31 Dicembre 2013

IL FUTURO DELLA FILOSOFIA secondo SEVERINO

IL FUTURO DELLA FILOSOFIA  
(settembre 2012  Facoltà di filosofia San Raffaele MI)
da una conferenza di Emanuele Severino

I giovani italiani che escono dai licei sono in media i più preparati delle altre nazioni. In Germania, che ha generato i filosofi più importanti, non si insegna filosofia tra i licei. (Ciò è dovuto al fatto che è suddivisa in Lander e non si è mai trovata una soluzione in comune).

La fortuna italiana è stata quella di aver avuto un importante riformatore dei licei: Giovanni Gentile, grande filosofo (fatto che non si è verificato da nessuna parte altrove).

Gadamer sostiene che nella testa degli italiani gira di più la rotella filosofica, per cui quando andava a Napoli lo capivano tutti i licei, a differenza di quelli tedeschi.

Dobbiamo far di tutto per non perdere questo privilegio.

Da noi qualcuno continua a sostenere che ormai la filosofia è finita.
Dobbiamo allora difenderci da chi la svuota di tutti i tradizionali problemi connessi con le questioni di fondo di una filosofia che ha radici metafisiche e da chi la vorrebbe sostituire con le scienze umane.

Nel primo caso non pochi filosofi si occupano di questioni di carattere puramente o prevalentemente formale, ma che esclude il problema generale, riducendo il tutto al metodo del linguaggio. Altri riducono la filosofia ad un pensiero post-metafisico..

“Le teorie della giustizia, della morale, dell’etica oggi hanno preso una strada diversa e non più quella filosofica. Sui problemi di fondo la filosofia non è più autorizzata ad intervenire in modo diretto. Proprio sulle questioni che per noi sono più rilevanti, la filosofia si ritira su una sorta di meta-livello. Essa si limita ad indagare le caratteristiche formali dei processi di autocomprensione, facendo astrazione dai loro contenuti. Certo, tutto questo può sembrare deludente, ma che obiezioni potremmo ormai sollevare contro questa astensione ingiustificata? (Habermas)

Hegel diceva nella sua Logica che un popolo senza metafisica è come un tempio senza il sacro.

Nel secondo caso la sostituzione della filosofia con le scienze umane è stata messa in atto da alcuni paesi occidentali (Francia in primo luogo) con risultati del tutto negativi e conseguenti pentimenti non rimediabili a breve termine.

Anche in Italia si era tentato di far incominciare questo, ma in modo abilissimo: si presentavano manuali filosofici oggettivamente giusti nei contenuti, ma indigeribili dai ragazzi in modo da allontanarli psicologicamente dalla filosofia.
(Ad esempio in un manuale il capitolo su San Tommaso non aveva un errore ma era insopportabile).

Nell’operazione io ed Antiseri (che crediamo profondissimamente nella filosofia) abbiamo proceduto in direzione completamente opposta provocando un vespaio.
Ciò è stato colto favorevolmente in diversi stati (Russia, Kazakistan, Cina, Pakistan, ecc)..

La filosofia che voleva essere eliminata dall’Europa perché superata e ormai finita e morta, sta rinascendo da tutte le parti, dimostrando la necessità del filosofare.

Gomez Davila scrisse: “La smania pedagogica è stata il consigliere delle peggiori sciocchezze della storia e dei suoi più orrendi crimini”.

Personalmente mi sono trovato in totale antitesi con i pedagogisti: avrebbero voluto non solo eliminare la filosofia nelle scuole, ma sbarazzarsi anche di tutti i classici e delle questioni dei valori perché dicono che sono indimostrabili e insegnare nella scuola in prevalenza le tecniche di comunicazione con i più raffinati strumenti, prescindendo totalmente dai contenuti.

Eliminare del tutto i libri (qualcuno sostiene che in futuro chi si iscriverà all’Università avrà una chiavetta con dentro tuto quello che il corso dovrà sapere).

In alcune scuole americane è proibito ai giovani di entrare in aula con penne e matite.
“Lo psicologo abita nei sobborghi dell’anima e il sociologo alla periferia della società”  
“Chiunque può essere “aristocratico” purché abbia una vita intellettuale” (Gomez Davila).

Molti chiedono di eliminare i compiti degli studenti a casa, perché la scuola deve fare tutto (i compiti a casa disturbano l’attività della famiglia e non permettono di utilizzare in modo adeguato il tempo libero!?).

Ma l’uomo non può fare a meno della flosofia.

Aristotele (grande metafisico e grande scienziato empirico) ha introdotto per primo la distinzione tra scienze particolari dividendo il problema dell’intero (di cui parlava molto bene Cacciari) dalla conoscenza delle parti. Ha spiegato come le scienze particolari abbiano una logica ristretta che non può assolutamente sostituirsi alla logica dell’intero alla quale, anzi devono fare riferimento.

La filosofia è tale solo quando tenti di misurarsi con l’intero e cerchi di prospettarsi il senso della totalità.
Per contro le scienze sono nate come considerazione razionale ristretta a parti e a settori del reale e hanno elaborato metodologie e tecniche straordinarie di indagini che, modulate in funzione delle strutture di queste parti, danno risultati eccellenti, ma valgono solamente per queste parti e non possono in alcun modo valere per l’intero.

La precisione dei metodi scientifici suppone necessariamente restrizioni di ambiti e semplificazioni strutturali. Per conseguenza l’applicazione o la pretesa di estendere i metodi .. alla filosofia (ossia all’intero) produce quel mostro teoretico che è lo scientismo.

La filosofia a nostro avviso (come affermava Bontadini) deve aiutare gli scienziati a comprendere se stessi ridimensionandene talvolta in modo radicale le pretese di alcuni scienziati che si credono degli dei per alcuni successi tecnologici.

Robert Edward esclamò sulla fecondazione in vitro: “Fu un enorme successo che andò ben oltre il problema della fertilità, riguardò anche l’etica del concepimento, volevo scoprire chi fosse realmente al comando, se Dio o gli scienziati. Ho dimostrato che eravamo noi scienziati al comando”.

Qualcuno osservò tempo fa:  “L’intelligenza ristretta nell’ambito delle scienze, parcellizzata, compartimentata, meccanicistica, disgiuntiva, reduzionistica, rompe il complesso del mondo in frammenti disgiunti, fraziona i problemi, separa ciò che è legato, unidimensionalizza il multidimensionale.
È un’intelligenza miope, presbite, daltonica, monotona, finisce il più delle volte per essere cieca, distrugge in embrione tutte le possibili comprensioni della riflessione del “complesso”, così più i problemi diventano multidimensionali più c’è incapacità di pensare la multidimensionalità, più progredisce la crisi più progredisce l’incapacità di pensare la crisi. L’intelligenza cieca rende incoscienti e irresponsabili e diventa mortifera.”

L’uomo nasce filosofo: l’intelligenza del bambino si apre proprio con domande filosofiche, con i perché. Un bambino di tre anni potrebbe porsi la domanda: “Perché ci sono le cose?”. Heidegger si domandava perché c’è l’essere e non il nulla. Molti si lamentano del fatto che i filosofi per rispondere a questo problema si contraddicono.

“Lo stupido si scandalizza e ride quando si accorge che i filosofi si contraddicono. È difficile far capire allo stupido che la filosofia è proprio l’arte di contraddirsi senza annullarsi” (Gomez Davila)