24 Aprile 2012

L’ALDILÀ SECONDO IL CATECHISMO

Il video è stato realizzato avendo come riferimento il Catechismo della
Chiesa Cattolica (Compendio) a p.58 (Credo nella risurrezione della
carne n. 202-206) e a p.59 (Credo nella vita eterna n.207-217)…

« CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE »

 

202. Che cosa si indica con il termine carne, e qual è la sua importanza?

990
1015

Il termine carne designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di
mortalità. «La carne è il cardine della salvezza» (Tertulliano). Infatti, noi
crediamo in Dio creatore della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per
riscattare la carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della
creazione e della redenzione della carne.

 

203. Che cosa significa «risurrezione della carne»?

990

Significa che lo stato definitivo dell’uomo non sarà soltanto l’anima spirituale
separata dal corpo, ma che anche i nostri corpi mortali un giorno riprenderanno
vita.

 

204. Qual è il rapporto tra la Risurrezione di Cristo e la nostra?

998
1002-1003

Come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi egli stesso
risusciterà tutti nell’ultimo giorno, con un corpo incorruttibile: «quanti
fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una
risurrezione di condanna» (Gv 5,29).

 

205. Con la morte, che cosa succede al nostro corpo e alla nostra anima?

992-1004
1016-1018

Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo cade nella
corruzione, mentre l’anima, che è immortale, va incontro al giudizio di Dio e
attende di ricongiungersi al corpo quando, al ritorno del Signore, risorgerà
trasformato. Comprendere come avverrà la risurrezione supera le
possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto.

 

206. Che cosa significa morire in Cristo Gesù?

1005-1014
1019

Significa morire in grazia di Dio, senza peccato mortale. Il credente in Cristo,
seguendo il suo esempio, può così trasformare la propria morte in un atto di
obbedienza e di amore verso il Padre. «Certa è questa parola: se moriamo con
lui, vivremo anche con lui» (2 Tm 2, 11).

 

« CREDO LA VITA ETERNA »

 

207. Che cos’è la vita eterna?

1020
1051

La vita eterna è quella che inizierà subito dopo la morte. Essa non avrà fine.
Sarà preceduta per ognuno da un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice
dei vivi e dei morti, e sarà sancita dal giudizio finale.

 

208. Che cos’è il giudizio particolare?

1021-1022
1051

È il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte,
riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue
opere. Tale retribuzione consiste nell’accesso alla beatitudine del cielo,
immediatamente o dopo un’adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna
nell’inferno.

 

209. Che cosa s’intende per «cielo»?

1023-1026
1053

Per «cielo» s’intende lo stato di felicità suprema e definitiva. Quelli che
muoiono nella grazia di Dio e non hanno bisogno di ulteriore purificazione sono
riuniti attorno a Gesù e a Maria, agli Angeli e ai Santi. Formano così la Chiesa
del cielo, dove essi vedono Dio «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12), vivono
in comunione d’amore con la Santissima Trinità e intercedono per noi.

 

« La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che, attraverso il
Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i
suoi doni
celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i
beni
divini della vita eterna»
(san Cirillo di Gerusalemme).

  

210. Che cos’è il purgatorio?

1030-1031
1054

Il purgatorio è lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché
sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per
entrare nella beatitudine celeste.
 

211. Come possiamo aiutare la purificazione delle anime del purgatorio?

1032

In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra
possono aiutare le anime del purgatorio offrendo per loro preghiere di
suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine,
indulgenze e opere di penitenza.

 

212. In che cosa consiste l’inferno?

1033-1035
1056-1057

Consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato
mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio,
nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato
creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via,
lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41).

 

213. Come si concilia l’esistenza dell’inferno con l’infinita bontà di Dio?

1036-1037

Dio, pur volendo «che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9),
tuttavia, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni.
Pertanto, è l’uomo stesso che, in piena autonomia, si esclude volontariamente
dalla comunione con Dio se, fino al momento della propria morte, persiste nel
peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio.

 

214. In che cosa consisterà il giudizio finale?

1038-1041
1058-1059

Il giudizio finale (universale) consisterà nella sentenza di vita beata o di
condanna eterna, che il Signore Gesù, ritornando quale giudice dei vivi e dei
morti, emetterà a riguardo «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15),
riuniti tutti insieme davanti a lui. A seguito di tale giudizio finale, il corpo
risuscitato parteciperà alla retribuzione che l’anima ha avuto nel giudizio
particolare.

 

215. Quando avverrà questo giudizio?

1040

Questo giudizio avverrà alla fine del mondo, di cui solo Dio conosce il giorno e
l’ora.

 

216. Che cos’è la speranza dei cieli nuovi e della terra nuova?

1042-1050

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CATECHISMO

DELLA
CHIESA CATTOLICA

Compendio

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© Copyright 2005 – Libreria Editrice
Vaticana

 

«Motu Proprio»
Introduzione


PARTE PRIMA – LA PROFESSIONE DELLA FEDE



Sezione Prima: «Io credo» – «Noi crediamo»

Capitolo primo: L’Uomo è
«capace» di Dio

Capitolo secondo: Dio viene incontro
all’uomo

     La Rivelazione di Dio
    
La trasmissione della Rivelazione divina
     La Sacra
Scrittura
Capitolo terzo: La risposta dell’uomo a Dio 
    
Io credo
     Noi crediamo


Sezione seconda: La professione della fede cristiana

Il Credo: Simbolo degli Apostoli – Credo Niceno-Costantinopolitano
Capitolo
primo: Io credo in Dio Padre

     I Simboli della
fede
    
«Io credo in Dio Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra»
     Il cielo e la
terra
     L’uomo

     La
caduta

Capitolo secondo: Credo in Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio

    
«E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore»
    
«Gesù Cristo fu concepito per opera dello Spirito Santo, nacque da Maria
Vergine»
     «Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, fu
crocifisso, morì e fu sepolto»
     «Gesù Cristo discese
agli inferi, risuscitò dai morti il terzo giorno»
     «Gesù
salì al cielo, siede alla destra del Padre onnipotente»
    
«Di là verrà a giudicare i vivi e i morti»
Capitolo terzo: Credo nello
Spirito Santo

     «Credo nello Spirito Santo»
    
«Credo la Santa Chiesa Cattolica»
     La Chiesa nel
disegno di Dio
     La Chiesa: popolo di Dio, corpo di
Cristo, tempio dello Spirito
     La Chiesa è una,
santa, cattolica e apostolica
     I fedeli: gerarchia,
laici, vita consacrata
     Credo la comunione dei santi
    
Maria Madre di Cristo, Madre della Chiesa

     «Credo la
remissione dei peccati»
     «Credo la risurrezione
della carne»
     «Credo la vita eterna»
    
«Amen»


PARTE SECONDA – LA CELEBRAZIONE DEL MISTERO CRISTIANO
 
Sezione prima: L’economia sacramentale
Capitolo primo: Il Mistero pasquale nel tempo della Chiesa
    
Liturgia – Opera della Santissima Trinità
     Il
Mistero pasquale nei sacramenti della Chiesa

Capitolo secondo: La
celebrazione sacramentale del Mistero pasquale

    
Celebrare la liturgia della Chiesa
     Chi celebra?
    
Come celebrare?
     Quando celebrare?
    
Dove celebrare?

     Diversità liturgica e unità del
mistero
Sezione seconda: I sette sacramenti della Chiesa
I sette sacramenti della Chiesa
Capitolo primo: I sacramenti
dell’Iniziazione cristiana

     Il sacramento del
Battesimo
     Il sacramento della Confermazione
    
Il sacramento dell’Eucaristia

Capitolo secondo: I sacramenti di guarigione

    
Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione
    
Il sacramento dell’Unzione degli infermi

Capitolo terzo: I sacramenti a
servizio della comunione e della missione

     Il
sacramento dell’Ordine sacerdotale
     Il sacramento
del Matrimonio

Capitolo quarto: Le altre celebrazioni liturgiche

    
I sacramentali
     Le esequie cristiane

PARTE TERZA – LA VITA IN CRISTO


Sezione prima: La vocazione dell’uomo:  La vita nello Spirito

Capitolo primo: La dignità della persona umana
    
L’uomo immagine di Dio
     La nostra vocazione alla
beatitudine
     La libertà dell’uomo
    
La moralità delle passioni
     La coscienza morale
    
Le virtù
     Il peccato
Capitolo secondo: La
comunità umana

     La persona e la società
    
La partecipazione alla vita sociale
     La giustizia
sociale

Capitolo terzo: La salvezza di Dio: la legge e la grazia

    
La legge morale
     Grazia e giustificazione
    
La Chiesa, Madre e Maestra
Sezione seconda: I dieci Comandamenti
Esodo – Deuteronomio – Formula catechistica

Capitolo primo: «Amerai il
Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la
tua mente»

     Il primo Comandamento: Io sono il
Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me
     Il
secondo Comandamento: Non nominare il Nome di Dio invano
    
Il terzo Comandamento: Ricordati di santificare le feste
Capitolo secondo:
«Amerai il prossimo tuo come te stesso»

     Il quarto
Comandamento: Onora tuo padre e tua madre
     Il quinto
Comandamento: Non uccidere
     Il sesto Comandamento:
Non commettere adulterio
     Il settimo Comandamento:
Non rubare
     L’ottavo Comandamento: Non dire falsa
testimonianza
     Il nono Comandamento: Non desiderare
la donna d’altri
     Il decimo Comandamento: Non
desiderare la roba d’altri


PARTE QUARTA – LA PREGHIERA CRISTIANA


Sezione prima: La preghiera  nella vita cristiana

Capitolo primo: La Rivelazione della preghiera
     La
Rivelazione della preghiera nell’Antico Testamento
    
La preghiera è pienamente rivelata e attuata in Gesù
    
La preghiera nel tempo della Chiesa
Capitolo secondo: La Tradizione della
preghiera

     Alle sorgenti della preghiera
    
Il cammino della preghiera
     Guide per la preghiera
Capitolo terzo: La vita di preghiera
     Le espressioni
della preghiera
     Il combattimento della preghiera  


Sezione seconda: La preghiera del Signore Padre nostro

Padre Nostro
«La sintesi di tutto il Vangelo»
«Padre Nostro che sei nei
cieli»
Le sette domande
 

Appendice

     A) Preghiere comuni
    
B) Formule di Dottrina Cattolica

Abbreviazioni bibliche

 



MOTU PROPRIO

per l’approvazione e la pubblicazione
del Compendio
del Catechismo della Chiesa Cattolica

 

Ai Venerabili Fratelli Cardinali, Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi,
Presbiteri, Diaconi e a tutti i Membri del Popolo di Dio
 

Vent’anni or sono iniziava l’elaborazione del Catechismo della Chiesa
Cattolica
, richiesto dall’Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi, in
occasione del ventesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico
Vaticano II.

Ringrazio infinitamente il Signore Dio per aver donato alla Chiesa tale
Catechismo, promulgato nel 1992 dal mio venerato e amato Predecessore, Papa
Giovanni Paolo II.

La grande utilità e preziosità di questo dono è confermata anzitutto dalla
positiva e larga accoglienza, che esso ha avuto presso l’episcopato, al quale
era primariamente indirizzato come testo di riferimento sicuro e autentico per
l’insegnamento della dottrina cattolica, e in particolare per l’elaborazione dei
catechismi locali. Ma è confermata anche dalla favorevole e grande accoglienza
ad esso riservata da parte di tutte le componenti del Popolo di Dio, che l’hanno
potuto conoscere ed apprezzare nelle oltre sessanta lingue, in cui è stato
finora tradotto.

Ora con grande gioia approvo e promulgo il Compendio di tale Catechismo.

Esso era stato vivamente auspicato dai partecipanti al Congresso Catechistico
Internazionale dell’ottobre 2002, che si erano fatti interpreti in tal modo di
un’esigenza molto diffusa nella Chiesa. Il mio compianto Predecessore,
accogliendo tale desiderio, ne decise nel febbraio 2003 la preparazione,
affidandone la redazione a una ristretta Commissione di Cardinali, da me
presieduta, e affiancata da alcuni esperti collaboratori. Nel corso dei lavori,
un progetto di tale Compendio è stato sottoposto al giudizio di tutti gli
Eminentissimi Cardinali e dei Presidenti delle Conferenze Episcopali, che nella
stragrande maggioranza l’hanno favorevolmente accolto e valutato.

Il Compendio, che ora presento alla Chiesa universale, è una sintesi
fedele e sicura del Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso contiene, in
modo conciso, tutti gli elementi essenziali e fondamentali della fede della
Chiesa, così da costituire, come era stato auspicato dal mio Predecessore, una
sorta di vademecum, che consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare,
in uno sguardo d’insieme, l’intero panorama della fede cattolica.

Rispecchia fedelmente nella struttura, nei contenuti e nel linguaggio il
Catechismo della Chiesa Cattolica
, che troverà in questa sintesi un aiuto e
uno stimolo per essere maggiormente conosciuto ed approfondito.

Affido pertanto con fiducia questo Compendio anzitutto alla Chiesa intera
e ad ogni cristiano in particolare, perché grazie ad esso possa ritrovare, in
questo terzo millennio, nuovo slancio nel rinnovato impegno di evangelizzazione
e di educazione alla fede, che deve caratterizzare ogni comunità ecclesiale e
ogni credente in Cristo a qualunque età e nazione appartenga.

Ma questo Compendio, per la sua brevità, chiarezza e integrità, si
rivolge a ogni persona, che, vivendo in un mondo dispersivo e dai molteplici
messaggi, desidera conoscere la Via della Vita, la Verità, affidata da Dio alla
Chiesa del Suo Figlio.

Leggendo questo autorevole strumento che è il Compendio, possa ciascuno,
grazie in particolare all’intercessione di Maria Santissima, la Madre di Cristo
e della Chiesa, riconoscere e accogliere sempre di più l’inesauribile bellezza,
unicità e attualità del Dono per eccellenza che Dio ha fatto all’umanità: il Suo
unico Figlio, Gesù Cristo, che è «la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6).
 

Dato il 28 giugno 2005, vigilia della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, anno
primo di Pontificato.

BENEDICTUS PP. XVI 

 


INTRODUZIONE

 

L11 ottobre del 1992, Papa Giovanni Paolo II,
consegnava ai fedeli di tutto il mondo il Catechismo della Chiesa Cattolica,
presentandolo come «“testo di riferimento” per una catechesi rinnovata
alle vive sorgenti della fede».1 A trent’anni dall’apertura del
Concilio Vaticano II (1962-1965), veniva così portato a felice compimento
l’auspicio espresso nel 1985 dall’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei
Vescovi, perché venisse composto un catechismo di tutta la dottrina cattolica
sia per la fede che per la morale.

Cinque anni dopo, il 15 agosto del 1997, promulgando l’editio typica del
Catechismus Catholicae Ecclesiae, il Sommo Pontefice confermava la
finalità fondamentale dell’opera: «Porsi come esposizione completa e integra
della dottrina cattolica, che consente a tutti di conoscere ciò che la Chiesa
stessa professa, celebra, vive, prega nella sua vita quotidiana».2

2. Per una maggiore valorizzazione del Catechismo e per venire incontro a
una richiesta emersa nel Congresso Catechistico Internazionale del 2002,
Giovanni Paolo II istituiva nel 2003 una Commissione speciale, presieduta dal
Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede,
con il compito di elaborare un Compendio del Catechismo della Chiesa
Cattolica
, contenente una formulazione più sintetica dei medesimi contenuti
di fede. Dopo due anni di lavoro, fu preparato un progetto di compendio,
che fu inviato per la consultazione ai Cardinali e ai Presidenti delle
Conferenze Episcopali. Il progetto, nel suo complesso, ha avuto una
valutazione positiva da parte della maggioranza assoluta di quanti hanno
risposto. La Commissione ha, pertanto, proceduto alla revisione del suddetto
progetto
, e, tenendo conto delle proposte di miglioramento pervenute, ha
approntato il testo finale dell’opera.

3. Sono tre le caratteristiche principali del Compendio: la stretta
dipendenza dal Catechismo della Chiesa Cattolica; il genere dialogico;
l’utilizzo delle immagini nella catechesi.

Anzitutto, il Compendio non è un’opera a sé stante e non intende in alcun
modo sostituire il Catechismo della Chiesa Cattolica: piuttosto, rinvia
continuamente ad esso sia con la puntuale indicazione dei numeri di riferimento
sia col continuo richiamo alla sua struttura, al suo sviluppo e ai suoi
contenuti. Il Compendio, inoltre, intende risvegliare un rinnovato
interesse e fervore per il Catechismo, che, con la sua sapienza
espositiva e con la sua unzione spirituale, resta pur sempre il testo di base
della catechesi ecclesiale oggi.

Come il Catechismo, anche il Compendio si articola in quattro
parti, in corrispondenza delle leggi fondamentali della vita in Cristo.

La prima parte, intitolata «La professione della fede», contiene un’opportuna
sintesi della lex credendi, e cioè della fede professata dalla Chiesa
Cattolica, ricavata dal Simbolo Apostolico illustrato con il Simbolo
Niceno-Costantinopolitano, la cui costante
proclamazione nelle assemblee cristiane mantiene viva la memoria delle
principali verità della fede.

La seconda parte, intitolata «La celebrazione del mistero cristiano», presenta
gli elementi essenziali della lex celebrandi. L’annuncio del Vangelo
trova, infatti, la sua risposta privilegiata nella vita sacramentale. In essa i
fedeli sperimentano e testimoniano in ogni momento della loro esistenza
l’efficacia salvifica del mistero pasquale, per mezzo del quale Cristo ha
compiuto l’opera della nostra redenzione.

La terza parte, intitolata «La vita in Cristo», richiama la lex vivendi e
cioè l’impegno che i battezzati hanno di manifestare nei loro comportamenti e
nelle loro scelte etiche la fedeltà alla fede professata e celebrata. I fedeli,
infatti, sono chiamati dal Signore Gesù a compiere le opere che si addicono alla
loro dignità di figli del Padre nella carità dello Spirito Santo.

La quarta parte, intitolata «La preghiera cristiana: Padre Nostro», offre una
sintesi della lex orandi e col della vita di preghiera. Sull’esempio di
Gesù, il modello perfetto di orante, anche il cristiano è chiamato al dialogo
con Dio nella preghiera, una cui espressione privilegiata è il Padre nostro,
la preghiera insegnataci da Gesù stesso.

4. Una seconda caratteristica del Compendio è la sua forma dialogica,
che riprende un antico genere letterario catechistico, fatto di domande e
risposte. Si tratta di riproporre un dialogo ideale tra il maestro e il
discepolo, mediante una sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il
lettore invitandolo a proseguire nella scoperta dei sempre nuovi aspetti della
verità della sua fede. Il genere dialogico concorre anche ad abbreviare
notevolmente il testo, riducendolo all’essenziale. Ciò potrebbe favorire
l’assimilazione e l’eventuale memorizzazione dei contenuti.

5. Una terza caratteristica è data dalla presenza di alcune immagini, che
scandiscono l’articolazione del Compendio. Esse provengono dal
ricchissimo patrimonio dell’iconografia cristiana. Dalla secolare tradizione
conciliare apprendiamo che anche l’immagine è predicazione evangelica. Gli
artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei
fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello
splendore del colore e nella perfezione della bellezza. È un indizio questo, di
come oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra possa
esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace
il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico.

6. A quarant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II e nell’anno
dell’Eucaristia, il Compendio può rappresentare un ulteriore sussidio per
soddisfare sia la fame di verità dei fedeli di tutte le età e condizioni, sia
anche il bisogno di quanti, senza essere fedeli, hanno sete di verità e di
giustizia. La sua pubblicazione avverrà nella solennità dei Santi Apostoli
Pietro e Paolo, colonne della Chiesa universale ed evangelizzatori esemplari del
Vangelo nel mondo antico. Questi apostoli hanno visto ciò che hanno predicato e
hanno testimoniato la verità di Cristo fino al martirio. Imitiamoli nel loro
slancio missionario e preghiamo il Signore affinché la Chiesa segua sempre
l’insegnamento degli Apostoli, dai quali ha ricevuto il primo gioioso annunzio
della fede.

20 marzo 2005, Domenica delle Palme.

Joseph Card. Ratzinger
Presidente della Commissione
speciale

———————
1 Giovanni Paolo II, Cost. ap.

Fidei depositum
,
11 ottobre
1992.
2 Giovanni Paolo II, Lett. ap.

Laetarum magnopere
,
15 agosto 1997.
 

PARTE PRIMA


LA PROFESSIONE
DELLA FEDE

 


SEZIONE PRIMA

«IO CREDO» – «NOI CREDIAMO»


1. Qual è il disegno di Dio per l’uomo?

1-25

Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà
ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Nella
pienezza dei tempi, Dio Padre ha mandato suo Figlio come redentore e salvatore
degli uomini caduti nel peccato, convocandoli nella sua Chiesa e rendendoli
figli adottivi per opera dello Spirito Santo ed eredi della sua eterna
beatitudine.
 

 
CAPITOLO PRIMO

L’UOMO É «CAPACE» DI DIO

  30

«Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode […]. Ci hai fatto per te e il
nostro cuore non ha sosta finché non riposa in te
» (sant’Agostino).
 

2. Perché nell’uomo c’è il desiderio di Dio?

27-30
44-45

Dio stesso, creando l’uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo cuore il
desiderio di vederlo. Anche se tale desiderio è spesso ignorato, Dio non cessa
di attirare l’uomo a sé, perché viva e trovi in lui quella pienezza di verità e
di felicità, che cerca senza posa. Per natura e per vocazione, l’uomo è pertanto
un essere religioso, capace di entrare in comunione con Dio. Questo intimo e
vitale legame con Dio conferisce all’uomo la sua fondamentale dignità.
 

3. Come si può conoscere Dio con la sola luce della ragione?

31-36
46-47

Partendo dalla creazione, cioè dal mondo e dalla persona umana, l’uomo, con la
sola ragione, può con certezza conoscere Dio come origine e fine dell’universo e
come sommo bene, verità e bellezza infinita.

 

4. Basta la sola luce della ragione per conoscere il mistero di Dio?

37-38

L’uomo, nel conoscere Dio con la sola luce della ragione, incontra molte
difficoltà. Inoltre non può entrare da solo nell’intimità del mistero divino.
Per questo, Dio l’ha voluto illuminare con la sua Rivelazione non solo su verità
che superano la comprensione umana, ma anche su verità religiose e morali, che,
pur accessibili di per sé alla ragione, possono essere così conosciute da tutti
senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza di errore.
 

5. Come si può parlare di Dio?

39-43
48-49

Si può parlare di Dio, a tutti e con tutti, partendo dalle perfezioni dell’uomo
e delle altre creature, le quali sono un riflesso, sia pure limitato,
dell’infinita perfezione di Dio. Occorre, tuttavia, purificare continuamente il
nostro linguaggio da quanto contiene di immaginoso e imperfetto, ben sapendo che
non si potrà mai esprimere pienamente l’infinito mistero di Dio.

 

 
CAPITOLO SECONDO


DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO


LA RIVELAZIONE DI DIO
 

6. Che cosa Dio rivela all’uomo?

50-53
68-69

Dio, nella sua bontà e sapienza, si rivela all’uomo. Con eventi e parole rivela
Se stesso e il suo disegno di benevolenza, che ha prestabilito dall’eternità in
Cristo a favore dell’umanità. Tale disegno consiste nel far partecipare, per la
grazia dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli
adottivi nel suo unico Figlio.

 

7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio?

54-58
70-71

Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita
ad un’intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua
rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il
diluvio, stipula con Noè un’alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi.

 

8. Quali sono le tappe successive della Rivelazione di Dio?

59-64;
72

Dio sceglie Abram chiamandolo fuori del suo Paese per fare di lui «il padre di
una moltitudine di popoli» (Gn 17,5), e promettendogli di benedire in lui
«tutte le Nazioni della terra» (Gn 12,3). I discendenti di Abramo saranno
i depositari delle promesse divine fatte ai patriarchi. Dio forma Israele come
suo popolo di elezione, salvando lo dalla schiavitù dell’Egitto, conclude con
lui l’Alleanza del Sinai e, per mezzo di Mosè, gli dà la sua Legge. I Profeti
annunziano una radicale redenzione del popolo e una salvezza che includerà
tutte le Nazioni in una Alleanza nuova ed eterna. Dal popolo d’Israele, dalla
stirpe del re Davide nascerà il Messia: Gesù.

 

9. Qual è la tappa piena e definitiva della Rivelazione di Dio?

65-66
73

È quella attuata nel suo Verbo incarnato, Gesù Cristo, mediatore e pienezza
della Rivelazione. Egli, essendo l’Unigenito Figlio di Dio fatto uomo, è la
Parola perfetta e definitiva del Padre. Con l’invio del Figlio e il dono dello
Spirito la Rivelazione è ormai pienamente compiuta, anche se nel corso dei
secoli la fede della Chiesa dovrà coglierne gradualmente tutta la portata.

 

«Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e
definitiva Parola, Dio ci
ha detto tutto in una sola volta in questa Sua
Parola e non ha più nulla da dire»
(san Giovanni della Croce).

 

10. Quale valore hanno le rivelazioni private?

67

Pur non appartenendo al deposito della fede, esse possono aiutare a vivere la
stessa fede, purché mantengano il loro stretto orientamento a Cristo. Il
Magistero della Chiesa, cui spetta il discernimento di tali rivelazioni private,
non può pertanto accettare quelle che pretendono di superare o correggere la
Rivelazione definitiva che è Cristo.

   
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
 

11. Perché e in qual modo la Rivelazione divina va trasmessa?

74

Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della
verità» (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. Per questo è necessario
che Cristo sia annunciato a tutti gli uomini, secondo il suo stesso comando:
«Andate e ammaestrate tutte le Nazioni» (Mt 28,19). È quanto si realizza
con la Tradizione Apostolica.

 

12. Che cos’è la Tradizione Apostolica?

75-79,
83,
96,98

La Tradizione Apostolica è la trasmissione del messaggio di Cristo, compiuta,
sin dalle origini del cristianesimo, mediante la predicazione, la testimonianza,
le istituzioni, il culto, gli scritti ispirati. Gli Apostoli hanno trasmesso ai
loro successori, i Vescovi, e, attraverso questi, a tutte le generazioni fino
alla fine dei tempi, quanto hanno ricevuto da Cristo e appreso dallo Spirito
Santo.


13. In quali modi si realizza la Tradizione Apostolica?

76

La Tradizione Apostolica si realizza in due modi: con la trasmissione viva della
Parola di Dio (detta anche semplicemente la Tradizione), e con la Sacra
Scrittura, che è lo stesso annuncio della salvezza messo per iscritto.

 

14. Quale rapporto esiste fra la Tradizione e la Sacra Scrittura?

80-82
97

La Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e
comunicanti. Ambedue rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di
Cristo e scaturiscono dalla stessa sorgente divina: costituiscono un solo sacro
deposito della fede, da cui la Chiesa attinge la propria certezza su tutte le
verità rivelate.

 

15. A chi è affidato il deposito della fede?

84,91
94,99

Il deposito della fede è affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa.
Tutto il popolo di Dio, con il senso soprannaturale della fede, sorretto dallo
Spirito Santo e guidato dal Magistero della Chiesa, accoglie la Rivelazione
divina, sempre più la comprende e la applica alla vita.


16. A chi spetta interpretare autenticamente il deposito della fede?

85-90
100

L’interpretazione autentica di tale deposito compete al solo Magistero vivente
della Chiesa, e cioè al Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, e ai Vescovi
in comunione con lui. Al Magistero, che nel servire la Parola di Dio gode del
carisma certo della verità, spetta anche definire i dogmi, che sono formulazioni
delle verità contenute nella Rivelazione divina. Tale autorità si estende anche
alle verità necessariamente collegate con la Rivelazione.
 

17. Quale relazione esiste tra Scrittura, Tradizione e Magistero?

95

Essi sono tra loro così strettamente uniti, che nessuno di loro esiste senza gli
altri. Insieme contribuiscono efficacemente, ciascuno secondo il proprio modo,
sotto l’azione dello Spirito Santo, alla salvezza degli uomini.

LA SACRA SCRITTURA
 

18. Perché la Sacra Scrittura insegna la verità?

105-108
135-136

Perché Dio stesso è l’autore della Sacra Scrittura: essa è perciò detta ispirata
e insegna senza errore quelle verità, che sono necessarie alla nostra salvezza.
Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò
che egli ha voluto insegnarci. La fede cristiana, tuttavia, non è «una religione
del Libro», ma della Parola di Dio, che non è «una parola scritta e muta, ma il
Verbo incarnato e vivente» (san Bernardo di Chiaravalle).
 

19. Come leggere la Sacra Scrittura?

109-119
137

La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello Spirito
Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa, secondo tre criteri: 1)
attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura; 2) lettura della
Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa; 3) rispetto dell’analogia della
fede, cioè della coesione delle verità della fede tra di loro.

 

20. Che cos’è il cànone delle Scritture?

120
138

Il cànone delle Scritture è l’elenco completo degli scritti sacri, che la
Tradizione Apostolica ha fatto discernere alla Chiesa. Tale cànone
comprende 46 scritti dell’ Antico Testamento e 27 del Nuovo.

 

21. Quale importanza ha l’Antico Testamento per i cristiani?

121-123

I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio: tutti i suoi
scritti sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne. Essi rendono
testimonianza della divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Sono stati
scritti soprattutto per preparare l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo.

 

22. Quale importanza ha il Nuovo Testamento per i cristiani?

124-127
139

Il Nuovo Testamento, il cui oggetto centrale è Gesù Cristo, ci consegna la
verità definitiva della Rivelazione divina. In esso i quattro Vangeli di Matteo,
Marco, Luca e Giovanni, essendo la principale testimonianza sulla vita e sulla
dottrina di Gesù, costituiscono il cuore di tutte le Scritture e occupano un
posto unico nella Chiesa.

 

23. Quale unità esiste fra Antico e Nuovo Testamento?

128-130
140

La Scrittura è una, in quanto unica è la Parola di Dio, unico il progetto
salvifico di Dio, unica l’ispirazione divina di entrambi i Testamenti. L’Antico
Testamento prepara il Nuovo e il Nuovo dà compimento all’Antico: i due si
illuminano a vicenda.

 

24. Quale funzione ha la Sacra Scrittura nella vita della Chiesa?

131-133
141

La Sacra Scrittura dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa. È, per i suoi
figli, saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale. È l’anima della
teologia e della predicazione pastorale. Dice il Salmista: essa è «lampada per i
miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). La Chiesa esorta perciò
alla frequente lettura della Sacra Scrittura, perché «l’ignoranza delle
Scritture è ignoranza di Cristo» (san Girolamo).

 

 
CAPITOLO TERZO


LA RISPOSTA DELL’UOMO A DIO


IO CREDO
 

25. Come risponde l’uomo a Dio che si rivela?

142-143

L’uomo, sostenuto dalla grazia divina, risponde con l’obbedienza della fede, che
è affidarsi pienamente a Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da
Lui, che è la Verità stessa.

 

26. Quali sono nella Sacra Scrittura i principali testimoni di obbedienza della
fede?

144-149

Ci sono molti testimoni, in particolare due: Abramo, che, messo alla
prova, «ebbe fede in Dio» (Rm 4,3) e sempre obbedì alla sua chiamata, e,
per questo è diventato « padre di tutti quelli che credono» (Rm 4,
11,18); e la Vergine Maria, che realizzò nel modo più perfetto, durante
tutta la sua vita, l’obbedienza della fede: «Fiat mihi secundum Verbum tuumAvvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).

 

27. Che cosa significa per l’uomo credere in Dio?

150-152
176-178

Significa aderire a Dio stesso, affidandosi a Lui e dando l’assenso a tutte le
verità da Lui rivelate, perché Dio è la Verità. Significa credere in un
solo Dio in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo,

 

28. Quali sono le caratteristiche della fede?

153-165
179-180
183-184

La fede, dono gratuito di Dio e accessibile a quanti la chiedono
umilmente, è la virtù soprannaturale necessaria per essere salvati,
L’atto di fede è un atto umano, cioè un atto dell’intelligenza dell’uomo
che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio, dà liberamente il proprio
consenso alla verità divina. La fede, inoltre, è certa, perché fondata
sulla Parola di Dio; è operosa « per mezzo della carità» (Gal
5,6); è in continua crescita, grazie all’ascolto della Parola di Dio e
alla preghiera, Essa fin d’ora ci fa pregustare la gioia celeste.

 

29. Perché non ci sono contraddizioni tra fede e scienza?

159

Anche se la fede supera la ragione, non vi potrà mai essere contraddizione tra
fede e scienza, perché entrambe hanno origine da Dio. È lo stesso Dio che dona
all’uomo sia il lume della ragione sia la fede.

 


«Credi per comprendere: comprendi per credere»  (sant’Agostino).


NOI CREDIAMO
 

30. Perché la fede è un atto personale e insieme ecclesiale?

166-169
181

La fede è un atto personale, in quanto libera risposta dell’uomo a Dio che si
rivela. Ma è nello stesso tempo un atto ecclesiale, che si esprime nella
confessione: «Noi crediamo». È infatti la Chiesa che crede: essa in tal modo,
con la grazia dello Spirito Santo, precede, genera e nutre la fede del singolo
cristiano. Per questo la Chiesa è Madre e Maestra.

  

«Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre» (san Cipriano).

 

31. Perché le formule della fede sono importanti?

170-171

Le formule della fede sono importanti perché permettono di esprimere,
assimilare, celebrare e condividere insieme con altri le verità della fede,
utilizzando un linguaggio comune.
 

32. In qual modo la fede della Chiesa è una sola?

172-175
182

La Chiesa, benché formata da persone diverse per lingua, cultura e riti,
professa con voce unanime l’unica fede ricevuta da un solo Signore e trasmessa
dall’unica Tradizione Apostolica. Professa un solo Dio – Padre, Figlio e Spirito
Santo – e addita una sola via di salvezza. Pertanto noi crediamo, con un cuor
solo e un’anima sola, quanto è contenuto nella Parola di Dio, tramandata o
scritta, ed è proposto dalla Chiesa come divinamente rivelato.
 

SEZIONE SECONDA

LA
PROFESSIONE
DELLA FEDE CRISTIANA

IL CREDO


Simbolo
degli Apostoli

Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di
Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì
al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i
vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna..

Symbolum
Apostolicum

Credo in Deum Patrem omnipoténtem, Creatorem cæli et terræ,  et in Iesum
Christum, Filium Eius unicum, Dominum nostrum, qui concéptus est de Spíritu
Sancto, natus ex Maria Virgine, passus sub Póntio Piláto, crucifixus, mórtuus,
et sepúltus, descéndit ad ínferos, tértia die resurréxit a mórtuis, ascéndit ad
cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis, inde ventúrus est iudicáre
vivos et mórtuos.

Et in Spíritum Sanctum,
sanctam Ecclésiam cathólicam,
sanctórum communiónem,
remissiónem peccatórum,
carnis resurrectiónem,
vitam ætérnam. Amen.

Credo
Niceno-Costantinopolitano

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù
Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre
prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero
da Dio vero, generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono
state create.
Per noi uomini e per la nostra
salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo si è
incarnato nel seno della Vergine
Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio
Pilato, mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per
giudicare i vivi e i morti, e il suo
regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita, e procede
dal Padre e dal Figlio. Con il Padre
e il Figlio è adorato e glorificato, e
ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa
cattolica e apostolica.

Professo un solo Battesimo per il
perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.

Symbolum
Nicænum
Costantinopolitanum

Credo in unum Deum,
Patrem omnipoténtem,
Factorem cæli et terræ,
visibílium ómnium et invisibilium
Et in unum Dóminum Iesum
Christum,
Filium Dei unigénitum
et ex Patre natum
ante ómnia sǽcula:
Deum de Deo, Lumen de Lúmine,
Deum verum de Deo vero,
génitum, non factum, consubstantiálem Patri: per quem ómnia
facta sunt;
qui propter nos hómines
et propter nostram salútem,
descéndit de cælis, et incarnátus est
de Spíritu Sancto ex Maria Víirgine
et homo factus est, crucifíxus étiam
pro nobis sub Póntio Piláto, passus
et sepúltus est, et resurréxit tértia
die secúndum Scriptúras,
et ascéndit in cælum, sedet ad
déxteram Patris, et íterum ventúrus
est cum glória, iudicáre vivos et
mórtuos, cuius regni non erit finis.

Credo in Spíritum Sanctum, Dominum et vivificántem, qui ex Patre
Filióque procédit, qui cum Patre et
Fílio simul adorátur et conglorificátur, qui locútus est per prophétas.

Et unam sanctam cathólicam
et apostólicam Ecclésiam.

Confíteor unum Baptísma
in remissiónem peccatórum.
Et exspécto resurrectiónem mortuórum,
et vitam ventúri sæculi.

Amen.
 

CAPITOLO I
IO CREDO IN DIO PADRE
I SIMBOLI DELLA FEDE

 

33. Che cosa sono i Simboli della fede?

185-188
192,197

Sono formule articolate, chiamate anche «Professioni di fede» o «Credo», con cui
la Chiesa, fin dalle sue origini, ha espresso sinteticamente e trasmesso la
propria fede con un linguaggio normativa, comune a tutti i fedeli.

 

34. Quali sono i più antichi Simboli della fede?

189-191

Sono i Simboli battesimali. Poiché il Battesimo viene dato «nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), le verità di fede
ivi professate sono articolate in riferimento alle tre Persone della Santissima
Trinità.

 

35. Quali sono i più importanti Simboli della fede?

193-195

Essi sono il Simbolo degli Apostoli, che è l’antico Simbolo battesimale
della Chiesa di Roma, e il Simbolo niceno-costantinopolitano, frutto dei
primi due Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), ancora
oggi comune a tutte le grandi Chiese d’Oriente e d’Occidente.

 

« IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA »?

 

36. Perché la professione di fede inizia con: «Io credo in Dio»?

198-199

Perché l’affermazione «Io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte
le altre verità sull’uomo e sul mondo, e di tutta la vita di ogni credente in
lui.

 

37. Perché professiamo un solo Dio?

200-202
228

Perché egli si è rivelato al popolo d’Israele come l’Unico, quando  disse:
«Ascolta, Israele, il Signore è uno solo» (Dt 6,4), «non ce n’è altri» 
(Is 45,22). Gesù stesso l’ha confermato: Dio è «l’unico Signore» (Mc12,29). Professare che Gesù e lo Spirito Santo sono anch’essi Dio e Signore
non introduce alcuna divisione nel Dio Uno.

 

38. Con quale nome Dio si rivela?

203-205
230-231

A Mosè Dio si rivela come il Dio vivente, «il Dio di Abramo, il Dio di Isacco,
il Dio di Giacobbe» (Es 3,6). Allo stesso Mosè Dio rivela il suo  nome
misterioso: «Io Sono Colui che Sono (YHWH)». Il nome ineffabile di Dio già nei
tempi dell’Antico Testamento fu sostituito dalla parola Signore. Così nel
Nuovo Testamento, Gesù, chiamato Signore, appare come vero Dio.

 

39. Solo Dio «è»?

212-213

Mentre le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che
hanno, Dio
solo è in se stesso la pienezza dell’essere e di ogni perfezione. Egli è
«Colui che è», senza origine e senza fine. Gesù rivela che anch’egli
porta il Nome divino: «Io sono» (Gv 8,28).

 

40. Perché è importante la rivelazione del nome di Dio?

206-213

Nel rivelare il suo nome, Dio fa conoscere le ricchezze contenute nel suo
mistero ineffabile: egli solo è, da sempre e per sempre, Colui che trascende il
mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra. È il Dio fedele,
sempre vicino al suo popolo per salvarlo. È il santo per eccellenza, «ricco di
misericordia» (Ef 2,4), sempre pronto a perdonare. È l’Essere spirituale,
trascendente, onnipotente, eterno, personale, perfetto. È verità e amore.

 


«Dio è l’essere infinitamente perfetto che è la SS.ma Trinità» (santo
Toribio di Mogrovejo).

 

41. In che senso Dio è la verità?

214-217
231

Dio è la Verità stessa e come tale non s’inganna e non può ingannare. Egli «è
luce e in lui non ci sono tenebre» (1 Gv 1,5). Il Figlio eterno di
Dio, Sapienza incarnata, è stato inviato nel mondo «per rendere testimonianza
alla Verità» (Gv 18,37).

 

42. In qual modo Dio rivela che egli è amore?

218-221

Dio si rivela ad Israele come colui che ha un amore più forte di quello di un
padre o di una madre per i suoi figli o di uno sposo per la sua sposa. Egli in
se stesso «è Amore» (1 Gv 4,8.16), che si dona completamente e
gratuitamente e che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,
perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,16-17). Mandando il suo
Figlio e lo Spirito Santo, Dio rivela che egli stesso è eterno scambio d’amore.

 

43. Che cosa comporta credere in un solo Dio?

222-227
229

Credere in Dio, l’Unico, comporta: conoscerne la grandezza e la maestà; vivere
in rendimento di grazie; fidarsi di lui sempre, anche nelle avversità;
riconoscere l’unità e la vera dignità di tutti gli uomini creati a sua immagine;
usare rettamente le cose da lui create.

 

44. Qual è il mistero centrale della fede e della vita cristiana?

232-237

Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della
Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo.

 

45. Il mistero della Santissima Trinità può essere conosciuto dalla sola ragione
umana?

237

Dio ha lasciato qualche traccia del suo Essere trinitario nella creazione e
nell’Antico Testamento, ma l’intimità del suo Essere come Trinità Santa
costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana, e anche alla fede
d’Israele, prima dell’Incarnazione del Figlio di Dio e dell’invio dello Spirito
Santo. Tale mistero è stato rivelato da Gesù Cristo, ed è la sorgente di tutti
gli altri misteri.

 

46. Che cosa Gesù Cristo ci rivela del mistero del Padre?

240-242

Gesù Cristo ci rivela che Dio è «Padre», non solo in quanto è Creatore
dell’universo e dell’uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel suo seno
il Figlio, che è il suo Verbo, «irradiazione della sua gloria, impronta della
sua sostanza» (Eb 1,3).

 

47. Chi è lo Spirito Santo, rivelato a noi da Gesù Cristo?

243-248

È la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al
Figlio. Egli «procede dal Padre» (Gv 15,26), il quale, principio senza
principio, è l’origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio
(Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal
Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa «a conoscere la
Verità tutta intera» (Gv 16,13).

 

48. Come la Chiesa esprime la sua fede trinitaria?

249-256
266

La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone:
Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché
ciascuna di esse è identica alla pienezza dell’unica e indivisibile natura
divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono
in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è
generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

 

49. Come operano le tre Persone divine?

257-260
267

Inseparabili nella loro unica sostanza, le Persone divine sono inseparabili
anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione. Ma,
nell’unico agire divino, ogni Persona è presente secondo il modo che le è
proprio nella Trinità. 


«O mio Dio, Trinità che adoro… pacifica la mia anima;fanne il tuo
cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Cheio non
ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia
fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice»
(beata Elisabetta della Trinità).
 

  

50. Che cosa significa che Dio è onnipotente?

268-278

Dio si è rivelato come «il Forte, il Potente» (Sal 24,8), colui al
quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). La sua onnipotenza è universale,
misteriosa, e si manifesta nel creare il mondo dal nulla e l’uomo per amore, ma
soprattutto nell’Incarnazione e nella Risurrezione del Suo Figlio, nel dono
dell’adozione filiale e nel perdono dei peccati. Per questo la Chiesa rivolge la
sua preghiera al «Dio onnipotente ed eterno» («Omnipotens sempiterns Deus…»).

 

51. Perché è importante affermare: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn
1,1)?

279-289
315

Perché la creazione è il fondamento di tutti i divini progetti di salvezza;
manifesta l’amore onnipotente e sapiente di Dio; è il primo passo verso
l’Alleanza dell’unico Dio con il suo popolo; è l’inizio della storia della
salvezza culminante in Cristo; è una prima risposta agli interrogativi
fondamentali dell’uomo circa la propria origine e il proprio fine.

 

52. Chi ha creato il mondo?

290-292
316

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile
del mondo, anche se l’opera della creazione del mondo è particolarmente
attribuita a Dio Padre.

 

53. Perché è stato creato il mondo?

293-294
319

Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e
comunicare la sua bontà, verità e bellezza. Il fine ultimo della creazione è che
Dio, in Cristo, possa essere «tutto in tutti» (1 Cor 15,28), per
la sua gloria e per la nostra felicità.

 

«La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio»(sant’Ireneo)

  

54. Come Dio ha creato l’universo?

295-301
317-320

Dio ha creato l’universo liberamente con sapienza e amore- II mondo non è il
prodotto di una necessità, di un destino cieco o del caso. Dio ha creato «dal
nulla» (ex nihilo: 2Mac 7,28) un mondo ordinato e buono,
che egli trascende in modo infinito. Dio conserva nell’essere la sua creazione e
la sorregge, dandole la capacità di agire e conducendo la al suo compimento, per
mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo.

 

55. In che cosa consiste la Provvidenza divina?

302-306
321

Essa consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la
perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. Dio è l’autore sovrano del
suo disegno. Ma per la sua realizzazione si serve anche della cooperazione delle
sue creature. Allo stesso tempo, dona alle creature la dignità di agire esse
stesse, di essere causa le une delle altre.

 

56. Come l’uomo collabora con la Provvidenza divina?

307-308
323

All’uomo Dio dona e chiede, rispettando la sua libertà, di collaborare con le
sue azioni, le sue preghiere, ma anche con le sue sofferenze, suscitando in lui
«il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13).

 

57. Se Dio è onnipotente e provvidente, perché allora esiste il male?

309-310
324,400

A questo interrogativo, tanto doloroso quanto misterioso, può dare risposta
soltanto l’insieme della fede cristiana. Dio non è in alcun modo, né
direttamente né indirettamente, la causa del male. Egli illumina il mistero del
male nel suo Figlio, Gesù Cristo, che è morto e risorto per vincere quel grande
male morale, che è il peccato degli uomini e che è la radice degli altri mali.

 

58. Perché Dio permette il male?

311-314
324

La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso
male non traesse il bene. Dio questo l’ha già mirabilmente realizzato in
occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male
morale, l’uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la
glorificazione di Cristo e la nostra redenzione.

 

Il cielo e la terra

 

59. Che cosa ha creato Dio?

325-327

La Sacra Scrittura dice: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn
1,1). La Chiesa, nella sua Professione di fede, proclama che Dio è il creatore
di tutte le cose visibili e invisibili: di tutti gli esseri spirituali e
materiali, cioè degli angeli e del mondo visibile, e in modo particolare
dell’uomo.

 

60. Chi sono gli angeli?

328-333
350-351

Gli angeli sono creature puramente spirituali, incorporee, invisibili e
immortali, esseri personali dotati di intelligenza e di volontà. Essi,
contemplando incessantemente Dio a faccia a faccia, Lo glorificano, Lo servono e
sono i suoi messaggeri nel compimento della missione di salvezza per tutti gli
uomini.

 

61. In che modo gli angeli sono presenti nella vita della Chiesa?

334-336
352

La Chiesa si unisce agli angeli per adorare Dio, invoca la loro assistenza e di
alcuni celebra liturgicamente la memoria.

 

«Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per
condurlo alla vita»
(san Basilio Magna).
 

 

62. Che cosa insegna la Sacra Scrittura circa la creazione del mondo visibile?

337-344

Attraverso il racconto dei «sei giorni» della creazione, la Sacra Scrittura ci
fa conoscere il valore del creato e la sua finalità di lode a Dio e di servizio
all’uomo.

Ogni cosa deve la propria esistenza a Dio, dal quale riceve la propria bontà e
perfezione, le proprie leggi e il proprio posto nell’universo.

 

63. Qual è il posto dell’uomo nella creazione?

343-344
353

L’uomo è il vertice della creazione visibile, in quanto è creato a immagine e
somiglianza di Dio.

 

64. Che tipo di legame esiste tra le cose create?

342
354

Esiste tra le creature un’interdipendenza e una gerarchia, volute da Dio. Nello
stesso tempo, esiste un’unità e solidarietà fra le creature, poiché tutte hanno
il medesimo Creatore, sono da Lui amate e sono ordinate alla sua gloria.
Rispettare le leggi iscritte nella creazione e i rapporti derivanti dalla natura
delle cose, è quindi un principio di saggezza e un fondamento della morale.

 

65. Che relazione c’è fra l’opera della creazione e quella della redenzione?

345-349

L’opera della creazione culmina nell’opera ancora più grande della redenzione.
Infatti questa dà inizio alla nuova creazione, nella quale tutto ritroverà il
suo pieno senso e il suo compimento.

 

L’uomo

 

66. In che senso l’uomo è creato a «immagine di Dio»?

355-357

L’uomo è creato a immagine di Dio nel senso che è capace di conoscere e di
amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su questa terra,
che Dio ha voluto per se stessa e che ha chiamato a condividere, nella
conoscenza e nell’amore, la sua vita divina. Egli, in quanto creato a immagine
di Dio, ha la dignità di persona: non è qualcosa, ma qualcuno, capace di
conoscersi, di donarsi liberamente e di entrare in comunione con Dio e con le
altre persone.

 

67. Per quale fine Dio ha creato l’uomo?

358-359

Dio ha creato tutto per l’uomo, ma l’uomo è stato creato per conoscere, servire
e amare Dio, per offrirgli, in questo mondo, tutta la creazione in rendimento di
grazie ed essere elevato alla vita con Dio in cielo. Solamente nel mistero del
Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo predestinato a riprodurre
l’immagine del Figlio di Dio fatto uomo, che è la perfetta «immagine del Dio
invisibile» (Col 1,15).

 

68. Perché gli uomini formano un’unità?

360-361

Tutti gli uomini formano l’unità del genere umano, per la comune origine che
hanno da Dio. Dio, inoltre, ha creato «da uno solo tutte le nazioni degli
uomini» (At 17,26). Tutti, poi, hanno un unico Salvatore e sono chiamati
a condividere l’eterna felicità di Dio.

 

69. Come nell’uomo l’anima e il corpo formano un’unità?

362-365
382

La persona umana è un essere insieme corporeo e spirituale. Nell’uomo lo spirito
e la materia formano un’unica natura. Questa unità è così profonda che, grazie
al principio spirituale che è l’anima, il corpo, che è materiale, diventa un
corpo umano e vivente, e partecipa alla dignità di immagine di Dio.

 

70. Chi dona l’anima all’uomo?

366-368
382

L’anima spirituale non viene dai genitori, ma è creata direttamente da Dio, ed è
immortale. Separandosi dal corpo al momento della morte, essa non perisce; si
unirà nuovamente al corpo nel momento della risurrezione finale.

 

71. Quale relazione Dio ha posto tra l’uomo e la donna?

369-373
383

L’uomo e la donna sono stati creati da Dio in uguale dignità in quanto persone
umane, e, nello stesso tempo, in una reciproca complementarità, essendo maschio
e femmina. Dio li ha voluti l’uno per l’altro, per una comunione di
persone. Insieme sono anche chiamati a trasmettere la vita umana, formando nel
matrimonio «una sola carne» (Gn 2,24), e a dominare la terra come
«amministratori» di Dio.

 

72. Qual era la condizione originaria dell’uomo secondo il progetto di Dio?

374-379
384

Dio, creando l’uomo e la donna, aveva loro donato una speciale partecipazione
alla propria vita divina, in santità e giustizia. Nel progetto di Dio l’uomo non
avrebbe dovuto né soffrire né morire. Inoltre regnava un’armonia perfetta
nell’uomo in se stesso, tra creatura e Creatore, tra uomo e donna, come pure tra
la prima coppia umana e tutta la creazione,

 

La caduta

 

73. Come si comprende la realtà del peccato?

385-389

Nella storia dell’uomo è presente il peccato. Tale realtà si chiarisce
pienamente soltanto alla luce della Rivelazione divina, e soprattutto alla luce
di Cristo Salvatore di tutti, che ha fatto sovrabbondare la grazia proprio là
dove è abbondato il peccato.

 

74. Che cos’è la caduta degli angeli?

391-395
414

Con tale espressione si indica che Satana e gli altri demoni, di cui parlano la
Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa, da angeli creati buoni da Dio, si
sono trasformati in malvagi, perché, con libera e irrevocabile scelta, hanno
rifiutato Dio e il suo Regno, dando così origine all’inferno. Essi tentano di
associare l’uomo alla loro ribellione contro Dio; ma Dio afferma in Cristo la
sua sicura vittoria sul Maligno.

 

75. In che cosa consiste il primo peccato dell’uomo?

396-403
415-417

L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei
confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio»
senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto
immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della
santità e della giustizia.

 

76. Che cos’è il peccato originale?

404
419

Il peccato originale nel quale tutti gli uomini nascono è lo stato di
privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi
«contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto
personale. A motivo dell’unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette
ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per
propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo
comprendere appieno.

 

77. Quali altre conseguenze provoca il peccato originale?

405-409
418

In conseguenza del peccato originale la natura umana, senza essere interamente
corrotta, è ferita nelle sue forze naturali, è sottoposta all’ignoranza, alla
sofferenza, al potere della morte, ed è incline al peccato. Tale inclinazione è
chiamata concupiscenza.

 

78. Dopo il primo peccato, che cosa ha fatto Dio?

410-412
420

Dopo il primo peccato, il mondo è stato inondato di peccati, ma Dio non ha
abbandonato l’uomo in potere della morte, ma, al contrario, gli ha predetto in
modo misterioso – nel «Protovangelo» (Gn 3,15) – che il male sarebbe
stato vinto e l’uomo sollevato dalla caduta. E il primo annuncio del Messia
redentore. Perciò la caduta sarà perfino chiamata felice colpa, perché
«ha meritato un tale e così grande Redentore» (Liturgia della Veglia pasquale).
 

 

CAPITOLO SECONDO


CREDO IN GESÙ CRISTO,
IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO

 

79. Qual è la Buona Novella per l’uomo?

422-424

È l’annunzio di Gesù Cristo, «il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16),
morto e risorto. AI tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto, Dio ha
adempiuto le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza mandando «suo
Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano
sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5).

 

80. Come si diffonde questa Buona Novella?

425-429

Fin dall’inizio i primi discepoli hanno avuto l’ardente desiderio di annunziare
Gesù Cristo, allo scopo di condurre tutti alla fede in lui. Anche oggi,
dall’amorosa conoscenza di Cristo nasce il desiderio di evangelizzare e
catechizzare, cioè svelare nella sua persona l’intero disegno di Dio e mettere
l’umanità in comunione con lui.

 

« E IN GESÙ CRISTO, SUO UNICO FIGLIO, NOSTRO SIGNORE »

 

81. Che cosa significa il nome «Gesù»?

430-435
452

Dato dall’Angelo al momento dell’Annunciazione, il nome «Gesù» significa «Dio
salva». Esso esprime la sua identità e la sua missione, «perché è lui che
salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Pietro afferma che
«non vi è sotto il cielo altro Nome dato agli uomini nel quale è stabilito che
possiamo essere salvati» (At 4,12).

 

82. Perché Gesù è chiamato «Cristo »?

436-440
453

«Cristo» in greco, «Messia» in ebraico, significa «unto». Gesù è il Cristo
perché è consacrato da Dio, unto dello Spirito Santo per la missione redentrice.
È il Messia atteso da Israele, mandato nel mondo dal Padre. Gesù ha accettato il
titolo di Messia precisandone tuttavia il senso: «Disceso dal cielo» (Gv
3,13), crocifisso e poi risuscitato, egli è il Servo Sofferente «che dà la sua
vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Dal nome Cristo è venuto a
noi il nome di cristiani.

 

83. In che senso Gesù è il «Figlio Unigenito di Dio»?

441-445
454

Egli lo è in senso unico e perfetto. Al momento del Battesimo e della
Trasfigurazione, la voce del Padre designa Gesù come suo «Figlio prediletto».
Presentando se stesso come il Figlio che «conosce il Padre» (Mt 11,27),
Gesù afferma la sua relazione unica ed eterna con Dio suo Padre. Egli è «il
Figlio Unigenito (1Gv 4,9)» di Dio, la seconda Persona della
Trinità. È il centro della predicazione apostolica: gli Apostoli hanno visto «la
sua gloria, come di Unigenito dal Padre» (Gv 1,14).

 

84. Che cosa significa il titolo «Signore»?

446-451
455

Nella Bibbia, questo titolo designa abitualmente Dio Sovrano. Gesù lo
attribuisce a se stesso e rivela la sua sovranità divina mediante il suo potere
sulla natura, sui demoni, sul peccato e sulla morte, soprattutto con la sua
Risurrezione. Le prime confessioni cristiane proclamano che la potenza, l’onore
e la gloria dovuti a Dio Padre sono propri anche di Gesù: Dio «gli ha dato il
Nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9).

Egli è il Signore del mondo e della storia, il solo a cui l’uomo debba
sottomettere interamente la propria libertà personale.

 

« GESÙ CRISTO
FU CONCEPITO PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO,
NACQUE DA MARIA VERGINE »

 

85. Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?

456-460

Il Figlio di Dio si è incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello
Spirito Santo, per noi uomini e per la nostra salvezza, ossia: per riconciliare
noi peccatori con Dio; per farci conoscere il suo amore infinito; per essere il
nostro modello di santità; per farci «partecipi della natura divina» (2 Pt1,4).

 

86. Che cosa significa la parola «Incarnazione »?

461-463
483

La Chiesa chiama «Incarnazione» il Mistero dell’ammirabile unione della natura
divina e della natura umana nell’unica Persona divina del Verbo. Per realizzare
la nostra salvezza, il Figlio di Dio si è fatto «carne» (Gv 1,14)
diventando veramente uomo. La fede nell’Incarnazione è segno distintivo della
fede cristiana.

 

87. In che modo Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo?

464-467
469

Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo, nell’unità della sua Persona
divina. Egli, il Figlio di Dio, che è «generato, non creato, della stessa
sostanza del Padre», si è fatto vero uomo, nostro fratello, senza con ciò
cessare di essere Dio, nostro Signore.

 

88. Che cosa insegna a questo riguardo il Concilio di Calcedonia (anno 451)?

467

Il Concilio di Calcedonia insegna a confessare «un solo e medesimo
Figlio, il
Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella
sua
umanità, vero Dio e vero uomo, composto di anima razionale e di corpo,
consustanziale al Padre per la divinità, consustanziale a noi per
l’umanità,
“simile in tutto a noi, fuorché nel peccato” (Eb 4,15), generato dal
Padre prima dei secoli secondo la divinità e, in questi ultimi tempi, per noi e
per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo
l’umanità».

 

89. Come la Chiesa esprime il Mistero dell’Incarnazione?

464-469
479-481

Lo esprime affermando che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, con due nature, la
divina e l’umana, non confuse, ma unite nella Persona del Verbo. Pertanto,
nell’umanità di Gesù, tutto – miracoli, sofferenza, morte – dev’essere
attribuito alla sua Persona divina che agisce attraverso la natura umana
assunta.

 

«O Figlio Unigenito e Verbo di Dio, tu che sei immortale, per la nostra salvezza
ti sei degnato d’incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria
(…). Tu che sei Uno della Santa Trinità, glorificato con il Padre e lo
Spirito Santo, salvaci!
» (Liturgia Bizantina di san Giovanni Crisostomo).

 

90. Il Figlio di Dio fatto uomo aveva un’anima con una conoscenza umana?

470-474
482

Il Figlio di Dio ha assunto un corpo animato da un’anima razionale umana. Con la
sua intelligenza umana Gesù ha appreso molte cose attraverso l’esperienza. Ma
anche come uomo il Figlio di Dio aveva una conoscenza intima e immediata di Dio
suo Padre. Penetrava ugualmente i pensieri segreti degli uomini e conosceva
pienamente i disegni eterni che egli era venuto a rivelare.

 

91. Come si accordano le due volontà del Verbo incarnato?

475
482

Gesù ha una volontà divina e una volontà umana. Nella sua vita terrena, il
Figlio di Dio ha umanamente voluto ciò che ha divinamente deciso con il Padre e
lo Spirito Santo per la nostra salvezza. La volontà umana di Cristo segue, senza
opposizione o riluttanza, la volontà divina, o, meglio, è ad essa sottoposta.

 

92. Cristo aveva un vero corpo umano?

476-477

Cristo ha assunto un vero corpo umano attraverso il quale Dio invisibile si è
reso visibile. Per questa ragione Cristo può essere rappresentato e venerato
nelle sante immagini.

 

93. Che cosa rappresenta il Cuore di Gesù?

478

Gesù ci ha conosciuti e amati con un cuore umano. Il suo Cuore trafitto per la
nostra salvezza è il simbolo di quell’infinito amore, col quale egli ama il
Padre e ciascuno degli uomini.

 

94. «Concepito per opera dello Spirito Santo… »: che cosa significa quest’espressione?

484-486

Significa che la Vergine Maria ha concepito il Figlio eterno nel suo grembo per
opera dello Spirito Santo e senza la collaborazione di uomo: «Lo Spirito Santo
scenderà su di te» (Lc 1,35), le ha detto l’Angelo nell’ Annunciazione.

 

95. «…Nato dalla Vergine Maria »: perché Maria è veramente la Madre di Dio?

495
509

Maria è veramente Madre di Dio perché è la madre di Gesù (Gv 2,1;
19,25). In effetti, colui che è stato concepito per opera dello Spirito Santo e
che è diventato veramente suo Figlio, è il Figlio eterno di Dio Padre. È Dio
egli stesso.

 

96. Che cosa significa «Immacolata Concezione»?

487-492
508

Dio ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità perché fosse la Madre di
suo Figlio: per compiere tale missione, è stata concepita immacolata.
Questo significa che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù
Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento.

 

97. Come collabora Maria al disegno divino della salvezza?

493-494
508-511

Per la grazia di Dio Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante
l’intera sua esistenza. È la «piena di grazia» (Lc 1 ,28), la «Tutta
Santa». Quando l’Angelo le annuncia che avrebbe dato alla luce «il Figlio dell’
Altissimo» (Lc 1,32), ella dà liberamente il proprio assenso con
«l’obbedienza della fede» (Rm 1,5). Maria si offre totalmente alla
Persona e all’opera del suo Figlio Gesù, abbracciando con tutta l’anima la
volontà divina di salvezza.

 

98. Che cosa significa la concezione verginale di Gesù?

496-498
503

Significa che Gesù è stato concepito nel grembo della Vergine per la sola
potenza dello Spirito Santo, senza intervento dell’uomo. Egli è Figlio del Padre
celeste secondo la natura divina e Figlio di Maria secondo la natura umana, ma
propriamente Figlio di Dio nelle due nature, essendoci in lui una sola Persona,
quella divina.

 

99. In che senso Maria è «sempre Vergine»?

499-507
510-511

Nel senso che ella è «rimasta Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine
nel parto, Vergine incinta, Vergine madre, Vergine perpetua» (sant’Agostino).
Pertanto, quando i Vangeli parlano di «fratelli e sorelle di Gesù», si tratta di
parenti prossimi di Gesù, secondo un’espressione adoperata nella Sacra
Scrittura.

 

100. In che modo la maternità spirituale di Maria è universale?

501-507
511

Maria ha un unico Figlio, Gesù, ma in lui la sua maternità spirituale si estende
a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare. Obbediente al fianco del nuovo
Adamo, Gesù Cristo, la Vergine è la nuova Eva, la vera madre dei viventi,
che coopera con amore di madre alla loro nascita e alla loro formazione
nell’ordine della grazia. Vergine e Madre, Maria è la figura della Chiesa, la
sua più perfetta realizzazione.

 

101. In che senso tutta la vita di Cristo è Mistero?

512-521
561-562

Tutta la vita di Cristo è evento di rivelazione. Ciò che è visibile nella vita
terrena di Gesù conduce al suo Mistero invisibile, soprattutto al
Mistero della sua filiazione divina:
«Chi vede me, vede il Padre» (Gv
14,9). Inoltre, anche se la salvezza viene compiutamente dalla Croce e dalla
Risurrezione, la vita intera di Cristo è Mistero di salvezza, perché
tutto ciò che Gesù ha fatto, detto e sofferto aveva come scopo di salvare l’uomo
decaduto e di ristabilirlo nella sua vocazione di figlio di Dio.

 

102. Quali sono state le preparazioni ai Misteri di Gesù?

522-524

Vi è anzitutto una lunga speranza durata per molti secoli, che noi riviviamo
durante la celebrazione liturgica del tempo dell’Avvento. Oltre all’oscura
attesa che ha posto nel cuore dei pagani, Dio ha preparato la venuta del suo
Figlio tramite l’Antica Alleanza, fino a Giovanni Battista che è l’ultimo
e il più grande dei profeti.

 

103. Che cosa insegna il Vangelo sui Misteri della nascita e
dell’infanzia di Gesù?

525-530
563-564

A Natale, la gloria del Cielo si manifesta nella debolezza di un bambino;
la circoncisione di Gesù è segno della sua appartenenza al popolo ebraico
e prefigurazione del nostro Battesimo; l’Epifania è la manifestazione del
Re-Messia d’Israele a tutte le genti; nella sua presentazione al tempio,
in Simeone e Anna è tutta l’attesa di Israele che viene all’incontro con
il suo Salvatore; la fuga in Egitto e la strage degli innocenti
annunciano che l’intera vita di Cristo sarà sotto il segno della persecuzione;
il suo ritorno dall’Egitto ricorda l’Esodo e presenta Gesù come il nuovo
Mosè: è lui il vero e definitivo liberatore.

 

104. Quale insegnamento ci offre la vita nascosta di Gesù a Nazaret?

533-534
564

Durante la vita nascosta a Nazaret Gesù rimane nel silenzio di una
esistenza ordinaria. Ci permette così di essere in comunione con lui nella
santità di una vita quotidiana intessuta di preghiera, di semplicità, di lavoro,
di amore familiare. La sua sottomissione a Maria e a Giuseppe, suo padre
putativo, è un’immagine della sua obbedienza filiale al Padre. Maria e Giuseppe,
con la loro fede, accolgono il Mistero di Gesù, pur non comprendendolo sempre.

 

105. Perché Gesù riceve da Giovanni il «battesimo di conversione per il perdono
dei peccati»
 (Lc 3,3)?

535-537
565

Per dare inizio alla sua vita pubblica e anticipare il «Battesimo» della sua
morte: accetta così, pur essendo senza peccato, di essere annoverato tra i
peccatori, lui, «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv
1,29). Il Padre lo proclama suo «Figlio prediletto» (Mt 3,17) e lo
Spirito discende su di lui. Il Battesimo di Gesù è la prefigurazione del nostro 
Battesimo.

 

106. Che cosa rivelano le tentazioni di Gesù nel deserto?

538-540
566

Le tentazioni di Gesù nel deserto ricapitolano quella di Adamo nel
paradiso e quelle d’Israele nel deserto. Satana tenta Gesù nella sua
obbedienza alla
missione affidatagli dal Padre. Cristo, nuovo Adamo, resiste e la sua
vittoria
annuncia quella della sua passione, suprema obbedienza del suo amore
filiale. La
Chiesa si unisce a questo Mistero in particolare nel tempo liturgico
della
Quaresima.

 

107. Chi è invitato a far parte del Regno di Dio, annunciato e realizzato da
Gesù?

541-546
567

Gesù invita a far parte del Regno di Dio tutti gli uomini. Anche il peggior
peccatore è chiamato a convertirsi e ad accettare l’infinita misericordia del
Padre. Il Regno appartiene, già qui sulla terra, a coloro che lo accolgono con
cuore umile. È ad essi che sono rivelati i suoi Misteri.

 

108. Perché Gesù manifesta il Regno attraverso segni e miracoli?

547-550
567

Gesù accompagna la sua parola con segni e miracoli per attestare
che il Regno è presente in lui, il Messia. Sebbene egli guarisca alcune persone,
non è venuto per eliminare tutti i mali quaggiù, ma per liberarci anzitutto
dalla schiavitù del peccato. La cacciata dei demoni annuncia che la sua Croce
sarà vittoriosa sul «principe di questo mondo» (Gv 12,31).

 

109. Nel Regno, quale autorità Gesù conferisce ai suoi Apostoli?

551-553
567

Gesù sceglie i Dodici, futuri testimoni della sua Risurrezione, e li fa
partecipi della sua missione e della sua autorità per insegnare, assolvere dai
peccati, edificare e governare la Chiesa. In questo Collegio Pietro riceve «le
chiavi del Regno» (Mt 16,19) e occupa il primo posto, con la missione di
custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli.

 

110. Quale significato ha la Trasfigurazione?

554-556
568

Nella Trasfigurazione appare anzitutto la Trinità: «Il Padre nella voce, il
Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube brillante» (san Tommaso d’Aquino).
Evocando con Mosè ed Elia la sua «dipartita» (Lc 9,31), Gesù mostra che
la sua gloria passa attraverso la Croce e dà un anticipo della sua risurrezione
e della sua gloriosa venuta, «che trasfigurerà il nostro misero corpo per
conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21).

 

«Tu ti sei trasfigurato sul monte e, nella misura in cui ne erano capaci, i tuoi
discepoli hanno contemplato la tua Gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti
avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la tua Passione era volontaria e
annunziassero al mondo che tu sei veramente l’irradiazione del Padre»
(Liturgia Bizantina).
 

  

111. Come avviene l’entrata messianica a Gerusalemme?

557-560
569-570

Nel tempo stabilito Gesù decide di salire a Gerusalemme per soffrire la sua
passione, morire e risuscitare. Come Re Messia che manifesta la venuta del
Regno, egli entra nella sua città sul dorso di un asino. È accolto dai piccoli,
la cui acclamazione è ripresa nel Sanctus eucaristico: «Benedetto colui
che viene nel nome del Signore! Osanna (salvaci)» (Mt 21,9), La liturgia
della Chiesa dà inizio alla Settimana Santa con la celebrazione di questa
entrata a Gerusalemme.

 

« GESÙ CRISTO PATÌ SOTTO PONZIO PILATO,
FU CROCIFISSO, MORÌ E FU SEPOLTO»

 

112. Qual è l’importanza del Mistero pasquale di Gesù?

571-573

Il Mistero pasquale di Gesù, che comprende la sua passione, morte, risurrezione
e glorificazione, è al centro della fede cristiana, perché il disegno salvifico
di Dio si è compiuto una volta per tutte con la morte redentrice del suo Figlio,
Gesù Cristo.
 

113. Con quali accuse Gesù è stato condannato?

574-576

Alcuni capi d’Israele accusarono Gesù di agire contro la Legge, contro il tempio
di Gerusalemme, e in particolare contro la fede nel Dio unico, perché Egli si
proclamava Figlio di Dio. Per questo lo consegnarono a Pilato, perché lo
condannasse a morte.

 

114. Come si è comportato Gesù verso la Legge di Israele?

577-582
592

Gesù non ha abolito la Legge data da Dio a Mosè sul Sinai, ma l’ha portata a
compimento dandone l’interpretazione definitiva. È il Legislatore divino che
esegue integralmente questa Legge. Inoltre egli, il Servo fedele, offre con la
sua morte espiatrice il solo sacrificio capace di redimere tutte «le colpe
commesse dagli uomini sotto la prima Alleanza» (Eb 9,15).

 

115. Quale fu l’atteggiamento di Gesù verso il tempio di Gerusalemme?

583-586
593

Gesù è stato accusato di ostilità nei confronti del Tempio. Eppure l’ha venerato
come «la dimora di suo Padre» (Gv 2,16) e li ha dettato una parte importante del
suo insegnamento. Ma ne ha anche predetto la distruzione, in relazione con la
propria morte, e si è presentato lui stesso come la dimora definitiva di Dio in
mezzo agli uomini.

 

116. Gesù ha contraddetto la fede d’Israele nel Dio unico e salvatore?

587-591
594

Gesù non ha mai contraddetto la fede in un Dio unico, neppure quando compiva
l’opera divina per eccellenza che adempiva le promesse messianiche e lo rivelava
uguale a Dio: il perdono dei peccati. La richiesta di Gesù di credere in lui e
di convertirsi permette di capire la tragica incomprensione del Sinedrio che ha
stimato Gesù meritevole di morte perché bestemmiatore.

 

117. Chi è responsabile della morte di Gesù?

595-598

La passione e la morte di Gesù non possono essere imputate indistintamente né a
tutti gli Ebrei allora viventi, né agli altri Ebrei venuti dopo nel tempo e
nello spazio. Ogni singolo peccatore, cioè ogni uomo, è realmente causa e
strumento delle sofferenze del Redentore, e più gravemente colpevoli sono
coloro, soprattutto se cristiani, che più spesso ricadono nel peccato o si
dilettano nei vizi.

 

118. Perché la morte di Cristo fa parte del disegno di Dio?

599-605
619

Per riconciliare con sé tutti gli uomini votati alla morte a causa del peccato,
Dio ha preso l’iniziativa amorevole di mandare suo Figlio perché si consegnasse
alla morte per i peccatori. Annunciata nell’Antico Testamento, in particolare
come sacrificio del Servo sofferente, la morte di Gesù avvenne «secondo le
Scritture».

 

119. In quale modo Cristo ha offerto se stesso al Padre?

606-609
620

Tutta la vita di Cristo è libera offerta al Padre per compiere il suo disegno di
salvezza. Egli dà «la sua vita in riscatto per molti» (Mc 10,45) e in tal
modo riconcilia con Dio tutta l’umanità. La sua sofferenza e la sua morte
manifestano come la sua umanità sia lo strumento libero e perfetto dell’Amore
divino che vuole la salvezza di tutti gli uomini.

 

120. Come si esprime nell’ultima Cena l’offerta di Gesù?

610-611
620

Nell’ultima Cena con gli Apostoli alla vigilia della Passione Gesù anticipa,
cioè significa e realizza in anticipo l’offerta volontaria di se stesso: «Questo
è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22,19), «questo è il mio sangue, che è
versato…» (Mt
26,28). Egli istituisce così al tempo stesso l’Eucaristia
come «memoriale» (1 Cor 11,25) del suo sacrificio, e i suoi Apostoli come
sacerdoti della nuova Alleanza.

 

121. Che cosa avviene nell’agonia dell’orto del Getsemani?

612

Malgrado l’orrore che procura la morte nell’umanità tutta santa di colui che è
1’«Autore della Vita» (At 3,15), la volontà umana del Figlio di Dio
aderisce alla volontà del Padre: per salvarci, Gesù accetta di portare i nostri
peccati nel suo corpo «facendosi ubbidiente fino alla morte» (Fil 2,8).

 

122. Quali sono gli effetti del sacrificio di Cristo sulla Croce?

613-617
622-623

Gesù ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha
riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla morte.
Questo «amore fino alla fine» (Gv 13,1) del Figlio di Dio riconcilia con
il Padre tutta l’umanità. Il sacrificio pasquale di Cristo riscatta quindi gli
uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio.

 

123. Perché Gesù chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce?

618

Chiamando i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo,
Gesù vuole associare al suo sacrificio redento re quegli stessi che ne
sono i primi beneficiari.

 

124. In quali condizioni era il corpo di Cristo mentre si trovava nella tomba?

624-630

Cristo ha conosciuto una vera morte e una vera sepoltura. Ma la virtù divina ha
preservato il suo corpo dalla corruzione.

 

« GESÙ CRISTO DISCESE AGLI INFERI,
RISUSCITÒ DAI MORTI IL TERZO GIORNO »

 

125. Che cosa sono «gli inferi », nei quali Gesù discese?

632-637

Gli «inferi» – diversi dall’inferno della dannazione – costituivano lo
stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che erano morti prima di Cristo. Con
l’anima unita alla sua Persona divina Gesù ha raggiunto negli inferi i giusti
che attendevano il loro Redentore per accedere infine alla visione di Dio. Dopo
aver vinto, mediante la sua morte, la morte e il diavolo «che della morte ha il
potere» (Eb 2,14), ha liberato i giusti in attesa del Redentore e ha
aperto loro le porte del Cielo.

 

126. Che posto occupa la Risurrezione di Cristo nella nostra fede?

631,638

La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo e
rappresenta, con la Croce, una parte essenziale del Mistero pasquale.

 

127. Quali «segni» attestano la Risurrezione di Gesù?

639-644
656-657

Oltre al segno essenziale costituito dalla tomba vuota, la Risurrezione di Gesù
è attestata dalle donne che incontrarono per prime Gesù e l’annunciarono agli
Apostoli. Gesù poi «apparve a Cefa (Pietro), e quindi ai Dodici. In seguito
apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta» (1 Cor
15,5-6) e ad altri ancora. Gli Apostoli non hanno potuto inventare la
risurrezione, poiché questa appariva loro impossibile: infatti Gesù li ha anche
rimproverati per la loro incredulità.

 

128. Perché la Risurrezione è al tempo stesso un avvenimento trascendente?

647
656-657

Pur essendo un avvenimento storico, constatabile e attestato attraverso segni e
testimonianze, la Risurrezione, in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella
gloria di Dio, trascende e supera la storia, come mistero della fede. Per questo
motivo, Cristo risorto non si manifestò al mondo, ma ai suoi discepoli,
rendendoli suoi testimoni davanti al popolo.

 

129. Qual è lo stato del corpo risorto di Gesù?

645-646

La Risurrezione di Cristo non è stata un ritorno alla vita terrena. Il suo corpo
risuscitato è quello che è stato crocifisso e porta i segni della sua Passione,
ma è ormai partecipe della vita divina con le proprietà di un corpo glorioso.
Per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire ai suoi
discepoli come e dove vuole e sotto aspetti diversi.

 

130. In che modo la Risurrezione è opera della Santissima Trinità?

648-650

La Risurrezione di Cristo è un’opera trascendente di Dio. Le tre Persone
agiscono insieme secondo ciò che è loro proprio: il Padre manifesta la sua
potenza; il Figlio «riprende» la vita che ha liberamente offerto (Gv
10,17) riunendo la sua anima e il suo corpo, che lo Spirito vivifica e
glorifica.

 

131. Quali sono il senso e la portata salvifica della Risurrezione?

651-655
658

La Risurrezione è il culmine dell’Incarnazione. Essa conferma la divinità di
Cristo, come pure tutto ciò che Egli ha fatto e insegnato, e realizza tutte le
promesse divine in nostro favore. Inoltre, il Risorto, vincitore del peccato e
della morte, è il principio della nostra giustificazione e della nostra
Risurrezione: fin d’ora ci procura la grazia dell’adozione filiale, che è reale
partecipazione alla sua vita di Figlio unigenito; poi, alla fine dei tempi, egli
risusciterà il nostro corpo.

 

« GESÙ SALÌ AL CIELO,
SIEDE ALLA DESTRA DEL PADRE ONNIPOTENTE »

 

132. Che cosa rappresenta l’Ascensione?

659-667

Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di
un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto, Cristo sale al
cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore che regna ormai con la
sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in
nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di
raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto.

 

« DI LÀ VERRÀ A GIUDICARE I VIVI E I MORTI »

 

133. Come regna ora il Signore Gesù?

668-674
680

Signore del cosmo e della storia, Capo della sua Chiesa, Cristo glorificato
permane misteriosamente sulla terra, dove il suo regno è già presente come germe
e inizio nella Chiesa. Un giorno ritornerà glorioso, ma non ne conosciamo il
tempo. Per questo viviamo nella vigilanza, pregando: «Vieni, Signore» (Ap
22,20).

 

134. Come si realizzerà la venuta del Signore nella gloria?

675-677
680

Dopo l’ultimo sconvolgimento cosmico di questo mondo che passa, la venuta
gloriosa di Cristo avverrà con il trionfo definitivo di Dio nella Parusia e con
l’ultimo Giudizio. Si compirà cosi il Regno di Dio.

 

135. Come Cristo giudicherà i vivi e i morti?

678-679
681-682

Cristo giudicherà con il potere che ha acquisito come Redentore del mondo,
venuto a salvare gli uomini. I segreti dei cuori saranno svelati, come pure la
condotta di ciascuno verso Dio e verso il prossimo. Ogni uomo sarà colmato di
vita o dannato per l’eternità a seconda delle sue opere. Così si realizzerà «la
pienezza di Cristo» (Ef 4,13), nella quale «Dio sarà tutto in tutti» (1
Cor 15,28).

 

CAPITOLO TERZO


CREDO NELLO SPIRITO SANTO

«CREDO NELLO SPIRITO SANTO»

 

136. Che cosa vuoi dire la Chiesa quando professa: «Credo nello Spirito Santo»?

683-686

Credere nello Spirito Santo è professare la terza Persona della Santissima
Trinità, che procede dal Padre e dal Figlio ed è «adorato e glorificato con il
Padre e il Figlio». Lo Spirito è stato «mandato nei nostri cuori» (Gal
4,6), affinché riceviamo la nuova vita di figli di Dio.

 

137. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili?

687-690
742-743

Nella Trinità indivisibile, il Figlio e lo Spirito sono distinti ma
inseparabili. Dal principio alla fine dei tempi, infatti, quando il Padre invia
suo Figlio, invia anche il suo Spirito che ci unisce a Cristo nella fede,
affinché possiamo, da figli adottivi, chiamare Dio «Padre» (Rm 8,15). Lo
Spirito è invisibile, ma noi lo conosciamo attraverso la sua azione quando ci
rivela il Verbo e quando agisce nella Chiesa.

 

138. Quali sono gli appellativi dello Spirito Santo?

691-693

«Spirito Santo» è il nome proprio della terza Persona della Santissima Trinità.
Gesù lo chiama anche: Spirito Paraclito (Consolatore, Avvocato) e Spirito di
Verità. Il Nuovo Testamento lo chiama pure: Spirito di Cristo, del Signore, di
Dio, Spirito della gloria, della promessa.

 

139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo?

694-701

Sono numerosi: l’acqua viva, che scaturisce dal cuore trafitto di Cristo
e disseta i battezzati; l’unzione con l’olio, che è il segno sacramentale
della Confermazione; il fuoco, che trasforma ciò che tocca; la nube,oscura o luminosa, in cui si rivela la gloria divina; l’imposizione delle
mani,
per cui viene dato lo Spirito; la colomba, che scende su Cristo
e rimane su di lui al battesimo.

 

140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»?

687-688
702-706
743

Con il termine profeti si intende quanti furono ispirati dallo Spirito
Santo per parlare in nome di Dio. Lo Spirito porta le profezie dell’Antico
Testamento a pieno compimento in Cristo, di cui svela il mistero nel Nuovo
Testamento.

 

141. Che cosa compie lo Spirito Santo in Giovanni Battista?

717-720

Lo Spirito riempie Giovanni Battista, l’ultimo profeta dell’ Antico Testamento,
il quale, sotto la sua azione, è mandato a «preparare al Signore un popolo ben
disposto» (Lc 1,17) e ad annunciare la venuta di Cristo, Figlio di Dio:
colui sul quale ha visto scendere e rimanere lo Spirito, «colui che battezza in
Spirito» (Gv 1,33).

 

142. Qual è l’opera dello Spirito in Maria?

721-726
744

Lo Spirito Santo porta a compimento in Maria le attese e la preparazione
dell’Antico Testamento alla venuta di Cristo. In maniera unica la riempie di
grazia e rende la sua verginità feconda, per dare alla luce il Figlio di Dio
incarnato. Fa di lei la Madre del «Cristo totale», cioè di Gesù Capo e della
Chiesa suo corpo. Maria è presente fra i Dodici il giorno della Pentecoste,
quando lo Spirito inaugura gli «ultimi tempi» con la manifestazione della
Chiesa.

 

143. Quale relazione c’è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione
terrena?

727-730
745- 746

Il Figlio di Dio attraverso l’unzione dello Spirito è consacrato Messia nella
sua umanità fin dall’Incarnazione. Egli lo rivela nel suo insegnamento,
compiendo la promessa fatta ai Padri, e lo comunica alla Chiesa nascente,
alitando sugli Apostoli dopo la sua Risurrezione.

 

144. Che cosa accade a Pentecoste?

731-732
738

Cinquanta giorni dopo la sua Risurrezione, a Pentecoste, Gesù Cristo glorificato
effonde lo Spirito a profusione e lo manifesta come Persona divina, sicché la
Trinità Santa è pienamente rivelata. La Missione di Cristo e dello Spirito
diviene la Missione della Chiesa, inviata per annunziare e diffondere il mistero
della comunione trinitaria. 
 

«Abbiamo visto la vera Luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo
trovato la vera fede: adoriamo la Trinità indivisibile perché ci ha salvati»

(Liturgia Bizantina, Tropario dei Vespri di Pentecoste).

  

145. Che cosa fa lo Spirito nella Chiesa?

733-741
747

Lo Spirito edifica, anima e santifica la Chiesa: Spirito d’Amore, egli ridona ai
battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato e li fa vivere in
Cristo, della Vita stessa della Trinità Santa. Li manda a testimoniare la Verità
di Cristo e li organizza nelle loro mutue funzioni, affinché tutti portino «il
frutto dello Spirito» (Gal 5,22).

 

146. Come agiscono Cristo e il suo Spirito nel cuore dei fedeli?

738-741

Per mezzo dei sacramenti, Cristo comunica alle membra del suo Corpo il
suo Spirito e la grazia di Dio che porta i frutti di vita nuova, secondo
lo Spirito. Infine, lo Spirito Santo è il Maestro della preghiera.

 

«CREDO LA SANTA CHIESA CATTOLICA»

La Chiesa nel disegno di Dio

 

147. Che cosa significa il termine Chiesa?

751-752
777,804

Designa il popolo che Dio convoca e raduna da tutti i confini della terra, per
costituire l’assemblea di quanti, per la fede e il Battesimo, diventano figli di
Dio, membra di Cristo e tempio dello Spirito Santo.

 

148. Ci sono altri nomi e immagini con cui la Bibbia indica la Chiesa?

753-757

Nella Sacra Scrittura troviamo molte immagini, che evidenziano aspetti
complementari del mistero della Chiesa. L’Antico Testamento privilegia immagini
legate al popolo di Dio; il Nuovo Testamento quelle legate a Cristo come
Capo di questo popolo, che è il suo Corpo, e quelle tratte dalla vita pastorale
(ovile, gregge, pecore), agricola (campo, olivo, vigna), abitativa (dimora,
pietra, tempio), familiare (sposa, madre, famiglia).

 

149. Quali sono l’origine e il compimento della Chiesa?

758-766
778

La Chiesa trova origine e compimento nel disegno eterno di Dio. Fu preparata
nell’Antica Alleanza con l’elezione d’Israele, segno della riunione futura di
tutte le nazioni. Fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, fu
realizzata soprattutto mediante la sua morte redentrice e la sua risurrezione.
Fu poi manifestata come mistero di salvezza mediante l’effusione dello Spirito
Santo a Pentecoste. Avrà il suo compimento alla fine dei tempi come assemblea
celeste di tutti i redenti.

 

150. Qual è la missione della Chiesa?

767-769

La missione della Chiesa è di annunziare e instaurare in mezzo a tutte le genti
il Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo. Essa qui sulla terra costituisce il
germe e l’inizio di questo Regno salvifico.

 

151. In che senso la Chiesa è Mistero?

770-773
779

La Chiesa è Mistero in quanto nella sua realtà visibile è presente e operante
una realtà spirituale, divina, che si scorge unicamente con gli occhi della
fede.

 

152. Che cosa significa che la Chiesa è sacramento universale di salvezza?

774-776
780

Significa che è segno e strumento della riconciliazione e della comunione di
tutta l’umanità con Dio e dell’unità di tutto il genere umano.

 

La Chiesa: popolo di Dio, corpo di Cristo, tempio dello Spirito

 

153. Perché la Chiesa è il popolo di Dio?

781
802-804

La Chiesa è il popolo di Dio perché a lui piacque santificare e salvare gli
uomini non isolatamente, ma costituendoli in un solo popolo, adunato dall’unità
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

154. Quali sono le caratteristiche del popolo di Dio?

782

Questo popolo, di cui si diviene membri mediante la fede in Cristo e il
Battesimo, ha per origine Dio Padre, per capo Gesù Cristo, per
condizione
la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il
comandamento nuovo dell’amore, per missione quella di essere il sale
della terra e la luce del mondo, per fine il Regno di Dio, già iniziato
in terra.

 

155. In che senso il popolo di Dio partecipa delle tre funzioni di Cristo,
Sacerdote, Profeta e Re?

783-786

Il popolo di Dio partecipa all’ufficio sacerdotale di Cristo, in
quanto i battezzati vengono consacrati dallo Spirito Santo per offrire sacrifici
spirituali; partecipa al suo ufficio profetico, in quanto con il senso
soprannaturale della fede aderisce indefettibilmente ad essa, l’approfondisce e
la testimonia; partecipa al suo ufficio regale col servizio, imitando
Gesù Cristo, che, re dell’universo, si fece servo di tutti, soprattutto dei
poveri e dei sofferenti.

 

156. In che modo la Chiesa è corpo di Cristo?

787-791
805-806

Per mezzo dello Spirito, Cristo morto e risorto unisce a sé intimamente i suoi
fedeli. In tal modo i credenti in Cristo, in quanto stretti a lui soprattutto
nell’Eucaristia, sono uniti tra loro nella carità, formando un solo corpo, la
Chiesa, la cui unità si realizza nella diversità di membra e di funzioni.

 

157. Chi è il capo di questo corpo?

792- 795
807

Cristo «è il Capo del corpo, cioè della Chiesa» (Col 1,18). La Chiesa
vive di lui, in lui e per lui. Cristo e Chiesa formano il «Cristo totale» (sant’Agostino);
«Capo e membra sono, per così dire, una sola persona mistica» (san Tommaso d’Aquino).

 

158. Perché la Chiesa è detta la sposa di Cristo?

796
808

Perché il Signore stesso si è definito come lo «Sposo» (Mc 2,19), che ha
amato la Chiesa, unendola a sé con un’Alleanza eterna. Egli ha dato se stesso
per lei, per purificarla con il suo sangue e «renderla santa» (Ef 5,26) e
madre feconda di tutti i figli di Dio. Mentre il termine «corpo» evidenzia
l’unità del «capo» con le membra, il termine «sposa» mette in risalto la
distinzione dei due in relazione personale.

 

159. Perché la Chiesa è detta tempio dello Spirito Santo?

797-798
809-810

Perché lo Spirito Santo risiede nel corpo che è la Chiesa: nel suo Capo e nelle
sue membra; egli inoltre edifica la Chiesa nella carità con la Parola di Dio, i
sacramenti, le virtù e i carismi.

 
«Quello che il nostro spirito, ossia la nostra anima, è per le nostre membra, lo
stesso è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il corpo di Cristo, che è
la Chiesa»
(sant’Agostino).

  

160. Che cosa sono i carismi?

799-801

I carismi sono doni speciali dello Spirito Santo elargiti ai singoli per
il bene degli uomini, per le necessità del mondo e in particolare per
l’edificazione della Chiesa, al cui Magistero spetta il loro discernimento.

 

La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica

 

161. Perché la Chiesa è una?

813-815
866

La Chiesa è una perché ha come origine e modello l’unità di un solo Dio
nella Trinità delle Persone; come fondatore e capo Gesù Cristo, che ristabilisce
l’unità di tutti i popoli in un solo corpo; come anima lo Spirito Santo, che
unisce tutti i fedeli nella Comunione in Cristo. Essa ha una sola fede, una sola
vita sacramentale, un’unica successione apostolica, una comune speranza e la
stessa carità.

 

162. Dove sussiste l’unica Chiesa di Cristo?

816
870

L’unica Chiesa di Cristo, come società costituita e organizzata nel mondo,
sussiste (subsistit in) nella Chiesa cattolica, governata dal successore
di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Solo per mezzo di essa si può
ottenere la pienezza dei mezzi di salvezza, poiché il Signore ha affidato tutti
i beni della Nuova Alleanza al solo collegio apostolico, il cui capo è Pietro.

 

163. Come considerare i cristiani non cattolici?

817-819

Nelle Chiese e comunità ecclesiali, che si sono staccate dalla piena
comunione della Chiesa cattolica, si trovano molti elementi di santificazione e
di verità. Tutti questi beni provengono da Cristo e spingono verso l’unità
cattolica. I membri di queste Chiese e Comunità sono incorporati a Cristo nel
Battesimo: noi li riconosciamo perciò come fratelli.

 

164. Come impegnarsi a favore dell’unità dei cristiani?

820-822
866

Il desiderio di ristabilire l’unione di tutti i cristiani è un dono di Cristo e
un appello dello Spirito. Esso riguarda tutta la Chiesa e si attua con la
conversione del cuore, la preghiera, la reciproca conoscenza fraterna, il
dialogo teologico.

 

165. In che senso la Chiesa è santa?

823-829
867

La Chiesa è santa, in quanto Dio Santissimo è il suo autore; Cristo ha dato se
stesso per lei, per santificarla e renderla santificante; lo Spirito Santo la
vivifica con la carità. In essa si trova la pienezza dei mezzi di salvezza. La
santità è la vocazione di ogni suo membro e il fine di ogni sua attività. La
Chiesa annovera al suo interno la Vergine Maria e innumerevoli Santi, quali
modelli e intercessori. La santità della Chiesa è la sorgente della
santificazione dei suoi figli, i quali, qui sulla terra, si riconoscono tutti
peccatori, sempre bisognosi di conversione e di purificazione.

 

166. Perché la Chiesa è detta cattolica?

830-831
868

La Chiesa è cattolica, cioè universale, in quanto in essa è
presente Cristo: «Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica» (sant’Ignazio
di Antiochia). Essa annunzia la totalità e l’integrità della fede; porta e
amministra la pienezza dei mezzi di salvezza; è inviata in missione a tutti i
popoli in ogni tempo e a qualsiasi cultura appartengano.

 

167. È cattolica la Chiesa particolare?

832-835

È cattolica ogni Chiesa particolare (cioè la diocesi e l’eparchia),formata dalla comunità dei cristiani che sono in comunione nella fede e nei
sacramenti, con il loro Vescovo ordinato nella successione apostolica, e con la
Chiesa di Roma, che «presiede nella carità» (sant’Ignazio di Antiochia).

 

168. Chi appartiene alla Chiesa cattolica?

836-838

Tutti gli uomini in vario modo appartengono o sono ordinati alla cattolica unità
del popolo di Dio. È pienamente incorporato alla Chiesa cattolica chi, avendo lo
Spirito di Cristo, è unito ad essa dai vincoli della professione di fede, dei
sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione. I battezzati, che non
realizzano pienamente tale cattolica unità, sono in una certa comunione, sebbene
imperfetta, con la Chiesa Cattolica.

 

169. Qual è il rapporto della Chiesa cattolica con il popolo ebraico?

839-840

La Chiesa cattolica riconosce il proprio rapporto con il popolo ebraico nel
fatto che Dio scelse questo popolo, primo fra tutti, ad accogliere la sua
Parola. È al popolo ebraico che appartengono «l’adozione a figli, la gloria, le
alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da esso proviene
Cristo secondo la carne» (Rm 9,4.5). A differenza delle altre religioni non
cristiane, la fede ebraica è già risposta alla Rivelazione di Dio nell’Antica
Alleanza.

 

170. Che legame c’è tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane?

841-845

C’è un legame, dato anzitutto dall’origine e dal fine comuni di tutto il genere
umano. La Chiesa cattolica riconosce che quanto di buono e di vero si trova
nelle altre religioni viene da Dio, è raggio della sua verità, può preparare
all’accoglienza del Vangelo e spingere verso l’unità dell’umanità nella Chiesa
di Cristo.

 

171. Che cosa significa l’affermazione: «Fuori della Chiesa non c’è salvezza»?

846-848

Essa significa che ogni salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa,
che è il suo Corpo. Pertanto non possono essere salvati quanti, conoscendo la
Chiesa come fondata da Cristo e necessaria alla salvezza, non vi entrassero e
non vi perseverassero. Nello stesso tempo, grazie a Cristo e alla sua Chiesa,
possono conseguire la salvezza eterna quanti, senza loro colpa, ignorano il
Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e, sotto
l’influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta
attraverso il dettame della coscienza.

 

172. Perché la Chiesa deve annunciare il Vangelo a tutto il mondo?

849-851

Perché Cristo ha ordinato: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt
28,19). Questo mandato missionario del Signore ha la sua sorgente nell’amore
eterno di Dio, che ha inviato il suo Figlio e il suo Spirito perché «vuole che
tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1
Tm 2,4).

 

173. In che modo la Chiesa è missionaria?

852-856

Guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa continua nel corso della storia la
missione di Cristo stesso. I cristiani pertanto devono annunciare a tutti la
Buona Novella portata da Cristo, seguendo la sua strada, disposti anche al
sacrificio di sé fino al martirio.

 

174. Perché la Chiesa è apostolica?

857
869

La Chiesa è apostolica per la sua origine, essendo costruita sul «
fondamento degli Apostoli» (Ef 2,20); per il suo insegnamento, che
è quello stesso degli Apostoli; per la sua struttura, in quanto istruita,
santificata e governata, fino al ritorno di Cristo, dagli Apostoli, grazie ai
loro successori, i Vescovi, in comunione col successore di Pietro.

 

175. In che cosa consiste la missione degli Apostoli?

858-861

La parola Apostolo significa inviato. Gesù, l’Inviato del Padre, chiamò a
sé dodici fra i suoi discepoli e li costituì come suoi Apostoli, facendo di loro
i testimoni scelti della sua risurrezione e le fondamenta della sua Chiesa.
Diede loro il mandato di continuare la sua missione, dicendo: «Come il Padre ha
mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21), e promettendo di essere con
loro sino alla fine del mondo.

 

176. Che cos’è la successione apostolica?

861-865

La successione apostolica è la trasmissione, mediante il Sacramento dell’Ordine,
della missione e della potestà degli Apostoli ai loro successori, i Vescovi.
Grazie a questa trasmissione, la Chiesa rimane in comunione di fede e di vita
con la sua origine, mentre lungo i secoli ordina, per la diffusione del Regno di
Cristo sulla terra, tutto il suo apostolato.

 

I fedeli: gerarchia, laici, vita consacrata

 

177. Chi sono i fedeli?

871-872

l fedeli sono coloro che, incorporati a Cristo mediante il Battesimo, sono
costituiti membri del popolo di Dio. Resi partecipi, secondo la propria
condizione, della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, sono
chiamati ad attuare la missione affidata da Dio alla Chiesa. Tra loro sussiste
una vera uguaglianza nella loro dignità di figli di Dio.

 

178. Com’è formato il popolo di Dio?

873
934

Nella Chiesa, per istituzione divina, vi sono i ministri sacri che hanno
ricevuto il Sacramento dell’Ordine e formano la gerarchia della Chiesa. Gli
altri sono chiamati laici. Dagli uni e dagli altri provengono fedeli, che
si consacrano in modo speciale a Dio con la professione dei consigli
evangelici: castità nel celibato, povertà e obbedienza.

 

179. Perché Cristo ha istituito la gerarchia ecclesiastica?

874-876
935

Cristo ha istituito la gerarchia ecclesiastica con la missione di pascere il
popolo di Dio nel suo nome, e per questo le ha dato autorità. Essa è formata dai
ministri sacri: Vescovi, presbiteri, diaconi. Grazie al Sacramento dell’Ordine,
i Vescovi e i presbiteri agiscono, nell’esercizio del loro ministero, in nome e
in persona di Cristo capo; i diaconi servono il popolo di Dio nella diaconia(servizio) della parola, della liturgia, della carità.

 

180. Come si attua la dimensione collegiale del ministero ecclesiale?

877

Sull’esempio dei dodici Apostoli, scelti e inviati insieme da Cristo, l’unione
dei membri della gerarchia ecclesiastica è al servizio della comunione di tutti
i fedeli.

Ogni Vescovo esercita il suo ministero, come membro del collegio episcopale, in
comunione col Papa, diventando partecipe con lui della sollecitudine per la
Chiesa universale. l sacerdoti esercitano il loro ministero nel presbiterio
della Chiesa particolare, in comunione con il proprio Vescovo e sotto la sua
guida.

 

181. Perché il ministero ecclesiale ha anche un carattere personale?

878-879

Il ministero ecclesiale ha anche un carattere personale, in quanto, in virtù del
Sacramento dell’Ordine, ciascuno è responsabile davanti a Cristo, che lo ha
chiamato personalmente, conferendogli la missione.

 

182. Qual è la missione del Papa?

881-882
936-937

Il Papa, Vescovo di Roma e successore di san Pietro, è il perpetuo e visibile
principio e fondamento dell’unità della Chiesa. È il vicario di Cristo, capo del
collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina
istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale.

 

183. Qual è il compito del collegio dei Vescovi?

883-885

Il collegio dei Vescovi, in comunione con il Papa e mai senza di lui, esercita
anch’esso sulla Chiesa la suprema e piena potestà.

 

184. Come i Vescovi attuano la loro missione di insegnare?

888-890
939

I Vescovi, in comunione con il Papa, hanno il dovere di annunziare a tutti
fedelmente e con autorità il Vangelo, quali testimoni autentici della fede
apostolica, rivestiti dell’autorità di Cristo. Mediante il senso soprannaturale
della fede, il Popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede, sotto la
guida del Magistero vivente della Chiesa.

 

185. Quando si attua l’infallibilità del Magistero?

891

L’infallibilità si attua quando il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità
di supremo Pastore della Chiesa, o il Collegio dei Vescovi in comunione
con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico, proclamano con atto
definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, e anche quando
il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero, concordano nel proporre una
dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con
l’ossequio della fede.

 

186. Come i Vescovi esercitano il ministero di santificare?

893

I Vescovi santificano la Chiesa dispensando la grazia di Cristo con il ministero
della parola e dei sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, e anche con la
loro preghiera, il loro esempio e il loro lavoro.

 

187. Come i Vescovi esercitano la funzione di governare?

894-896

Ogni Vescovo, in quanto membro del collegio episcopale, porta collegialmente la
sollecitudine per tutte le Chiese particolari e per tutta la Chiesa insieme con
gli altri Vescovi uniti al Papa. Il Vescovo, cui viene affidata una Chiesa
particolare, la governa con l’autorità della sacra Potestà propria, ordinaria e
immediata, esercitata nel nome di Cristo, buon Pastore, in comunione con tutta
la Chiesa e sotto la guida del successore di Pietro.

 

188. Qual è la vocazione dei fedeli laici?

897-900
940

I fedeli laici hanno come vocazione propria quella di cercare il Regno di Dio,
illuminando e ordinando le realtà temporali secondo Dio. Attuano così la
chiamata alla santità e all’apostolato, rivolta a tutti i battezzati.

 

189. Come partecipano i fedeli laici all’ufficio sacerdotale di Cristo?

901-903

Essi vi partecipano nell’offrire – quale sacrificio spirituale «gradito a Dio
per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt 2,5), soprattutto nell’Eucaristia -la
propria vita con tutte le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la
vita familiare e il lavoro giornaliero, le molestie della vita sopportate con
pazienza e il sollievo corporale e spirituale. Così, anche i laici, dedicati a
Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, offrono a Dio il mondo stesso.

 

190. Come partecipano al suo ufficio profetico?

904-907
942

Vi partecipano accogliendo sempre più nella fede la Parola di Cristo e
annunciandola al mondo con la testimonianza della vita e con la parola, l’azione
evangelizzatrice e la catechesi. Quest’azione evangelizzatrice acquista una
particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del
secolo.

 

191. Come partecipano al suo ufficio regale?

908-913
943

I laici partecipano alla funzione regale di Cristo, avendo da lui ricevuto il
potere di vincere in se stessi e nel mondo il peccato, con l’abnegazione di sé e
la santità della loro vita. Esercitano vari ministeri a servizio della comunità
e impregnano di valore morale le attività temporali dell’uomo e le istituzioni
della società.

 

192. Che cos’è la vita consacrata?

914-916
944

È uno stato di vita riconosciuto dalla Chiesa. È una risposta libera a una
chiamata particolare di Cristo, con la quale i consacrati si dedicano totalmente
a Dio e tendono verso la perfezione della carità sotto la mozione dello Spirito
Santo. Tale consacrazione si caratterizza per la pratica dei consigli
evangelici.

 

193. Che cosa offre la vita consacrata alla missione della Chiesa?

931-933
945

La vita consacrata partecipa alla missione della Chiesa mediante una piena
dedizione a Cristo e ai fratelli, testimoniando la speranza del Regno celeste.

 

Credo la comunione dei santi

 

194. Che cosa significa l’espressione comunione dei santi?

946-953
960

Tale espressione indica anzitutto la comune partecipazione di tutti i membri
della Chiesa alle cose sante (sancta): la fede, i Sacramenti, in
particolare l’Eucaristia, i carismi e gli altri doni spirituali. Alla radice
della comunione c’è la carità che «non cerca il proprio interesse» (1 Cor
13,5), ma spinge il fedele «a mettere tutto in comune» (At 4,32), anche i
propri beni materiali a servizio dei più poveri.

 

195. Che cosa significa ancora l’espressione comunione dei santi?

954-959
961-962

Tale espressione designa anche la comunione tra le persone sante (sancti),e cioè tra quanti per la grazia sono uniti a Cristo morto e risorto. Alcuni
sono pellegrini sulla terra; altri, passati da questa vita, stanno purificando
si, aiutati anche dalle nostre preghiere; altri, infine, godono già della gloria
di Dio e intercedono per noi. Tutti insieme formano in Cristo una sola famiglia,
la Chiesa, a lode e gloria della Trinità,

 

Maria Madre di Cristo, Madre della Chiesa

 

196. In che senso la beata Vergine Maria è Madre della Chiesa?

963-966
973

La beata Vergine Maria è Madre della Chiesa nell’ordine della grazia perché ha
dato alla luce Gesù, il Figlio di Dio, Capo del corpo che è la Chiesa. Gesù,
morente in Croce, l’ha indicata come madre al discepolo con queste parole: «Ecco
la tua madre» (Gv 19,27).

 

197. Come la Vergine Maria aiuta la Chiesa?

967-970

Dopo l’ascensione del suo Figlio, la Vergine Maria aiuta, con le sue preghiere,
le primizie della Chiesa. Anche dopo la sua assunzione in cielo, ella continua a
intercedere per i suoi figli, ad essere per tutti un modello di fede e di carità
e ad esercitare su di loro un influsso salutare, che sgorga dalla sovrabbondanza
dei meriti di Cristo. I fedeli vedono in lei un’immagine e un anticipo della
risurrezione che li attende, e la invocano come avvocata, ausiliatrice,
soccorritrice, mediatrice.

 

198. Che tipo di culto si rivolge alla santa Vergine?

971

È un culto singolare, ma differisce essenzialmente dal culto di adorazione,
prestato soltanto alla Santissima Trinità. Tale culto di speciale venerazione
trova particolare espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio
e nella preghiera mariana, come il santo Rosario, compendio di tutto il Vangelo.

 

199. In che modo la beata Vergine Maria è l’icona escatologica della Chiesa?

972
974-975

Guardando a Maria, tutta santa e già glorificata in corpo e anima, la Chiesa
contempla in lei ciò che essa stessa è chiamata ad essere sulla terra e quello
che sarà nella patria celeste.

 

«CREDO LA REMISSIONE DEI PECCATI»

 

200. Come si rimettono i peccati?

976,980
984-985

Il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati è il Battesimo. Per
i peccati commessi dopo il Battesimo, Cristo ha istituito il Sacramento della
Riconciliazione o Penitenza, per mezzo del quale il battezzato è riconciliato
con Dio e con la Chiesa.

 

201. Perché la Chiesa ha il potere di perdonare i peccati?

981-983
986-987

La Chiesa ha la missione e il potere di perdonare i peccati, perché Cristo
stesso glielo ha conferito: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i
peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi»
(Gv
20,22-23).

 

« CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE »

 

202. Che cosa si indica con il termine carne, e qual è la sua importanza?

990
1015

Il termine carne designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di
mortalità. «La carne è il cardine della salvezza» (Tertulliano). Infatti, noi
crediamo in Dio creatore della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per
riscattare la carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della
creazione e della redenzione della carne.

 

203. Che cosa significa «risurrezione della carne»?

990

Significa che lo stato definitivo dell’uomo non sarà soltanto l’anima spirituale
separata dal corpo, ma che anche i nostri corpi mortali un giorno riprenderanno
vita.

 

204. Qual è il rapporto tra la Risurrezione di Cristo e la nostra?

998
1002-1003

Come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi egli stesso
risusciterà tutti nell’ultimo giorno, con un corpo incorruttibile: «quanti
fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una
risurrezione di condanna» (Gv 5,29).

 

205. Con la morte, che cosa succede al nostro corpo e alla nostra anima?

992-1004
1016-1018

Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo cade nella
corruzione, mentre l’anima, che è immortale, va incontro al giudizio di Dio e
attende di ricongiungersi al corpo quando, al ritorno del Signore, risorgerà
trasformato. Comprendere come avverrà la risurrezione supera le
possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto.

 

206. Che cosa significa morire in Cristo Gesù?

1005-1014
1019

Significa morire in grazia di Dio, senza peccato mortale. Il credente in Cristo,
seguendo il suo esempio, può così trasformare la propria morte in un atto di
obbedienza e di amore verso il Padre. «Certa è questa parola: se moriamo con
lui, vivremo anche con lui» (2 Tm 2, 11).

 

« CREDO LA VITA ETERNA »

 

207. Che cos’è la vita eterna?

1020
1051

La vita eterna è quella che inizierà subito dopo la morte. Essa non avrà fine.
Sarà preceduta per ognuno da un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice
dei vivi e dei morti, e sarà sancita dal giudizio finale.

 

208. Che cos’è il giudizio particolare?

1021-1022
1051

È il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte,
riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue
opere. Tale retribuzione consiste nell’accesso alla beatitudine del cielo,
immediatamente o dopo un’adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna
nell’inferno.

 

209. Che cosa s’intende per «cielo»?

1023-1026
1053

Per «cielo» s’intende lo stato di felicità suprema e definitiva. Quelli che
muoiono nella grazia di Dio e non hanno bisogno di ulteriore purificazione sono
riuniti attorno a Gesù e a Maria, agli Angeli e ai Santi. Formano così la Chiesa
del cielo, dove essi vedono Dio «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12), vivono
in comunione d’amore con la Santissima Trinità e intercedono per noi.

 

« La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che, attraverso il
Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i
suoi doni
celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i
beni
divini della vita eterna»
(san Cirillo di Gerusalemme).

  

210. Che cos’è il purgatorio?

1030-1031
1054

Il purgatorio è lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché
sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per
entrare nella beatitudine celeste.
 

211. Come possiamo aiutare la purificazione delle anime del purgatorio?

1032

In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra
possono aiutare le anime del purgatorio offrendo per loro preghiere di
suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine,
indulgenze e opere di penitenza.

 

212. In che cosa consiste l’inferno?

1033-1035
1056-1057

Consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato
mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio,
nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato
creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via,
lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41).

 

213. Come si concilia l’esistenza dell’inferno con l’infinita bontà di Dio?

1036-1037

Dio, pur volendo «che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9),
tuttavia, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni.
Pertanto, è l’uomo stesso che, in piena autonomia, si esclude volontariamente
dalla comunione con Dio se, fino al momento della propria morte, persiste nel
peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio.

 

214. In che cosa consisterà il giudizio finale?

1038-1041
1058-1059

Il giudizio finale (universale) consisterà nella sentenza di vita beata o di
condanna eterna, che il Signore Gesù, ritornando quale giudice dei vivi e dei
morti, emetterà a riguardo «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15),
riuniti tutti insieme davanti a lui. A seguito di tale giudizio finale, il corpo
risuscitato parteciperà alla retribuzione che l’anima ha avuto nel giudizio
particolare.

 

215. Quando avverrà questo giudizio?

1040

Questo giudizio avverrà alla fine del mondo, di cui solo Dio conosce il giorno e
l’ora.

 

216. Che cos’è la speranza dei cieli nuovi e della terra nuova?

1042-1050
1060

Dopo il giudizio finale, lo stesso universo, liberato dalla schiavitù della
corruzione, parteciperà alla gloria di Cristo con l’inaugurazione dei «nuovi
cieli» e di una «terra nuova» (2 Pt 3,13). Sarà così raggiunta la
pienezza del Regno di Dio, ossia la realizzazione definitiva del disegno
salvifico di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra» (Ef l, l0). Dio allora sarà «tutto in tutti» (1
Cor
15,28), nella vita eterna.