23 Giugno 2013

IL DESIDERIO MIMETICO

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE – Anno C

 Gen. 4, 1-16 ; Eb 11, 1-6
; Mc 5, 21-24

 

  Benvenuti tutti alla Messa della Comunità. Insieme
ascolteremo il Signore convocarci davanti al comandamento più importante di
tutti, quello posto a garanzia della vita personale e della storia comune: Tu
non ucciderai!
Gesù prende questa legge antica quanto l’uomo, quanto Caino
e Abele, e la porta fino alla radice del cuore: vigila perché il male è accovacciato alla tua soglia, nel tuo cuore. Chiediamo
ora al Padre che ci custodisca liberi dal male.

 Dice il Signore: dov’è tuo fratello? A
che punto è la tua umanità?
Per le tante volte chi ho
guardato gli altri non come fratelli, ma come competitori o avversari,
Kyrie

Dice Caino: Sono forse
io il custode di mio fratello?
Per
quando non mi sono sentito custode di nessuno se non di me stesso o, al massimo,
della  mia famiglia, Kyrie

 Dice Gesù: chi si adira contro il
proprio fratello, chi gli dice stupido o pazzo:
per tutti i sentimenti di rabbia, per i giudizi
sprezzanti, per i pensieri che uccidono, Kyrie

 

OMELIA

Il Libro della Genesi non
racconta le cose accadute al principio dei tempi, ma le cose che accadono sempre,
dentro di me e di te, che sono al principio di tutte le relazioni umane.

Caino, dono di Dio, lo chiama Eva. Ma il primo nato da donna
diventa il carnefice di suo fratello.

E da allora la terra continua a
spalancare la sua bocca per bere il sangue di uomini dalla mano di altri
uomini. Anche oggi, in questo momento, la nostra terra grida: La voce
del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo.

 La prima preghiera che muove Dio ad intervenire sulla
terra è il grido del sangue. Non è
alle Chiese che Dio risponde innanzitutto, non alle Liturgie, non al culto, non
alle messe domenicali, ciò che lo raggiunge subito è il sangue che grida.

  E Dio risponde. Ma come? Restituendo Abele a sua madre? No. “Il
Signore impose a Caino un segno perché non lo colpisse chiunque lo avesse
incontrato”.
Dio interviene per la prima volta sulla terra, non per
la punizione ma per la protezione, in difesa dell’uomo. E da allora, sempre.

Dio condanna e insieme
protegge Caino. Perché? Per proteggerci tutti, fino all’ultimo. Quel Dio che difende
colui che dice: La mia colpa è troppo grande, difenderà tutti
noi, tutti in qualche modo colpevoli.

Il Signore non elimina
l’assassino dalla faccia della terra, perché non c’è mai un’altra violenza che
possa porre fine ad una violenza. La violenza non fa che rendere sterile la
terra: lavorerai il suolo ed esso non ti
darà i suoi prodotti. Quella della guerra è una logica che rende sterile la
storia.

Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte. Cosa vuol dire? ‘Se non interrompete questa spirale
della violenza non vi salvate più’. È la terra intera che muore. Chi uccidesse
Caino non farebbe che moltiplicare la morte. Spezzate la logica della vendetta altrimenti
sarete seminatori di sterilità sulla terra. Non c’è mai un atto di odio che non
moltiplichi altro odio, all’infinito.

Facciamo un passo indietro, a
quella affermazione misteriosa: Il
Signore gradì l’offerta di Abele, ma non gradì Caino e la sua offerta.

Fiumi d’inchiostro sono stati
versati per cercare di spiegare perché Dio non gradisce Caino e la sua offerta.
A me sembra inutile cercare in quella direzione, perché la Bibbia non lo dice. Dice
invece un’altra cosa, che ci tocca tutti: Caino ha un rapporto sbagliato con
Dio, e questa relazione sbagliata lo trascina all’omicidio.

Caino ha dentro di sé una forma
di passione per Dio, desidera piacergli, ma è una passione sbagliata, una
passione che causa ira e depressione, violenza contro il fratello e contro se
stesso, una passione che arriva fino alla morte, omicida, micidiale.

È un grave ammonimento che
attraversa tutta la storia: si può adoperare Dio per uccidere il fratello. Lo
testimoniano le guerre di religione, Drammaticamente lo vediamo ripetersi ancora
oggi, in Nigeria, in Siria, in Pakistan. Suolo che beve sangue. Terre che
gridano.

Caino si è sbagliato su Dio:
“sbagliarci su Dio è il peggio che ci
possa capitare perché poi ti sbagli su tutto, sul bene e sul male, sull’uomo,
sulla storia, su te stesso” (Turoldo).

C’è un secondo motivo, ed è
nelle parole: il peccato è accovacciato
nel tuo cuore, verso di te è il suo istinto, ma tu lo dominerai. Una frase
potente, che i grandi costruttori delle cattedrali romaniche hanno tradotto
collocando sulla soglia dei templi figure di leoni accovacciati, posti a
sostenere le colonne del protiro. Mostravano così che il male è presente, sì,
ma è dominato, e resta fuori, anzi è posto a servizio della costruzione.

Un istinto di male in cuore. E che nome dargli? È il desiderio di avere ciò che
l’altro ha. L’antropologo Andrè Girard lo chiama il desiderio mimetico, il desiderio di possedere le stesse cose che
l’altro possiede. Nei dieci comandamenti l’unico ordine reiterato, il comando
ripetuto due volte è legato al desiderio: non desiderare la donna d’altri; non
desiderare la roba d’altri, la sua casa, il suo asino, o il suo successo, la
sua automobile o il suo denaro.

La storia è piena invece di
questo voler le stesse cose che l’altro ha, e poco importa di che cosa si
tratti: può essere il favore di Dio, come per Caino, può essere il Santo
Sepolcro per i crociati e il Saladino, o la bella Elena per la guerra tra greci
e troiani, o il petrolio, o una regione contesa; per il bambino l’affetto della
madre, per i fratelli dividere l’eredità dei genitori.

 È questo desiderio di possesso il peccato accovacciato sulla
soglia del cuore di ciascuno.

  Lo mostra Gesù quando riprende la Legge, la più antica di
tutte: “Tu non ucciderai”. E la porta a compimento proprio sulla linea
del cuore: la linea del cuore è risalire dalle azioni alla sorgente
delle azioni, a ciò che si muove dentro di te.

Ma io vi dico: chiunque si
adira con il fratello, o gli dice pazzo, o gli dice stupido è sulla linea di
Caino…
Gesù, maestro del
vivere, mostra i primi tre passi verso la morte: l’ira, l’insulto, il
disprezzo,
tre forme di uccisione. L’uccisione esteriore viene da una
uccisione interiore dell’altro.

Se ho un competitore, un
concorrente il primo istinto è quello di considerarlo uno stupido, un essere inferiore, uno che non capisce: non la pensa come me quindi è senza
intelligenza, un pazzo!

Se ho un avversario, l’istinto
è di vedere in lui il simbolo del male: quell’uomo è cattivo e pericoloso, i migranti
sono tutti delinquenti. L’altro è il male, lo demonizzo, e così eliminarlo
diventa un ‘bene’.

Chi gli dice pazzo sarà
destinato al fuoco della Geenna.”

La Geenna non significa l’inferno, era un vallone alla
periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie, da cui saliva
sempre un fumo cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti tuo fratello tu
getti via la tua vita, la butti nell’immondizia;
è ben più di un castigo, è
la tua umanità che marcisce e va in fumo.

Amatevi, dice
Gesù, altrimenti vi distruggerete in umanità. L’apostolo Giovanni procedendo su
questo stesso principio, farà nella Prima Lettera una affermazione colossale: “Chi
non ama suo fratello è omicida”
.

Chi non
ama il fratello, lo uccide. Non amare è il tuo lento morire, il tuo
inconsapevole omicidio.

Chi potrà osservare questo
vangelo impossibile? Se la rabbia è già omicida o se uno sguardo può essere già
adulterio? Eppure queste, che sono tra le pagine più inquietanti del Vangelo,
sono anche le più umane, qui ritroviamo la radice della vita buona e della
fraternità.

Custodisci il tuo cuore perché in esso è la sorgente
della vita
. E ricorda: l’uomo guarda
le apparenze, ma Dio guarda il cuore.

 

  PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

  Una preghiera per quando ci troviamo davanti a Vangeli così esigenti
e alti

 

   

Signore, quando trovi
chiusa

la porta del mio cuore, non
andare via.

Abbattila ed entra,

non andare via, Signore.

 

Quando le corde della mia
chitarra

dimenticano la tua musica
e il tuo nome,

  ti prego, aspetta,

non andare via, Signore.

 

  Quando il tuo richiamo

non rompe il mio sonno

chiamami più forte,
svegliami con la tua voce

  non andare via, Signore.

 

  Quando faccio sedere
altri

 sul trono del mio cuore,

sul tuo trono, o Re della mia vita,

non andare via, Signore.

Ti prego.