15 Ottobre 2012

IL TEMPO PER MATURARE

VII  DOMENICA dopo il MARTIRIO DI S.
GIOVANNI

Anno B – Is 43,
10-21; 1 Cor3,6-13; Mt 13, 24-43

 

Bene e male crescono nella stessa zolla di terra, buon grano e zizzania
si disputano il nostro cuore. Ed è là che Dio interviene con pazienza, nel nome
della speranza. Là anche noi dobbiamo intervenire con positività e mitezza. Per
questo ora, all’inizio dell’Eucaristia domandiamo perdono per tutto ciò che in
noi non è buon grano e fecondità, per tutto ciò che stenta a crescere e a
fiorire.

– Dice il
Profeta Isaia: Ecco io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non vi
accorgete?
Per noi rivolti sempre al passato, che non ci accorgiamo dei germogli
del nuovo che inizia, per aver peccato contro la speranza,
Kyrie eleison

– Dice
Paolo: voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
Per questo mio campo sterile, per
questa mia casa non fondata sulla roccia di Cristo,
Kyrie eleison

– Signore,
tu concedi a tutti il tempo di maturare.
Noi, invece sradichiamo e condanniamo,
guidati più dalla paura che dalla speranza, per questo
Kyrie eleison

 

OMELIA

    Il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e
assediato da erbacce. “
Vuoi
che andiamo a raccogliere la zizzania?”
domandano i servi. La risposta è
perentoria: ”
No,
rischiate di sradicare il buon grano”.
Abbiamo tutti una fretta violenta e
manichea di moralizzare, di fare giustizia, di mettere a posto le cose in noi
ma, soprattutto, negli altri.

I furori e le durezze dei buoni hanno strappato molto
buon grano, hanno acceso molti roghi, dentro e fuori la chiesa.

Se portiamo questa parabola a livello della persona,
ci rendiamo conto di come in noi coesistono grano e zizzania, bene e male, e le
loro radici sono intrecciate.

L’uomo violento che è in me dice: strappa
via

tutto ciò che è immaturo, sbagliato, cattivo, puerile. Il Signore dice:
abbi pazienza! Non agire con
violenza perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se hai grandi
sogni, se coltivi forti ideali e non forti reazioni. La tua preoccupazione non
sia la zizzania, ma la cura del buon grano; la gramigna è secondaria, viene
dopo, è parassita. Tu pensa al buon seme’.

  Come dobbiamo agire per
adottare lo stile di Dio? Mettiamoci sulla strada con cui Dio agisce: per
vincere la notte Egli accende il suo mattino, per far fiorire la steppa getta
infiniti semi di vita. Per muovere la massa immobile depone un pizzico di
lievito.

  Questa è l’attività solare,
positiva, vitale che dobbiamo avere verso noi stessi: la nostra coscienza
chiara, illuminata, sincera deve scoprire tutto ciò che di vitale, bello, potente,
promettente Dio ha seminato in noi, e dedicarci tutta la cura, e far sì che
porti frutto. Questo è l’autentico esame di coscienza.

    La parabola racconta due modi di guardare. I servi hanno occhi
che vedono soprattutto erbacce, il padrone vede il buon grano. Dobbiamo
conquistare lo sguardo di Dio, fissarlo sulle spighe di buon grano, che sono in
me, in chi mi è vicino, in ciò che accade, in ogni creatura. E nessuno che ne
sia privo!

Solo il positivo mi dice la verità di una persona,
solo il bene rivela l’intima essenza dell’uomo, perché viene da Dio. Il male,
invece, viene da un nemico, e non è rivelatore, mai.

Nessun uomo coincide con il suo peccato o con la sua
zizzania. Io non sono le mie debolezze o i miei naufragi, ma le mie
maturazioni. Non sono creato a immagine del Nemico e della sua notte, ma a
immagine del Creatore e del suo giorno.

Il nostro lavoro religioso è portare a maturazione il
buon seme, il granellino di senapa, il buon lievito che Dio immette in ciascuno
di noi, con l’ostinazione fiduciosa del buon seminatore. E aiutare chi è
affidato alle nostre cure a maturare e fiorire. Portiamo avanti la nostra
positività e tutto il nostro essere maturerà nel sole; e la zizzania scomparirà
soffocata, perché non troverà terreno.

    Chi è il santo, secondo il Vangelo? Il santo non è colui che
non ha zizzania nel cuore, che non ha difetti, ma colui che mette in minoranza
il male, che pecca sette volte al giorno ma fa il bene settanta volte sette. E
ricopre il male di bene, lo soffoca di spighe, lo sopraffà di bicchieri d’acqua
fresca donata, di generosità, di coraggio, di canto.

Non preoccupiamoci prima di tutto della gramigna,
come fanno i servi, non dei nostri difetti o debolezze, ma preoccupiamoci di
coltivare una venerazione profonda per le forze di bontà, di generosità, di
accoglienza, di fiducia, per i talenti che Dio ci consegna.

Facciamo che erompano in tutta la loro forza, in
tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre
scomparire.

    Dobbiamo amare il positivo che è in noi e nel mondo, amarlo
come orma di Dio e sua Parola.

Il centro delle nostre preoccupazioni spirituali e
umane non sia la mancanza, l’oscuro, l’erba cattiva di cui nessuno è privo, ma
sia il positivo, il luminoso, il buon grano.

Infatti quale è l’atmosfera che si respira aprendo il
Vangelo? Forse Gesù diffonde una sensazione di accuse, di peccati, di colpe, di
radici strappate, o non piuttosto di vita moltiplicata, di luce, eternità,
beatitudini, di amore che sazia?

 Il
Signore sogna per il mondo mietiture fiduciose, ha fiducia perfino nella canna
incrinata che io sono: “è un Dio orgoglioso dell’uomo” (Turoldo).

E anche l’ultimo giudizio – perché la parabola non è
una favola buonista dove male e bene si equivalgono, ma c’è una crisi, una
verifica e un giudizio – ebbene anche l’ultimo giudizio su questo nostro cuore
non sarà un elenco di peccati, ma un elenco di spighe maturate. Il Signore del
campo dirà: “
Avevo
fame, freddo, sete, ero abbandonato, solo, l’ultimo e tu mi hai consolato, hai
asciugato una lacrima, mi hai dato sorsi di vita!”

Lo sguardo di Dio cercherà, nell’ultimo giorno, non
il mio punto debole ma il mio punto di luce. E questa sia anche la nostra
gioiosa, positiva, solare, santa consapevolezza quotidiana.  

‘Non strappate la zizzania, rischiate di
strappare il grano!’
Davanti a Dio una spiga di buon grano conta più di tutta la
zizzania del campo, il bene è più importante del male, il peso specifico del
bene è maggiore, conta di più del male.

Il peccato dell’uomo non revoca il bene compiuto, non
lo annulla; anzi, è il bene che revoca il male. Per dieci giusti Sodoma è
salvata, assicura Dio ad Abramo, per il bene di dieci giusti il male di una
intera città è perdonato: Dio sogna Sodoma salvata, non Sodoma punita!

E anche se sei solo granello di senapa o stelo
fragile, la spiga possibile domani, il nido sull’albero di senape, la pasta
sollevata sono più importanti del male passato, del  peccato presente. Il bene possibile è più importante del
male reale! Scandalo per noi farisei. Felice scandalo.

Mettiamoci, allora, anche noi dalla parte di Dio,
chiamati non a sradicare ma a piantare. Non a giudicare la notte, ma ad
accendere il mattino, testimoni che la notte forse durerà ancora, ma che il
mattino è certo e sta venendo.

A me per primo vorrei dire: abbi venerazione per la
vita che Dio ha posto in te, proteggila, e la zizzania avrà sempre meno
terreno. Prenditi cura del buon seme, ama i tuoi germi di vita, custodisci ogni
talento, ogni germoglio di bontà che si arrampica in te
. Sii indulgente
con tutte le creature, e sii indulgente anche con te stesso.

Allora i giusti splenderanno come il sole”.  Allora tu sarai come un pane buono,
come un albero di nidi, sarai come un sole.

Un sole che splende nel
Regno di Dio, nel mattino della terra.

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

Signore, ogni cuore è una zolla di terra,

arata da te per dare vita ai tuoi germi divini.

Ognuno però è anche terra

 pronta a ricevere il seme
del nemico.

Siamo tuo campo, radici intrecciate di buon grano e di veleno.

Ma tu sei sguardo luminoso

che vede in noi il buono che spunta,

il grano che ha il profumo del sole.

Tu ci ripeti che l’uomo non è il suo peccato,

ma i suoi talenti;

che io non sono le mie cadute,

 ma le mie maturazioni.

Tu sei colui che vede nel mio conflitto

l’arcobaleno che nasce.

Dio della dolce speranza che il bene è più forte,

che il buon grano conta di più,

che l’uomo è più grande del suo peccato,

grazie, Dio di infinita pazienza,

impaziente solo di riabbracciare
questo pugno di terra,

 per seminarlo ancora,

perché vi mettano radice i tuoi semi di luce. Amen