20 Gennaio 2013

LA FORZA DI GESÙ

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C

 

Is 55, 4-7 ; Ef,
2,13-22 ; Lc 3, 15-16. 21-22

 

Con
il Battesimo del Signore si chiude il tempo del Natale, e inizia il nostro
tempo, il tempo di coloro che vogliono, come Gesù, passare nel mondo facendo del bene, prendendosi cura di ogni vita.
E per far questo abbiamo bisogno che il cuore sia limpido e semplice, forte e
delicato. Abbiamo bisogno di curare il cuore per guarire la vita. Questo ora
domandiamo:

Signore, Tu che sei passato nel mondo facendo del
bene:
se la nostra vita nonfa bene a nessuno, se non abbiamo saputo dare ma solo prendere,  Kyrie eleison

Signore Gesù, uomo come noi, figlio della terra, che conosci la fragilità di questa canna incrinata, di
questa luce morente,  Kyrie
eleison

Signore Gesù, Figlio del cielo, che ci immergi nello
Spirito e nel fuoco,
per noi che
abbiamo dimenticato il calore e la libertà del nostro battesimo,  Kyrie eleison

 

 Omelia.

‘Viene dopo di me colui che è
più forte di  me’.
Di che natura è
la forza di Gesù, affascinante e misteriosa? Gesù è il più forte perché parla
al cuore, sa toccare il cuore dell’uomo, e vi sa generare. Genera vita speranza
libertà pienezza gioia.

La
forza di Gesù è spiegata da Giovanni il Battista con parole tra le più
emozionanti di tutto il vangelo: Egli vi
battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Battezzare significa immergere. Gesù
ha la forza di immergere me e te in Dio. Ha la forza di trasportarci fino al
turbine e al braciere di Dio.

Se
ti lasci prendere per mano, ti conduce dentro il mistero ardente dell’essere.

La
forza di Gesù è detta con due simboli: spirito e fuoco, vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.  Vi immergerà nel vento e nel fuoco di
Dio.

Bella definizione del cristiano: Tu sei “uno immerso” nel vento e nel fuoco, ricco di vento
e di fuoco, ricco di libertà e calore, di energia e luce, ricco di Dio.

Spirito: alito di Dio soffiato sull’argilla di
Adamo, vento leggero in cui passa Dio sull’Oreb, vento possente di Pentecoste
che scuote la casa. La Bibbia è un libro pieno di un vento che viene da Dio,
che ama gli spazi aperti, riempie le forme e passa sempre oltre, che ‘non
sai da dove viene e dove va’,
fonte di libere vite.

Il fuoco è il simbolo che riassume tutti gli altri
simboli di Dio. Pensiamo al roveto ardente sul Sinai. Al Cantico dei Cantici: una
scheggia di Dio infuocata è l’amore
. Nel vangelo di Tommaso Gesù afferma:
stare vicino a me è stare vicino al fuoco.
Il fuoco è energia che trasforma e
purifica le cose, è la risurrezione del legno secco del nostro cuore e la sua
trasfigurazione in luce e calore. Noi siamo scintille del grande braciere della
vita.

La forza di Gesù è la forza del vento e del fuoco.
Il Vento che riempie le vele e porta lontano, che diffonde pollini di
primavera, che disperde le ceneri della morte, che non lascia dormire la
polvere
(Turoldo).

Il fuoco, che illumina e riscalda, che fa passare
le cose da uno stato ad un altro, che è bello, giocondo, robustoso e forte.
Gli aggettivi di Francesco per il fuoco sono perfetti per Dio: ‘bello è Dio e
gioioso, robusto e forte’.

Il vento e il fuoco di Dio entrano dentro di me, modellano pensieri, affetti, progetti,
speranze. E poi mi chiamano a passare
nel mondo
portando vento e fuoco, portando libertà e calore, energia e luce.
E lo possiamo fare, non perché noi siamo più bravi o più buoni degli
altri, ma perché siamo più ricchi, ricchi di vento e di fuoco, di calore e
libertà, ricchi di Dio.

Gesù battezzato, in fila fra i peccatori, che entra
nel Giordano, immerso nell’acqua, mi richiama
uno dei più antichi simboli cristiani, quello del pesce: come il piccolo pesce
nell’acqua, così il piccolo credente è immerso in Dio; ed è nel suo ambiente
vitale, come in un grembo che avvolge, sostiene, nutre. In Dio, dove mi sento a
casa.

Una
bella preghiera antica, attribuita a san Patrizio d’Irlanda, testimonia questa
esperienza:

dell’uomo
dentro l’ambiente divino, con queste parole:

Dio
alla mia destra, Dio alla mia sinistra.

Dio
davanti a me, Dio dietro di me.

Dio
sopra la mia testa, D
io sotto ai
miei passi.

Dio fuori di me, Dio dentro di
me”.

Come
il battesimo ininterrotto, come una immersione
perenne in Dio.

Gesù stava in
preghiera ed ecco, il cielo si aprì, e venne una voce: «Tu sei il Figlio mio,
l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Quella voce annuncia tre cose, proclamate allora per
Gesù sul Giordano, ripetute ad ogni nostro battesimo.

‘Figlio’ è la prima parola. Dio è forza di generazione, che
come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli nel Figlio,
frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, seme del suo seme, abbiamo
Dio nel sangue. E qui è il primo di tutti gli articoli del Credo: Credo in un solo Dio, che è Padre,
fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza e di ogni bontà. Da lui provengono
e a lui ascendono tutte le cose.

Colui
che mi dice: Tu sei mio Figlio,
afferma: io sono tuo Padre. Dio
genera figli, ogni giorno, in ogni istante. La mistica medievale Giuliana di Norwich scrive: ‘Dio altro non fa
tutto il giorno che questo: sta sul lettuccio della partoriente e genera’.
Quando
dico: credo in Dio Padre, dico: credo nella vita di Dio in me, inesauribile ed
eterna.

Credo in Dio che è Padre e Madre, donatore e amante
della vita, ed è come dire: Credo nell’amore. Ogni bambino è un amore diventato
visibile.
Io lo sono: un amore – di terra
e di cielo – diventato visibile. Credo in un Dio che è Padre, ed è come dire:
credo nell’amore come forma ed energia del vivere, mi fido dell’amore, la sola
cosa che rimarrà quando non rimarrà più nulla. Infatti:

‘Tu sei il
Figlio mio, l’Amato’, è la seconda
parola della Voce. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia
o no, ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. ‘Tu ci hai amati per primo, o Dio, e noi parliamo di te come se ci
avessi amato per primo una volta sola. Invece continuamente, di giorno in
giorno, per la vita intera Tu ci ami per primo’ (Kierkegaard).

 ‘In te ho posto il mio compiacimento’ terza affermazione. Compiacimento, parola bella e
difficile, composta con il termine ‘piacere’ e la preposizione ‘con’, che indica
comunione. Compiacimento è comunione di gioia. Dio dice: tu, figlio mio, mi
piaci; ti guardo e sono felice. Si realizza quello che Isaia aveva intuito,
l’esultanza di Dio per l’uomo: ‘come gode
lo sposo l’amata così di te avrà gioia il tuo Dio’ (Is 62,5); la profezia
di Sofonia, quando Dio grida: tu mi fai felice.

Il
Dio in cui Gesù ci immerge non è solo com-passione, o misericordia, è com-piacimento, esultanza, felicità e
gioia, da condividere. Non offre solo compassione e generosità, ma offre e
domanda gioia, dà e riceve una emozione, un trasalimento, un brivido. Lo da e
lo riceve da noi!

Se ogni mattina potessi
ripensare questa scena del Giordano: essere lì, vedere il cielo azzurro che si
apre sopra di me come un abbraccio, sentire quella Voce dire, con tenerezza e
forza: figlio mio, amato mio, mio
compiacimento; sentirmi come un bambino preso in braccio, che anche se è
sollevato da terra, anche se si trova in una posizione instabile, si abbandona
felice e senza timore fra le braccia dei genitori, ecco sarebbe questo il mio
battesimo quotidiano, immersione nel vento e nel fuoco di Dio.

PREGHIERA
ALLA COMUNIONE

Signore Gesù, Figlio della terra e del cielo,

Figlio dell’Amore

Noi siamo immersi in te, e ora tu sei pane in noi,

come cibo e come lievito, come vento e come fuoco.

Vorrei solo alzare la mia vela e catturare il tuo
soffio,

mettere davanti a te il legno secco del cuore

perché tu vi accenda calore e luce.

Signore Gesù, tu che apri per noi i cieli

E nessuno li richiude, ora so che

prego e qualcuno ascolta,

che alzo gli occhi e posso ascoltare:

“Tu sei il mio figlio, l’amore mio.

Il mio compiacimento”

Tu Padre mi hai dato il meglio di te,

la tua vita,

io voglio renderla adulta e piena di opere,

con dentro il tuo respiro e il tuo fuoco.

Spero tanto che tu possa guardarla questa mia vita

e sorridere, almeno un po’ compiaciuto,

e ripetere, come una benedizione, come una forza
generativa,

le tre parole d’allora:

Figlio. Amato. Gioia.

Amen