16 Luglio 2013

RENDETE A CESARE QUEL CHE È DI CESARE

VIII DOMENICA  DOPO  PENTECOSTE – Anno C

1 Sm 8,1-22a ; 1 Tm 2, 1-8 – Mt 22, 15-22

 

Benvenuti tutti alla messa della comunità. Il primo
atto della nostra liturgia l’abbiamo già compiuto: è il nostro trovarci
insieme, convocati da cento punti della città, raccolti come il grano prima
sparso sui colli che diventa uno e si fa pane sull’altare. Non ci conosciamo
per nome, ma non siamo estranei. Tra me e il mio vicino di banco c’è il
Signore. C’è un Terzo tra me e te, il Signore Gesù. Ci daremo più tardi il segno
di pace, ma già ora iniziamo mandando un sentimento di accoglienza, di
comunione a chi ci è vicino.

 

– Signore, il nostro più
grande problema è l’indifferenza per il bene comune, per questo Kyrie
eleison

– Signore, dagli altri dalla
società, dallo stato, dal gruppo, noi vogliamo solo prendere mai dare, per
questo
Kyrie eleison

– Signore, ciò che è di
tutti è come se fosse di nessuno, e noi lo sprechiamo e lo roviniamo, per
questo
Kyrie eleison.

 

OMELIA

 

    Vengono
da Gesù e pongono domande cattive, di quelle che scatenano odi, che creano
nemici: “E’ lecito o no pagare le tasse a Roma?”

   Le
pongono a Gesù che aveva preso tra di suoi Apostoli un guerrigliero che
combatteva i romani, Simone lo Zelota, e un collaborazionista dei romani,
Matteo, che riscuoteva le tasse per loro. Un mistero come riuscisse a farli
essere in comunione. È la grande scommessa del vangelo: eliminare il concetto
stesso di nemico.

   Scegli, o con noi o contro di noi! Gesù
non ci sta. Risponde con un cambio di prospettive. La prima sta nel sostituire
il verbo pagare con restituire: Rendete a Cesare ciò che è di Cesare.

Restituite, un imperativo forte, che coinvolge ben più di qualche
moneta, che deve dare forma all’intera vita: ridate indietro, a Cesare e a Dio, perché niente è davvero vostro.

Tutto viene prima di te e va oltre te. Neanche vivere è un
diritto, è invece un dono gratuito, quando non è un miracolo immeritato. Sei in
debito verso Dio e verso gli altri: genitori, amici, storia, cultura, lavoro,
società.

 

Un tessuto di debiti è la mia vita. Dal
momento che inizio ad esistere io esisto in alleanza con altri. Nasco già
crocifisso alla croce gloriosa di due amori, di Dio e degli uomini, da subito
crocifisso alla croce di due debiti. Il debito di vivere si paga solo con il
restituire molto alla vita.

   Rendete
a Cesare.
Ma chi è Cesare? Solo lo Stato, il potere politico, con il suo
Pantheon di facce note? I potenti che assomigliano a quella immagine dura,
corrotta di re che Samuele traccia nella prima lettura?

No, Cesare indica molto più di questo.
Oso dire, voi mi capirete, che il vero nome di Cesare oggi è il bene comune. Il nostro più grave problema.

Allora non ti chiederò: tu cosa ne pensi
del potere politico? ma ti domanderò prima ancora: tu che cosa dai al bene
comune? Che cosa fai per rammendare il tessuto lacerato di questo nostro paese?
Restituite a Cesare, restituite al
bene comune la vostra attenzione, il vostro contributo, la vostra
partecipazione, e anche la vostra contestazione.

Gesù
parla di uno scambio. Dice: Voi usate le monete di Roma, usate cioè dello stato
che vi garantisce strade, giustizia, sicurezza, i mercati. Avete ricevuto e ora
restituite. Pagate tutti le tasse per un servizio che tocca tutti. Non c’è
giustificazione per l’evasione fiscale, l’inconfessato secondo obiettivo della
domanda iniziale.

Come non applicare questa chiarezza semplice di Gesù ai nostri giorni,
alla lunga crisi economica che ci attanaglia, e che in buona parte dipende da
questa non restituzione al bene comune, che si esprime nell’evasione
fiscale di troppi? Come non applicarla ai ricchi farisei di oggi per i quali
evadere le tasse è addirittura un vanto?

 ‘Restituisci, perché sei in debito’. Se io penso a tutto ciò che
ho ricevuto, capisco di essere in debito
:
verso i miei genitori, verso la scuola, verso la sanità pubblica, verso chi fa
osservare le leggi e mi garantisce sicurezza, verso chi mi ama.

Sono in debito verso la tecnica e la
scienza, verso il lavoro e la fatica di innumerevoli uomini e donne che hanno
lavorato, che lavorano perché io possa essere qui, perché possiamo parlare e
ascoltare e vedere.

Restituisci… vuol dire ‘vivi in
alleanza’. Dando il tuo contributo al bene di tutti.
La
prima restituzione è semplice: pagare le tasse. E la seconda è smantellare quel
diffuso senso di illegalità, che rende la nostra società una realtà di furbi
che approfittano dell’onestà e dell’impotenza dei più piccoli.

Il bene comune è il più serio dei nostri
problemi. Non esiste benessere vero, se tutti gli uomini non sono almeno un po’
sazi; non esiste felicità vera che non sia di tutti, altrimenti è rubata o
estorta. Nessuno può essere perfettamente libero finché non sono liberi tutti.
Non puoi godere la bellezza del mondo senza impegnarsi per la salvaguardia del
creato, bene comune.

Una domanda:   Restituire a Cesare di cui mi fido poco, che è
corrotto? Sì, ma farlo al modo di Gesù, lui
che non guardava in faccia a nessuno. Allora se Cesare sbaglia il mio
tributo sarà quello di correggerlo; e se ruba gli porterò il tributo della voce
della coscienza che gli ricorda i doveri e gli rinfaccia avidità e corruzione.

   Se
avessimo tra le mani quella moneta romana capiremmo altre cose. Il profilo
dell’imperatore inciso sulla moneta non era solo un omaggio all’imperatore, ma
indicava che il proprietario di quell’oro era Cesare, e chi l’aveva in mano ne
era solo un proprietario temporaneo. Infatti l’iscrizione diceva: al divino
Cesare appartiene, è del dio cesare.
Qui entra la profezia di Gesù che
scinde di netto l’unità di
queste due parole, Cesare non è Dio.

   Gesù toglie a Cesare la pretesa divina. Altro è Cesare
altro è Dio. Restituite a Dio quello che
è di Dio. Di Dio è la terra e quanto contiene, di Dio è l’uomo, quell’uomo
di poco inferiore a un Dio (salmo 8) quell’uomo che è anche poco più che un alito,
un’ombra che passa (salmo 144). Ma tu Cesare non lo spegnerai.

   A Cesare le cose, a Dio la persona, con tutto il suo
cuore, con tutta la sua coscienza, con tutta la sua libertà.

Ad ogni potere umano Gesù dice: non
appropriarti dell’uomo
, non mettere mani violente sulla carne e sulla
dignità della persona, l’uomo è cosa di un altro, è cosa di Dio.

A me dice: tu
non inscrivere nel cuore altre appartenenze che non siano a Dio. Tu non avere
padroni. Resta libero, fatti ribelle ad ogni tentazione di venderti o di
lasciarti possedere. Ripeti al potere: io non ti appartengo.
Che gioia sentire quella ragazzina pachistana ieri
all’ONU affermare la sua libertà luminosa davanti alla cupa violenza dei
talebani.

Ognuno di noi
è nel mondo moneta d’oro che porta l’iscrizione di Dio.
Io sono talento con incisa l’effige di Dio. Tu sei un
pezzetto d’oro coniato da Lui e appartieni a Lui e a Lui devi restituire l’oro
di questa tua vita.

Restituire
a Dio ciò che è di Dio
significa:
Ricordati che sei talento d’oro, divina moneta che circola nel mondo, che Dio
ha coniato, che porta incisa la sua immagine. Hai ricevuto, adesso restituisci!

   Così
conclude l’antica sapienza induista del Libro dei Veda, 3000 anni fa: “Accoglimi,
donami, donandomi mi otterrai di nuovo”
 

E’ la voce di Dio e del bene comune:

 Accoglimi,
donami, donandomi mi otterrai di nuovo.”

 

   PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Raccolto nel mio silenzio ti ascolto Signore, mentre
mi ripeti:

Accoglimi, donami, donandomi mi otterrai di nuovo.

Io sono qui, un intreccio di doni, doni di cielo e
doni di terra.

Ho ricevuto moltissimo, ho restituito quasi niente.

 

Accoglimi, donami, donandomi mi otterrai di nuovo.

Come con il respiro, che non posso trattenere,

trattenere mi rende povero.

Io sono ricco solo di ciò che ho saputo donare:

speranza, affetto, coraggio, briciole di pane e
briciole di Dio.

 

Accoglimi, donami…

Ti accolgo ora, Signore, in
questo piccolo cuore,

tu insegnami a donare qualcosa di te:

il tuo profumo, la tua onda di luce,

il tuo sorriso nella bellezza delle cose.

Donandoti ti otterrò di nuovo.  

Tu, parola che non tace,

sorgente che non muta,

sole che mai tramonta.