1 Ottobre 2012

IL BUON SAMARITANO

V  DOPO IL MARTIRIO DI S.GIOVANNI B

Dt 6, 1-9 ; Rm
13, 8-14a – Lc 10, 25,37

 

Domenica del buon Samaritano. Una delle pagine più
coinvolgenti e più belle del Vangelo, che spalanca i nostri amori senza
respiro, che chiama a non distinguere più tra chi è prossimo e chi non lo è,
che dona un amore crocifisso, dalle braccia grandi quanto il dolore del mondo. Dio
ha due altari: quello dell’eucaristia e quello del fratello, quello delle
chiese e quello delle strade.

Signore, ogni giorno abbiamo incontrato delle persone.Per la gioia che ci hanno portato
grazie, per la sofferenza che forse abbiamo loro procurato, Kyrie eleison

Signore, Tu ci hai donato compagni di cammino. Per ogni soccorso dato e ricevuto grazie, per quando
invece ha prevalso l’indifferenza, Kyrie eleison

Signore, Tu chi hai dato di incontrare, ogni giorno,
sia sconosciuti sia fratelli.
Per
le amicizie che si sono annodate, grazie, per quelle volte che ho guardato
dall’altra parte e sono passato oltre, Kyrie eleison

 

Omelia

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Seguono poche righe, uno dei più brevi racconti al
mondo, ma in cui è condensato il dramma del singolo uomo e la possibile
soluzione di tutta intera la storia umana.

Un uomo, dice
Gesù, e guai se ci fosse un aggettivo: giudeo o pagano, giusto o ingiusto,
ricco o povero, può essere perfino un disonesto, un brigante anche lui: è
l’uomo, ogni uomo!

Non
sappiamo il suo nome, ma sappiamo il suo volto: ferito, colpito, terrore e
sangue, faccia a terra, non ce la fa. È il volto eterno dell’uomo.

Il
mondo geme con le vene aperte, c’è un immenso peso di lacrime in tutto ciò che
vive, un oceano di uomini derubati, umiliati, bombardati, naufraghi in mare,
sacche di umanità insanguinata per ogni continente.

Il
mondo intero sta su quella strada che va da Gerusalemme a Gerico. E io non
posso non passare per quella stessa strada, nessuno può dirsi estraneo alle
sorti del mondo. Nessuno può dire: io faccio un’altra strada, io non c’entro.
Siamo tutti sulla medesima strada. E ci salveremo tutti insieme, o nessuno si
salverà davvero.

Un
sacerdote scendeva per quella medesima strada.
Il primo che passa, un prete, vede quell’uomo, lo
aggira, lo scansa, passa oltre. Ma dove conduce questo ‘oltre’? Cosa c’è ‘oltre’?
Il tempio? Dio? Ma la strada maestra di Dio è l’uomo. “Percorri l’uomo e troverai
Dio” (S. Agostino).

Succede
anche a noi, talvolta, come a questo prete, di vedere in lontananza un
mendicante, un povero, uno con la mano tesa e di cambiare marciapiede per non
incontrarlo da vicino, per andare oltre, come se oltre il povero ci fosse
qualcosa di più importante. Come se oltre il povero io stessi meglio! Io,
confesso, l’ho fatto proprio stamattina, e ne sono triste. E in più cerco
scuse: perché quelli che domandano sono
troppi, perché ho già dato, perché forse mi imbrogliano… e mi illudo di
poter amare Dio senza amare il prossimo.

Tutta
la parabola dice che il contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.

Invece un Samaritano che
era in viaggio sulla stessa strada, lo vide, ne ebbe compassione, gli si fede
vicino”
Un Samaritano, praticamente un nemico, disprezzi incrociati
correvano tra Samaria e Giudea. Lui ha compassione. E’ mosso a pietà, gli si fa vicino. Sono termini di una carica
infinita, bellissima, che grondano luce, grondano di umanità. Non c’è umanità
possibile senza la compassione reciproca; la compassione che è il meno
sentimentale dei sentimenti, il meno zuccheroso, il meno emotivo, che
significa: patire insieme, soffrire vicino.

E il Samaritano scende dalla
sua cavalcatura, si fa vicino. Forse ha paura, forse teme che i briganti siano
ancora in agguato, forse ha un po’ ribrezzo per quel corpo sporco e
insanguinato, che già ha convocato le mosche del deserto.

Non è spontaneo fermarsi;
non attendiamo di essere attratti dai poveri. Quando san Francesco bacia il lebbroso
non lo fa perché ne è attratto, ma perché il malato ha bisogno di quel bacio
per cominciare a guarire, di un bacio per sentirsi uomo. Non si è samaritani per motivi che riguardano le nostre
emozioni, ma per motivi che riguardano l’altro, il suo dolore, il suo bisogno.

La compassione non è un
istinto ma una conquista. La si conquista imparando il cuore di Dio, dalla
Parola di Dio.

Poi il racconto di Luca si
muove, mette in fila dieci verbi concreti che descrivono l’amore, e i dieci
verbi sono:  vide, ebbe
compassione, si avvicinò, versò, fasciò, caricò, portò, si prese cura, tirò
fuori due denari”
fino al decimo verbo “Al mio ritorno salderò il
debito”.
Questo è il nuovo
decalogo!

I
nuovi dieci Comandamenti, offerti ad ogni uomo, credente o no, la nuova Legge
perché la Terra sia abitata da prossimi e non da nemici.

Il Samaritano si fa
vicino, scende
”. Bisogna avvicinarsi al povero, perché da lontano puoi
dire: è solo un ubriacone; puoi dire: poteva essere più prudente, non si gira
da soli per queste strade!

Il Samaritano si fa vicino e
non chiede di chi sia la colpa. Spesso noi godiamo a cercare il colpevole, per
nascondere il nostro fariseismo sottile: discutiamo, incolpiamo qualcuno, e non
muoviamo un dito. Non è colpa mia, diciamo, è colpa dei romani invasori, è
colpa degli zeloti, delle troppe armi che circolano, della società, della
politica, della crisi economica… Attribuiamo la colpa e ci sentiamo a posto.

Ma perché Dio non interviene
con la sua onnipotenza a salvare quell’uomo? Perché Dio si serve della
impotenza dei suoi figli. La sua risposta al dolore del mondo sono io. Dio interviene, ma lo fa attraverso di me.

Il dottore della Legge aveva
posto a Gesù una prima bellissima domanda, da ripeterci ogni giorno: Cosa
devo fare per vivere davvero?
Come si fa ad essere uomo? E Gesù risponde
con un verbo: tu amerai, e con un racconto in cui è racchiusa la sorte
del mondo e il destino di ciascuno.

Poi la seconda domanda: “Chi
è il mio prossimo da amare?”
Facciamo attenzione a non impoverire la
risposta di Gesù: chi è stato prossimo
all’uomo caduto? Chi ha avuto compassione! Tu, allora, amerai il tuo prossimo, amerai i tuoi samaritani, piccoli o
grandi, amerai quelli che ti hanno versato olio e vino sulle ferite,
quelli che ti hanno rialzato. Non dimenticare chi ti ha soccorso e ha pagato
per te.

Poi Gesù passa su di un
altro piano: dall’amare il tuo prossimo al farti tu prossimo: “Va’ e anche
tu fa’ così”,
anche tu diventa Samaritano, tu ferito diventa guaritore, abbi
compassione, fatti vicino, prenditi cura. Farsi prossimo.

 Quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, è
stato (mi si passi l’espressione) un uomo fortunato. Perché l’esperienza di
essere stato amato gratuitamente, anche una sola volta nella vita, riempie di
senso per lungo tempo la vita. E’ come un trascinamento in avanti, un contagio
luminoso, un vento di fiducia che un mondo nuovo è possibile. Queste sono le armi
della luce
di cui parla Paolo.

Cosa devo fare per essere
vivo? Tutto il nostro futuro è racchiuso in un verbo: “Amerai il tuo Dio, i
tuoi samaritani e ogni viaggiatore ferito.”

Tu amerai: un verbo al futuro perché amare è azione mai
conclusa, che durerà quanto durerà il tempo, perché è un progetto, l’unico, e
mai del tutto realizzato. Un verbo al futuro non all’imperativo, perché amare
non è un obbligo, ma una necessità per vivere, amare è come respirare.

Cosa devo fare domani,
Signore, per essere vivo?
Tu amerai.

Cosa farò l’anno che verrà e poi dopo, lungo il mio
futuro? Tu amerai.

E l’umanità, il nostro
destino, la nostra storia?
Solo
questo l’uomo amerà.

Al centro del messaggio di
Gesù una parabola, e al centro della parabola un uomo. E un verbo: Tu amerai.

Va’ e anche tu fa lo
stesso. Fai così, e troverai la vita.

 

Preghiera alla Comunione

O Gesù, buon Samaritano della mia vita, che ti sei
fatto vicino,

ti sei immerso e perduto in me, resta con me, Amico e
Signore,

 quando
scende il dolore e le ombre si mettono in via.

Stammi vicino, Amico della vita,

 quando
girano con fatica le ruote del cuore.

Spalanca questi amori senza respiro,

 liberami
dall’indifferenza, linfa del male

 e donami,
anche quando sono ferito, di diventare guaritore.

Che le mie ferite diventino feritoie di compassione

Che come Te io provi dolore per il dolore del mondo.

Ti ringrazio, Signore, per i cento, i mille samaritani

che hai messo sulla mia strada.

 Non li
dimentico, ho davanti i loro volti di luce.

Benedicili e mettili ancora sul mio cammino,

perché impari da Te e da loro

che vivere è amare, e più amo più sono vivo,

più mi abbasso verso chi è a terra

più mi sollevano mani di samaritani buoni.

E le tue mani, mio Signore, nelle loro mani.