14 Ottobre 2013

IL TESORO

VII
DOMENICA Dopo il martirio – Anno “C”

I Re 3, 5.7-12 – Rom 8, 28-30 – Mt 13,
44-52

 

Convocati
attorno all’altare del Signore da un Vangelo che ci parla del Regno di Dio come
di un tesoro. Che rivoluzione scoprire un tesoro, per un colpo di fortuna o dopo
una ostinata ricerca! Cambia la vita! Così è la la scoperta di Gesù e del suo
vangelo. La fede è una forza vitale che cambia la vita, come fa il tesoro. A
questo anche noi chiamati, domandiamo l’aiuto del Signore.

 

Signore, se abbiamo cercato tesori sbagliati,
pane che non sazia, luce che abbaglia ma non guida,
ti domandiamo perdono.

Se ci siamo arresi e non siamo più
cercatori: di te, di amicizia, di bellezza; se non ci aspettiamo più tesori,
ti domandiamo perdono.

Se non sappiamo più distinguere tra essenziale
e superfluo, tra effimero ed eterno, tra illusorio e permanente,
ti domandiamo perdono.

 

Omelia

         Due nomi sorprendenti di Dio. Tesoro e perla. Tesoro è una parola magica,
parola da innamorati, da avventure grandi, da favole. Ma oggi è parola di Vangelo.
Dio si presenta come un tesoro, come la perla più bella…

Un contadino e un mercante trovano tesori. Lo trova uno che, per
caso, tra rovi e sassi, su un campo non suo, è folgorato dalla sorpresa.  Lo trova uno che è cercatore e
intenditore, che sa bene quello che cerca.

E questo è molto bello: il
venire di Dio non sopporta statistiche, è possibile a tutti trovarlo o essere
trovati. Da una luce sulla via di Damasco, come per Paolo, oppure, da un Dio
innamorato di normalità, che passa, come dice Teresa d’Avila, fra le pentole
della cucina. Che è nel tuo campo, là dove vivi e lavori, come per il contadino
della parabola.

Anche in giorni disillusi come i nostri, il Vangelo osa annunciare tesori. Osa dire
che l’esito della storia sarà buono, comunque buono, nonostante tutto buono.
Perché Qualcuno prepara tesori per noi, semina perle. È in gioco nella nostra
vita una forza più grande di noi.

Così come un tesoro non si merita ma si
accoglie, allo stesso modo anche Dio non si merita, si accoglie.

Trovato
il tesoro, l’uomo
pieno di gioia va, vende
tutti i suoi averi e compra quel campo.
Si mette in moto la vita, ma sotto una spinta che
più bella non c’è per l’uomo, la gioia.

È
la gioia che muove, mette fretta, fa decidere. La tristezza, come la paura,
bloccano la vita. La gioia è il tesoro
che il tesoro regala.

Dio
ci seduce ancora perché parla il linguaggio della gioia.

Pieno di gioia nasconde, va,
vende, compra:
ogni uomo segue quella strada dove il suo cuore gli dice che troverà la
felicità (S. Agostino). Quando provi gioia è un sintomo, il segno che stai
camminando bene, che sei sulla strada giusta.

Contadini o cercatori mai arresi, noi tutti
avanziamo nella vita non per ingiunzioni ma per scoperta di tesori, perché “là dove è il tuo tesoro – dice il Vangelo
là corre felice il tuo cuore”.
Avanziamo non a colpi di
volontà, ma per una passione, per
innamoramenti e per la gioia che accendono.
Se
la gioia di un innamoramento, di un ‘che
bello’  detto a pieno cuore non
precede le rinunce, queste non generano altro che tristezza, freddo,
lontananza, consumazione del cuore.

Vive
chi cammina verso ciò che ama.

La vita non è etica ma
estetica, secondo Von Balthasar,
nel senso che avanza per seduzione di tesori e di
perle, si muove per una passione, e la passione sgorga da una bellezza, dalla
bellezza al meno intravista di Cristo, e della vita come Lui la sogna.

Il tesoro mette in moto la
vita…
c’è
un campo da lavorare, rovi e sudore, c’è da andare in cerca, c’è da vendere e
comprare. E da guadagnare.

Cos’è questo tutto da
vendere?

Una grande passione rende indifferenti a tutto il resto. Cambia la visione del
mondo, cambia la classifica delle cose. Non perché tutto perda di significato,
ma perché tutto ha finalmente il suo senso esatto.

Niente
però viene buttato via. Il contadino e il mercante vendono tutto, ma per
guadagnare. Lasciano molto, ma per
avere di più. Non perdono niente, lo investono. Così sono i cristiani, sono
quelli che scelgono e scegliendo bene guadagnano. Non più buoni degli altri, ma
più ricchi: hanno un tesoro di speranza, di luce, di cielo, di cuore, di Dio.

Io ho solamente sfiorato questo tesoro, di tanto in
tanto e brevemente, eppure posso dire – lo dico piano, sottovoce, ma con tutta
la convinzione – per me Cristo è stato l’affare migliore della mia vita.

Mi sento
contadino fortunato, mercante ricco. Non è un vanto, ma una responsabilità! E
dico grazie a Colui che mi ha fatto inciampare in un tesoro, anzi in molti
tesori, lungo molte strade, in molti giorni della mia vita.

Una cosa mi è chiara: ho tanto cercato, in tanti
libri, presso tanti uomini, ho tanto cercato ma di meglio non ho trovato. Di
meglio del vangelo proprio non ho trovato.

È
stato l’affare più bello della mia vita. Perché l’ha fatta diventare una vita
intensa, vibrante, appassionata, gioiosa e pacificata, e spero anche, almeno un
po’, qualcosa che serva a qualcuno.
Ho capito che rinunciare per
te è uguale a fiorire
(M.Marcolini).

Dio come
tesoro vuol dire pienezza d’umano
,
pace e forza, sorpresa, incanto, orizzonte, caduta e risurrezione, altre vite
dentro la mia vita, un supplemento d’ali verso più libertà, verso più
coscienza, verso più amore. “Vorrei dirti
grazie, Signore, perché con te la vita non è mai qualunque, mai banale, con te
la vita è stupore, partenza, è ricevere un supplemento di cuore per camminare,
per correre, per volare, e mai da solo”.

Tesoro e perla sono nomi di Dio. Con la carica di affetto e di gioia, con la
travolgente energia di questa immagine, con il futuro che ha dentro, il vangelo
si rivolge a me, un po’ contadino e un po’ mercante, e mi domanda: ma Dio per te è un tesoro o soltanto un
dovere? E’ un obbligo oppure una perla?

La terza parabola della rete
che raccoglie tutto, e poi dei pescatori che si siedono a scegliere il pesce,
mi ricorda che anch’io, anche noi tutti siamo un po’ pescatori, che nella vita,
nel cuore, hanno raccolto di tutto, abbiamo tirato su cose buone e cose che non
valevano niente. Ma ora è il tempo dell’intelligenza del cuore, il momento di
discernere, di conservare e anche di liberarsi da ciò che fa male.

Il
tempo di fare come l’ultima immagine del vangelo oggi, fare come lo scriba
diventato discepolo che
trae fuori dal suo tesoro
cose antiche e cose nuove.
La bella notizia che ogni discepolo ha un tesoro, che nessuno ne è
privo; invito forte a guardare dentro di noi, ai nostri archivi interiori così
ricchi di eventi, di parole, di incontri e felicità, di persone come tesori, di
esperienze che dimentichiamo, non sappiamo gustare, che sprechiamo e non
sappiamo accrescere. Tu sei un tesoro, dice il Signore, per me e per chi ti ho
messo a fianco. Tu, mercante e contadino, tira fuori frutti e perle e talenti:
per te e la tua casa, per i tuoi amici e i tuoi poveri.
Hai un cuore
buono, un cuore attento? È il tuo campo che matura tesori,  in te e per gli altri, che fa fiorire
la rosa del mondo.

 

 

 

Preghiera

 

Signore, tu sei il vento che fa nascere

I cercatori d’oro.

Sei la voce che affatica e seduce

con il richiamo di cose preziose e lontane.

 

Ti ringrazio, Signore, tesoro del mio vivere:

Con te la vita è sorpresa, incanto, scoperta,
orizzonte grande,

caduta e risurrezione, altre vite che entrano nella
mia vita

e il cuore del mondo che batte insieme al mio.

 

Signore, oggi non oso chiederti

ancora immeritati tesori:

Me ne hai già dati tanti.

Donami occhi profondi, da scriba attento,

 

che sappiano vedere impigliati nella mia rete

i tesori raccolti in tutta la vita

i talenti ricevuti,

le persone incontrate.

 

E questo cuore diventato un po’ più buono,

e che sia in me, antico come le
montagne,

nuovo come questo mattino,

riconoscente come un bambino. Amen.