20 Agosto 2013

ASSUNZIONE DI MARIA



15 agosto 2013

ASSUNZIONE DELLA  BEATA VERGINE MARIA

Ap 11, 19a; 12, 1-6a.10a ; 1
Cor 15, 20-26 ; Lc 1, 39-56

 

Maria entra nel cielo nella sua pienezza di donna, e
anticipa il nostro destino: “Poiché il tuo corpo è fra le stelle, spera
Maria la nostra carne oscura”
(E. Bono). Segno di sicura speranza, icona
splendente del nostro futuro. Noi schiacciati sul presente, chiediamo al
Signore di essere come Lei, creature sempre incamminate, peccatori eppure tenacemente
in cammino. Ciò di cui più ha bisogno il presente è l’eterno.

 

Signore, che in santa Maria mostri l’icona
splendente del nostro futuro,
per tutte le volte che abbiamo dimenticato il
respiro dell’eterno in noi,  Kyrie
eleison

Signore, che in santa Maria ci mostri che il
segreto della nostra vita è oltre noi,
per quando io continuo a girare solo intorno
a me stesso, come centro del mondo, Kyrie

Signore, che ci hai chiesto di resistere al
male come Maria
, per il poco coraggio nell’opporci al male e a tutte le ingiustizie, Kyrie
eleison.

 

OMELIA

Il magnificat è il rivoluzionario canto che un altro mondo è
possibile. La donna vestita di sole della I lettura è la profezia che un
altro uomo è possibile, è l’avanguardia della lunga carovana dell’umanità.

L’Assunzione di Maria in cielo, in anima e corpo, è il collaudo del nostro futuro, di ciò che avverrà
per ciascuno di noi che crediamo nell’unità di anima e corpo. Perché i dogmi che riguardano Maria riguardano
tutti, sono indicazioni esistenziali, scuola di umanità.

L’Assunzione di una donna nella pienezza della sua
umanità dice che il mondo futuro non è una terra senza volti. L’eternità è
abitata dalla bellezza di volti e di corpi. Questo corpo così fragile, così
sublime, così caro, così dolente, sacramento d’amore e, troppo spesso strumento
di violenza, in cui sentiamo la densità dell’amore, in cui soffriamo la
profondità del dolore, diventerà nell’ultimo giorno porta aperta, varco
spalancato per la comunione, sacramento gioioso dell’incontro perfetto con Dio
e con gli altri.

Il futuro dell’umanità è annunciato oggi attraverso un
corpo di donna, nella nostra civiltà così negato e umiliato, così spesso violato,
nelle tragedie del femminicidio che riempiono schermi e giornali, un corpo di
donna è il primo a raggiungere la pienezza.

Anzi un corpo
di madre
: Vidi una donna vestita di sole, era incinta e gridava nel
travaglio del parto!
L’apocalisse
ci regala una
tra le più affascinanti visioni bibliche, che evoca
la chiesa, l’umanità, santa Maria, ma poi anche me, piccolo cuore ancora
vestito d’ombra e affamato di sole. Il nostro volto futuro in tre pennellate:
assorbire luce, portare la
vita,
lottare contro il male!

nutrirci di luce. Non è un obbligo, è
una gioia. E la luce diventa occhi di luce, relazioni di luce, abbracci di
luce. La luce là dove si posa risveglia la bellezza e i colori, non aggiunge,
non impone, fa emergere ciò che già era lì. Così fa anche Dio con noi, fa
risorgere i nostri colori, risveglia la bellezza del vivere, valorizza e fa
vibrare tutta la bellezza delle persone

– poi dare vita,
come donna gravida, sostenere, confortare, custodire ogni germoglio di vita.
Vegliare, anche da soli, su tutto ciò che nasce.

– infine opporci
al male, al drago che con la sua coda
spazzava via un terzo delle stelle del cielo, che vorrebbe spegnere la luce
dentro di noi, al male nelle sue innumerevoli forme, nelle mille incarnazioni
che assume. Opporci a questo scialo di morte nel mondo, alle carneficine di
oggi in Egitto, in Siria. Alla morte per depressione, per suicidio, la morte
sulle strade, la morte nelle case. La morte che è l’onestà umiliata e derisa.
La peggior sventura di una società è quando la gente comincia a pensare che
essere onesti sia inutile. Che non ci accada questa sciag!

Ma noi siamo certi che il mondo non finirà stritolato fra le spire del drago. La bellezza
della Donna, il frutto vivo del grembo, la luce buona che è in ciascuno, la
terra incinta di vita, sarà più forte, per grazia, della violenza di tutti i
draghi della storia.

 Il vangelo di oggi racconta la prima
profezia del nuovo testamento. Profetizzano per prime le donne, due donne
gravide di vita nuova, prese nel cerchio degli affetti, nel mistero di Dio
pulsante nel grembo.

La prima parola di Elisabetta: “Benedetta tu
fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”.
Il nome Elisabetta significa “Dio mantiene il
suo giuramento”
. Quale giuramento? La sua parola, mai revocata, sull’uomo
e sulla donna nel giardino dell’Eden: “Dio li benedisse” (Gen1,28).

Noi siamo benedetti, dal
principio benedetti, in ogni debolezza benedetti. Una benedizione è la prima
irrevocabile parola di Dio su di noi!

Elisabetta è bocca di Dio quando dice: “Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”
 rilancia il giuramento di Dio, lo
estende su Maria  e da Lei su ogni
donna, su ogni frutto del grembo di donna.

A chi ci sta vicino, a chi condivide strada e
casa, a chi mi porta un mistero, a chi mi porta un abbraccio dire come
Elisabetta: che tu sia benedetto, Dio mi benedice con la tua presenza, possa benedirti
con la mia presenza.

Poi la prima parola di Maria: L’anima mia
magnifica il S
ignore!
Magnificare significa fare grande Dio. Ma come può la piccola creatura fare
grande Dio? Lo può, perché Dio in noi è piccolo o grande a seconda dello spazio
che gli diamo, di quanto tempo e quanto cuore.

L’anima mia
magnifica il Signore
: cerco nel cuore
le più belle parole, le migliori che ho, le più belle che so. Elisabetta ha
introdotto la melodia, ha iniziato a battere il ritmo dell’anima, e Maria è
diventata musica e canta.

Il
suo corpo si trasforma in salmo, individuale prima e poi collettivo. Inizia con
lo sguardo posato sulla sua vicenda personale, poi si allarga al suo popolo, e
va fino ad abbracciare le generazioni che verranno, e me.

Una
ragazzina, una adolescente capace di sentire in grande, di pensare in grande,
con le finestre spalancate ai grandi venti della storia. E su Dio: vede che Dio
viene come vita. Non invia legioni di angeli ma vita nel grembo delle madri.

Nel
disegno della salvezza la rappresentazione più luminosa dell’opera creatrice di
Dio consiste nella procreazione umana. Dio agisce nella storia non con le gesta spettacolari di grandi eroi, ma
attraverso il miracolo umile e strepitoso della vita: un ventre che lievita,
una ragazza che dice sì, un grembo sterile che è fiorito e in cui,
nell’abbraccio delle madri, danza di gioia un bimbo di sei mesi.

Santa Maria assunta in cielo, vittoriosa sul
drago, vestita di luce, portatrice di vita, fa scendere su di noi una
benedizione di speranza, consolante, su tutto ciò che rappresenta il nostro
male di vivere: benedizione sugli anni che passano, sulle tenerezze negate,
sulle solitudini patite, sul decadimento di questo nostro corpo, sulla
corruzione della morte, sulle sofferenze dei nostri cari, sul nostro piccolo o
grande drago rosso che non vincerà, perché la bellezza è più forte della
violenza.

Santa Maria ci aiuti ad abitare la terra come
Lei, benedicendo le creature e facendo grande Dio.

Ci aiuti a camminare portati dall’avvenire di cielo
che è già in noi, e si arrampica nel cuore come un germoglio di luce.

 

 

 

 

Preghiera
alla Comunione

 

A
tutti i frammenti di Maria,

a
tutti gli atomi di Maria

sparsi
nel mondo e che hanno nome donna,

 rivolgiamo oggi la nostra benedizione e
quella del cielo.

Ave,
o donna, che tu sia piena di grazia,

che
con te sia la forza dello Spirito Santo.

Che
sia benedetto e benefico all’umanità

il
frutto  del tuo grembo, il frutto
di tutta la tua vita.

Che
tu possa pacificare la terra, riconciliare i fratelli nemici,

 far risorgere Abele, convertire Caino,

ricondurre
tutta la terra al Padre,

nell’amore
del Figlio, nella grazia dello Spirito.

Benedetta
Tu fra le donne

 che sono tutte benedette.

Amen 

(Giovanni Vannucci)