25 Novembre 2013

LA CONVERSIONE

II  di  AVVENTO  Anno A

Baruc 4, 36-5-9 ;Rom 15, 1-13 ; Lc 3,18

 

Seconda domenica di Avvento, secondo lume acceso
sull’albero della nostra attesa. Avvento è molto più della semplice
preparazione al Natale. È sempre tempo di avvento: tutte le creature attendono,
anche il grano attende, l’albero attende, attendono anche le pietre, tutta la
creazione è in attesa di un Dio che ha sempre da nascere, di una terra nuova
che sta sempre nascendo. Ci raccogliamo ora attorno alle attese profonde della
nostra vita, attorno al bisogno di essere perdonati e trasformati.

 

Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti e dunque vieni
sempre, Signore, e abbi pietà di noi.
Kyrie eleison

Vieni tu che ci ami, nessuno è in comunione col
fratello se prima non è in comunione con te, Signore, e dunque vieni sempre e
abbi pietà di noi.

Noi siamo tutti lontani, smarriti, non sappiamo chi
siamo, che cosa vogliamo, e allora vieni vicino Signore, e abbi pietà di noi.

 

OMELIA

Il Vangelo oggi inizia con un elenco di sette nomi di
uomini potenti, sette per indicare con questo numero simbolico la totalità dei
poteri: dall’Impero al Tempio.

Su questo enorme
meccanismo che stritolava con i suoi ingranaggi il mondo intero, cade come un
granello di sabbia del deserto: “La Parola discese a volo d’aquila sopra
Giovanni, nel deserto”.
Là dove l’uomo non può neppure vivere, lì scende la
Parola che fa vivere.

Nuova capitale del mondo non
è più Roma o Gerusalemme, ma un luogo senza nome, nel deserto. E’ il frutto della
misteriosa e mai revocata scelta di Dio, quella di fare storia con chi non ha
storia, di scegliere ciò che nel mondo è debole per confondere ciò che appare
potente.

La parola
venne su Giovanni”
In queste cinque semplicissime parole è racchiusa la
nostra vocazione: essere, diventare luogo, casa dove viene e dimora la
Parola di D
io”:

Metto il mio
nome al posto di quello del Battista e so, sono certo, mi ricordo che molte
volte la Parola è venuta sopra di me ma non ha trovato casa in me. Metto il mio
nome al posto del Profeta e so che ancora verrà, verrà a cercarmi per tutti i
burroni, i colli, le valli del mio quotidiano più accidentato, verrà nei giorni
della mia fatica con l’assedio dolce e implacabile di un amore che non si
stanca.

Dice il Profeta
nella Prima Lettura: “E’ Dio che viene e spiana il groviglio dei monti”. Giovanni
esorta: Siete voi che dovete preparare le strade! Ciascuno apra il
labirinto dei propri burroni. La Bella Notizia è in questa duplice
Profezia: uomo e Dio insieme pongono mano al mondo nuovo e al cuore nuovo; noi
non siamo dei semplici esecutori, non dobbiamo recitare un copione già scritto,
si recita a soggetto, sbagliando purtroppo molte battute.

Il secondo
elemento centrale di oggi è  l’esortazione a portare frutto. Dice il Profeta: “Fate
frutti di vita nuova, l’albero che non produce frutto viene tagliato.
Raccoglierà il frumento nella sua aia”.
Forte e consolante: quando Dio si
avvicina la vita si trasforma, e diventa feconda, e nessuno è più sterile. La
morale del Vangelo è una morale della fecondità, dei frutti buoni. Dice
Bonhoeffer: Dio viene al centro della vita non ai margini di essa, raggiunge e
tocca quella misteriosa radice del vivere che ci mantiene dritti come alberi
forti, che ci permette gesti di luce nonostante le ombre, che permette di mietere
frumento buono nonostante la zizzania.

Dio non è
l’ultima risorsa quando io non ho più risorse, ma viene, invece, nel cuore
della vita, viene nella passione di amore, nella fedeltà al dovere, nella fame
di giustizia, nel coraggio della generosità, nel non arrendermi, quando mi
impegno a ridurre la distanza tra il sogno grande dei Profeti e il poco che
abbiamo tra le mani.

 

Giovanni percorreva
tutta la regione del Giordano.
La Parola si muove e il Profeta con lei, e
raggiunge ora la nostra città, raggiunge queste vie, questi quartieri che sono
tutti un piccolo compendio dell’universo, ormai, abitati da uomini di ogni
razza e di ogni colore, riuniti da Oriente e da Occidente, tutti figli e figlie
di Dio. “Alzati città, ha detto il Profeta, e guarda i tuoi figli che
vengono.
Ogni uomo, ogni uomo, ogni uomo vedrà la salvezza del Signore!”

Poi, nella parte
conclusiva del Vangelo il Battista risponde alla domanda più quotidiana e
concreta, quella che sa di mani e di fatica: “Che cosa dobbiamo fare?”
Qui il Battista che prima era bocca di Dio, diventa bocca dei poveri.

Il Profeta che non possedeva nemmeno un vestito
degno di questo nome, che vestiva di pelli di cammello risponde: “Chi ha due
vestiti ne dia uno a chi non ne ha”
. Il Profeta che si nutriva del nulla
che offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: “Chi ha da
mangiare ne dia a chi non ne ha”
 e appare il verbo che fonda il mondo nuovo, il verbo
ricostruttore di futuro,  il verbo “dare”:
 
chi ha, dia!”

Nel vangelo sempre il verbo amare si traduce con il verbo dare.

La conversioneinizia concretamente con il dare. Ci è stato insegnato che la
sicurezza consiste nell’accumulo, che felicità è comprare un’altra tunica oltre
alle due, alle molte che già possediamo, Giovanni invece getta nel meccanismo
del nostro mondo, per incepparlo, questo verbo forte: date, donate.

Vengono pubblicani e soldati, i due pilastri del
potere romano, di ogni potere: chi ha la forza e chi può comperarla con il
denaro “e noi cosa dobbiamo fare?” Semplicemente la giustizia: non
prendete, non estorcete, non fate violenza, siate giusti.

Le tre risposte
di Giovanni trasmettono un’unica intenzione: riprendiamo a tessere il mondo
della fraternità

riprendiamo a costruire una terra di giustizia

ricostruiamo alleanza con la generosità.

Non è il potere ma la giustizia e la condivisione che
custodiscono la pace, che a sua volta custodisce l’uomo,

Diceva Gandhi: Se
tutti si accontentassero del necessario ci sarebbe il necessario per tutti
.
Chi non è contento con poco non sarà contento con niente.

Conversione vuol
dire questo, vuol dire spostare l’interesse, cambiare direzione, per essere
contento: dal prendere al dare, dalla competizione alla comunione, dalla forza
alla giustizia. Uomini secondo il cuore di Dio sono quelli che osano dire a chi
soffre: tu sei più importante di me, prima tu, solo dopo io.

 

Che cosa devo
fare
, chiedo anch’io, chiede l’uomo
di sempre, e le risposte di Giovanni sono: giustizia e condivisione. Sono vere
eppure sono insufficienti
, infatti Luca sottolinea che tutto il popolo era
in attesa, il popolo aveva ancora fame. Le risposte di Giovanni non bastavano
perché restava aperto un problema ancora più importante: dove troveremo la
forza per compiere queste azioni, dove troveremo la forza per diventare
generosi e giusti? E poi un altro problema ancora: è sufficiente praticare la
giustizia per essere felici?

Ecco perché il
popolo era in attesa, perché la domanda più vera non è che cosa devo fare, ma
chi devo incontrare? Allora la mia vita cambierà, l’incontro mi
cambierà. Chi verrà con amore e mi stupirà e mi renderà forte come un uomo
forte e porterò frutti. Chi?

La risposta è a Natale, un fiore di carne, un pianto
di bambino, una parola incarnata che è diritta come la luce, piana come la voce
di chi parla al cuore, profonda al punto da colmare le profondità della vita di
ogni creatura.

 

Preghiera alla Comunione

Signore, la tua Parola percorre ancora la terra,

e la storia si inchina ai tuoi voli.

Signore, tu mi hai fatto come Giovanni

molte volte la tua Parola è venuta sopra di me

 e so che
ancora verrà a cercarmi

 per tutti
i burroni, per tutti i colli,

per le valli del mio contorto cuore.

Donami un cuore che ascolta

e potrò diventare una voce libera,

voce nel sole e nel vento

 un
granello di sabbia

dentro il meccanismo di una storia sbagliata.

Un granello di giustizia e di misericordia,

un piccolo granello di pace.

 Fa’ o
Signore che ogni uomo,

ogni uomo,

ogni uomo

possa vedere il tuo amore 

limpido e diritto come la luce,

forte e gioioso come un vento

che non lasci più dormire la polvere.  Amen

 

 

 

p.Ermes Ronchi