1 Novembre 2012

BEATO GIOVANNANGELO PORRO

MEMORIA BEATO GIOVANNANGELO PORRO

I
dom. dopo Dedicazione B–
Rom 12, 1-8; Mc 9,34-37

 

Benvenuti a questa celebrazione ricca di significati e di
occasioni: la nostra C
omunità di Servi e Serve di Maria celebra la festa del Beato Giovannangelo, Servo di Santa
Maria, fratello di questa Comunità, nostro concittadino.

Il suo corpo è custodito in questa chiesa da 500 anni, a
ricordarci che la vita non finisce con la morte, che le porte della morte si
aprono sulla vita.

Celebriamo oggi inoltre la giornata missionaria mondiale in
comunione con tutti gli annunciatori di Cristo. E infine celebriamo la Domenica
della carità. Tutti chiamati a lasciare la terra un po’ più buona e un po’ più
bella di come l’abbiamo trovata.

 

Dice l’Apostolo: “Non
conformatevi alla mentalità di questo mondo!”
Noi,
invece seguiamo la mentalità corrente. Vero e giusto è ciò che i media
ritengono tale, il pensiero alla moda è il nuovo Vangelo, per questo
tradimento,
Kyrie
eleison

Dice san Paolo
“Trasformatevi, rinnovando la vostra mente”
Per noi perduti
dietro tante sirene, senza forza per trasformare noi stessi, senza tenacia per
crescere verso più coscienza, più libertà e più amore, per questo
impoverimento,
Kyrie eleison

Dice il Vangelo: se uno vuol
essere il primo sia il servo di tutti.
Per noi che preferiamo
essere serviti anziché servire, che mettiamo al centro noi stessi anziché i
piccoli di Dio,
Kyrie
eleison

 

Omelia

Chi accoglie un bambino, dove il solo fatto di esistere è già un’estasi
(E. Dikinson), accoglie Dio. Santo è l’uomo accogliente. Santo è braccia aperte
inviate alla terra.
Così è stato il nostro fratello
santo Giovannangelo.

I santi sono memoria storica di vangelo
che si è fatta accoglienza. Per questo nel loro tempo hanno saputo trasformare
la disperazione in speranza, la solitudine in incontro, la morte in vita,
perché sapevano accogliere nel suo nome.

Per la chiesa orientale i santi sono molto
importanti perché sono gli uomini trasformati, trasfigurati, almeno in parte
divinizzati, riempiti di Dio. Sono quelli che sono andati più avanti verso l’obiettivo
di ogni vita:
Cristo tutto in tutti.

La
dimensione più profonda del cristianesimo non è l’osservanza di una o di molte
leggi, ma
è trasformazione.

La
Bibbia intera racconta non semplicemente chi è Dio, ma narra il venire di Dio
per trasformare la terra, per cambiare il cuore. Il cristianesimo non si riduce
ad evitare il male e a compiere il bene, questo è necessario ma non
sufficiente, il cristianesimo è ricevere il flusso di vita di Cristo,
accogliere Cristo, presente come nocciolo vivo, come nucleo incandescente, come
lievito ardente, come cuore del cosmo e del mio corpo.

E
così sulla sua misura, con la sua forza trasformare me stesso, trasfigurare la
mia vita per abitare la terra con giustizia, misericordia e libertà. Una vita
che sia luce di quella luce, coraggio di quel coraggio, bellezza ed eternità
dentro l’umile quotidiano. Questo fanno i santi: gravidi di Dio, lo immettono, lo
portano nel mondo.

Tracciano piste percorse dalla forza di
Dio. Nella bella preghiera del Beato Giovannangelo, che diremo poi, chiederemo
qual è il suo segreto. Perché ogni santo introduce una novità nella storia,
ogni santo regala nuove ipotesi di umanità, propone un modo differente e nuovo
per essere uomini e donne veri, è incremento, accrescimento, intensificazione
di umanità.

La proposta del nostro Beato è detta con
queste parole:

Rendici
custodi fedeli del silenzio e dell’ascolto entro un eremo interiore, solo
spazio creativo di dialogo e di comunione tra le solitudini di ogni metropoli.”

Tre parole per
scoprire D
io: silenzio, ascolto, eremo interiore.

 – Silenzio: facciamo silenzio, non per amore del silenzio ma per
amore della parola di Dio che è come per Elia sull’Oreb, una voce sottile, un
brivido nel cuore, un fremito. Ci vuole molto silenzio per imparare ad
ascoltare il silenzio di Dio. Tutte le voci risuonano da fuori, solo la  voce di Dio trema in mezzo all’anima.

– Ascolto: primo servizio da rendere a Dio
e agli altri. Noi che ci crediamo sempre in dovere di dare consigli, idee,
giudizi, buone parole. Invece primo viene l’ascolto.

C’è nella Bibbia una
preghiera che incanta il Signore. Nella notte prima di salire al trono Salomone
domanda: “Donami un cuore che sappia
ascoltare, un cuore docile”. E Dio si sorprende, Dio si meraviglia, resta
incantato: “Non hai chiesto né lunga
vita, né ricchezze, né la vittoria sui tuoi nemici ed ecco io tutto questo ti
do, insieme ad un cuore che ascolta”. Dono immenso da chiedere sempre, per
saper ascoltare Dio e il grido dei poveri, per ascoltare cielo e terra, angeli
e parabole, la bellezza della terra e la musica delle costellazioni. Un cuore
che ascolta! Come quello di Dio, che è il grande uditore. Dobbiamo ascoltare
con l’orecchio attento di Dio perché ci sia dato di parlare con la bocca di
Dio.

Dobbiamo
ascoltare come i bambini. I bambini ascoltano con gli occhi. Si riempiono gli
occhi spalancati, li riempiono di te, non solo di parole. Ma di come sei, di
cosa fai, di che cosa porti nel volto e nelle mani. Ascoltare come Dio e come i
bambini.

Eremo interiore, un tempo vergine
da tutto, dove sei solo faccia a faccia con i tuoi ideali e con i tuoi idoli;
dove ascolti le domande del cuore, quelle che fanno vivere; dove scopri ciò che
ti dà gioia vera, gioia che dura, e ciò che è solo maschera per apparire, ciò
che vivifica e ciò che mortifica la vita.
Dove aprire il
vangelo e, come diceva J. Maritain,
non
solo leggerlo, ma abitarlo
.

La nostra preghiera oggi: Rendici
custodi fedeli del silenzio e dell’ascolto entro un eremo interiore, solo
spazio creativo.

Questo non è intimismo, o fuga, ma
diventare uomini e donne di dialogo e di comunione. Cioè Missionari. Dall’interiorità
verso l’esterno. Come il cuore che spinge il sangue dal centro verso i margini.
Il grande missionario è il cuore.

Giornata Missionaria Mondiale. Vangelo
dei bambini. Cristo abbracciato a un bambino. Tutto il vangelo in un abbraccio.
Se fossimo come loro, se fossimo capaci noi grandi di annunciare Cristo come un
bambino, che quando ha un segreto bello, una bella notizia da dare, non sta più
nella pelle, e non ce la fa a tacere, e la dice ma con tutto il corpo.

Giorni fa commentavo il
vangelo insieme a dei bambini in un paese sui colli del vicentino. Il canto dei bambini penetra le ossa e pizzica
le corde della meraviglia (C. Brogi). I bambini sono intrisi della sapienza
originaria, nei loro occhi il sogno di Dio brilla ancora, e sono capaci, loro
sì, di riconoscere la voce di chi li ama. Noi l’abbiamo persa, ci lasciamo
ingannare facilmente.

I bambini sono ancora
disarmati e per questo si rivolgono direttamente alla sorgente. Noi armati ci
mettiamo in competizione gli uni con gli altri e dimentichiamo la sorgente.
Godevo, da adulto, il miracolo del cuore di un bambino che si scioglie tutto
quando ti abbraccia.

Possa la fame e la sete dei
piccoli insegnarci ancora lo stupore. Insegnarci la fede. Come l’hanno insegnata
a Twardowski, un sacerdote poeta, capace di unire fede e un dolce humor:

 

Non sono venuto a convertirla,
caro signore,

del resto tutte le prediche
sagge mi sono uscite di mente.

Da tempo ormai sono spoglio
di splendore

come un eroe  al rallentatore.

Non le farò venire il latte
alle ginocchia

chiedendo cosa ne pensa di Thomas
Merton

 e discutendo non la rimbeccherò come un tacchino

 con la goccia rossa al naso.

Non mi farò bello come un
germano ad ottobre,

non le verserò all’orecchio
la teologia col cucchiaino.

Mi siederò soltanto accanto
a lei

e le confiderò il mio
segreto:

che io, un sacerdote,

credo a Dio come un bambino!
 (CHIARIMENTO  di Jan
Twardowski).

 

Ci aiuti il nostro fratello
santo a credere così, a credere a Dio come bambini.

 

Frate Giovannangelo,

uomo dalla vita lieta e
contemplativa,

pensarti in venerazione nel
cuore di Milano

ci conforta ad essere – oggi
come ieri –

sempre rivolti verso
l’Eterno

e a farci compagni solidali –
nelle trame della città –

di ogni cercatore affamato e
assetato d’Altro.

Rendici custodi fedeli del
silenzio e dell’ascolto,

entro un eremo interiore:

solo spazio creativo di
dialogo e di comunione,

tra le solitudini di ogni
metropoli. Amen.