18 Giugno 2012

I SETTE VIZI CAPITALI

Nei suoi celebri Esercizi Spirituali, Sant’Ignazio di Loiola ci dà una regola d’oro: “dobbiamo fare, per diametrum, il contrario della tentazione”.  È la regola nota come “agere contra”.
Bisogna sempre contrastare le nostre cattive inclinazioni.

La Superbia è il desiderio irrefrenabile di essere superiori, fino al disprezzo di ordini, leggi, rispetto altrui.
Pensiamo e riflettiamo seriamente sulla nostra natura umana in questa dimensione spazio-temporale. Siamo creature di Dio, tutti “plasmati dalla polvere” nel senso che il nostro corpo è fatto di elementi comuni: atomi e molecole in continuo interscambio con l’ambiente. Abitiamo tutti sullo stesso pianeta, minuscolo corpo celeste vagante negli immensi abissi dello spazio. Però ad ognuno di noi Dio ha donato l’anima immortale facendoci a sua immagine e somiglianza. Siamo tutti tempio dello Spirito Santo. Quindi nessuno potrà sentirsi superiore all’altro, perché Dio non guarda l’apparenza, lo stato sociale, il reddito, la cultura ecc. ma il cuore dell’uomo.
  
L’Avarizia è desiderio irrefrenabile dei beni temporali.
Riflettiamo spesso con riconoscenza sul fatto che tutto ci è stato donato da Dio. Noi non possediamo realmente le cose che crediamo di possedere perché abbiamo lavorato e trafficato. Il rischio più grave è che le cose possiedano noi se non mettiamo Dio al primo posto.  Bisogna saper vivere sobriamente e cercare il più possibile di aiutare i più poveri in molti modi, condividendo sia le ricchezze materiali che quelle spirituali.

La Lussuria è il desiderio irrefrenabile del piacere sessuale fine a se stesso.
Questo è uno dei vizi più difficili da combattere perché dipende molto dal nostro modo di essere e dalle condizioni psico-fisiche.
Si offre al Signore il disagio dell’astinenza pensando che ogni persona è tempio dello Spirito Santo e va rispettata. E  così anche il nostro corpo va rispettato. Gesù raccoglie le nostre buone intenzioni e qualora si ricada spesso in questo vizio rialziamoci sempre senza scoraggiarci nel pentimento, nella preghiera e nelle buone opere. Gesù comprende tutte le fragilità e gradisce il dono della castità.
   
L’Invidia è tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio.
Quando vediamo una persona che riteniamo più fortunata di noi ringraziamo il Signore pensando che ci sono molte altre più sfortunate di noi. Riflettiamo sui doni che abbiamo e di cui non ci accorgiamo: la salute, la vista, l’udito, la possibilità di parlare, di camminare ecc.
   
La Gola  o ingordigia è l’abbandono e l’esagerazione nei piaceri della tavola, e non solo.
Pensiamo che mangiare eccessivamente fa molto male alla salute e noi abbiamo il dovere di salvaguardarla. L’eccesso nel bere l’alcool porta molti guai alla salute fisica e mentale, oltre che compromettere i rapporti familiari e sociali.
Il fumo mina seriamente la salute ed al portafoglio nel tempo.
Offriamo ogni giorno qualche rinuncia: il Signore la raccoglie in espiazione dei nostri peccati e per il bene dei peccatori.

L’Ira è l’irrefrenabile desiderio di vendicare violentemente un torto subito.
Pensiamo a come si è comportato Gesù di fronte ai suoi persecutori: non ha minacciato vendetta. Per loro ha chiesto addirittura perdono al Padre:
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”
Quando proviamo la tentazione di irritarci contro una persona, raccogliamoci nel silenzio e preghiamo l’angelo custode per lei.
   
L’Accidia è torpore malinconico, l’inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene.
Si vince nell’operare lo stesso il bene: C’è sempre qualcosa da fare, in casa,  per i conoscenti, gli ammalati, gli anziani. Bisogna pregare lo Spirito che ci ispiri la cosa migliore e se abbiamo fede Lui non tarderà a mandarci occasioni.