25 giugno 2014

LA CRISI CULTURALE ODIERNA E LA FEDE CRISTIANA

Nel mondo contemporaneo (specialmente occidentale, ma in fase di globalizzazione) la conoscenza del mondo del reale avviene secondo l’orizzonte scientifico, galileiano, dove è vero ciò che si può sperimentare, quindi è l’esperimento concreto che dà la misura del reale. Per questo viene ridotto in maniera assolutamente radicale quasi tutto il mondo culturale precedente, che era il mondo della metafisica.

La ragione, la nuova dea derivata dall’eredità illuminista, è lo strumento con cui cerchiamo anche oggi di capire e di dire cos’è la realtà.
Attualmente gli ultimi orizzonti della scienza sono arrivati al biologico, riducendo l’uomo intero alla sua organicità.

In base al filtro culturale che si sta diffondendo oggi, quello che definiamo in qualche maniera “emotivo”, cioé al di fuori della realtà razionale, viene considerato infantile o magico, oppure è il prodotto di un’umanità non cresciuta. La stessa realtà psicologica e quella psicoanalitica non diventa più quell’orizzonte del reale affascinante anche se molto oscuro, ma è di fatto considerata un insieme di istanze organiche del nostro cervello. Per cui amore, giustizia, bontà sono parole vuote che non hanno a che fare con la libertà.
Secondo questa visione la “libertà” non esiste perché confina con l’organicità, ed allora emergono prepotentemente le realtà istintuali, pulsioni dipendenti dalla nostra organicità.

La stessa realtà sociale è una convenzione. Difatti il bene ed il male nascono nei Parlamenti, nei quali basta il 50% più uno per diventare legge (ad esempio l’aborto come diritto, mentre in un altro parlamento non è diritto).
C’è una distruzione programmatica consequenziale di tutto il mondo cosiddetto “civile” su cui in qualche maniera poggiavamo perché aveva dei supporti assoluti.
C’è stato un assoluto che era la nazione, gli imperi, i clan.
I mussulmani, ad esempio, tornano a proporre non lo stato ma il califfato, che è un assoluto di fronte al quale tutto deve essere determinato.

Tutti gli orizzonti etici proiettati nel futuro sono difficili ad essere sostenuti.
Per esempio: la famiglia non è basata sul matrimonio come nel passato perché sta per essere soppiantata dalla famiglia allargata. La fedeltà matrimoniale viene considerata irrazionale, perché ogni persona si evolve e l’amore viene considerato una semplice attrazione.

Tutto è diventato relativo. Riducendo la persona alla sua razionalità non c’é più né donna né uomo. Anche l’orizzonte sessuato non ha più significati assoluti, ma è un prodotto sociale, quindi è relativo, non ha una sostanza e non è più un progetto creativo, perché la creazione suppone un’intelligenza e uno scopo (tutte le cose che sono ordinate suppongono intelligenza)

Se noi crediamo di essere semplicemente frutto della casualità non abbiamo nessun motivo per darci degli assoluti.
Bobbio affermava che lo scopo del socialismo nella sua visione è la libertà radicale, però si poneva dei problemi: ci sono nella società eventi che dovrebbero essere repressi. Anche Freud sosteneva che la società nasce da determinate repressioni, altrimenti non sta in piedi.

Bobbio si chiedeva come trovare il coraggio di porre in termini assoluti delle limitazioni.
Anche per questo viviamo una crisi culturale. “Crisi” significa un orizzonte estremamente problematico circa la concezione dell’uomo, del mondo, della società, dell’etica. Essa coinvolge anche la società politica. Difatti l’orizzonte non è l’unità, ma la frantumazione che diventa una realtà corruttiva.

Per quanto riguarda il cristianesimo l’approccio della fede e della presenza del Dio Trino è difficilissima ad essere posta a fondamento di questa realtà culturale che noi viviamo, perché la metafisica di ieri è finita con Heidegger (la quale sosteneva la sintesi della fede dentro un orizzonte culturale greco-latino: metafisica e diritto romano).
Anche la crisi della Chiesa è una crisi culturale, nel senso che la maniera di tradurre il “misterium” è su un orizzonte culturale profondamente diverso dal passato.

La realtà di oggi sembra privilegiare una concezione che chiamiamo “buddista” (visione in cui la storia non c’é più, mentre nell’orizzonte greco-latino è un movimento verso il di più, verso il più perfetto). Nell’oriente, invece, c’è un movimento verso una globalità dove spariscono le individualità (il Nirvana). Nella realtà islamica c’é una specie di paura enorme di perdere l’identità, perché in quella visione del mondo il politico non è mai stato distinto dal religioso, per cui se finisce l’orizzonte religioso, finisce anche quello politico.

don Nicolino Borgo