5 Novembre 2012

ETICA LAICA ED ETICA CRISTIANA

ETICA LAICA ED ETICA CRISTIANA

Alcune osservazioni personali sull’articolo:
http://www.riflessioni.it/testi/felicita-al-di-la-della-religione.htm

(in riferimento al libro: “La felicità al di là della religione” del Dalai Lama)

Il Dalai Lama parla in modo ottimistico di un’etica laica, universale, accettata da tutti. Ammiro il suo sforzo e spero che i suoi intenti vadano a buon porto.
Chi sa applicare una giusta etica al di là di ogni credo è senz’altro ammirevole.
Egli si auspica “che ognuno maturi una convinzione personale dell’importanza delle qualità interiori, poiché esse sono la fonte sia di un mondo eticamente armonioso, sia della pace mentale individuale, di quella fiducia e felicità che ciascuno di noi cerca.”
Poi aggiunge: “Naturalmente, tutte le principali tradizioni religiose, vista l’enfasi che mettono sull’amore, la compassione, la pazienza, la tolleranza e il perdono, possono favorire lo sviluppo delle qualità interiori, e in effetti lo fanno. Ma è questa la realtà del mondo odierno: fondare l’etica sulla fede non è più sufficiente. Ecco perché ritengo che sia giunto il momento di trovare il modo di ripensare la spiritualità e l’etica, ponendole al di là della religione.”
 
Conoscendo la natura dell’uomo, però, secondo me l’insieme dei valori devono avere un riferimento alla Trascendenza, altrimenti rischiano di rimanere qualcosa di arteffatto ed alla prima bufera crolla l’intero sistema.
Un esempio: il rispetto umano è un valore assoluto e dovrebbe essere recepito a livello universale. Ma spesso, quando c’è di mezzo l’avidità connessa al capitalismo, il rispetto umano viene ipocritamente calpestato dallo sfruttamento sia nel mondo della finanza che dell’imprenditoria.

La visione dell’uomo del Dalai Lama è molto ottimistica: praticamente egli è convinto che se ognuno di noi è consapevole che la nostra vita ha valore se siamo sensibili e compassionevoli verso il prossimo, allora l’esempio si propagherà in modo quasi naturale (“La mia fiducia nasce dalla convinzione che tutti noi siamo fondamentalmente inclini o propensi a ciò che riteniamo positivo, buono. Ogni nostra azione è motivata dall’idea che possa apportarci qualche beneficio; nel contempo, nessuno di noi disconoscerebbe mai il valore della gentilezza altrui. Per nostra stessa natura, siamo tutti orientati in direzione dei valori umani fondamentali dell’amore e della compassione. Preferiamo di gran lunga ricevere l’amore degli altri, anziché il loro odio; la loro generosità, invece della meschinità. E chi tra noi non sceglierebbe la tolleranza, il rispetto e il perdono per i propri errori, piuttosto che l’intransigenza, l’arroganza e il risentimento?”)

Se siamo tutti inclini o propensi a ciò che riteniamo positivo e buono , perché la storia dell’umanità ci ha dimostrato spesso l’incontrario attraverso l’egoismo, la violenza e la superficialità nei rapporti umanI?
Perché nelle Sacre Scritture il Primo Comandamento è “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore…?”

Constato in questo evento mediatico due livelli di pensiero relativi alla visione della vita:

a) Si mette in evidenza che ogni uomo tende al buono ed a ciò che è positivo. Ciò significa che si può sperare in un mutamento radicale della società mano a mano che c’è una presa di coscienza sui valori etici universali che donano la pace interiore. Questo fatto ha in sé delle verità e contribuisce a diffondere l’ottimismo.
b) L’aspetto più interlocutorio è quello esistenziale. Ciò che sostiene il Dalai Lama è indubbiamente lodevole e la sua realizzazione auspicabile. L’osservazione reale e retrospettiva della storia umana mi induce a constatare che tutt’ora ci troviamo in grande contraddizione a causa delle ingiustizie sociali e dell’individualismo che si afferma sempre più prepotentemente.
Fino a che esiste una sola persona che non accetta profondamente questi valori universali, ci sarà ancora uno squilibrio che si ripercuote sull’intera umanità.

Se si desidera che l’umanità sia un giorno in perfetta armonia tutti gli uomini del pianeta dovrebbero convergere le loro coscienze su un punto d’incontro ideale in cui condividere la piattaforma dei valori universali.
Ma le cose non sono così semplici come potrebbero sembrare.
Questo ipotetico punto di convergenza è per ora “ideale” e ciò che è ideale in genere trascende la realtà visibile. A meno che non coincida con l’humus trascendentale. Ciò significa che tutti gli uomini dovrebbero sapersi proiettare nell’ambito della fede e credano fermamente nell’esistenza di un Dio-Padre che li ama e li vorrebbe riscattare dalla situazione di decadenza etica e morale.
Nella Sacra Scrittura non è Dio che è antropomorfo, ma è l’uomo che è teomorfo, descritto e pensato a immagine del suo Creatore, che acquisisce forma e comportamenti divini. (Gerhard von Rad)

Pier Angelo