27 Novembre 2012

ECCO IL TUO DIO VIENE

II DI AVVENTO – Anno C

Mc 1, 1-8

 

Abbiamo
cantato come fossimo la voce della terra: vieni
Signore, vieni presto.

Noi, come
voce della fatica e della speranza, voce del deserto che è la nostra storia e

che pure
fiorirà, invochiamo da Dio la fecondità, il ricominciamento, la fioritura e,

per un
nuovo inizio, il perdono:

 

Dice il
Profeta, preparate la via del Signore
: noi prepariamo strade e progetti di piccolo respiro, per noi e le
nostre case, ma non sentieri di pace e di giustizia. Per questo: Kyrie
eleison.

Dice il vangelo:
inizio della buona notizia.
Per
quando abbiamo posto a principio delle nostre azioni e relazioni umane, diffidenze
e delusioni e non la buona notizia che ciascuno è, la bontà e la bellezza di
ogni creatura: Kyrie eleison.

Dice Marco:
Giovanni predicava un battesimo di conversione
: per questa vita che è solo autodifesa,
giustificazione sempre e comunque, che non ha il coraggio di cambiare direzione
e di andare in profondità: Kyrie eleison.

 

Omelia

 

L’avvento è
tempo di profeti. La voce gioiosa di Isaia: “Ecco il tuo Dio viene.

Ditelo al cuore di ogni creatura, a Israele e anche ai
suoi nemici, all’Egitto,

all’Assiria”. La
voce drammatica di Giovanni, Giovanni dell’acqua, del sole rovente,

mangiatore
di insetti e di miele, ripete: “Ecco
viene uno che  è il più forte, perché
ci

immergerà nel turbine santo di Dio”.

Il vangelo di questa domenica
è chiuso tra due parentesi che subito dilatano il cuore. La prima: Inizio del vangelo di Gesù. A prima
vista sembra una annotazione pratica, un semplice titolo esterno al racconto.
Ma se ci guardiamo dentro, vediamo che qui compare, per la prima volta, la
parola decisiva per la nostra fede: il termine vangelo. Con il suo significato di bella, lieta, gioiosa notizia
buona.

Inizio di una notizia buona. Dio
si propone come il Dio che conforta la vita e come il Dio degli inizi, che
annuncia: “con me vivrai solo inizi!” Perché ciò che crea un inizio, ciò che fa
ricominciare a vivere, a progettare, a stringere legami,
che fa ripartire la vita è
sempre una buona notizia, un presagio di gioia, un vangelo di speranza.

Iniziare da una notizia
buona, con ingenuità fiduciosa, e non da mille brutte notizie, come è prassi
sui media, che è solo apparente intelligenza, senza sapienza di vangelo.
Ripartire sempre dal bene che c’è nell’altro, nella famiglia, in tutte le
relazioni, ricominciare non elencando gli errori (miei o dell’altro) ma evocando
quella luce che sai, quella luce che hai intuito e perfino toccato.

E se qualcosa di cattivo, o
doloroso, è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava via gli angoli
oscuri del cuore. E poi uno straccetto di speranza, la speranza che è come una
bambina, con piccoli segni, ma che fanno risorgere.

Inizio del vangelo di Gesù Cristo. La notizia buona di Marco è una persona, il

vangelo è Gesù,
un Dio che fiorisce sotto il nostro sole. E i suoi occhi che guariscono quando
feriscono, e la sua voce che atterra i demoni tanto è forte, e che incanta i
bambini tanto è dolce, e che perdona.

Prima parte della lieta
notizia. Ma fioriscono tra noi anche altri minimi vangeli, altre buone notizie,
che ogni giorno aiutano a far ripartire la vita: la bontà delle creature, le
qualità di chi mi vive accanto, i sogni coltivati insieme, le memorie da non
dimenticare, la bellezza seminata nel mondo, a piene mani, e che crea ogni
comunione. A noi spetta conquistare sguardi di vangelo!

Il brano di oggi si chiude così:
Viene dopo di me uno più forte di me. E’ il più forte, perché è l’unico che
parla al cuore, cioè che tocca il centro
dell’umano. Il più forte è sempre e solo il più umano! Chiamati tutti a essere
‘più forti’, a fare come Isaia, Giovanni e Gesù: a essere voce che grida e poi sussurra  al cuore. Che significa chiamati a dire con passione,
quella che è la nostra passione. Passione per Cristo e passione per l’uomo. Che rende forte la vita.

 

Non sono degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo”. Come
segno per riconoscerlo Giovanni dice semplicemente
che anche Lui porta i sandali, come tutti. Cristo viene in mezzo a noi scegliendo il cammino
dell’umiltà. Noi gli avremmo suggerito il fascino della potenza, Lui sceglie il fascino dell’amore disarmato.

Ma poi il lieto annunzio si arricchisce di un secondo elemento: un battesimo
nello Spirito Santo, saremo immersi in uno Spirito che è vento e fuoco e non lo
puoi tenere fra le mani, e non lo puoi rinchiudere. E’ invece Lui che ti
chiuderà nel cielo, e così ti farà libero come nessuno, e ti farà bruciare il
cuore, e dare luce intorno.

 

Viene dopo di me, uno più forte. Notiamo il verbo centrale: viene, al presente. Giovanni non dice: verrà, un giorno. Non proclama: sta
per venire, tra poco, e sarebbe già una cosa grande. Ma semplice, diretto,
sicuro, dice: viene. Giorno per
giorno, continuamente, adesso, Dio viene. Anche se non lo vedi, viene; anche se
non ti accorgi di lui, è in cammino su tutte le strade.  È bello questo mondo immaginato come
pieno di orme di Dio, i suoi passi all’angolo di ogni strada.

 

C’è chi sa vedere i cieli
riflessi in una goccia di rugiada, il profeta sa vedere  il cammino di Dio nella polvere delle
nostre strade. Non è facile farlo, ma Giovanni il profeta ci aiuta, ci scuote,
ci apre gli occhi, ci mette in sospetto: il sospetto che qualcosa di
determinante stia accadendo, qualcosa di vitale, e rischiamo di non vederlo.
Dio si avvicina. Nel tempo e nello spazio. Dentro le cose di tutti i giorni,
alla porta della tua casa, ad ogni risveglio.

Noi pensiamo che la
presenza del Signore si sia rarefatta in questo mondo distratto, che il Regno
di Dio sia perdente. Che siano ben altri i regni che si impongono!

Fra tutti l’economia, il
mercato, l’idolo del denaro, lo spettacolo..

Invece no: il mondo intero
è più vicino al Regno di Dio oggi, di dieci o vent’anni fa.

Guardiamo la terra, da un
angolo all’altro: è cresciuta la libertà dei singoli, l’autenticità nelle
relazioni; un segno dello Spirito santo è il movimento epocale del femminile; è
cresciuta la giustizia e la solidarietà verso i deboli,
pensate solo alla rivoluzione di questi anni
–straordinaria- nei confronti dei disabili, da quando erano invisibili, segregati
e nascosti, al rispetto e alla cura che oggi li circondano.

E l’amore per l’ambiente,
per tutte le creature, per la terra, l’aria, le acque. E l’istruzione e la
scienza e la cultura.

Anche altro è cresciuto, è
vero, una solitudine, una disgregazione di legami, una idolatria del denaro e
dell’apparire, una insofferenza verso gli estranei. È cresciuta una crisi
economica. Ma come non vedere che dietro ad essa si annuncia un altro modo di
vivere, migliore: perché la logica della crescita infinita è insostenibile, e
servono altre parole d’ordine: sobrietà e solidarietà, una economia con
spiritualità.

C’è la crisi della chiesa,
diminuiscono le vocazioni, cresce l’indifferenza religiosa, l’istituzione ecclesiastica
perde fiducia. Eppure io vedo dentro questa crisi la nascita di un modo nuovo
di vivere la fede, più essenziale, più libero, più convinto.

È il nostro atto di fede:
il regno di Dio è più vicino oggi di ieri.

Il vangelo ci insegna a
leggere il presente e la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi,
ma a guardare avanti: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Un mondo
più buono, dove Dio viene, vicino come il respiro, vicino come il cuore, vicino
come la vita.

 

 

Preghiera alla comunione.

 

Signore, manda ancora profeti,

come stelle a indicare la via,

come miele nel deserto.

 

Mandaci ancora profeti,

uomini certi di Dio,

donne dal cuore in fiamme

voci che parlino al cuore.

 

E là dove la vita si era fermata

vieni tu, a farci ripartire,

solo tu, a farci vivere soltanto inizi.

 

Vieni e resta vicino,

vicino come il respiro e come il sangue,

vicino e caldo come una perla di luce seminata

nel cuore vivo di tutte le cose.

Amen.