5 Novembre 2013

CARO SACERDOTE, SII SACERDOTE

Caro sacerdote,


non mi interessano i campetti di calcio, i
cineforum, i teatrini, le conferenze, i baretti con videogiochi e biliardini, i
porticati coi ping pong e il calciobalilla, le vacanze organizzate, il grest,
le pizze dei sabato sera.

In una parola, tutto il ribollente attivismo che
ruota intorno alle parrocchie, lo trovo anche fuori, nel freddo
“mondo”, e magari organizzato meglio, più nuovo, luccicante,
efficiente, coinvolgente, appassionante.

Non c’è concorrenza: il
“mondo” è specializzato in divertimenti, passatempi, sport,
intrattenimenti vari, in cui ha profuso studi, energie e investimenti. Voi
curatemi l’anima.

Datemi un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per
la mia conversione. Datemi confessori che mi permettano di riconciliarmi con
Dio.

Datemi l’Eucarestia da adorare, non tenetela chiusa a doppia mandata nei
Tabernacoli d’oro ad aspettare mentre brucia d’Amore.

Dissetatemi col Vangelo
dei semplici, non spiegatemi troppo, sono piccolo, una cosa sola ma ripetuta,
così che possa ritornarmene a casa con la perla preziosa.

Insegnatemi quel
digiuno che tutti hanno dimenticato, ma che ho voglia di tentare, non come un
atto di superba autodeterminazione della volontà, ma come fiduciosa invocazione
della grazia dello Spirito.

Mostratemi i Santi, voglio farmeli amici. Certi
filosofi mi hanno condotto su strade sbagliate, inquinato la mente, divorato la
gioia. I Santi sono felici: ditemi il perché, fatemi scoprire quel filo segreto
che li legava alla SS. Trinità. Il rosario, ho fame di rosario.

Perché non lo
recitate più? Persino nelle veglie funebri, a volte ci si ferma a tre decine,
come se quello intero fosse troppo lungo anche per chi davanti ha l’eternità.

Arricchitemi della Divina Misericordia, fatemi gustare soavemente le invocazioni,
le giaculatorie, le novene- beneditemi e consacratemi ai SS. Cuori di Gesù e
Maria.

Parlatemi del mio Papa, di ciò che dice e di ciò che fa. Del Papa si
parla raramente fuori dalle grandi occasioni, se voglio sapere qualcosa devo
arrangiarmi con i suoi libri o qualche rivista. E’ poco presente nelle omelie,
nelle catechesi.

Mi parlate spesso di voi, di quello che vi sembra giusto, di
quello che si dovrebbe fare. Ma è il Papa la mia bussola, il mio porto sicuro,
è lui il “dolce Cristo in terra per favore, fatemelo gustare.

Incoraggiatemi nella via della carità, dell’altruismo, dell’occuparmi del
prossimo, nel nome di Cristo. Plasmate in me uno spirito missionario, inalatemi
la voglia di santità. Pregate per me qualche volta.

Come sarebbe edificante per
me trovarvi in ginocchio davanti al Tabernacolo e sapere che stavate pregando
per me, per la mia salvezza! Questo desidero, ma tutto insieme, e in ogni
parrocchia; non scegliete quello che più vi aggrada, non discriminate tra ciò
che vi sembra più o meno moderno, più o meno consono o proponibile.

Voglio
tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per me, ho fame di
salvezza piena, traboccante, luminosa, ho voglia di Verità. Che abbia 4 o 100
anni, non starò con voi per il grest o il bel campetto o gli amici che ho
incontrato.

Ci starò per quel banco consunto in cui mi sono inginocchiato e per
quel santo sacerdote che ho incontrato.

Ci starò perché Cristo, per mezzo loro,
mi ha convertito. Ecco Chi mi salverà l’anima!

Ti prego, sacerdote, torna a essere
nuovamente ciò che devi essere perché io, pecorella smarrita e figliol prodigo,
possa tornare alla Casa del Padre.

In questo modo tu riavrai la tua dignità
umana e sacerdotale, ed io mi salverò, e tutti saremo spronati a supplicare il
Padrone della messe perché mandi operai, questi operai, e non assistenti
sociali, ma dispensatori dei misteri di Dio.