3 Aprile 2013

INTELLIGENZA O IMMAGINAZIONE?

Robelli (pseudonimo?) ha 71 anni, di cui 40 vissuti in Inghilterra.

Nel 1994 pubblicò un libro dal titolo “Intelligence or imagination?”


BREVE AUTO-BIOGRAFIA DI ROBELLI


Nel 1964 andai a Londra,
avevo 22 anni. Dal 2001 mia moglie ed io viviamo in Italia.


L’impatto con la cultura
Inglese dette un notevole impulso a delle idee che già si erano formate.


Tagliando una lunga storia corta, arrivò il punto in cui mi chiesi quanto di
vero c’era nel racconto ‘ Il signore delle mosche’.

Un giorno, parlando con
delle persone, mi venne suggerito di leggere i libri di un certo Immanuel
Velikovsky. Qualunque cosa si dica della persona una cosa è certa, era uno dei
co-fondatori della biblioteca ebraica di Gerusalemme. L’altro era
Einstein.  


Dopo aver letto i
libri, e incrociando alcune cose, giunsi alla conclusione che Golding aveva
descritto la realtà di quella situazione.



Le cose cominciarono a
trovare spiegazione che erano coerenti con le situazioni a cui si riferivano,
ma ancora mancava qualcosa.


Un giorno mi si accese la proverbiale lampadina:


‘ Aspetta un po’….visto che
l’evoluzione, nel senso evocato dalla teoria, non può aver avuto luogo,
l’intelligenza non si sarebbe potuta evolvere. Tutto trovò una sua coerente
spiegazione.


Nel 1994 pubblicai un libro che è ancora su Goggle –  “ intelligence or imagination?” by
robelli -.


Ho tenuto la sequela ” Imagination e realtà – il continuo conflitto ” nel cassetto, visto il completo fallimento del libro. La sequela poteva dare
adito ad interpretazioni che avrebbero distorto il discorso.



Da quel lontano 1994 credo di
essere riuscito a condensare il libro su dieci pagine, e infine su una pagina
omettendo, in quest’ultima, la parte spirituale.


Spero tutt’ora di poter
iniziare una pubblica discussione sui punti contenuti nel libro e nelle
susseguenti versioni.


Robelli


Intelligenza o immaginazione?

( Un invito ad una rivoluzione mentale )


 

Progresso+buone intenzioni+intelligenza=incerto presente ed
un ancor più incerto futuro.

Sono più che mai convinto che il paradosso possa essere
sciolto soltanto mettendo in atto una rivoluzione mentale.

Sono giunto a questa
conclusione rifacendomi ai pensieri di eminenti filosofi del passato, e
incrociandoli con alcuni moderni dati scientifici.   

Il discorso sull’intelligenza presenta molti pareri
discordanti fra loro.

Varie interpretazioni e definizioni su cosa è
l’intelligenza si sono succedute nel corso degli anni.

Thomas Hobbes e Davide
Hume, ad esempio, rifiutarono le precedenti interpretazioni di
intelligenza,  preferirono usare la
parola ‘ capire ‘, piuttosto che il termine  “intelligenza”, cioè pensavano che ciò che veniva definito
con il termine intelligenza non fosse altro che “l’abilità di capire”.

Oggi
giorno si pensa che l’intelligenza possa essere misurata (Q.I.), o anche che
possa avere a che fare con un ambito specifico di applicazione (ad esempio, la
“teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner ) e si ha la convinzione che
possa essere usata sia per scopi benefici, sia per scopi malefici. Si crede,
inoltre, che l’intelligenza si sia evoluta e con essa la qualità di vita degli
esseri umani, cioè si teorizza che prima della sua presunta evoluzione
l’intelligenza non esisteva o, se esisteva, era presente in una minuscola
quantità. 

L’ “immaginazione” è un soggetto altrettanto complesso, ma non
presenta così tante differenti opinioni in quanto è riconosciuta come una forza
creativa della mente, può essere collegata alla percezione delle cose, alle
credenze, alla realtà e non può essere né misurabile né quantificabile.
Wikipedia descrive l’immaginazione come: “La facoltà con cui le persone cercano
di dare un senso al mondo”, una definizione che, secondo me, semplifica e
sintetizza definizioni di  altre enciclopedie.

Visto che si crede che l’intelligenza si sia evoluta, mentre
l’immaginazione è la forza con cui cerchiamo di spiegarci ciò che è intorno a
noi, l’immaginazione deve essere la sempre presente facoltà che ci permette di
dare un senso a tutto ciò che ci circonda. Si potrebbe pensare che
l’intelligenza si sia evoluta dall’immaginazione, il che vorrebbe dire che
l’immaginazione non è la forza che ci permette di capire il mondo.

Sembra che tutto ‘ruoti’ intorni al concetto di evoluzione, cioè
se la teoria dell’evoluzione è valida ne consegue che l’intelligenza si sarebbe
potuta sviluppare, altrimenti no. Esaminiamo quindi,  brevemente, il concetto nel senso evocato dalla teoria.
L’evoluzione biologica è un dato di fatto. Il grande Darwin riuscì a capirlo
per primo, e la scienza moderna lo ha confermato, ma può questo processo essere
considerato alla base delle origini delle specie?

La risposta breve è, NO.
Esperimenti su E.COLI, Drosophila hanno prodotto variazioni sul tema,  ma non nuove specie, altre evidenze
come gli ancora “anelli mancanti” che sono necessari per trasformare i più o
meno lunghi ‘pezzi’ che uniscono varie specie nella ‘intera’ presunta  catena dell’evoluzione portano alla
stessa conclusione; qualunque siano le loro origini le specie non possono
essere il risultato dell’evoluzione biologica, una conclusione che mette in
discussione il concetto di “evoluzione dell’intelligenza”, uno dei
presunti  “frutti” dell’evoluzione
biologica.

La mia conclusione è che ciò che noi chiamiamo intelligenza
non è altro che  una delle creazione
dell’immaginazione: l’assurdo. Anche l’assurdo è stato al centro di infinite
discussioni filosofiche. Camus, ad esempio, credeva che l’unico modo per
combattere l’assurdo fosse il suo riconoscimento come tale.

Accettare le
evidenze scientifiche  che
affermano che l’evoluzione biologica non può essere considerata come il
processo che ha originato nuove specie e che, quindi, l’intelligenza non si è
potuta evolvere faciliterebbe  il
riconoscimento di quest’ultima come l’assurdo, una delle creazioni dell’immaginazione.

Sono convinto che tale rivoluzione mentale cambierebbe il paradosso iniziale
in: espansione + buone intenzioni + immaginazione = un presente dove i nostri
figli potranno crescere sicuri nella certezza che il futuro non potrà che
essere positivo.

Sono certo che una discussione in merito non potrebbe far
altro che confermare ciò che emeriti filosofi avevano già pensato pur mancando
delle moderne evidenze scientifiche, e porterebbe alla realizzazione del mondo
auspicato.



Robelli 

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Darwin riuscì a capire il meccanismo della vita, il suo
svolgimento, la sua evoluzione. Non un’impresa  da poco! Darwin pensò, anche,  che questo meccanismo potesse essere alla base delle origini
delle specie intitolando il suo lavoro “ Sulle origini delle specie ”, la
teoria, appunto, dell’evoluzione.

Noi abbiamo deciso che il titolo deve essere
– “LE ORIGINI DELLE SPECIE” -, 

nonostante le evidenze per il contrario. Tutti gli
esperimenti, eseguiti fino ad oggi, hanno infatti dimostrato la capacità dei
geni, dell’ambiente e della casualità di modificare l’organismo, ma hanno anche
dimostrato l’incapacità dei suddetti fattori di produrre nuove specie. Per
smentire questa affermazione basterebbe portare evidenze di un qualcosa che non
sia un moscerino di frutta, per quanto cambiato, o di un qualcosa che non sia
rimasto sempre un E.COLI, per quanto mutato e con nuove caratteristiche.

 

Le seguenti pagine portano altre evidenze e le ragioni per
cui ( penso) siamo arrivati al paradosso di aver mutato una teoria in un dato
di fatto. Le pagine contengono, anche, la mia opinione sulle conseguenze
dell’aver trasformato una teoria in un dato di fatto nonostante i progressi
della scienza abbiano, e continuino a dimostrare il contrario.           

Le ultime tre pagine hanno come titolo “ Allora, da dove
siamo venuti? “. Ho tenuto l’aspetto terrestre (scientifico), e quello
spirituale (religioni) separati perchè credo che pensare ad uno mentre si pensa
all’altro non potrebbe far altro che creare confusione tra, appunto, i due
sempre presenti aspetti della vita. Credo anche che il così facendo possa favorire   una
loro possibile ‘unione’.                                             

                                                 



                                                    Riflessioni
sulla Vita

                                        (Un invito ad una rivoluzione mentale)

 

 

Progresso + buona volontà + intelligenza =  incerto presente, ed un ancora più
incerto futuro.

 

La vita ha misteri non contraddizioni, ne consegue che il
paradosso deve essere di nostra creazione

 

Proviamo ad esaminare le singole componenti del paradosso,
per vedere se ne riusciamo a venirne a capo.

 

Se sostituiamo il termine ‘progresso’ con espansione,
per esempio, la prospettiva comincia a cambiare con l’introduzione della
fondamentale importanza dell’ambiente in cui l’organismo vive. Il Polo Nord,
tanto per rendere l’idea, offre un campo di espansione molto più limitato di
quello offerto da un ambiente meno estremo, al di sopra delle capacità
dell’organismo stesso, quindi l’ambiente naturale condiziona notevolmente le possibilità di
progresso.

Forse, il ricordarsi di questo potrebbe già cominciare a
dare un senso al paradosso.

 

Per ‘buona volontà’ intendo oltre agli sforzi di molti
individui e organizzazioni per rendere questo mondo migliore anche l’istinto di sopravvivenza, cioè
quella forza che spinge qualsiasi organismo a cercare di vivere il più a lungo
ed il meglio possibile. Nonostante questo, però, anche l’istinto di
sopravvivenza fa parte del paradosso. Per il momento lasciamo in sospeso questo
particolare elemento.

 

Rimane l’intelligenza che la teoria ‘suggerisce’  essere una delle cose che si sarebbe
dovuta evolvere con il passare del tempo.

Le allergie
sono in continuo aumento. Noi, io compreso, stiamo diventando sempre più
intolleranti……..alla Natura. Risultato, questo,  delle nostre azioni che, per lo meno in questo caso, non
credo possano essere considerate come frutto del’ intelligenza. D’altro canto,
certamente, non siamo stupidi. Allora, visto che le nostre azioni non possono
essere frutto dell’intelligenza o della stupidità, cosa è che ci spinge a
comportarci in una maniera che io definisco assurda?

 

Esaminiamo un po’ più da vicino il concetto di intelligenza
che noi diamo per scontato.

Cosa è esattamente l’intelligenza?

Chi o cosa decide chi o cosa è intelligente? Su quali
parametri?

Tutte domande che suscitano dibattiti alla fine dei quali ci si ritrova ai punti di
partenza, quindi l’identità di questa cosa che viene chiamata ‘intelligenza’
rimane vaga.

Sembra che ci sia accordo sul considerare l’intelligenza
come una delle manifestazioni del processo mentale. 

Immaginate che esistono infiniti modelli di un unico
stupendo tipo di computer, ed ognuno di noi ne possiede uno.
Conseguentemente  tutti i vari
modelli avranno la stessa matrice e le stesse componenti. Ognuno di noi sarà
libero di ‘accendere’, o ‘spegnere’, l’apparato quando vuole.

Ognuno di noi sarà libero di navigare quando e dove  vuole, ed ognuno di noi avrà i suoi
siti preferiti o, più semplicemente un sito su tutti gli altri.

In questa semplice ma , credo,  coerente schematica non riesco a vedere tracce di
intelligenza o  stupidità. Vedo
soltanto la meravigliosa varietà della Vita.

 

Un aspetto mentale di cui esiste una definizione è
l’assurdo: – “un controsenso, un ragionamento la cui logica continua ad andare
contro i fatti a cui si riferisce” – .

 

L’altro aspetto mentale di cui esiste una precisa
definizione è l’immaginazione: – “(una) forza creativa della mente” -.

 

Quindi la nostra mente è capace, per lo meno,  di immaginazione, assurdo e, si crede,
di quella vaga cosa che viene chiamata ‘intelligenza’.

L’immaginazione può essere applicata sia ad un ragionamento
intelligente che ad uno assurdo senza per questo cambiarne il loro aspetto.

Credo si possa sintetizzare il concetto dicendo che un
ragionamento intelligente non potrebbe far altro che svolgersi sul piano
dell’intelligenza , cosi come una ragionamento assurdo non potrà far altro che
rimanere tale,  con o senza
l’apporto dell’immaginazione. Sempre.

Richiamiamo alla mente la definizione di assurdo: – un
controsenso, un ragionamento la cui logica continua ad ignorare i fatti a cui
si riferisce
-.

Il ragionamento, essendo un ragionamento, è sempre logico e
razionale, altrimenti sarebbe un’accozzaglia di parole senza senso,  non un controsenso, di conseguenza non
verrebbe capito e quindi non potrebbe essere giudicato, quindi giudicare un
ragionamento illogico o irrazionale mi sembra….. assurdo, un controsenso.

Allora, come può essere giudicato un ragionamento, visto che
sono tutti logici e razionali?

Seguendo la definizione di assurdo ne consegue che: un
ragionamento è valido solo se rimane
coerente con il sapere del momento,
si crede che il mondo sia piatto….non si può farne un giro intorno che ci
riporti al suo punto di partenza……… Un ragionamento valido che diventa
assurdo se fatto oggi.

 

Non valido se  tralascia alcuni dei dati di fatto a cui si riferisce:….
“penso per questo sono” visto che uno deve essere (deve esistere da qualche
parte) prima di essere in grado di pensare, il detto cambia in  “sono vivo , per questo penso, per
questo sono”, il che, tra l’altro, mette il pensare in secondo piano.

 

Il ragionamento, pur rimanendo logico e razionale, assume
l’aspetto assurdo quando continua ad ignorare completamente la realtà naturale
a cui si riferisce.

Un  esempio  potrebbe includere gli studiosi che
dopo anni di ricerche hanno fornito una risposta alla domanda “chi è venuto
prima l’uovo o la gallina?” Una risposta in cui il termine gallo non figura.

Potremo continuare con gli scienziati impegnati nella
ricerca del Big Bang, l’inizio dell’Universo, nonostante che nel 1981 il Set di
Mandelbrot abbia dimostrato  ciò
che già si sospettava: l’Universo è infinito.

Che poi ci siano  (o no) più o meno livelli di infinito
non toglie che ciascun livello sia infinito: senza un inizio e senza una fine.
Una definizione che, per lo meno io, capisco ma non comprendo e che, a tutti
i modi, non mi risulta sia stata
cambiata. 

La geologia che continua a parlare di un tardo paleozoico
senza che ci sia la minima traccia di un precedente paleozoico, e via dicendo.

Tutte queste persone sono altamente intelligenti e,
rimanendo coerenti con  la
definizione di assurdo, contemporaneamente assurde.

 

Come è
possibile che esista questo paradosso? 

A meno che l’ identità di quella vaga cosa che viene
chiamata intelligenza  non sia
l’assurdo.   

Vediamo.

Non credo ci sia differenza di base fra un Michelangelo
che  immagina e pensa un David
osservando un lastrone di marmo ed un Darwin che immagina e pensa ad una teoria
osservando lo svolgimento della vita.

La differenza inizia quando Michelangelo
trasforma la realtà del lastrone di marmo nella realtà del David, mentre Darwin
trasforma la realtà dell’evoluzione in ciò che viene chiamato: “la teoria
dell’evoluzione”, un processo che non è mai stato sperimentato, e di cui non
esiste alcuna evidenza, se non la Teoria stessa.

Credo si possa dire che Darwin ha creato un qualcosa che
esiste soltanto nella sua grande mente.

E’ rimasto “prigioniero” della sua brillante
immaginazione. 

Siamo tutti prigionieri dell’immaginazione, forza
creativa della mente
, più è brillante più sarà facile rimanere abbagliati e
prigionieri delle sue creazioni.

Al momento, non si può andare contro l’intelligenza senza
implicare stupidità. Ovviamente l’intelligenza può essere messa in discussione,
sul suo stesso piano che abbiamo detto essere quello dell’assurdo, per cui, senza la rimozione dell’ostacolo,  tutte le discussioni  che noi chiamiamo  intelligenti, si svolgeranno sul piano  dell’assurdo, un qualcosa che sì, è
ispirato dalla realtà, ma che, susseguentemente, viene elaborato soltanto
dalla nostra immaginazione.

Forse è per questo che tutti i dibattiti, per
quanto seri, non sembrano produrre rimedi concreti per il paradosso che abbiamo
creato.

          L’assurdo non ha rimedi
se non il riconoscimento che ciò che noi chiamiamo intelligenza è in realtà Immaginazione: forza creativa della mente. Una volta riconosciuto questo uno
può scegliere se rimanere coerente con i dati di fatto o no, dipenderà dalla
natura dell’argomento e dal sapere del momento, non dalla sua costante presenza
di raziocinio e logica.