23 Giugno 2014

IMPARIAMO A RINGRAZIARE

II dopo PENTECOSTE

Matteo 5,43-48

 

Benvenuti a questo ritornare insieme alle nostre fonti
di vita: ogni settimana ci affacciamo ad orizzonti più grandi con la messa che
ci aiuta tutti a sconfinare, per grazia, nella dimensione di Dio.

Oggi iniziamo l’eucaristia con un grazie. Eucaristia vuol dire letteralmente ringraziamento. Dovremmo
sempre iniziare tutto con una parola di grazie, che vuol dire rimettere Dio al
centro, affermare il primato di Dio, di ciò che lui fa. Grazie per la vita, per
chi ho accanto, grazie per la bellezza e la giustizia che ho visto, grazie per
l’incontro bello che ho vissuto, grazie per il vangelo di Gesù. Non saremo mai
felici se non impariamo a ringraziare. Adesso in un momento di silenzio facciamo
affiorare la gratitudine, questo sarà il nostro “Gloria a Dio”.

 

     Per non esserci
neppure accorti dei tanti tuoi doni,…

     Perché siamo
sempre a domandare, a chiedere, e mai a ringraziare,…

      Perché non sappiamo gustare e godere i
tuoi regali,…

 

Amerai il prossimo e odierai
il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici.
Gesù intende eliminare il
concetto stesso di nemico.
Violenza
produce violenza come un catena infinita. Lui sceglie di spezzarla. Mi chiede
di non replicare su altri ciò che io ho subito. Ed è così che mi libero.

Tutto
il vangelo è qui: amatevi altrimenti vi distruggerete.

«Amerai i tuoi nemici.» Amerai, tu per primo, non per rispondere a un amore, ma per
anticiparlo. Amerai senza aspettarti null’altro che l’amore stesso, l’amore ha
in sé la sua ricompensa. Amerai perfino l’inamabile.

Nell’equilibrio del dare e
dell’avere, nell’illusorio pareggio contabile delle relazioni, Gesù introduce
il disequilibrio unilaterale: Date! Magnificamente, dissennatamente,
illogicamente date: per primi, in perdita, ad amici e nemici. Se tutti amassero
i loro nemici, non ci sarebbero più nemici. Se tutti porgessero l’altra
guancia, non ci sarebbero più guance colpite. La logica della rappresaglia
invece non fa che raddoppiare la violenza.

Amate i vostri nemici… Lo sappiamo che non si ama per decreto. Capiamo
meglio. Amare nella bibbia non riguarda sensazioni o emozioni, non è un fatto
sentimentale ma di atteggiamenti. Amare si traduce sempre con un altro verbo,
semplice, breve, asciutto: il verbo dare!

Già nell’Esodo, nei luoghi
del roveto, Mosé diceva “Quando incontrerai
il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi glieli dovrai ricondurre. Quando
vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico non abbandonarlo a se
stesso, mettiti con lui ad aiutarlo”. E il libro dei Proverbi: “Se il tuo nemico ha fame dagli pane da
mangiare. Se il tuo nemico ha sete dagli acqua da bere”.

Amare i nemici non è un
fatto di emozioni, è un fatto di mani.

Siate perfetti come il Padre che è nei cieli.  Quando
sentiamo parole come santità, perfezione,
che cosa pensiamo? Ad assenza di difetti? Non è questo: anche il santo pecca
sette volte al giorno. La perfezione è quella del grappolo giunto a
maturazione, è il completamento della casa.

Siate perfetti,
vuol dire lavorate a tirar su la vostra casa e la casa del mondo sempre più belle
e robuste. Umile concretezza della bibbia, l’asino, il bue, pane e acqua, il
saluto sono già un passo sulla strada della terra nuova.

Siate perfetti come il Padre… capiamo bene: non dice “quanto” Dio, bensì “come” il
Padre, con quel suo stile, con quel suo modo di essere a nostro favore e mai
contro di noi, come il Padre che fa
sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.

Mi piace tanto questo Dio
solare, luminoso, questo suo far sorgere
il sole su buoni e cattivi. Così farò anch’io, farò sorgere un po’ di sole,
un po’ di speranza, un po’ di luce, a chi ha il buio davanti a sé, trasmetterò
calore ed energia.

Noi siamo chiamati a essere testimoni del sole e della sua luce e
non del degrado, dello sfascio, del peccato, del negativo che pure ci assedia,
ma testimoni che la giustizia è possibile ancora, che molti amano senza paura,
che si può avere fiducia ancora negli uomini e nella loro sterminata fatica,
che si può credere nel sole anche nel giorno in cui non splende. Quante volte
ho visto sorgere il sole dentro gli occhi di una persona: bastava un ascolto
fatto col cuore, un aiuto concreto, un abbraccio vero!

Gesù raccontava la rivoluzione
della tenerezza di Dio verso ogni creatura, della sua combattiva tenerezza. La
combattiva tenerezza che ha mostrato ieri papa Francesco davanti a quelli che
adorano il male, dicendo ai mafiosi: io
vi scomunico. Ma la comunione rimane aperta, se riprendete a costruire e
non a distruggere la casa comune.

Amate i vostri nemici. Fate sorgere il sole nel loro cielo.
Non altre cose: ordini, dichiarazioni, leggi, condanne. Voi potete fare anche se
sembra impossibile
. Voi potete non voi dovete. Non si ama per costrizione. Io ve ne darò la capacità se lo
desiderate, se lo chiedete.

Gli imperativi ‘impossibili’ di
Gesù: amate i nemici, pregate per loro,
porgete l’altra guancia: sono porte spalancate verso delle possibilità,
l’offerta di un potere, la trasmissione da Dio all’uomo di una forza divina,
quella che guida il sole e la pioggia sui campi di tutti, di chi è buono e di chi
no, la forza solare di chi che ama per primo, ama in perdita, ama senza
aspettare contraccambio.

Allora capisco e allora mi entusiasmo. Io posso (potrò)
amare come Dio!
E sento che amando realizzo
me stesso, che dare agli altri non toglie a me, ma mi trasforma a immagine di
Dio, rende la mia vita piena, ricca, bella, felice. Apre strade.

Che dare agli altri non è in
contrasto col mio desiderio di felicità, che amore del prossimo e amore di sé,
non stanno su due binari che non si incontrano mai, ma coincidono. Che Dio
regala gioia a chi produce amore.

Tutta
la Bibbia canta dall’inizio alla fine: Dio
ci ama, Dio è amore, Dio ha un cuore. Questo cuore di Dio è il cuore al
quale dobbiamo cercare di conformarci, ed è il cuore che avremo un giorno.
Nella
prima lettura bellissimo passo: Dio creò
gli uomini…e cuore diede loro per pensare(Sir 17,6). Che bello: cuore per
pensare, pensare con il cuore! Come Dio? Come Lui!
Perché ogni volta che noi
chiediamo al Signore: “Donaci un cuore
nuovo”  fa di me un uomo nuovo,
noi stiamo invocando di poter avere un giorno il cuore di Dio, e gli stessi
sentimenti del cuore di Dio.

E’
straordinario, verrà il giorno in cui noi che abbiamo fatto tanta fatica per
imparare ad amare, ameremo con il cuore stesso di Dio, saremo capaci di un amore
che rimane in eterno, e sarà la nostra anima, per sempre e l’anima del mondo.

Il cristianesimo non è una religione di schiavi, che
si mortificano, si umiliano e non reagiscono; non è ‘la morale dei deboli che
nega la gioia di vivere’ (Nietsche). Ma la religione degli uomini totalmente
liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male,

capaci di disinnescare la spirale della vendetta

attraverso la creatività dell’amore,

che fa saltare i piani,

che non ripaga con la stessa moneta,

che scombina le regole ma poi rende felici.

 

 

 

 

 

Preghiera alla comunione.

 

Signore, Caino si arma di
nuovo contro il fratello.

Eppure non si ferma la guerra
con la guerra

Ma preferendo la pace alla
vittoria.

La notte non si sconfigge con
la notte

Ma con la luce più forte del
buio

Tu Parlaci ancora con parole
di pace,

fa’ scendere la tua parola
come pane e come sale,

come roccia su cui fondarci.

 

Dammi la creatività dell’amore

che fa saltare i piani,

che non ripaga con la stessa moneta,

che scombina le regole ma poi rende felici.

Che fa nascere sorrisi e gesti con il profumo del
vangelo

Che fa sorgere il sole sui campi del mondo

che sa di pace e di perdono e
di fraternità.

Di divina tenerezza.

che guarisce la vita,

che cambia la faccia della terra,

che fascia i cuori spezzati.

Amen.

 

p.Ermes Ronchi