13 Febbraio 2003

La TV dell’orrore quotidiano

dal Messaggero Veneto del 13/02/03
di Vittorio Emiliani

CRONACA NERA E INSICUREZZA SOCIALE

LA TV DELL’ORRORE QUOTIDIANO

di VITTORIO EMILIANI


Siamo, o siamo diventati, davvero quel Paese di efferati sparatori, di assassini, che certi Tg e certi talk-show hanno in questi anni rappresentato, magari puntando sull’orrore di un isolato infanticidio come quello di Cogne? Non lo siamo mai stati – nonostante la Mafia&Camorra e ’ndrangheta Spa – e tantomeno lo siamo ora.

Il tasso di omicidi italiano è nella media europea, inferiore a quelli di Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo, Svezia, per non parlare degli Stati Uniti dove si uccide quattro volte di più. Eppure l’italiano si sente più insicuro, o almeno così dichiara di sentirsi. Strana divaricazione, decisamente emotiva.
Ma veniamo ai dati (quelli, almeno, sono indiscutibili): dal 1990 al 2000 gli omicidi volontari di ogni tipo sono crollati del 60,3 per cento, si sono cioè più che dimezzati, scendendo a 704. Dei quali 409 nel Mezzogiorno.

Ed è qui, cioè nelle regioni dove la malavita organizzata ha storiche radici che si è verificato il calo più drastico: meno 77,5 per cento rispetto a dieci anni fa. La Sicilia della mafia è, per esempio, passata da 150 ammazzamenti sicuramente malavitosi ad appena 20 (superata in cifra assoluta, con 28 omicidi, dalla piccola Calabria). In fondo, rimane più alta la Campania e però anche qui siamo a un quarto degli assassinii rispetto al ’90.

Le ragioni di questo drastico ridimensionamento? Maggior impegno dello Stato e delle sue forze nel contrastare la criminalità; prevenzione e repressione più efficaci; molti boss catturati e incarcerati. Ma, certamente, anche un cambio di strategia della Malavita Spa la quale punta molto di meno sul mitra e molto di più sul business finanziario, sul riciclaggio internazionale, sui “colletti bianchi”. Su questo ben più complesso terreno sarebbe interessante un lavoro di scavo giornalistico, anche in tv. Altro che indugiare con la telecamera sul rivolo di sangue che scorre sul selciato. Altro che sbattere in prima serata qualunque delitto. Anche quello passionale. Anche quello che la mattina dopo i giornali nazionali daranno in pagina interna e forse nemmeno.

Meno omicidi dunque, ma assai più vittime (di connazionali, quasi sempre) fra gli immigrati stranieri, manovalanza del crimine. Meno furti denunciati: sia domestici che di auto. Meno contrabbando. Più estorsioni. Rapine di poco più numerose, favorite pure dal proliferare di ville e villette. Non il quadro fosco uscito soprattutto dai telegiornali, specie nel 2001, in pieno clima elettorale. Quando criticai pubblicamente questa deformazione della realtà da parte di Tg1 e Tg2, la risposta dei due direttori dell’epoca (Giulio Borrelli e Clemente Mimun) fu la stessa: noi diamo la cronaca, non le statistiche.

Come se le tendenze reali non fossero rispecchiate dai numeri. Purtroppo l’italiano medio, al 66 e più per cento, si forma una sua idea soltanto guardando la tv e appena il 22 per cento sui giornali in genere assai meno sensazionalisti, e che però nel Sud pochi o pochissimi comprano. Il resto lo si capisce da sé.
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