8 Giugno 2013

IL CORPO E IL SANGUE DEL SIGNORE

CORPO E SANGUE DEL SIGNORE 2013

Gen  14,
18-20 ; 1 Cor 11, 23-26 ; Lc 9, 11b-17

 

Festa
del Corpo e Sangue del Signore.
Uno
solo è lo scopo del comunicare al Corpo e al Sangue del Signore: che possiamo
diventare ciò che riceviamo, il corpo di Cristo. Uno il senso dell’eucaristia:
Dio è per noi, fino all’estremo.

Iniziamo
la santa liturgia, offerta di Perdono, di Parola e di Pane, chiedendo al
Signore di saziare la nostra fame di pane e di assoluto.

 

Gesù parlava di Dio e a guariva quanti avevano bisogno di cure. Davanti a Te Signore non nascondo nessuna mia
malattia. Ti prego guariscimi, e abbi pietà. Kyrie eleison

Maestro mandali via a cercarsi da mangiare. Non mandarmi via, Signore, anche se tardo ad aprirti,
non c’è nessun pane che sazi le profondità della vita. Guariscimi e abbi pietà.
Kyrie eleison

Date loro voi stessi da mangiare. Per tutte le condivisioni negate, per il pane non
condiviso, per il corpo dei fratelli dimenticato, per tutte le parole astratte
e vuote, guariscimi Signore e abbi pietà. Kyrie eleison

 

OMELIA

Il Signore Gesù prese a parlare di Dio e a guarire
quanti avevano bisogno di cure.
C’è
tutto l’uomo in queste parole, il suo nome è: creatura che ha bisogno di
pane e di assoluto, di cure e di Dio.

C’è tutta la missione di Cristo: insegnare,
nutrire, guarire.

E c’è il nome di Dio: Colui che si prende cura.

La prima riga di questo Vangelo la sento come la prima
riga della mia vita. Sono uno di quei cinquemila, in quella sera sospesa…

Mandali via,
tra poco è buio, e siamo in un luogo deserto…
Non mandarmi via Signore, ho tanta fame e tanto
dolore. Gli apostoli hanno a cuore la situazione, si preoccupano della gente,
ma non hanno soluzioni da offrire: che ognuno si risolva i suoi problemi da
solo.

Hanno
un vecchio mondo in cuore, un cuore che pure è buono, è il mondo
dell’isolamento, dell’ognuno per sé, della dispersione.

Gesù
non li ascolta, lui non ha mai mandato via nessuno. Vuole generare, come si
genera un figlio, un nuovo mondo. Vuole fare di quel luogo deserto, di ogni
deserto, una casa, dove si condividono pane e sogni.

Per
i discepoli Gesù ormai aveva finito il suo lavoro: aveva predicato, aveva
nutrito la loro anima. Questo era sufficiente. Invece per Gesù no, non era
sufficiente. Lui non riusciva ad amare l’anima e a non amare i corpi. Annunciava e guariva, dice il Vangelo,
senza soluzione, senza stacco. Leggi la Bibbia e ti accorgi che l’uomo non ‘ha’
un corpo, ‘è’ il suo corpo, è un tutt’uno, un’anima-corpo senza false
separazioni, un unico amore

Il
corpo, questa povera cosa grande, in cui sentiamo la densità dell’amore, in cui
soffriamo la profondità del dolore, è il sacramento della nostra verità. Il
corpo dice con tutto se stesso: io ho bisogno. E Dio risponde con tutto se
stesso: io mi prendo cura, io ho la risposta alla tua fame di pane e di senso,
al tuo bisogno di vivere meglio.

Per
questo motivo il vangelo trabocca di miracoli compiuti sui corpi di uomini, di
donne, di bambini. Gesù mette la sua mano sui corpi malati, tocca la carne dei
poveri, e la carne guarita, occhi nuovi che si incantano di luce, un paralitico
che danza nel sole con il suo lettuccio, diventano come il laboratorio del
regno di Dio, il collaudo di un mondo nuovo, guarito, liberato, respirante. Un
mondo diventato casa.

Dice
ai suoi: fateli sedere in gruppi, metteteli
in relazione tra loro, che facciano casa. Il gruppo è una doppia salvezza:
dall’anonimato della folla e dall’anonimato dell’isolamento.

Il
primo passo verso il miracolo della condivisione dei pani e dei pesci – il
vangelo non parla di moltiplicazione – inizia con una richiesta illogica di
Gesù ai suoi, un’improvvisa inversione impressa alla direzione del racconto: Date loro voi stessi da mangiare. Ma gli
apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani, un pane
ogni mille persone: è poco,
quasi niente.

Ma
la sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso fra tutti è sufficiente,
che la fine della fame non consiste nel mangiare a sazietà, da solo,
voracemente, il tuo pane, ma nel condividerlo, spartendo il poco che hai, due
pesciolini, il bicchiere d’acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po’ di
tempo e un po’ di cuore.

C’è
tanto pane nel mondo che a condividerlo basterebbe per tutti! Noi siamo ricchi
solo di ciò che abbiamo donato. Sulle colonne dell’avere troveremo, nell’ultimo
giorno, solo ciò che abbiamo dato alla fame e al dolore d’altri.

Gesù
fa sentire agli apostoli la sua pretesa irragionevole e profetica, perché la
sentiamo noi. Noi che ragioniamo per dare e avere, per equivalenza, per conti
in pareggio. Mentre la logica di Dio è l’eccedenza, la dismisura, l’eccesso, la
carità: sarà lui a colmare la differenza.

Perché la chiesa intera
intenda, e la fede segua la voce profetica, quella del sogno, non quella della
ragione; impari a ragionare con il cuore, il cuore sognatore di chi condivide
anche ciò che non ha.

Dona,
allora, anche il tempo che non hai. Un’ora ad ascoltare un amico in difficoltà,
una visita al vicino solo, una sera per dialogare in famiglia cuore a cuore. E’
importante! Tutto il resto può aspettare.

E
vedrai che il tempo e il cuore donato si moltiplicheranno. Perché non è la
quantità del tempo che conta ma l’intensità. Vedrai che torneranno a te ore più
liete, giorni più sereni, battiti danzanti del cuore.

Dacci, noi preghiamo; date,
replica Gesù. E quel verbo attraversa i secoli e rimbalza fino all’eternità,
quando sarà il verbo stesso del giudizio: ‘mi avete dato o non mi avete dato da
mangiare; mi avete dato o non mi avete dato da bere….’

Tutti mangiarono a sazietà. Quel tutti è importante. Sono bambini, donne, uomini.
Sono santi e peccatori, sinceri o bugiardi, nessuno escluso, donne di Samaria
con cinque mariti e altrettanti divorzi, nessuno escluso.

È volontà di Dio che la
chiesa sia così, la immagina così: capace di insegnare e di guarire, di
accogliere e di saziare, senza escludere nessuno, capace come gli apostoli di
accettare la sfida di mettere in comune quello che ha e anche quello che non
ha.

Se
facessimo così ci accorgeremmo che il miracolo è già accaduto, è  in una prodigiosa moltiplicazione non
del pane ma del cuore.


a noi né a Dio è bastato darci la sua parola. Troppa fame ha l’uomo e Dio ha
dovuto dare la sua Carne e il suo Sangue (
Divo Barsotti). Neppure il suo corpo ha tenuto per sé: prendete,
mangiate,
neppure il suo sangue ha
tenuto per sé: prendete, bevete.
Neppure il suo futuro ha tenuto
per sé: sarò con voi tutti i giorni fino al consumarsi del tempo.

La festa del Corpo e del Sangue del Signore ribadisce questo: Dio
è per noi fino all’estremo.

Ecco il mio Corpo! Non la mia anima o la mia
divinità, ma il corpo che nella Bibbia è un tutt’uno con l’anima, è
tutto ciò che unisce una persona
alle altre persone, senza corpo non
c’è uomo. Nel suo corpo ci dà parola, sguardo, gesto,
ascolto, cuore; ci dà tutta la sua storia: mangiatoia, strade, il lago, il peso
e il duro della Croce, il sepolcro vuoto; ci dà Dio che si fa uomo in ogni
uomo. Ci dà il corpo perché la nostra fede non poggi su delle idee ma su di una
persona, Gesù, su di una persona concreta, assorbendone la storia, i
sentimenti, le vicende, le piaghe, la luce, le gioie,
l’anima.

E con il suo sangue ci dà
fedeltà fino
all’estremo, il rosso della passione, il
centro che pulsa fino ai margini più lontani del corpo, e poi ritorna alla
sorgente che è il cuore, che è Dio.

Vuole che nelle nostre vene
scorra il flusso caldo e perenne della sua vita, che in noi metta radici il suo
coraggio e quel miracolo che è il dono di sé. Vuole che diventiamo ciò che
riceviamo, il corpo di Cristo.

Vuole moltiplicare il cuore,
allora il pane sorgerà dalla terra e passerà di mano in mano, e si
moltiplicherà sulla tavola di tutti, sulla misura del cuore.

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Tu sei il pane che immette
vita,

senza rimorso mai,

nelle vene del mondo.

Tu sei il frumento che matura

dolcemente e tenacemente

non nella terra, frutto del
sole e dell’acqua,

ma nei campi della vita.

Tu sei il grano

raccolto quando giunge
all’altezza del cuore

e ha il colore del miele e
dell’oro.

Ti preghiamo: liberaci dalle
false fami,

rendici uomini essenziali

come le tue creature più
piccole e felici,

come i fiori, come gli
uccelli, come il pane.

Per noi ti sei fatto pane,

pane trovato nella terra,
pane fatto da mani,

pane di lacrime e di
sofferenza,

pane di canto e di forza,

quel pane che ha sapore umano,

pane guadagnato a caro
prezzo,

pane della nostra dolce
convivenza.

Donaci, Signore, te stesso:

donaci il pane, la gioia e la
vita,

perché per il pane, per la
gioia e per la vita

tu ci hai creati.

Amen.