24 Settembre 2012

ECCO TUA MADRE

BEATA VERGINE
ADDOLORATA  2012

Patrona dell’ordine dei “Servi di santa Maria”

Gt 13, 18-20a; Col 1, 18-24 ; Gv  19, 25-27

 

Benvenuti alla Messa della Comunità, oggi i Servi di
santa Maria fissano lo sguardo sulla Vergine Addolorata.  E’ la memoria di santa Maria che sta
presso la croce del Figlio dove si consuma l’amore e gorga la vita. Ma è anche
una festa: non tanto emotiva quanto piuttosto rivelativa. Attorno alla Croce,
più che in ogni altro luogo, si rivela con forza il senso della storia del
mondo e la nostra vocazione.

Dice il Vangelo: stava presso la Croce di Gesù, Maria. Se non siamo stati capaci di stare vicino, come santa
Maria, alle infinite croci dove Cristo è oggi ancora crocifisso nei suoi
fratelli, di questo Kyrie eleison

Dice Gesù a Maria: Ecco tuo figlio. A Giovanni ecco
tua Madre:
per tutte le nostre
relazioni vissute senza cuore, senza generosità di madre e senza gratitudine di
figlio, noi ti domandiamo perdono. Kyrie eleison

Scrive Paolo: sono lieto delle sofferenze che sopporto
per voi.
Voi contate più
delle mie sofferenze.
Per noi, perché non abbiamo un amore o una
vocazione alla quale dare tutto di noi, Kyrie eleison

 

OMELIA

 Il Vangelo ci convoca presso la Croce, punto centrale
del tempo e del cosmo, dove convergono i secoli e le cose. Lì, da Maria e da
Giovanni, nasce la prima cellula della Chiesa. Lì ritroviamo il momento
sorgivo, il DNA del nostro cristianesimo. Su di esso noi ci formiamo, su di
esso ci riformiamo continuamente, perché rivela, con forza, il senso della
storia del mondo.

Il breve
racconto di Giovanni fa perno attorno a una parola centrale, un termine
ripetuto cinque volte: Madre. Tutto ruota più che attorno al dolore, attorno
alla maternità. Ed è molto bello.

Maria appare in
scena nel primo versetto per due volte come “sua Madre”. Quindi nel
versetto centrale è detta per due volte: “la Madre”  senza aggettivi, quasi che la sua
maternità fosse vacante, Madre senza figli. E infine nel terzo versetto la
svolta: “Ecco tua Madre!”

E in questo trasferimento di maternità, da Gesù a
Giovanni, nella moltiplicazione di maternità da Giovanni a ogni discepolo,
giunge a compimento la vocazione di Maria. Una madre è data a tutti, dono fra i
doni.

Donna, ecco
tuo figlio.
Il dolore di agonia si intreccia con il dolore di parto, l’ultimo
fiato del morente si confonde con il primo respiro di un figlio che nasce.
Maria non più madre perché il Figlio le è strappato, violato, ucciso, ritorna
ad essere Madre: “Ecco tuo figlio!” E sono tre parole che contengono un
abisso di umanità, contengono me e te, legano ciascuno di noi indissolubilmente
a Maria.

Madre di maternità ferita, un figlio muore,

Madre di maternità guarita: Ecco tuo figlio,

Madre di maternità moltiplicata che raggiunge
tutti noi, figli nel Figlio.

Un anticipo di
Pasqua: in Maria risorge la vita dell’amore. Un appello affinché nel giorno
della tenebra non ci chiudiamo sulle nostre lacrime, ma rimettiamo in piedi
anche l’amore più ferito. Il mondo è un immenso pianto ma è anche un immenso
parto. Se io non credo che l’amore è più forte dell’angoscia, che la libertà è
più potente della costrizione, che la felicità è più umana del sacrificio
perché mai varrebbe la pena vivere?

  Donna, ecco tuo Figlio! Come dicesse: Donna,
ritorna ad essere Madre.
Riscopri la tua potenza di amore. Un Figlio muore
ma un figlio nasce: la tua vocazione, essere madre, conta più del tuo dolore;
l’amore vale più del dolore. Ecco qui un figlio, ritorna Madre, sii generosa
d’amore e sarà la pasqua, il passaggio da morte a vita.

Ecco tuo figlio, sono parole dette a
Maria, e in lei, la prima sorella, ad ogni discepolo: Vai verso gli altri,
come una madre va verso i suoi figli. Con passione e tenerezza!
Ecco tuo
figlio! Il bambino ucciso a Damasco, è tuo figlio. La donna incinta naufragata
a Lampedusa è tua figlia. Tutti sono dei nostri e noi siamo di tutti.

La seconda
parola di Gesù: “Ecco tua Madre!” Il testo greco dice: “
idou, Guarda, è tua Madre!” Ed è come un comandamento dolce e forte.
Guarda tua Madre, volgi lo sguardo, fissa gli occhi, contempla questa donna,
guardala come il figlio bambino guarda la madre, come un bimbo che impara la
vita guardando come vive la madre. Da lei, dalle sue parole e dai suoi gesti
impara la vita, impara a crescere in rapporti esatti con gli altri, ad
ascoltare angeli, ad accorgerti del vino che finisce, a vedere le lacrime di
Giovanni, a piangere e a partorire, a far nascere.

Don Tonino Bello
scrive: “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la
terra. Forse la frase più oscura di tutta la Bibbia, ma per me una delle più
luminose, proprio per quella riduzione di orario che stringe e limita come due
pareti invalicabili il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla
terra. Quel tempo va da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, ecco le
sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane”.

E’ bella questa
idea che Gesù muore e si fa buio per quel poco tempo e poi arriva il
cambiamento.

Il dolore è
questo passaggio inevitabile che dobbiamo abbracciare, ma temporaneo; poi
riparte l’urgenza di dare vita, la gioia di essere figli, i legami più solidi e
più generosi. Qui e per sempre.

Tutta l’esistenza di Maria è stata una prova difficile. Dal parto in
una stalla alla Croce sulla collina. Sette
spade dice la tradizione: nella bibbia la spada è un simbolo della Parola
di Dio. In lei la Parola è stata potente spada su cui contare, a cui
afferrarsi:

1. Spada che ferisce, ma che
trasforma la ferita in apertura del cuore.

2. Spada di conoscenza, che
taglia le maschere e riveste di verità.

3. Spada di liberazione, per
aprire varchi e recidere ciò che trattiene.

4. Spada di coraggio per
proseguire, e non abbandonare la lotta.

5. Spada di forza vitale, che
pota i tralci e li rende fecondi.

6 spada di guarigione, per
trafiggere lo strazio e la tenebra con la luce.

7. Spada d’amore, la più
difficile da sollevare e saper maneggiare.

 Come lei
anche noi abbiamo la spada potente della Parola.

Quando Gesù
parla a Maria e a Giovanni è a me che parla: quando dice: “Ecco tuo figlio” indica
a me chiunque mi cammina a fianco nell’esistenza. Quando dice: “Ecco tua
madre
” indica a me chiunque un giorno mi abbia soccorso, mi abbia aiutato a
vivere. Innumerevoli piccole madri ho avuto nella mia esistenza, tanti
samaritani buoni a sostenermi.

Io sono Figlio
e madre verso ogni creatura
, questo è il testamento di Gesù. Avere
Generosità di madre, gratitudine di figlio verso ogni vita.

Sul Calvario
Gesù prega ogni uomo perchè converta lo sguardo con cui vede il mondo, perchè
cambi il cuore e le mani con cui prende e dà la vita e la morte.

Donna, dice
Gesù, e in quella parola c’è ogni donna, “ci sono tutti gli atomi di Maria
sparsi nel mondo e che hanno nome donna”,
c’è ogni figlio di donna, ci sono
io:

donna, ritorna
ad essere madre,

prenditi cura
della vita d’altri e guarirà la tua feria,

illumina
altri e ti illuminerai,

guarisci
altri e guarirà la tua piaga.

Sta presso la
Croce di qualcuno

e la tua
Croce metterà gemme di luce,

durerà da
mezzogiorno fino alle tre  la
tenebra

e poi
ritornerà nel cuore e sulla terra 

il sole mite
e possente della speranza.