11 Ottobre 2012

LA VIGNA

 

VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO
DI S. GIOVANNI

ANNO B – Is 45, 20-24 ;Ef 2,5c-13 ; Mt 20,1-16

 

Benvenuti carissimi a questo momento di comunione. La
comunità celebra l’avvicendamento nel ruolo di parroco: p. Ermes succede a p.
Mariano, che, per grazia di Dio,rimane nella comunità, accompagnato dalla
nostra gratitudine e preghiera.

Benvenuti all’incontro con il Signore, a celebrarela vita
che si apre sull’eterno, così come nel Vangelo di oggi la legge del calcolo si
apre sulla gratuità di Dio. Ci prepariamo a questo incontro‘aprente’, che apre,
chiedendo il dono di un cuore nuovo, capace di cambiare.

 

Dice
il Padrone della vigna, chiama i lavoratori e paga cominciando dagli ultimi.
Io mi sento
ultimo, ho fatto poco per il vangelo. Per tutte levolte che ho vantato davanti
a Te i miei risibili diritti,
Kyrie
eleison

Noi
abbiamo sopportato il peso della giornata, noi dovremmo avere di più!
Per tutta
l’invidia che rende amari i nostri rapporti, per la gelosia che ci fa tristi,
per questo cuore duro,
Kyrie eleison.

“Ti
dispiace che Io sia buono?”dice il Signore.
Per non aver messo la bontà, l’innocente
e divina bontà, come obiettivo delle nostre relazioni, noi ti domandiamo
perdono.
Kyrie eleison

 

La vigna, i braccianti e uno strano
padrone.

 

Il vangelo è pieno di vigne e mi domando come mai. Per
capirlo ritorno alle mie radici contadine, nel mio Friuli sotto le colline. Fra
tutti i campi, la vigna era il campo preferito di mio padre, quello in cui
andava più volentieri. E credo sia così per tutti i contadini.

Mi
portava a vedere le viti appena potate, quando a primavera mettono fuori, sulla
punta del tralcio, la prima lacrima di linfa che trema. Vedi, mi diceva, è la
vite che va in amore. Mio padre guardava la sua vigna, che coltivava con sudore
e intelligenza,con occhi che ne sapevano cogliere la poesia: occhi da
innamorato.

Cos&rsrsquo;è il regno dei cieli promesso da Gesù?

Ce
lo racconta con una sorprendente quanto semplice parabola.

È
il progetto pensato da Dio per il mondo, per noi, che siamo come una vigna, la
vigna custodita e tanto amata dal Dio contadino.

Noi siamo la vigna, siamo il mondo nuovo che deve
nascere, e insieme siamo i lavoratori della vigna, i collaboratori di Dio al
suo progetto.

Quanta
fiducia ha in noi questo Dio che mette nelle nostre mani il suo sogno, lo
affida a noi, perché lo costruiamo insieme, e quanto generoso questo Dio, che
non si stanca mai di venirci a cercare, dall’alba della nostra vita fino alla
sera.

E al momento della paga, inizia dagli ultimi e
dà a chi ha lavorato un’ora soltanto lo stesso salario concordato con quelli
dell’alba. È un Dio buono: finalmente un Dio che non è un “padrone”,
nemmeno il migliore dei padroni. Non è un contabile. Un Dio ragioniere non
converte nessuno.

         È
tutt’altra cosa: è il Dio della bontà senza perché, che crea una vertigine nei
normali pensieri, che trasgredisce le regole del mercato. Un Dio che sa ancora
saziarci di sorprese.

Il nostro Dio
è diverso
. Se non segue la logica
della giustizia, è per dare di più. Vuole garantire vite, salvare dalla fame,
aggiungere futuro.

Mi commuove allora questo Dio che accresce la vita,
con quel denaro insperato che giunge benedetto e benefico a quattro quinti dei
lavoratori.

E contestano, sono tristi gli operai che hanno
lavorato fin dal mattino perché pensano che tutto sia dovuto ai meriti, al
lavoro, alla fatica e dicono «non è giusto», perché non riescono a capire: si
trovano lanciati in un’avventura sconosciuta: la bontà. Perché non si accende la festa davanti a questa bontà,
perché non sono contenti tutti i primi e gli ultimi? Perché la felicità viene
da uno sguardo buono e amabile sulla vita e sulle persone.

Se io ritengo di essere lavoratore della prima ora, io
cristiano esemplare, io uno che ha dato a Dio impegno e fatica, che attende
ricompensa adeguata, allora posso essere urtato dalla larghezza di Dio.

 Così
pensavano i farisei: io sono buono, io ti dono sacrifici, preghiere e offerte,
e tu che cosa mi garantisci in cambio?

         È
vero: non è giusto. Ma la bontà va oltre la giustizia. La giustizia non basta
per essere uomini. Tanto meno basta per essere Dio. Neanche l’amore è giusto, è
un’altra cosa, è di più.

         Nel
cuore di Dio cerco un perché al suo agire. E capisco che le sue bilance non
sono quantitative, davanti a Lui non è il mio diritto o la mia giustizia che pesano,
ma il mio bisogno.

L’uomo ragiona per equivalenza, Dio per eccedenza.

La misura dell’uomo è l’equilibrio, quella di Dio è
l’eccedenza.

Allora
non calcolo più i miei meriti, ma conto sulla sua bontà.

Dio non si
merita, si accoglie!

 

Intervento
di P. Danilo

Intervento
di P. Mariano

 

Non è facile succedere a p.
Mariano, alla sua accogliente e amorevole presenza, lo sapete bene tutti. Ma
per fortuna lui rimane con noi e io non devo fare altro che osservare e
imparare da lui. E ringraziarlo.

Ho avuto paura quando mi è
stato chiesto questoulteriore compito. Ma poi mi sono chiesto dov’è la nostra
forza. Ho pensato a Geremia, a quando inizia la sua missione, vorrebbe
sottrarsi e il Signore lo conforta: “Non
avere paura, perché io sono con te”(Ger. 1,4-9).Non avere paura, tra le
parole di Dio che più amo.

La mia nostra forza sono i
collaboratori, Stefano e Mariano, e soprattutto la comunità. Siamo uomini
riuniti nel nome del Signore per il medesimo obiettivo, e gli altri sono con
te, attenti non per coglierti in fallo, ma per venire in tuo aiuto.  La comunità è la nostra forza.

 

Desidero riassumere in tre
punti i pensieri di oggi.

1. Una concomitanzamolto
bella: oggi inizia il sinodo mondiale dei vescovi per la nuova
evangelizzazione. La sento come nostro e mio dovere: riuscire a immaginare
nuovi strumenti e nuove parole per rendere udibile e comprensibile anche nei
nuovi deserti del mondo l’annuncio della fede. Dare calore, bellezza, nitore al
vangelo, cercando risposte alle domande di oggi, con segni umili e nuovi.

Nuova evangelizzazione:
vorrei che avesse due caratteristiche fedeltà e libertà: fedele all’rsquo;essenziale
e libera da tutto ciò che è secondario, apparato, apparenza.

 

2. La nostra comunità ‘ecclesiale’
ancor più che ‘parrocchiale’. Siamo convenuti qui dalla città e da cento paesi
diversi, a Milano per poco tempo o per lunghi anni, dall’Italia e dal mondo. Una
chiesa che è una tenda aperta. Comunità eterogenea, parrocchia di elezione,
anomala. Pregheremo oggi perché ben più del parroco e dei ministri consacrati,
sono i laici che devono evangelizzare, è loro urgente missione testimoniare e
confortare. È questo ciò che più manca! Laici impegnati per il vangelo e per il
bene comune. Che diano loro tempo e cuore. La fede non si dimostra, si mostra.
Con la vita. Tocca a tutti noi mostrare la fede che ci ha generato alla vita,
quella vera, in Dio.

 

3. Mi ha colpito nel breve discorso
di investitura del nostro cardinale questa esortazione per i nuovi parroci: siate paterni e materni, al tempo stesso. La
faccio miaquesta ammonizione, spero di realizzarerelazioni che abbiano
forza e dolcezza insieme, che diano accoglienza e sicurezza. Nominare Gesù
Cristo deve equivalere a confortare la vita. Con-fortareche ha doppio
significato: consolare, come fa una madre, e rendere forte come fa un padre.
Per questo chiedo il vostro aiuto, la vostra preghiera e di correggermi con
semplicità quando sbaglio.

 

Una parola infine sul vangelo di oggi, un
Vangelo che ci sovrasta, un volto di Dio pronto, ancora, a saziarci di
sorprese. Lui non è il ragioniere del cosmo. E’ il Dio della bontà senza
perché. Immotivato amore, una vertigine contro il nostro modo mercantile di
concepire Dio.

 

“Ti dispiace che io sia buono?”
dice il Padrone alla fine.
No, Signore, non mi dispiace, perché quell’operaio
dell’ultima ora sono io, un po’ ozioso, ma più ancora bisognoso.

No, Signore, non
mi dispiace che Tu sia buono, perché so che verrai a cercarmi anche quando si
sarà fatto tardi.

Non mi dispiace
che Tu sia buono, anzi sono felice che Tu sia così
, un Dio buono, esclusivamente buono che dilata il mio cuore fariseo,
perché il mio sguardo opaco diventi lucente, perché il mio balbettare invidioso
diventi la lingua luminosa e armoniosa di Dio.

Ti chiedo una sola cosa, Signore, di essere contento di avere servito
il Vangelo. Operaio di non so quale ora, ma che non si aspetta ricompensa
alcuna.

Concedimi di
essere un lavoratore che dice: ’La mia ricompensa sei Tu’. Lieto solo di avere
lavorato nella tua vigna, per grappoli profumati, per un vino buono, per una
terra più bella, per un po’ di bontà in più da seminarenel mondo.

Per
tutti i contadini la vigna è il campo preferito, il terreno prediletto, il lavoro
più amato, dove si mescolano poesia e sudore. Dio è il nostro contadino, noi il
suo campo preferito. Io spero che anche per me questo nuovo campo, voi,diventiate
il mio campo preferito, il lavoro amato, quello dove si mescolano fatica e
passione, sudore e poesia, cuore e vangelo.