11 Dicembre 2012

SEI TU CHE DEVE VENIRE?

TERZA DOMENICA DI AVVENTO – Anno C

Is 45, 1-8 ; Rom 9, 1-5 ; Lc
7, 18.28

 

Avvento è un tempo di domande.
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? Gesù risponde
educandoci alla fede attraverso le sue domande: Su cosa avete fissato il vostro
sguardo? Avete visto i profeti? E i poveri? Gesù ne elenca sei categorie, ci
chiama a guardare all’invisibile, forse all’inguardabile della storia, là dove
io non vorrei mai essere. Abitati dalle domande dei Profeti e da quelle di
Gesù, chiediamo che sia lui a cambiarci lo sguardo e il cuore.

Signore, tu che conosci meglio di noi stessi i segreti
del nostro cuore,
Kyrie eleison

Signore, tu che conosci le nostre ferite, quelle che abbiamo ricevuto, quelle che abbiamo
inferto, Kyrie eleison

Signore, tu che conosci i nostri desideri e le nostre
sconfitte, i sogni e i pensieri meschini
, Kyrie eleison

 

Omelia

Sei Tu Colui che deve venire? ‘Deve’ perché altrimenti la storia si smarrisce e non c’è una
meta per l’uomo. Deve venire.

Sei Tu o
dobbiamo aspettare un altro?
Il
Profeta, il Messaggero, il Più Grande, dubita e ha dentro qualcosa più forte
del dubbio: Se non sei Tu io non mi
arrendo, io non abbandono la ricerca, io e i miei restiamo, noi aspetteremo
ancora!

Giovanni è pronto alla fatica perché ha speranza.
Finché c’è fatica c’è speranza (don Milani). Attenderemo! Attendere è
l’infinito del verbo amare.

Gesù non mostra nessuna
sorpresa per i dubbi del profeta. Anzi, ama questa sua voglia di capire di più.
Il dubbio più che rovinare la fede, impedisce la fede ovvia, vieta le risposte
superficiali, proibisce di accontentarci e addormentarci.

Nella fede c’è sempre tanta
luce quanta basta per camminare e tanta oscurità quanta basta per dubitare.

I dubbi del Battista non
cambiano la stima immensa che Gesù nutre per lui e non diminuiscono la
grandezza di questo gigante dello spirito.

E così accade
anche per me. Dubbi, corteo della mia fede, sempre con me, ad assediare il
cuore, come a Giobbe, come a Mosè, come al Battista. L’uomo biblico crede e
dubita insieme, perché così e non altrimenti può fare ogni uomo.

Penso a Pietro che chiede di
camminare sulle acque: lo fa, e il miracolo non gli impedisce di dubitare. Dice
il Vangelo: Vedendo il forte vento ebbe paura. Dubita proprio nel
momento in cui è avvolto dal miracolo. Allora comincia ad affondare, e mentre
affonda nel lago e nel dubbio, ha la fede per gridare: “Signore, aiutami”.
Mentre cammina sull’acqua dubita, mentre affonda nell’acqua crede: fede e
dubbio, misterioso nodo.

Giovanni dubita e Gesù ribadisce:
E’ il più grande!

Pietro dubita e Gesù lo ama,
a mano tesa!

Tutto questo è così
consolante per noi. Anche quando dubito Dio continua a volermi bene, come
prima. Anche se dubito, la sua stima continua, come prima.

Gesù risponde a Giovanni parlando
solo della vita, e lo fa con le parole proprie della vita, chiama a raccolta ciechi, storpi, sordi, lebbrosi, morti,
poveri. E non bada se virtuosi o canaglie, mendicanti o principi, a tutti
si rivolge con la stessa voce solare, come se non ci fossero virtuoso o
canaglia ma solo due esseri viventi, uno in faccia all’altro.

Forse la risposta non ha
fatto che aumentare i dubbi di Giovanni: già l’incertezza nasceva dal fatto che
Gesù era troppo buono, esclusivamente buono!

Non chiama a giudizio chi
zoppica e cade, ma lo sostiene. Non condanna col fuoco e con la scure chi non
sa ascoltare, ma lo apre. Non si scaglia contro la debolezza, ma contro l’ipocrisia
dei pii e dei potenti.

Non è questo il Messia che
Giovanni aspetta, sembra un debole, senza forza, che anziché fare piazza pulita
sull’aia e bruciare tutti gli scarti, entra quasi dalla porta di servizio, dal
punto più basso, là dove la vita è minacciata, dove ci sono gli scarti.

Gesù elenca sei nomi
dell’uomo, il suo primo sguardo va sull’uomo in difficoltà o in lacrime. E il
settimo nome, perché l’elenco sia completo, il settimo nome è il mio! E per
tutti i suoi gesti di bontà, gesti di uno che si china sulle fragilità, sui
drammi, sulle impotenze.

Il suo segno di
riconoscimento è qui, è la passione, non la potenza.

Sarebbe fin troppo facile
rispondere a Cristo che i suoi miracoli, in fondo, non hanno cambiato il mondo,
per un cieco guarito legioni di ciechi sono rimasti nella notte, che il mondo è
ancora un immenso pianto, che nessun deserto si è coperto di gigli, che, anzi,
il deserto si espande.

Ma Gesù non ha mai promesso
di risolvere i nostri problemi con l’evidenza illusoria dei miracoli. Ha
promesso qualcosa di più forte: il miracolo del seme, l’evidenza del
seme invisibile nel solco. Ha detto: voi risolverete la storia, lo farete voi,
prendendo su di voi la mia passione per l’uomo e per Dio, non la mia potenza.

E avanzerete non per la
forza di prodigi che incrociano le nostre vite, ma per la forza miracolosa
della passione. Per un seme di fuoco che è sceso dentro di noi, un seme di
luce, e non si spegne: passione per Dio e per l’uomo.

Per tre volte oggi Gesù
domanda: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?  insiste su questo verbo concreto, vedere, non domanda: che maestri avete ascoltato? Che cosa avete imparato? Ma: che cosa avete veduto? Un Profeta? Sì,
perché i profeti non dimostrano Dio, lo mostrano.

Infatti cosa vedono i giudei
in Giovanni? Vedono un discorso fatto carne, vedono una goccia di fuoco caduta
su di un uomo, vedono un messaggio incarnato in gesti concreti. Sono i
testimoni che fanno credere e non i maestri.

Solo la fede che è diventata
carne e sangue è fede vera.

Il vangelo offre una
beatitudine strana: beato chi non trova
in me un motivo di scandalo! Gesù scandalizza ancora, i suoi metodi
scandalizzano. Noi diciamo: bontà tenerezza misericordia, e intanto non cambia
niente. Ci vuole forza e decisione.

Il vangelo scandalizza
ancora: lo ascolti e il cielo appare come un cielo con alberi che volano,
agnelli che danzano e pesci che ardono, un cielo impraticabile, popolato di
zoppi, di ciechi, di prostitute, di folli e di festaioli, di bambini che
scoppiano in risate e di donne che non tornano più a casa: tutto un mondo
dimenticato dal mondo e festeggiato là subito, adesso, sulla terra come in
cielo.

Beato chi non troverà in me motivo di scandalo, beato chi non si scandalizzerà della bontà,
dell’eccessiva bontà di Dio. Incredibile bontà, ma affidabile!

Beato chi va in cerca dei sei nomi dell’uomo: ciechi,
zoppi, perduti, dolenti, sofferenti, migranti
per sostenere in loro un
germoglio di vita. E quei gesti di solidarietà, Dio dirà nel giorno finale: li avete fatti a me! Un altro motivo di
scandalo: fatti a Dio!

E non solo dai buoni, lo
dirà anche a quelli che Dio non lo conoscono: quando mai Signore ti abbiamo visto? Lo dirà a non credenti, a
pagani e atei, a quelli che non sanno il nome di Dio, ma sanno il suo cuore, hanno
dentro quella goccia di fuoco, il segno inconfondibile di Gesù: la passione per
l’uomo. È lo scandalo Di Dio. Lo
scandalo di Gesù. Beato chi non troverà il
lui motivo di scandalo.

 

Preghiera
alla comunione

Signore, tu sei venuto, fiore di luce nel nostro
deserto.
Donami la fede inquieta e coraggiosa di Giovanni,
che non smette di cercare sorgenti.
Sappi, Signore Gesù, che se anche avrò dubbi
 io
continuerò a cercare.
Sappi, che se anche non rispondi
io non mi arrendo, continuerò a bussare.
 Sappi,
che se ritardi io continuerò ad attendere:
 attenderti sarà il mio modo di amare.
E Tu continua a volermi bene, soprattutto quando
dubito,
continua ad aver stima di me.
Continua a venire vicino
Tu, buono come nessuno, seme di un uomo nuovo,
 piccolo,
fortissimo seme di fuoco in me, che nulla spegne,
unico miracolo di cui ho bisogno.
Amen