27 Marzo 2013

L’AMORE FA VIVERE

PALME
2013

 

Is
52, 13-53,12 – Eb 12, lb-3 – Gv 11,55-12,11

 

Omelia

Inizia la settimana suprema. E la liturgia ci aiuta, il
racconto cambia ritmo, rallenta di colpo, per farci seguire giorno per giorno,
quasi ora per ora, l’ultima settimana di Gesù.

Bonhoeffer scrive: uomini
vanno a Dio nel loro dolore,
invocano aiuto, pane, perdono, salvezza. Così fanno tutti, cristiani e non
cristiani. Ma ora i cristiani vanno a Dio nel
suo dolore, lo trovano insultato, umiliato, crocifisso, caricato dei nostri
peccati e gli stanno vicino.

Stare vicino al Signore, accompagnarlo in questa
settimana: leggendo il vangelo, partecipando ai riti pasquali, prendendoci un
minuto per stare in silenzio davanti a un crocifisso, davanti a un uomo
crocifisso: Cristo in agonia fino alla fine
dei tempi.

Tempo fa ho potuto entrare nella cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, e sono
rimasto incantato davanti ai mosaici di padre Rupnik. Vorrei farveli vedere con
le parole.

Una parete intera racconta la discesa del Verbo, Dio
che si avvicina all’uomo. L’insieme appare come un grande fiore, un giglio
aperto: l’incarnazione di Gesù è il momento in cui il creato intero fiorisce.

Al centro del fiore sta Cristo, in piedi, quasi come
il pistillo dove si feconda il fiore, lui che ha fecondato la nostra cronaca di
vita eterna.

Su tutto spicca un particolare stupendo: una grande
mensa, una tavola che ha il colore della terra, del pane, del miele; ai due
estremi della tavola, due scene speculari: sulla sinistra Maria di Betania,
curva con il suo nardo sui piedi di Gesù; a destra Gesù, curvo con il suo
asciugamano sui piedi di Pietro. Maria a Gesù nell’identico gesto. La tunica di
Gesù è rosso fuoco, il colore più brillante di tutta la parete, perché quelle
mani sui piedi di Pietro sono il vertice più luminoso dell’incarnazione.

Oggi il vangelo racconta di
Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù. Fra quattro giorni il vangelo
racconterà di Gesù che ripete quel gesto, che prende fra le sue mani i piedi
dei discepoli, quasi che avesse imparato da una donna amica e fedele il
linguaggio dei gesti per dire l’amore. Una donna e Dio parlano la stessa lingua,
si incontrano nei gesti inventati dall’amore. Perché Dio è già qui, dentro
l’uomo; forse pozzo insabbiato, coperto di pietre, ma c’è, e chiede di essere
liberato.

Le mani di Maria su quei piedi. Carezze sui piedi, la parte del nostro corpo più
lontana dal cielo, più vicina alla polvere delle strade. Piedi di Gesù che hanno percorso tutte le strade di Palestina,
tutti i sentieri del cuore per raggiungermi. Una carezza come un grazie, sui
piedi di Dio.

Dio non è venuto con ali
d’angeli, ma con piedi d’uomo per conoscere e faticare i miei stessi sentieri.
E il più duro sentiero è la morte.

Abbraccia i suoi piedi per
dire: ‘Dove andrai Tu, verrò anch’io;
dove ti fermerai, mi fermerò anch’io. Non andartene, mai; stammi vicino e io ti
starò vicina.

Poi il nardo su quei piedi, come una dichiarazione, 300 grammi di amore. Maria
versa profumo, senza calcolare; Gesù verserà sangue senza chiedere nulla. Maria
e Gesù si capiscono. Perché il nardo?

 Perché la croce / il sorriso / la pena inumana/

Credimi / è così semplice /
quando si ama.

(Jan Twardowski)

È così semplice! E poi i
capelli su quei piedi. Per una donna di Palestina sciogliere i capelli per un
uomo era un gesto di una carica affettiva veemente, gesto dell’intimità, dell’appartenenza,
dell’incontro. Gesù è lo sposo, atteso e amato.

Non ha bisogno di cibo, ma
di gesti intensi, di intimità e di tenerezza. Come ogni uomo cerca queste tre
cose: tenerezza, intimità e gratuità, le cose che ci fecondano di luce.

E la casa – dice Giovanni – si
riempì di profumo”. Il profumo della sposa del Cantico. Ma a che cosa serve
una casa piena di profumo? Che cosa cambia nella storia insanguinata del mondo
un vasetto di profumo? Cosa se ne fa Gesù del nardo sull’albero bruciante della
croce?

Eppure la liturgia ne
riempie le chiese all’inizio dei giorni assoluti. Il profumo non è il pane, non
è il vestito, non è necessario per vivere. Ma è l’eccedenza, il di più, come il
vino di Cana; è la tenerezza, la bellezza, la gioia. Il profumo è ciò che
rimane dell’amato, nella casa e nelle mani, quando l’amato non c’è più, e lo
evoca, lo invoca.

Il profumo è una dichiarazione d’amore e d’intimità. La
cosa di cui più abbiamo fame, la più bella tra gli uomini, la più intrisa di
Dio.

Quel vaso di nardo valeva
dieci volte i trenta denari che daranno a Giuda come prezzo di Gesù. Perché
questa spesa senza misura e senza necessità? È come se dicesse: “Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo
con ciò che fa vivere: l’hai insegnato Tu che l’amore fa vivere.’

Sono trecento denari, come
se dicesse: ‘qualcuno ti tradirà per
trenta denari ma io ti amerò dieci volte tanto. Qualcuno ti venderà, ma io ti
riscatterò per dieci volte!’ E il cuore di Gesù assorbiva forza dal profumo
senza misura dell’amica per camminare verso i giorni supremi.

L’uomo pratico che è in noi
è tentato di dire che si tratta solo di un gesto bello e sentimentale, se non
fosse ben più di questo: un gesto
rivelatore: profezia di Dio e dell’uomo. e m’incanta un Dio che ama il
profumo, un Dio che sa il linguaggio della gioia e della tenerezza.

Ed ecco Giuda, portavoce
della mentalità pratica, che vuole dare un prezzo ad ogni cosa, anche
all’amore, che conosce il prezzo delle cose ma non il loro valore. “Questo profumo è denaro rubato ai poveri”, ma
Gesù non si lascia chiudere in questa alternativa: o io o i poveri! Non mette
una priorità contro l’altra, dice: non rinunciare mai ad un amore in nome di un
altro amore: “I poveri li avrete sempre
con voi”. Sono io che ve li lascio in eredità, come parte di me, mio corpo da ungere di profumo e di cura.

  E a me
dice: non guardare il prezzo del nardo,
guarda l’amore di Maria; non guardare alla perdita, gusta il profumo che
riempie la casa; non guardare al costo, impara l’eccesso dell’amicizia.

Anch’io, anche tu hai un vaso di nardo: è la tua
esistenza.  Giorno per giorno, ora
per ora, goccia per goccia, come il profumo più caro, impara a versarlo per
qualcuno: un amico o un povero, Dio o il tuo amato.

Impara a versare vita, a bruciare in un solo slancio i
tuoi patrimoni di calcoli e tristezze. E la tua casa si riempirà di profumo, ed
esulterà il cuore di Dio. E insieme a Lui esulteranno quanti sono seduti con te
alla tua mensa, nella tua casa.

Noi non possiamo fare grandi cose, ma
piccole cose con grande amore (Madre Teresa). Come i pollini di questa
primavera che riempiono il vento: non tutti arriveranno a fecondare fiori e
frutti, ma almeno serviranno a profumare un po’ l’aria che respiriamo. Nardo di
Dio. Goccia di nardo che il cosmo di Dio a Pasqua ci regala.

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Signore, sono
come Maria di Betania

e sono anche
come Giuda.

Conosco tutte
le meschinità,

 ma conosco anche qualche slancio del
cuore;

qualche volta
mi pare di volare, l’aria è profumata,

qualche volta
è solo buio su tutto il cuore.

Ma oggi,
mentre ti avvii alla Passione,

 nel riverbero cangiante degli ulivi,

 vorrei che tu fossi consolato

da miei
piccoli gesti di amicizia, come a Betania.

Cerco dentro di me una parola, un sentimento,

 una carezza da offrirti come goccia dal
mio vaso di nardo.

Cerco un
volto, un povero, un fratello

dove versare
una goccia di bontà.

Non tener
conto della parte di Giuda che vive in me

ma di qualche
slancio che Tu conosci, che sai riaccendere.

Fa che io
torni ad innamorarmi, come Maria di Betania.

Che torniamo
ad amarti

come
innamorati, non come sottomessi.

E la casa si
riempirà di profumo.

Di te,
profumo della vita.

Amen