8 Aprile 2013

LEGGE E LIBERTÀ. LA FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE IN EDDA DUCCI



«Legge
e libertà. La filosofia dell’educazione in Edda  Ducci
», Limina Mentis, Villasanta (Monza), 2012 è una tesi
di dottorato in filosofia presentata a Roma alla Pontificia Università
«Antonianum» come frutto di un lavoro triennale  sulla filosofa suor
Edda Ducci (1929-2007).


Il testo nasce quindi all’interno di un contesto di
tipo accademico, ne risente alcune esigenze di precisione e rigore metodologico,
ed è un testo di tipo specialistico, in un certo senso rivolto solo a pochi od
a pochissimi esperti del settore.


Al tempo stesso, si occupa di temi e concetti
che interessano tutti, e non solo pochi specialisti: ciò di cui si parla è la
libertà dell’uomo, la condizione esistenziale umana, il desiderio di bellezza e
di felicità iscritto nel cuore di ognuno, il senso della nostra esistenza al
mondo, le domande di fondo che da sempre inquietano l’anima di tutti noi.


E a
queste domande si cercano risposte non astrattamente, ma a partire dalla
concretezza della biografia di una persona amabilissima dei nostri tempi, suor
Edda Ducci, morta pochi anni fa, che per circa cinquant’anni ha insegnato
materie filosofiche e pedagogiche nelle università italiane.


Al livello
filosofico-teoretico ed esistenziale del discorso si intreccia dunque quello
biografico e umano di una donna di straordinaria sensibilità per tutto ciò che
è umano, capace di dare una lettura sapienziale della vita che va dritto alle
interiorità più profonde del cuore umano, provocandone un ricercare inquieto
alla ricerca delle fonti che possono saziare la nostra sete d’infinito.


La
Ducci ha sempre saputo accendere nei suoi studenti e nei suoi lettori un amore
mai scolorito per tutto ciò che veramente ha importanza per l’anima umana.


Andrea Muni: Scheda
dell’autore


 




Andrea
Muni (Udine 1978) è professore di ruolo di Lingua e Cultura Italiana a Udine.


Dopo gli studi classici, ha conseguito la Laurea Magistrale in Filosofia  a Trieste presentando una tesi su aspetti
educativi di Tucidide. Ha conseguito il Dottorato in Filosofia a Roma nella Pontificia Università
«Antonianum», con una tesi pubblicata col titolo «Legge e libertà. La filosofia
dell’educazione in Edda  Ducci».


È
entrato nei ruoli della docenza nel 2001, vincitore di concorso. Ha  tenuto corsi di formazione e ha
partecipato a convegni di carattere filosofico-pedagogico sia in Italia che
all’Estero.


Dopo il suo primo libro, «Cose che gli  insegnanti non dicono» (Armando, Roma 2009), recensito da
numerose riviste  filosofiche e
pedagogiche (tra cui «Orientamenti Pedadogici», «Rivista di Scienze
dell’Educazione-Auxilium», «Rivista di Psicologia dell’Educazione»,  «Storia e Futuro», «Vega», «Zetesis»,
«Angelicum», «Qualeducazione», «Scuola Italiana Moderna», «La Tecnica della Scuola», «Pragma»), ha pubblicato
vari  libri e articoli di carattere
filosofico e pedagogico, tra cui:


– «Il rapporto  tra scienza e filosofia nel pensiero pedagogico di Edda
Ducci», in M. Murzi (a  cura di),  «150 anni di scienza e filosofia nell’Italia unita», Monza, 2011, pp.  421-454;


– «Il mito come luogo della
libertà: Edda Ducci e il mito della caverna  di Platone», in A. Melillo (a cura di), «Il mito nel
Novecento letterario»,  Monza,
2012, pp. 275-304;


– «L’idea di libertà nel pragmatismo pedagogico di  Richard Rorty e il suo capovolgimento
radicale in Edda Ducci», in I. Pozzoni (a cura di), «Pragmatismi. Le origini della modernità», Monza, 2012, pp.
405 sgg; 


– «Edda Ducci, interprete
di Platone», in I. Pozzoni (a cura di),  «Frammenti di  Filosofia Contemporanea», vol. I, Monza, 2012;


– «Pitagora:
aspetti pedagogici»,  in I. Pozzoni
(a cura di),  «La fortuna della Schola Pythagorica. Leggenda e contaminazioni»,
Monza, 2011, pp. 87-106;


– «Cornelio Fabro: la trascendenza  della libertà, tra filosofia e teologia», in I. Pozzoni (a cura di), «Voci dal  Novecento», vol. iv, Monza, 2012, pp. 311-338;

-«Cornelio Fabro e l’idea di modernità», in G. Grimaldi, «Pensare la modernità», Monza, 2012;

– «Le Riforme  del Sistema Scolastico Italiano negli ultimi 15 anni. Cambiamenti e permanenze», in I. Pozzoni (a cura di), «L’Arrivista. Quaderni Democratici» ii/1 (2012), pp. 78-85;

«Il bene morale nella scuola italiana. L’etica nel Sistema  delle Pubbliche Amministrazioni», in I. Pozzoni (a cura di),  in I. Pozzoni (a cura di), «Le Bonhomme», Monza, 2012, pp. 34-41.


Altri
articoli sono in corso di pubblicazione all’ interno di volumi collettivi, tra
cui:


– «Edda Ducci: una filosofia femminile poco nota»;


– «Guerra e pace nella filosofia di Edda Ducci»; 


– «Edda Ducci: una  filosofia segnata dal misticismo del
Trecento e del Seicento italiano in pieno Novecento»;


– «Odisseo nell’interpretazione di Pindemonte».


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Recensione di Maurizio Schoepflin pubblicata su “Toscana Oggi” del 12 maggio 2013 (pagina 18) ad Andrea Muni, “Legge e libertà. La filosofia dell’educazione in Edda Ducci”, LiminaMentis, Villasanta (Monza), dicembre 2012.



Recensionemuni.pdf


FILOSOFIA ED EDUCAZIONE


Nell’ampio e accuratissimo volume Legge e libertà. La filosofia dell’educazione di Edda Ducci (Limina Mentis, pp. 432, euro 28), il friulano Andrea Muni presenta al lettore la ricostruzione completa della figura e dell’opera di una
studiosa forse poco nota al grande pubblico, ma certamente meritevole di attenzione.


Edda Ducci nacque nel 1929 a Talla, piccolo centro del Casentino. Terminate le scuole elementari, al fine di proseguire gli studi, entrò nell’«Unione Santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola», una Congregazione della famiglia domenicana con forte caratterizzazione educativa e intellettuale, a cui restò sempre legata. A ventisette anni si laureò in filosofia a Genova, con il professor Carlo Mazzantini, uno dei maggiori filosofi cattolici italiani del Novecento.


Fra il 1958 e il 1965, Edda visse un’importante esperienza all’interno dello scoutismo, e nel 1959 iniziò la sua lunga carriera di docente universitaria, in qualità di assistente del celebre studioso padre Cornelio Fabro.


Dal 1965 al 1981 insegnò Pedagogia nell’Ateneo di Bari, dal 1981 al 1988 alla Lumsa, e dal 1981 al 2004 nella capitale, a «La Sapienza» e nell’Università di Roma-Tre.


La Ducci è deceduta nel 2007: oltre a quelli accademici, ricoprì altri importanti ruoli istituzionali, sempre nell’ambito
delle attività culturali. Assai cospicuo è il numero di pubblicazioni da lei lasciato.
Dopo un’utile introduzione e una nota biografica molto precisa, Muni dedica cinque capitoli alla ricostruzione del pensiero ducciano: inizialmente esso viene contestualizzato dal punto di vista storico e intellettuale; poi se ne sottolineano le fonti antiche (il platonismo in particolare) e quelle moderne.


Nel quarto capitolo viene indagato l&rsrsquo;aspetto della contrapposizione tra filosofia dell’educazione e scienza
dell’educazione, mentre nel quinto Muni mette in luce le notevoli difficoltà che si incontrano tentando di
definire con precisione l’orientamento filosofico della Ducci.


Il libro si chiude con una sintesi conclusiva, un interessante glossario che aiuta il lettore a comprendere a fondo l’elaborazione intellettuale ducciana, un’amplissima bibliografia e un indice, anch’esso molto utile, perché estremamente particolareggiato.


Impossibile sarebbe rendere conto in questa sede delle numerosissime sfaccettature del vasto lavoro di Muni che,
caratterizzato da grande serietà critico-interpretativa, non cade nel trabocchetto di una facile e comoda apologetica.
Illuminanti appaiono le seguenti considerazioni con le quali l’autore termina la sua ricerca: «La filosofia della
Ducci è difficilmente classificabile: ha elementi di personalismo, di ontologismo, di esistenzialismo, ed è di
sicura ispirazione cattolica, eppure ha tratti di originalità tali per cui è impossibile attribuirle etichettature univoche a
meno di ricadere in arbitrarie forzature.


Abbiamo a che fare con un approccio filosofico costantemente spinto ai confini con il sacro, col mistero, con l’indicibile e con l’indefinibile L’anima dell’uomo, la comunicazione tra anima e anima e tra l’anima e Dio:
di nient’altro si interessa la nostra Autrice, e qualunque tipo di etichettatura non può che essere una forzatura riduttiva».


Maurizio Schoepflin