8 Agosto 2013

SE LASCI IL LAVORO TI TRATTANO COME UN’APPESTATA

Non sono in grado di far pubblicare un articolo su un’intera pagina come la signora Alessandra Guerra durante l’intervento sul Messaggero del 7 agosto 2013 (“Se lasci la politica ti trattano come un’appestata”), perché non sono iscritta all’albo dei giornalisti e non ho soldi per pagarlo.

Espongo il mio caso anche perché mi sento cittadina come lei indipendentemente dai titoli onorifici o dagli incarichi di prestigio.

Mi sono decisa a scrivere queste righe pensando anche ai milioni di casi come il mio o peggio!

Sono nata nel 1954 e sin da adolescente ho cominciato a lavorare duramente.
Con la legge Fornero ora lo Stato non mi elargisce la “pensione” che avrei diritto di percepire dopo 20 anni di contributi (non 15!), una volta raggiunta l’età di 55 anni. “Pensione” o “vitalizio” è sempre un investimento che lo Stato mi ha imposto, sottraendolo obbligatoriamente al mio misero stipendio percepito per 20 anni!

Ad un certo punto della mia vita ho dovuto ritirarmi dal lavoro per accudire alla famiglia. Probabilmente se avessi effettuato un concorso statale, anche di bidella, a quest’ora avrei almeno uno stipendio. Invece a 59 anni eccomi qua, senza pensione e senza stipendio. Nessuno mi dà un lavoro data la mia età e per ottenere una pensione, secondo la grande benefattrice signora Fornero e il salvatore della Patria sig. Monti, dovrei aspettare ancora dieci lunghissimi anni.

Un po’ di buon senso: che differenza c’é tra me e la signora Guerra? Abbiamo avuto due ruoli diversi, d’accordo. Ma perché a lei spetta il vitalizio (che nell’articolo giustifica con veemenza, ma è sempre una forma di pensione) e a me non spetta niente? Davanti allo Stato, secondo la Costituzione, non siamo tutte e due cittadine di pari dignità?

Ricordo l’articolo 3 della Costituzione italiana:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

A questo punto lascio al buon senso del lettore intuire la grande ingiustizia che ho dovuto subire e come me milioni di persone in tutta la nazione.

Laura Bon

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