16 Settembre 2013

BEATA VERGINE ADDOLORATA

BEATA VERGINE
ADDOLORATA  2013

Patrona dell’ordine dei “Servi di santa Maria”

Gt 13, 18-20a; Col 1, 18-24 ; Gv  19, 25-27

 

Benvenuti alla Messa della Comunità, oggi i Servi di
santa Maria guardano alla loro Signora: lo sguardo fisso in te seguire
Cristo.  E’ la memoria di santa
Maria che segue il Figlio nell’amore e nel dolore, fino alla Croce, dove si
consuma l’amore e gorga la vita. Dove, più che in ogni altro luogo, si rivela
con forza il senso della storia del mondo. Festa non emotiva ma rivelativa.

Dice il Vangelo: stava presso la Croce di Gesù, Maria. Se non siamo stati capaci di stare vicino, come santa
Maria, alle infinite croci dove Cristo è oggi ancora crocifisso nei suoi
fratelli, di questo Kyrie eleison

Dice Gesù a Maria: Ecco tuo figlio. A Giovanni ecco
tua Madre:
per tutte le nostre
relazioni vissute senza cuore, senza generosità di madre e senza gratitudine di
figlio, noi ti domandiamo perdono. Kyrie eleison

Scrive Paolo: sono lieto delle sofferenze che sopporto
per voi.
Voi contate più
delle mie sofferenze.
Per noi, perché non abbiamo un amore per il quale
dare la vita, cioè tutto di noi,  Kyrie
eleison

 

OMELIA

 Il vangelo ci raccoglie
oggi attorno alla croce, l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se
stesso: un uomo nudo inchiodato e morente, un uomo con le braccia aperte in un
abbraccio d’amore, c
he dimentica se stesso e si preoccupa di chi è lì con lui: ecco tuo figlio, ecco tua madre.

Non chiede niente a chi
guarda, non grida da lì in cima: ricordatemi, cercate di capire, difendetemi! Si
consegna al Padre, e si consegna anche a una donna e al più giovane dei
discepoli.

E noi qui, che non capiamo: Perché la croce, la sofferenza, il sangue?
Credimi, è così semplice quando si ama (Twardowski)

Ma poi lo stupore e anche
l’innamoramento: dopo duemila anni noi sentiamo, come le donne, come Giovanni,
come il centurione, che nella Croce c’è attrazione e seduzione e bellezza.

La suprema bellezza della
storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di
Dio si lascia inchiodare, povero e nudo, per morire d’amore. Bello è chi ama. Fondamento
della fede cristiana è la cosa più bella del mondo: un atto di amore.
La croce è l’incisione fatta
sulla carne della storia, d
ove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e
divampa.

Il breve racconto di Giovanni fa perno attorno a una
parola centrale, un termine ripetuto cinque volte: Madre. Il punto
cruciale non è il dolore ma la maternità, variazione altissima del tema
dell’amore.

 Un trasferimento di maternità, da Gesù a
Giovanni, e poi una moltiplicazione di maternità da Giovanni a ogni cristiano.

Donna, ecco
tuo figlio.
Il dolore di agonia si intreccia con il dolore di parto, l’ultimo
soffio di vita del morente si mischia con il primo respiro del figlio che nasce.

Maria non più
madre perché il Figlio le è strappato, violato, ucciso, ritorna ad essere
Madre: “Ecco tuo figlio!” E sono tre parole che contengono l’umanità,
contengono me e te, legano ciascuno di noi indissolubilmente a Maria, per
volontà di Gesù.

Lei, Madre di maternità ferita, un figlio muore,

Madre di maternità guarita: un figlio le è dato,

Madre di maternità moltiplicata che si effonde
su tutti noi, figli nel Figlio.

Ed è la Pasqua
che già si annuncia sulla collina; la senti nella vita del cuore che riprende
il suo respiro, è in Maria nella sua maternità che risorge.

Le parole di Gesù che ci raggiungono come un appello, come
il coraggio di non chiuderci sulle nostre lacrime, ma di rimettere in piedi
anche l’amore più ferito.

Il mondo è un immenso pianto,
di figli uccisi; ma è anche un immenso parto, di figli offerti. Come se Gesù
dicesse: Donna, ritorna ad essere Madre. Riscopri la tua capacità di
amare. Un Figlio muore ma un figlio nasce.

Neppure il tempo di
elaborare il lutto, neppure quello di piangere tutte le lacrime. A Maria dice:
la tua vocazione, essere madre, conta più del tuo dolore; l’amore vale più del
dolore. Ecco qui un figlio, ritorna Madre, sii generosa d’amore, e sarà pasqua,
passaggio da morte a vita.

Se io non credo che l’amore
è più forte dell’angoscia, che la libertà è più potente della costrizione, che
la felicità è più umana del dolore perché mai varrebbe la pena vivere?

Ecco tuo figlio, sono parole dette a Maria.
Ma dobbiamo sentirle come pronunciate per ognuno di noi: Tu sei madre a
infiniti figli. Vai verso gli altri con l’atteggiamento di una madre verso i
suoi piccoli. Con passione e tenerezza!
Il bambino ucciso dai gas a
Damasco, è tuo figlio. La donna incinta naufragata a Lampedusa è tua figlia, in
quella tomba d’acqua ci sono i tuoi. Tutti sono dei nostri e noi siamo di
tutti.

La seconda
parola di Gesù è rivolta a Giovanni: “Ecco tua Madre!” La pronuncia
adesso per me: Guarda, questa è tua Madre! Ed è come un comandamento dolce
e forte. Volgi lo sguardo, fissa gli occhi, contempla questa donna, guardala
come il figlio bambino guarda la madre, come un bimbo che impara la vita
guardando come vive la madre. Da lei, dalle sue parole e dai suoi gesti impara
la vita, impara il cristianesimo: ascoltare angeli, accorgersi del vino che
finisce, vedere le lacrime di Giovanni; imparare a piangere, a partorire, a far
nascere.

Quando Gesù parla a Maria e a Giovanni è a me che
parla, quella è la prima cellula della Chiesa, in essa è già tutta la chiesa.
Quando mi dice: “Ecco tuo figlio” mi indica chiunque mi cammina a fianco
nell’esistenza; chiunque, lontano o vicino, domanda pane e giustizia e amore.

Quando mi dice: “Ecco tua madre” indica a me chiunque
un giorno mi abbia soccorso, mi abbia aiutato a vivere. Innumerevoli madri
abbiamo avuto nell’esistenza, tanti samaritani buoni che ci hanno soccorso.

Il testamento di Gesù mi consegna una missione: essere
Figlio e Madre verso ogni creatura. Avere generosità di madre,
gratitudine di figlio verso ogni vita. Dalla croce Gesù prega ogni uomo perché
converta lo sguardo con cui vede il mondo, perché cambi il cuore e le mani con
cui prende e dà la vita e la morte.

Nei racconti
della croce emerge un dettaglio che intreccia tempo e luce: Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio
si fece buio su tutta la terra. Una frase carica di oscurità, tenebra in
tutti e su tutto, eppure una delle frasi più luminose della Bibbia, proprio per
quella riduzione di orario che stringe e limita, come due pareti invalicabili,
il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Quel tempo va da
mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, non oltre. Ecco le sponde che
delimitano il fiume delle lacrime umane.

E’ bella questa
idea che Gesù muore e si fa buio per quel poco tempo e poi arriva il cambiamento.
Il dolore è questo passaggio inevitabile che dobbiamo abbracciare, ma
temporaneo; poi riparte l’urgenza di dare vita, la gioia di essere figli, i
legami più solidi e più generosi.

Sulla croce Gesù adopera i termini di casa, madre
figlio, i più familiari; usa parole che profumano di abbracci, perché vorrebbe
estendere a livello di massa le relazioni calde e potenti della famiglia.

Donna, dice
Gesù, e in quella parola c’è ogni donna, “ci sono tutti gli atomi di Maria
sparsi nel mondo e che hanno nome donna”,
c’è ogni figlio di donna, ci sono
io: donna, ritorna ad essere madre,

prenditi cura
della vita d’altri e guarirà la tua ferita,

illumina
altri e ti illuminerai,

guarisci
altri e si rimarginerà la tua piaga.

Sta presso la
Croce di qualcuno

e la tua
Croce metterà gemme di luce,

durerà da
mezzogiorno fino alle tre  la
tenebra

e poi
ritornerà nel cuore e sulla terra 

il sole mite
e possente della speranza.


p.Ermes Ronchi