30 Luglio 2012

ERMES RONCHI: DIMENTICA CHE ESISTI QUANDO DICI CHE AMI

   IX
domenica dopo Pentecoste-B

 

Domenica
della croce da ‘prendere’. Se c’è qualcosa che fuggiamo d’istinto è la
sofferenza, ma la croce di cui parla Gesù più che un dolore da sopportare è il
prezzo da pagare per le cose in cui crediamo, per le cose che amiamo. Che cosa
vale un amore che non costi qualcosa? Domenica della vita da guadagnare e poi
da spendere, come si spende un tesoro.

 


Dice il Signore: Chi si vergognerà di
me…. Per tutte le volte che ci siamo vergognati del vangelo, Kyrie
eleyson

Che vantaggio hai a guadagnare il mondo?
Per la fame di denaro e di guadagno che ci fa perdere l’anima e la dignità,
Kyrie

Se uno mi vuol seguire prenda la sua croce,
per quando abbiamo scaricato sugli altri i nostri problemi, ci siamo ribellati
alle nostre responsabilità, Kyrie

 

Sento come una vertigine
ascoltando le quattro brevi espressioni che aprono il vangelo di oggi e che
racchiudono l’essenza del cristianesimo:

 Se uno
vuol venire dietro a me / rinneghi se stesso / prenda la sua croce / e mi
segua.

 

1. La prima: Se uno vuole venire… Ecco il cristiano: uno che vuole seguire
Gesù.

Ma perché
seguirlo?
Qual è la molla che mi
può spingere? Il motivo lo rivela Gesù stesso: se uno vuol salvare la vita, trovare la vita. Ecco il motore, la
spinta: un istinto di vita, bello e originario, fare grande la vita, farla
fiorire, viverla fino in fondo e che porti frutti.

‘Andare dietro’ a Cristo vuol
dire comportarsi come lui si è comportato. Lui, persona viva e libera, esperto
di umanità, che passò nel mondo guarendo la vita.

 

2. La seconda: Se uno mi vuol
seguire, rinneghi se stesso.

 Parole pericolose se capite male. Seguire Cristo non è
macerarsi in sacrifici, annullarsi nell’umiltà, ma è conquistare un’infinita passione per l’esistenza, in tutte le
sue forme. Rinnega te stesso non vuol
dire annullati, butta via i tuoi talenti, diventa sbiadito e incolore. Gesù non
dice a Pietro: non essere roccia, sii
sabbia o cenere. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, dei
rassegnati che non hanno fiducia in se stessi, a gente che ha fruttificato
appieno i suoi talenti.

Rinnega te stesso vuol dire: non ti credere il centro dell’universo, la misura di tutto,
il perno del mondo. Sei dentro una forza più grande. Il tuo segreto è oltre te.

Per capire, il vangelo offre
il modello dell’uomo che non sa rinnegare se stesso: è il fariseo che sale al
tempio a pregare. Invece di parlare a Dio, ma non fa che parlare a se stesso: io faccio, io digiuno, io prego, io non
sono, io pago, io…sempre questo io, che lo ha ammaliato. Dio non ha nulla
da dargli, è solo una superficie muta contro cui far rimbalzare la sua
soddisfazione. E gli altri sono solo il piedistallo del monumento che erige al
proprio io, al proprio nanismo spirituale.

Rinnega te stesso, si può forse tradurre con le parole di Martin Buber: vivi a partire da te, ma non per te.

Bisogna trovare
un centro fuori di sé per trovare se stessi. Dimenticarsi della propria vita
per trovarla, come esorta Twarkowski: dimentica che esisti quando dici che
ami
.

 

3. La terza espressione: Prendi anche tu la tua croce.  

Sgombriamo subito il campo.
Questa che è una delle frasi più celebri e citate del vangelo, non significa:
soffri con pazienza, accetta, sopporta, rassegnati ai casi della vita, ai
sacrifici da affrontare, tanto tutti hanno la loro croce da portare. Non occorreva
certo Gesù per dire questo: è semplice saggezza umana, di qualsiasi cultura, di
qualsiasi fede, in ogni tempo.

La croce nel vangelo è un’altra cosa, per
Gesù la croce è una scelta, non un caso. La croce è una opzione, non un
incidente.

La croce nel vangelo è l’impensabile di
Dio, la prova che Dio ama me più della propria vita, è Dio che sceglie ciò che
è debole nel mondo per confondere i forti.

Infatti dice: prendi la croce. Prendere è un verbo attivo: cerca, afferra, stringi forte,
aggrappati alla croce. La Croce è da
prendere non da sopportare. È da scegliere, non per amore della sofferenza,
ma come riassunto di un destino.

Per capire che cosa intende Gesù, forse basta
sostituire la parola croce con la
parola amore: Se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé tutto l’amore di cui è
capace.

Prendi la tua porzione di
amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di croce che ogni amore
comporta, altrimenti non ami. La croce è il prezzo dell’amore.

Cosa vale un amore che non
costa niente? Che amicizia è quella che non domanda un po’ di fatica? Allora diventa mia croce, la croce di
ognuno cui voglio bene. Ogni madre è come inchiodata a suo figlio. Dimentica che esisti quando dici che ami.

La croce nel vangelo è la conseguenza
delle scelte di Gesù. Si è battuto per un Dio diverso, per un mondo
alternativo, per un cuore puro, si è battuto contro ogni violenza, e la
violenza dell’uomo a un certo punto non ha più sopportato l’unico che non le
doveva niente, e l’ha preso e l’ha portato fuori e l’ha inchiodato a una croce.

La croce che io devo prendere è vivere le
stesse scelte di Cristo e affrontare le stesse conseguenze. Ricordo cosa mi
diceva un caro fratello converso, fra Felice: alla croce bisogna saltarci
addosso, allora ti accorgi che non sei tu a portare la croce, ma è la croce a
portare te.

 

4. E poi seguimi, dice Gesù, fai come me,

il coraggioso che tocca i
lebbrosi e sfida chi vuole uccidere l’adultera,

il tenero che si commuove per
le folle senza pastore e per due passeri,

il rabbi che amava i banchetti, il povero
che mai è entrato nei palazzi dei potenti, libero come nessuno, amore come
nessuno mai, uomo dalla vita buona, bella, felice. prendi su di te una vita
che sia il riassunto della mia vita
, vivi le mie stesse passioni. Allora io
prendo su di me la mia croce, cioè la mia diversità di cristiano, prendo
l’alternativa evangelica, che mi fa diverso e talvolta mi può sottomette al
ridicolo, come fossi un sognatore o un cacciatore di farfalle.

Chi
la perde così la propria vita la troverà. Ho visto tanti farlo, ho visto gente, gettare oltre sé, a manciate, a
palate, le ore della loro vita, le energie, le capacità, farle scorrere fuori
di sè, per i figli amici poveri parrocchia gruppi natura.

E
ho visto queste persone diventare e restare belle, vitali giovanili,
sorridenti, circondate da affetto. Hanno trovato la vita! Invece la vera
vecchiaia è l’egoismo
(M. Delbrel). È la legge della fisica dell’amore: se
dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci.
Tutti,
io per primo, abbiamo paura del dolore. Ci sia concessa, però, la grazia di non
aver paura di amare: sarebbe paura di vivere. Paura della felicità.

Segui me: non sei solo, in
un cammino eroico e solitario, verso una cima lontana; siamo insieme, presenza e
compagnia, pastore anche per valle oscura. Guarda a me, io so la strada, io
conosco la croce, so la speranza che porta con sé.

Io so che sulla croce già respira,
nuda, la risurrezione.

 

Questa è la
croce che fa rifiorire la rosa del mondo.

 

Preghiera

Signore, tu sei
qui, sei in me,

sei il mio
crocifisso amore,

e io sono la tua
croce.

Tu sei la porta
che resta sempre aperta,

sei il luogo
dove il cuore si sente a casa,

sei la grande
ala della nostra speranza;

sei la prima
gemma che fa fiorire la foresta:

sei venuto
vicino a me, dentro di me,

principio e fine
di un poema d’amore .

Non lasciarmi
mai solo.

Ti seguirò,
Signore, se ti sento vicino,

presenza e
compagnia, pastore per valle oscura.

Resta vicino a
me, forza della mia forza,

cielo della mia
luce, terra profonda delle mie radici.

E ti seguirò.

E sulla tua e
mia croce,

nuda già respira
la risurrezione.

 

Quando dici
di Jan Twardowski

 

Non piangere per lettera

non dire che sei stata
presa  a calci dalla sorte

nessuna situazione al mondo è
senza uscita

quando Dio chiude una porta –
apre una finestra

tira un sospiro e guarda

cadono dalle nuvole

piccole e grandi infelicità
indispensabili per la felicità

tu dalle cose semplici impara
la serenità

e dimentica che esisti quando
dici che ami.