degli spogliarelli davanti alla webcam e via dicendo. Con questa
dilagante virtualità è facile perdere la percezione del mondo reale e dei
valori fondanti della nostra vita. E la pigrizia che ne deriva non permette di
affrontare le difficoltà della vita con il giusto piglio.

Nonostante le sue trappole e i
suoi effetti collaterali sulla società, ormai Internet è comunque uno strumento
imprescindibile della quotidianità del ventunesimo secolo. Per sfruttarne a
pieno le potenzialità è opportuno dunque farne uso con accortezza, ricordandosi
che i mass media sono mezzi per arricchirsi tramite informazioni e non
strumenti fini a sé stessi.

Lorenzo Paussa


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